RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

martedì 21 settembre 2021

ADESSO TRIESTE, LA “BELLA ADDORMENTATA NEL (P)ORTO”, FINALMENTE SI RISVEGLIA…- RINASCITA TRIESTINA SOSTIENE LA LISTA “ADESSO TRIESTE” E CANDIDA PAOLO DEGANUTTI.


RINASCITA TRIESTINA SOSTIENE LA LISTA “ADESSO TRIESTE” E CANDIDA PAOLO DEGANUTTI.

- Impegno del Comune per il Porto Franco Internazionale: extraterritorialità doganale e applicazione dell’ Allegato VIII per l' insediamento di nuove imprese non inquinanti e lo sviluppo economico e produttivo e istituzione dell’ Assessorato al Mare e all’ Economia Marittima per integrare la città con la ritrovata dinamicità del porto.

- Festival Internazionale “La Cultura Mitteleuropea incontra il Mare”: un incontro portatore di sviluppo culturale ed economico.

-Utilizzo produttivo ecocompatibile di Porto Vecchio con insediamento di imprese per creare posti di lavoro qualificati.

- Autonomia Amministrativa del nostro territorio: Trieste deve fare i propri interessi e non continuare a lasciarsi imporre quelli altrui.

 INVITIAMO TUTTI I TRIESTINI AD ANDARE A VOTARE IN QUESTA IRRIPETIBILE OCCASIONE DI SVOLTA.

Noi il 3 e 4 ottobre votiamo ADESSO TRIESTE, LATERZA sindaco e scriviamo a fianco del simbolo DEGANUTTI.  Se apprezzate Rinascita Triestina fate altrettanto.

 

Nota - Paolo Deganutti è direttore responsabile della testata on-line Rinascita Triestina, è cofondatore del Limes Club Trieste (Club di Geopolitica di Trieste) che organizza numerosi eventi sulle tematiche geopolitiche e portuali che riguardano la nostra città, scrive sulla rivista di geopolitica Limes ed è titolare di una nota libreria triestina. Ha due figlie che vogliono vivere e lavorare a Trieste senza dover emigrare come tanti altri bravi giovani triestini.

Clicca QUI per un suo articolo su Trieste e il suo porto pubblicato dalla rivista Limes di geopolitica.

Clicca QUI per la proposta del grande festival “La Cultura Mitteleuropea incontra il Mare”.

Clicca QUI per la proposta su Porto Vecchio.

Clicca QUI per la proposta di un Assessorato comunale al Mare e all’Economia Marittima.

Autonomia: clicca QUI per il "MANIFESTO PER TRIESTE INTERNAZIONALE, AUTONOMA DALL’ ITALIA MA CONNESSA CON IL MONDO " di Rinascita Triestina. 

La conferenza stampa di presentazione: clicca QUI video

RICORDIAMO CHE ALLE ELEZIONI COMUNALI E' CONSENTITO IL "VOTO DISGIUNTO" OVVERO SI PUO'
VOTARE UN CANDIDATO SINDACO E DARE POI IL VOTO DI LISTA  AD UN' ALTRA LISTA (ADESSO TRIESTE).

COS' E' IL VOTO DISGIUNTO ?

Il voto disgiunto è il sistema elettorale adottato per il Comune di Trieste che prevede la possibilità di esprimere due voti, uno per la scelta del partito, l'altro per la scelta del candidato.
L' elettore può esprimere la preferenza anche per un candidato sindaco di un partito diverso da quello scelto.
Ogni lista elettorale presenta un proprio candidato (più liste possono condividere lo stesso candidato) alla carica di sindaco.
L'elettore può esprimere due voti sulla stessa scheda: uno per una lista (al quale può aggiungere un voto di preferenza) e uno per un candidato sindaco, che può anche far capo a una lista diversa.
In questo modo è possibile, SUBITO AL PRIMO TURNO, dare il voto al candidato sindaco “del cuore”, e poi dare il voto, comprese le preferenze, anche a ADESSO TRIESTE consentendole di eleggere i suoi consiglieri (di cui il primo è il candidato sindaco).



 

PERCHE’ SERVE UN ASSESSORATO AL MARE E ALL’ ECONOMIA MARITTIMA AL COMUNE DI TRIESTE


Come già detto nella conferenza stampa del 10 settembre con Adesso Trieste sia dal nostro direttore responsabile Paolo Deganutti che dal presidente degli Spedizionieri Stefano Visintin un Assessorato al Mare e all’ Economia Marittima è necessario dal momento che il Comune ha un rappresentante nel Comitato Portuale e ne influenza le decisioni.

Non è possibile, come avviene adesso, seguire in modo irregolare e incoerente le questioni che riguardano il principale motore economico della città.
Ma non solo di porto si tratta: l’ “economia del mare” riguarda tantissimi settori su cui Trieste è cresciuta economicamente e socialmente nei secoli scorsi. Dai cantieri navali alla navalmeccanica, dai motori alla componentistica, dalle aziende di spedizioni e trasporti fino alle assicurazioni, fino al turismo e alle crociere.
Una mole così imponente di attività così importanti per lo sviluppo della nostra città ha bisogno di attenzione costante da parte della principale istituzione cittadina e di persone competenti a tempo pieno.

LA NOSTRA CONFERENZA STAMPA DEL 10 SETTEMBRE, clicca QUI


PORTO VECCHIO: DA TRAGEDIA A FARSA- DA ANNUNCIATO “MOTORE DELL’ ECONOMIA” A TRASFERIMENTO DI “GIARDIN PUBLICO” E UFFICI REGIONALI.


UN TRAVASO CHE SVUOTA L’ ATTUALE CITTA’ GIA’ IN CRISI DEMOGRAFICA E COMMERCIALE.
Nel dicembre 2014 avveniva la cosiddetta “sdemanializzazione” con il famoso “blitz del sen. Russo”.
Era il frutto di un epoca in cui il regime di Porto Franco era denigrato come inutile residuo del passato in particolare da politici che si ritenevano “illuminati” mentre erano solo dei neoconvertiti al liberismo.
In questa opera di denigrazione si erano distinti esponenti di spicco di quello che è diventato l’ attuale PD come Giorgio Rossetti e lo stesso Cosolini.
Parlare di Porto Franco era diventato "roba da nostalgici asburgici fuori dal mondo della globalizzazione neoliberista".
Adesso tutti, a partire dall' Autorità Portuale, riconoscono il valore del regime di Porto Franco e della extraterritorialità doganale.
Sembrava che Porto Vecchio fosse diventato un cumulo di ruderi per colpa del Punto Franco, che andava tolto, e non per lo scellerato vincolo architettonico totale imposto da Sgarbi, allora sottosegretario, in combutta con esponenti locali tra cui quelli di Italia Nostra.
Sembrava che Porto Vecchio non avesse fondali, mentre ora vorrebbero farci arrivare le immense navi passeggeri, che non avesse ferrovia mentre adesso tutti possono vedere i binari.
Sembrava che masse di investitori non aspettassero altro che la sdemanializzazione e la rimozione del Punto Franco per fare investimenti di 5 miliardi.
Investitori privati più volte annunciati ma che in 7 anni non si sono mai visti.
Annunciavano 100.000 abitanti in più a Trieste in seguito a questi progetti che avrebbero provocato un espansione economica senza precedenti e un turismo di massa ormai finito nel mondo dei sogni.
TUTTO IL PROGETTO DI URBANIZZAZIONE IN CHIAVE TURISTICA DI PORTO VECCHIO E’ UNA BOLLA DI SAPONE PRIVA DI BASI ECONOMICHE.
Tutto questo gigantesco bluff su cui si è tenuta paralizzata per 7 anni la città si sta concludendo nel trasferimento di uffici pubblici e giardinetti, tutto con denaro pubblico e senza un centesimo di investimenti privati, senza alcun apporto di nuovi posti di lavoro o di nuovi investimenti privati.
Stanno progettando di travasare la città da un punto all’ altro, svuotando quello che già c’è.
Addirittura stanno pensando di mettere giardinetti al posto della Base Saipem dove vengono assemblati e testati robot sottomarini all’ avanguardia ed è Centro Mondiale per le emergenze petrolifere: SENZA SAPERE DOVE IN TENDONO SPOSTARLA.
Progettano giardinetti sulla fascia costiera e sui moli che NON sono del Comune ma dell’ Autorità Portuale e sono tuttora Punto Franco…che potrebbe invece essere riesteso.
Trieste che ha pochi spazi per attività produttive dovrebbe usare quell’ area per insediamenti produttivi ecocompatibili all’ avanguardia tecnologica, sfruttando i vantaggi del regime di Porto Franco ed extraterritorialità doganale.
Per creare nuovi posti di lavoro, attrarre nuovi investimenti produttivi, rilanciare un' economia viva.
Cosa fare in Porto Vecchio (come diciamo dal 2013):
Imprese ad alta tecnologia pulite, sul tipo della “Silicon Valley”;
Incubatori di “Start-up” giovanili con fiscalità di vantaggio;
Centri di ricerca legati alle aziende dell’area di ricerca ed alle istituzioni scientifiche;
Centri finanziari e bancari “Off-shore”, extra UE, per realizzare la nostra “city”;
Custodia, borsa e manipolazione di materie prime e metalli, anche pregiati ed opere d’arte anche per operazioni finanzarie come avviene nel punto franco dell’aeroporto di Ginevra e Singapore;
Trasformazione di merci, anche nel campo della moda, tessili, alimentari e hardware, in regime extradoganale ;
Assemblaggio di macchinari ad alta tecnologia per impieghi specializzati, potenziando ed incentivando quanto già viene prodotto dalla Saipem con i robot per le trivellazioni sottomarine;
Potenziamento delle attività portuali esistenti come l’Adriaterminal, alla quale sono stati tolti i collegamenti ferroviari nel 2010 ;
Distretto nautico, con cantieri per Yacht che operano “estero su estero” e “usi del mare” in esenzione doganale e fiscale;
Non giardinetti per una città OSPIZIO.
Paolo Deganutti
Direttore di Rinascita Triestina e candidato di Adesso Trieste al Consiglio Comunale.

A COSA DOVREMMO RINUNCIARE PER METTERE I GIARDINETTI PROGETTATI DALL' ATTUALE SINDACO:
Questo è il giardinetto progettato al posto della Base Saipem SENZA DIRE DOVE TRASFERIRLA (facendo i conti senza l' oste perchè l' area è sotto controllo dell' Autorità Portuale ed è ancora Punto Franco):


QUESTA E' LA BASE SAIPEM DI TRIESTE stabilimento ad alta tecnologia, base mondiale per le emergenze petrolifere nonchè centro di addestramento. hanno appena investito un paio di milioni per ristrutturare e sono in regime di Punto Franco. E NON HANNO DETTO DOVE TRASFERIRLA !
Vedi i Video seguenti:

A cosa serve la Base Saipem per la robotica subacquea di Trieste in Porto Vecchio :


Robot Saipem assemblati e testati in Porto Vecchio


Il "tappo" per le emergenze petrolifere costruito a Trieste e che da qui parte per tutto il mondo

martedì 14 settembre 2021

IL TESTO DELLA RISOLUZIONE APPROVATA IN SENATO SUL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE: UN ALTRO PASSO VERSO IL PIENO RICONOSCIMENTO DELLA EXTRATERRITORIALITA’ DOGANALE E DELL’ APPLICAZIONE DELL’ ALLEGATO VIII E VERSO LO SVILUPPO ECONOMICO CON INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ECOCOMPATIBILI A TRIESTE


UN ALTRO PASSO VERSO IL PIENO RICONOSCIMENTO DELLA EXTRATERRITORIALITA’ DOGANALE E DELL’ APPLICAZIONE DELL’ ALLEGATO VIII E VERSO LO SVILUPPO ECONOMICO CON INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ECOCOMPATIBILI A TRIESTE

Un percorso iniziato con le grandi manifestazioni per il Porto Franco  e l’ Applicazione dell’ Allegato VIII del 2013 e con la ripresa del movimento autonomista e indipendentista triestino si riflette anche nelle istituzioni italiane ed europee.
E’ sempre stato così: le vere riforme nascono dai movimenti popolari che riescono a far penetrare nelle istituzioni una parte dei punti centrali delle loro rivendicazioni.

Il 7 settembre la Commissione Affari Europei del Senato italiano ha approvato una Risoluzione che impegna il Governo e la UE ad applicare la piena extraterritorialità doganale del Porto Franco Internazionale di Trieste consentendo così la lavorazione industriale delle merci con grandi vantaggi.
Ma tale diritto non è stato ancora riconosciuto concretamente: è necessaria la mobilitazione della città sia verso il Governo Italiano amministratore  che verso l’ Unione Europea per ottenerne l’ applicazione concreta.

Per questo è necessario che il Comune si faccia parte attiva sia con una solenne seduta pubblica del Consiglio Comunale in Piazza Grande alla presenza della cittadinanza convocata in piazza, sia mandando delegazioni ai ministeri sia istituendo un Assessorato al Mare e alla Economia Marittima per seguire seriamente, continuativamente e con competenza lo sviluppo del nostro Porto Franco che è il principale motore economico della città.

Ecco il testo della risoluzione approvata:

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA 14°COMMISSIONE PERMANENTE DEL SENATO - Politiche dell'Unione europea

SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 765

(extraterritorialità doganale Porto Franco Internazionale di Trieste)

(Doc. XXIV, n. 51) 07/09/2021

 

La Commissione,

            premesso che:

            - l’affare assegnato relativo a "Le possibili iniziative legislative della Commissione europea sulla delimitazione del territorio doganale dell'Unione europea" (Atto n. 765), deferito dalla Presidenza del Senato alla 14a Commissione il 25 marzo 2021, ha consentito di approfondire la normativa europea che regola la materia doganale in via generale e che disciplina le specificità riconosciute allo stato attuale e che potrebbero essere riconosciute in futuro;

            - in tale contesto si inserisce, per quanto riguarda l’Italia, oltre al caso di Livigno e di Campione d’Italia, quest’ultimo recentemente ricompreso nel territorio doganale UE, anche la questione del porto franco di Trieste, nei suoi aspetti normativi europei e internazionali;

            - anche su sollecitazione del Consiglio regionale della regione Friuli Venezia Giulia e di alcune associazioni di categoria, si è profilata l’ipotesi di intervenire presso le competenti autorità nazionali e dell’Unione europea, per promuovere e sostenere la piena attuazione delle previsioni giuridiche inerenti il regime di extraterritorialità doganale dei punti franchi del porto di Trieste;

            - tenuto conto delle audizioni di rappresentanti di Confetra Friuli-Venezia Giulia, del Presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e di rappresentanti dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, svolte l’8 giugno 2021;

            considerato che:

            - l’articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, istitutivo del codice doganale dell’Unione, delinea i confini del territorio doganale dell’UE, in cui vi rientra "il territorio della Repubblica italiana, a eccezione del comune di Livigno", in seguito alla modifica apportata dal regolamento (UE) 2019/474 che ha abrogato l’eccezione del comune di Campione d’Italia e le acque nazionali del Lago di Lugano;

            - l’esclusione dal territorio doganale europeo si differenzia dal regime delle zone franche di cui agli articoli 243 e seguenti del regolamento (UE) n. 952/2013, in cui vi rientra attualmente il Punto franco di Trieste, in quanto queste ultime sono parte integrante del territorio doganale dell’Unione, sottoposte ad agevolazioni doganali specifiche, tra cui l’esenzione dal dazio all’importazione di merci provenienti da Paesi terzi, ma non anche la libera lavorazione industriale delle stesse;

            - l’articolo 351 del TFUE prevede che le disposizioni dei Trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1° gennaio 1958, consentendo, in questo caso, l’esclusione dal codice doganale dell’Unione di quei territori già regolati doganalmente in modo specifico da trattati internazionali anteriori a tale data;

            - in tal senso, il Porto franco di Trieste, istituito già nel 1719 con patente dell’Imperatore Carlo VI D’Asburgo, trae origine, nel suo status attuale, dal Trattato di Pace di Parigi, del 10 febbraio 1947, con cui si dispone la creazione, nel Territorio Libero di Trieste, di un porto franco doganale (Allegato VIII), e pertanto può rientrare nella clausola di salvaguardia di cui all’articolo 351 del TFUE, che consente l’esclusione dal territorio doganale dell’Unione;

            - lo speciale regime internazionale dei punti franchi del Porto di Trieste era, peraltro, già stato riconosciuto dal Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione europea, in base all’articolo 234 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE), corrispondente al vigente citato articolo 351 del TFUE, quando, in occasione dell’adozione del regolamento (CEE) n. 2504/88, del 25 luglio 1988, relativo alle zone franche e ai depositi franchi (ora trasfuso nel codice doganale comunitario), è stata resa la dichiarazione a verbale del Consiglio e della Commissione, secondo cui: "Per quanto concerne i problemi relativi all’applicazione del presente Regolamento al territorio della Repubblica italiana, il Consiglio e la Commissione riconoscono, su comunicazione della delegazione italiana e in relazione con l’articolo 234 del Trattato, che: Il porto franco di Trieste è stato istituito dall’allegato VIII del Trattato di pace tra l’Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, e ha formato oggetto del memorandum di Londra del 5 ottobre 1954;

            rilevato che l’eventuale extraterritorialità doganale del Porto franco di Trieste, a differenza del suo attuale regime di zona franca europea, consentirebbe la lavorazione industriale di semilavorati o materie prime importate in esenzione dal dazio e dall’IVA, e quindi la produzione di beni con origine "europea" o "made in Italy", in base alla regola doganale del luogo dell’ultima trasformazione sostanziale, e la loro esportazione a Paesi terzi in esenzione dalle imposte doganali, con un evidente vantaggio economico per il Paese terzo importatore, nonché come volano per lo sviluppo dell’economia industriale e dei servizi del territorio di Trieste e per l’intero Paese, e come prestigio per un porto a forte vocazione internazionale con un bacino di utenza che si stende su tutta l’area dell’Europa centrale;

            rilevato, inoltre, che:

            - il regime di lavorazione industriale delle merci provenienti dallo Stato estero non genererebbe un minor introito di risorse proprie dell’Unione europea, né minori dazi o IVA all’importazione per lo Stato, in quanto tale genere di lavorazioni, qualora venissero effettuate sul territorio unionale  nella procedura ordinaria del perfezionamento attivo, comunque non genererebbero un dazio, poiché lo stesso verrebbe sospeso fino all’ottenimento del prodotto finito e che, qualora il prodotto finito venisse destinato ad un Paese terzo, il dazio stesso non verrebbe mai assolto;

            - qualora il prodotto finito ottenuto dalla lavorazione delle merci estere nel porto franco doganale venisse introdotto in consumo nel territorio doganale dell’Unione europea, le materie prime immesse in produzione o il prodotto finito stesso verrebbero assoggettati a dazio ed IVA al pari di altri prodotti importati da Paesi terzi, così come il prodotto finito di una lavorazione effettuata sul territorio doganale unionale con perfezionamento attivo verrebbe assoggettato a dazio ed IVA;

            ritiene, pertanto, necessario che la Commissione europea, anche su richiesta del Governo italiano, attivi la procedura legislativa europea per l’esclusione dei punti franchi del Porto di Trieste dal territorio doganale dell’Unione europea, mediante una modifica dell’articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, istitutivo del codice doganale dell’Unione, in ragione dell’origine internazionale dello speciale regime del Porto franco di Trieste, derivante dall’applicazione dell’Allegato VIII al Trattato di pace tra l’Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, confermato nel   memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 e nella dichiarazione a verbale del Consiglio e della Commissione resa in occasione dell’adozione del regolamento (CEE) n. 2504/88, del 25 luglio 1988, relativo alle zone franche e ai depositi franchi;

            dispone che la presente risoluzione sia inviata alla Commissione europea, nell’ambito del dialogo politico con i Parlamenti nazionali, e al Governo, ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 234 del 2012.

 

 a cura di Paolo Deganutti

Link al sito del Senato: 
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/SommComm/0/1307384/index.html?part=doc_dc-allegato_a:1





 

sabato 8 agosto 2020

TURISMO A TRIESTE DA RIPENSARE TOTALMENTE – IL FALLIMENTO DEL TURISMO DI MASSA PROPUGNATO DAI POLITICI E L' ESCLUSIONE DI TRIESTE DALLE 29 CITTA' AMMESSE AL CONTRIBUTO PER IL CALO DEL TURISMO STRANIERO - L’ ALTERNATIVA DI QUALITA’ -

Da alcuni decenni i politici triestini parlano solo di turismo come prospettiva economica per Trieste.

Si sprecano progetti, tutti irrealizzati, che dovrebbero fungere da “attrattori” per un mitico turismo di massa che risolleverebbe le sorti economiche della  nostra città: dai Musei in  Porto Vecchio  proposti da tutti gli schieramenti  all’ Acquario di Paoletti, dall’ Ovovia di Dipiazza alla Spiaggia di Sabbia di Russo, dalle Crociere al Fish Market e via fantasticando

Questa impostazione deriva da una mentalità bottegaia, più che commerciale, della "classe politica" locale: di rimpianto dei bei tempi in cui bastava aprire un negozio di Jeans o “strazze” per arricchirsi, tentando nel 2020 di inventarsi  “attrazioni” da Luna Park per far venire a Trieste  migliaia di persone al giorno a riempire negozi, bar e ristoranti e tentando di imitare Venezia

Il sindaco Dipiazza si è dichiarato più volte contrario a puntare sullo sviluppo industriale e produttivo, tempo perso a suo dire, al contrario del turismo di cui parla sempre. 
Per capire quale sia la qualità del turismo auspicato basta ricordare le iniziative dell’ Assessore Comunale Bucci che affettava mortadelle all’ arrivo delle navi da crociera e le salutava con fuochi artificiali in pieno giorno.

Quanto all’ invidia per Venezia  bisogna porsi la domanda sul perché il suo centro storico sia sceso da 175.000 abitanti a solo 52.000 malgrado i milioni di turisti.
Semplicemente perché il turismo di quel tipo non produce che rarissimi posti di lavoro qualificati e i giovani se ne vanno alla ricerca di qualche lavoro migliore che non quello del cameriere o commesso precario o a chiamata.
Ad arricchirsi a Venezia sono stati i pochi commercianti di paccottaglia per turisti e i ristoratori di vario genere.
E adesso con la crisi post-Covid che ha cambiato i parametri del turismo mondiale la città sta letteralmente sprofondando nel disastro.

Ripensando alla tragica situazione di Venezia il prof. Carlo Ratti (
Docente presso il Mit di Boston dove dirige il Senseable City Lab) ha scritto un interessante articolo sul Corriere della  Sera in cui propone una seria riflessione sul turismo e sul tramonto, definitivo, del turismo di massa (Clicca QUI).

Scrive il prof. Ratti “Negli ultimi mesi, in giro per il mondo, sono stati messi in atto piani per risollevare molti settori produttivi prostrati dalla crisi del Covid-19: dall’ industria manifatturiera, alla ristorazione fino ai saloni di tatuaggi.
Non è ancora chiaro tuttavia come si possa rimettere in piedi il turismo internazionale, che da solo vale migliaia di miliardi di euro all’anno. Sulla base di alcune recenti ricerche svolte presso il Mit di Boston, proviamo a immaginare un modello turistico diverso, che potrebbe funzionare sia nella fase transitoria di convivenza con il Covid-19, sia nel lungo periodo”…

“quello che il nostro gruppo di ricerca presso il Mit ha scoperto, analizzando i big data sulla mobilità di milioni di persone, è che la frequenza degli spostamenti è un fattore altrettanto importante ai fini del contagio quanto la distanza percorsa.”…
In altre parole il turismo sostenibile non è quello delle masse di turisti che si spostano di continuo da un posto all’ altro bensì quello dei “viaggiatori posati” che
resterebbero per periodi più o meno lunghi in un certo luogo anche molto distante da casa, vivendone l’ atmosfera, apprezzandone lo stile di vita e l’ ambiente sociale e culturale.

Un approccio di questo genere avrebbe benefici non soltanto sanitari: nel lungo periodo ci permetterebbe di affrontare molti problemi legati al turismo di massa, un’industria che già da prima della pandemia creava ad alcune mete come Venezia gravi difficoltà.” continua l’ articolo.
I «viaggiatori posati» eviteranno di ripetere gli errori del turismo mordi-e-fuggi e ci aiuteranno a ritrovare il senso di parole come integrazione e contributo civico. Non solo soggiornare più a lungo riduce il rischio di contagio, ma moltiplica le possibilità di incontro e gli scambi culturali.”

E ancora: “Un tempo si trattava di un lusso per le élites: pensiamo a Peggy Guggenheim o Cole Porter a Venezia. Nel mondo interconnesso di oggi i soggiorni a lungo termine potrebbero diventare accessibili a un numero molto più ampio di persone. Le videochiamate su Zoom o Teams, con cui abbiamo acquistato familiarità nei mesi del lockdown, consentono a molti lavoratori di stabilirsi in luoghi lontani senza interrompere la propria vita professionale.”
Per attrarre i «viaggiatori posati» i comuni potrebbero sfruttare il potere delle piattaforme online. Oltre a creare opportunità di volontariato o di lavoro temporaneo, le città potrebbero incentivare le aziende come Airbnb a offrire sconti maggiori per soggiorni lunghi. Un’altra opportunità: nel caos della pandemia in corso negli Stati Uniti, molte università, tra cui anche il Mit, hanno impedito l’accesso ai campus a molti studenti. E se Venezia o altre città italiane offrissero ai ragazzi un alloggio a basso costo, che permetta oggi di terminare la formazione online e domani magari di fare start-up e impresa in Italia?

Proviamo a immaginare un nuovo futuro per Venezia. Nel 2021 la Serenissima potrebbe non aver più bisogno di rimpinguare le proprie casse imponendo nuove tasse ai turisti. Potrebbe invece contare sulla capacità dei «viaggiatori posati» di contribuire in maniera ben più sostanziale alla sua «civitas».”


Ebbene se Venezia ripensa il proprio futuro turistico non può essere che Trieste, dopo tanti proclami su “niente sarà più come prima”, continui ad inseguire progetti balordi e irrealizzabili di turismo di massa sostenuti da vecchi tromboni della politica ormai da decenni al potere senza alcun risultato concreto.

Perché un dato è certo: il turismo di massa allontana quello di qualità.
Un acquario da un milione di visitatori accalcati all’ anno non attitira il “viaggiatore posato”: lo respinge. Al contrario di un’ area recuperata intorno alla storica Lanterna con un affaccio sul mare e un panorama ineguagliabile.


Guardiamo quali sono i risultati concreti di anni e anni di ossessione per il turismo dei politici locali:

TRIESTE E’ APPENA AL 70° POSTO TRA LE PROVINCE ITALIANE:  nel 2018 si sono registrati 245.092 arrivi di turisti stranieri, 595.010 le permanenze. Per quanto concerne i turisti italiani 268.437 arrivi e 593.093 presenze. Il totale del 2018 dunque è 513.529 arrivi e 1.188.103 presenze. Nel 2020 naturalmente è iniziato il collasso.
Per quanto riguarda le altre città della Regione:
Udine si piazza al 20esimo posto con 5.458.146 (spinta dalle località di montagna e di mare),
Gorizia al 57esimo posto con 1.833.644.
Pordenone . al 90esimo posto con 542.657 turisti
(Fonte: Rapporto 2019, il turismo a Verona", realizzato dalla locale Camera di Commercio - servizio studi e ricerca. Clicca QUI).

Conseguentemente Trieste non rientra tra le 29 città che avranno il contributo a fondo perduto per le attività nei centri storici colpite dal calo del turismo straniero previsto dal "Decreto agosto": il requisito per accedervi è di aver avuto l' anno prima un numero di turisti stranieri 3 volte superiore ai residenti mentre Trieste ha avuto un numero appena pari ai residenti che può apparire molto ma nell' industria turistica è insignificante (si pensi a Venezia o Cortina).(Nota 1)

E questo malgrado i continui trionfalistici proclami sui successi del turismo a Trieste e il fatto che sia una città di confine, storico sbocco al mare della Mitteleuropa.

Come si vede la montagna di chiacchiere ha partorito un topolino: la vocazione di Trieste non è il turismo ma il Porto e le attività industriali, produttive e di servizi che crescono intorno ad un grande scalo. La storia lo dimostra.


Il turismo può costituire un interessante contorno, se di qualità come sopra descritto, non certo il volano economico di una città con la storia e le potenzialità di Trieste.


Nota 1:

L ’elenco delle 29 città i cui negozi sono ammessi al contributo a fondo perduto, con il rapporto tra presenze di turisti stranieri e residenti.
(Nei capoluoghi le presenze di turisti stranieri devono essere almeno il triplo dei residenti. Nelle città metropolitane devono essere semplicemente superiori.)
Venezia 42,6 volte i turisti stranieri rispetto ai residenti
Verbania 26

Firenze 21,5

Rimini 15,3

Siena 11,6

Pisa 9,9

Roma 7,6

Como 7,2

Verona 6,4

Milano 5,8

Urbino 5,7

Bologna 4,2

La Spezia 4,2

Ravenna 4,2

Bolzano 4,1

Bergamo 3,8

Lucca 3,7

Matera 3,4

Padova 3,3

Agrigento 3,3

Siracusa 3

Ragusa 3

Napoli 2,2

Cagliari 1,8

Catania 1,7

Genova 1,6

Palermo 1,3

Torino 1,3

Bari 1,3
Fonte Corriere della Sera clicca QUI



venerdì 24 luglio 2020

D’ AGOSTINO E VISINTIN ASCOLTATI IN CONSIGLIO REGIONALE: IL PORTO DI TRIESTE ALZA LA VOCE E CHIEDE AL GOVERNO IL RICONOSCIMENTO DELLA EXTRADOGANALITA’ – EPOCALE: TUTTI D’ ACCORDO! – Per la prima volta un alto funzionario pubblico parla senza peli sulla lingua: “L'ostacolo più insidioso non è Bruxelles ma Roma” e “l'ufficio legislativo del ministero per l'Economia e le Finanze (Mef) non riconosce l'extraterritorialità doganale di Trieste perché non riesce a interpretare il fatto che un trattato internazionale deve essere rispettato” (Zeno D’Agostino) - Non meraviglia che abbiano cercato di farlo fuori e che sia stato rimesso al suo posto a furor di popolo.



Il porto alza la voce e chiede al governo che lo speciale regime di porto franco dello scalo giuliano, derivante dall’applicazione dell’allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi del 1947, venga correttamente comunicato a Bruxelles affinché Trieste venga aggiunta alla lista dei dieci punti extradoganali dell’Unione Europea già esistenti.

E’ la conferma che sul boicottaggio italiano del Porto Franco di Trieste avevano sempre avuto ragione i movimenti autonomisti e indipendentisti per non parlare dei portuali del CLPT che rivendicano l' applicazione dell' Allegato VIII.

"Lo Stato italiano, nell'ambito della sua comunicazione a Bruxelles relativa ai territori extra doganali, si è dimenticato di dire che esiste il porto franco di Trieste. E anche di aggiungere che ha tutti i requisiti in regola per essere presente nella lista. Una dimenticanza che non fa bene alla città e all'intero Friuli Venezia Giulia, ma anche un autentico problema politico: abbiamo la legge dalla nostra parte e persino un trattato internazionale che dice che l'Italia deve farsi viva a Bruxelles per ovviare alla sua omissione".Lo ha affermato  il presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, Zeno D'Agostino, davanti alla I e alla IV Commissione consiliare, riunite in presenza a Trieste nell'emiciclo di piazza Oberdan.
Continua: “mentre noi siamo qui a perdere opportunità preziose e legittime, l'ufficio legislativo del ministero per l'Economia e le Finanze (Mef) non riconosce l'extraterritorialità doganale di Trieste, perché non riesce a interpretare il fatto che un trattato internazionale deve essere rispettato".
"Il Porto franco - ha proseguito D'Agostino - potrebbe essere il luogo dove le imprese tornano a fare attività e a essere aggressive. Basta leggere i venti articoli dell'allegato ottavo del Trattato di pace di Parigi del 1947 e le poche righe nel Memorandum di Londra del 1954 per apprendere che il porto di Trieste gode di determinati benefici e che qui devono essere applicati addirittura quelli migliori tra tutte le zone franche del mondo".
D'Agostino ha infine ricordato che "l'Europa verificherà se ci sono le basi giuridiche. L'ostacolo più insidioso non è tuttavia Bruxelles ma Roma: deve essere convinta e, come già fatto nei confronti di Campione d'Italia, ora deve fare l'opposto a vantaggio di Trieste".

Stefano Visintin, presidente della Confederazione regionale delle categorie degli spedizionieri internazionali, agenti marittimi e terminalisti portuali è partito dalla "certezza che la trasformazione industriale delle merci nel porto franco di Trieste è fattibile, nonché prevista anche da un decreto del 1959. Perché farlo? Intanto, smentisco la possibilità di pagare di meno i lavoratori, perché vengono applicati i contratti di lavoro nazionali con forti controlli da parte dell'Autorità di sistema. Inoltre, la Dogana rende impossibili falsificazioni o contrabbando, proprio perché il porto franco è soggetto a maggiori controlli. L'utilità è dunque legata al fatto che le merci rimangono allo Stato estero e chi le detiene non deve anticipare dazi e Iva prima che vengano immesse nel territorio comunitario politico dell'Unione europea".
Infine, le lavorazioni industriali "all'interno del porto franco potrebbero essere utili per la vantaggiosa acquisizione dell'origine comunitaria. Il cardine della procedura doganale di perfezionamento attivo è invece legato alla valutazione delle condizioni economiche. Nella Ue - si è lamentato Visintin - ci sono 77 zone franche, perciò Trieste si ritrova alla pari con altri 76 soggetti e la soluzione deve essere drastica: il Governo deve comunicare all'Ue che lo scalo giuliano deve essere inserito nella lista delle aree non doganali dopo che, per troppi anni, la comunicazione non è avvenuta in modo corretto".
L’extra doganalità del punto franco triestino rappresenta un unicum in territorio italiano ma i numerosi governi “non hanno mai comunicato correttamente all’Unione Europea il suo status” così Visintin.

Riuscirà il governo italiano a continuare nel suo boicottaggio al Porto Franco adesso che stanno arrivando colossi tedeschi della logistica come Duisport all’ Interporto che gestisce anche il Punto Franco “Freeeste” ?
La Germania è già presente all’ Oleodotto e sta espandendo i suoi interessi nel Porto Franco Internazionale di Trieste: all’ Italia non resterà che cambiare rotta.

I cittadini di Trieste capiranno che il futuro economico è nello sviluppo del Porto Franco Internazionale e non nelle baggianate fantaturistiche  inventate da un ceto politico espressione di piccoli negozi che si illudono di ricavare prosperità da attrazioni da Luna Park come Acquari, Ovovie, Spiagge di Sabbia o Case di Riposo in Porto Vecchio? 
Per non parlare delle "Lucette natalizie" e i "Color Saturday" con cui si vorrebbe combattere una terribile crisi?

Potrà Trieste svilupparsi se continuerà, come già da vent' anni, a farsi governare dalla miopia del "Sindaco Bottegher" Dipiazza e  del ventennale Presidente della Camera di Commercio Paoletti pluripresidente anche dei negozianti di Confcommercio in barba alle altre categorie economiche?

Possibile che nello snodo strategico della Camera di Commercio le categorie produttive e che operano nel porto siano messe da decenni ai margini come se l' economia di Trieste fosse fatta solo di bar e negozi?

E' questa la partita dei prossimi mesi: Porto Franco Internazionale e Città devono lavorare in sinergia.
Con l' arrivo di operatori internazionali con le spalle robuste e la buona volontà dei cittadini, Trieste ce la può fare a non farsi travolgere dalla crisi italiana post-Covid, che si annuncia devastante ed epocale, e a mandare a casa una presunta "classe dirigente e politica" che ha finora portato la città al fallimento  per tutelare i suoi piccoli privilegi di casta.


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mercoledì 22 luglio 2020

LE CITTA’ PORTUALI HANNO SEMPRE AVUTO L’ ASPIRAZIONE AD ESSERE CITTA’- STATO. LE TEDESCHE AMBURGO E BREMA LO SONO ANCORA, TRIESTE LO E’ STATA FINO A 66 ANNI FA.



Non molti sanno che Amburgo e Brema tuttora si fregiano di essere “Freie und Hansestadt” “Città Libera e Anseatica” e che non si tratta solo di un titolo onorifico e formale ma che si tratta di veri e propri Stati federati, alla pari del “Libero Stato di Baviera”, alla Repubblica Federale di Germania che è un’ autentica federazione di stati.
Il titolo “Anseatica” si riferisce alla antica Lega Anseatica che riuniva le città portuali del Nord Europa.
L’ influenza e il ricordo della Lega Anseatica sono ancora molto vivi ed è grazie a questi antichi legami che, ad esempio, Amburgo ha fitti rapporti commerciali e culturali con Londra che vanno al di là dei rapporti tra Germania e Regno Unito.


Come noto Trieste fu "Reichsunmittelbare Stadt Triest" durante l' Impero, perse questa prerogativa con l' annessione all' Italia (che non ammetteva autonomie) nel 1918 e riacquistò sovranità statale con il trattato di pace del 1947 per poi perderla, di fatto se non di diritto, nel 1954 con l' amministrazione italiana.


L' esempio di maggior successo al mondo di Città-Stato portuale è certamente Singapore.

Amburgo è (insieme a Brema e Berlino) una delle tre "città-stato" tra i 16 Länder (Bundesländer) tedeschi. Il sindaco della città è quindi capo del Senat (governo).


 In Germania ancora oggi vige uno statuto speciale per le città di Amburgo e Brema, così come per la Baviera, aree fra le più ricche d’Europa
Le autonomie riguardano soprattutto:
  • la scuola, le università, la cultura
  • la polizia
  • la tutela del paesaggio e della natura
  • la legislazione che riguarda i comuni
  • una parte del diritto tributario
  • legislazione (in collaborazione con lo stato) in molti campi
  • quasi tutto il lavoro di amministrazione interna
In molti campi, p.e. nell'economia, lo stato federale e le Città-stato  agiscono insieme in propri spazi predefiniti ma a Amburgo e Brema sono dati massimi poteri su come amministrarsi.
Amburgo, ad esempio, ha il potere di dotarsi una propria forma di governo, nel rispetto dei principi costituzionali, ha un suo parlamento un governo (Senat) e un Borgomastro che presiede il governo e rappresenta la Città-Stato all’esterno.
Particolare è il tipo di rapporti tra la città stato e il governo centrale che per legge devono essere regolamentati attraverso “accordi contrattuali” (art. 5, comma 3). Questo consente di gestirli in modo più agile che se invece dovessero essere definiti da specifiche leggi. Il finanziamento della città stato rientra nel sistema finanziario ordinario, che prevede una ripartizione dei fondi federali tra i diversi Länder, in base alle loro esigenze e ad altri parametri.
Amburgo ha una sua Costituzione che così recita:” La libera città anseatica di Hamburg è uno stato di diritto sociale e democratico” (clicca QUI per scaricare la Costituzione).

Possiede la capacità di dotarsi il sistema di amministrazione che reputa più opportuno e ha la facoltà di decidere ogni intervento straordinario con la semplice contrattazione con il governo
, senza dover rincorrere le lungaggini del dover introdurre nuove leggi.
Certo, Amburgo è favorita dall’assetto dello stato tedesco che è unico, perché consente che vi siano nel suo territorio diverse forme di gestione assai diverse tra di loro, come i Länder e le singole città stato, Amburgo, Brema e Berlino, ognuna con le sue caratteristiche distintive.
Dal momento che la Germania è il paese europeo più prospero ed efficiente evidentemente il sistema federale delle autonomie funziona ed è da studiare con attenzione.
Confrontando i dati fra Trieste ed Amburgo scopriamo che il PIL pro capite espresso in Euro all’ anno a persona è di € 24.317 a Trieste (che è la quinta in classifica in Italia) e 52.730 ad Amburgo: più del doppio della nostra città e indice di grande prosperità.