RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

lunedì 12 settembre 2016

TRIESTE HA BISOGNO DELLA "NO TAX AREA" IN PORTO VECCHIO ! SI STANNO RIMANGIANDO TUTTO !? FINIRA' CON LA "NO TAX AREA" A MILANO GRAZIE ALL' ATTIVISMO DEL SINDACO SALA, E CON I MUSEI A TRIESTE CON LA COMPLICITA' DEI POLITICI LOCALI ! TRIESTE HA BISOGNO DI POSTI DI LAVORO NON DI FANTASIE !


Solo due mesi fa Il Piccolo sparava in prima pagina un articolo di fondo intitolato "TUTTI UNITI CON UN UNICO OBIETTIVO: LA FREE ZONE IN PORTO VECCHIO" sulla base della lettera della Serracchiani a Renzi che richiedeva l' istituzione di una NO TAX AREA da aggiungere ai vantaggi doganali del nostro Porto Franco Internazionale, con ciò recependo uno dei temi centrali dell' indipendentismo triestino.
Oggi invece riprende la solfa dell' urbanizzazione, dell' utilizzo turistico e dello " spazio così incantevole in cima all’Adriatico".

COS' E' CAMBIATO IN DUE MESI VISTO CHE NESSUNO PARLA PIU' DI NO TAX AREA IN PORTO VECCHIO MA FIORISCONO IPOTESI SEMPRE PIU' BALZANE ISPIRATE AD UN FANTATURISMO IRREALIZZABILE?
PARLANO SOLO DI ACCORPAMENTO DI MUSEI E PARCHI...

Il sindaco di Milano è attivissimo per ottenere la "No Tax Area" all' ex - Expò: cosa fa il sindaco di Trieste?
Si adegua al fantaturismo del PD per fare un "maximuseo" e si accorda col sindaco di Venezia Brugnaro?


Ecco una parte dell' articolo del 10 luglio:
"Vi sono infatti cinque ragioni fondamentali per sostenere una free zone a Trieste: la sua collocazione geografica al centro della “macroregione alpina” che comprende sette Paesi europei; l’essere una zona riconosciuta di crisi industriale sistemica al confine di una Zes esistente (Capodistria appunto); il regime del punto franco, finalmente in procinto d’essere regolato, che rappresenta un caso unico in Europa; l’area del Porto vecchio di cui è stato finalmente avviato il recupero, e che potrebbe prestarsi a una parte dei potenziali insediamenti; il precedente della legge sulle aree di confine del 1991, che creava un centro off-shore extravalutario, poi abortito con la nascita della moneta unica, e di cui ora la Zes costituirebbe una versione riveduta e corretta. "

"L’opportunità è tutt’altro che campata in aria. I settori sono ben identificati: le aziende dei servizi con raggio d’azione internazionale, dalla telefonia alle compagnie aeree all’economia digitale (Vodafone, Easyjet, persino le sedi europee di Google e Facebook). Gli spazi sono su un piatto d’argento: il Porto vecchio e le aree di destinazione dei punti franchi. La legittimazione di Trieste, per collocazione geografica e primazia di vocazione, è indiscutibile".

COS' E' CAMBIATO DAL 10 LUGLIO?
CI SIAMO PERSI QUALCOSA?


Il Piccolo scriveva nel sottotitolo: "l momento è propizio: Trieste avrebbe tutte le carte in regola per farcela. Serracchiani ha già scritto al governo, ora serve un colpo d’ala".

PERCHE' ADESSO NON INDAGA E SCRIVE QUALCOSA  SUL FATTO CHE IL "COLPO D' ALA" NON C'E' E INVECE LA POLITICA LOCALE INSISTE SU PORTO VECCHIO CON PROPOSTE ASSURDE AL LIMITE DEL RIDICOLO E CHE CERTAMENTE NON RISPONDONO ALL' ANGOSCIOSO BISOGNO DI POSTI DI LAVORO?

E' TROPPO CHIEDERE UN PO' DI SERIETA' E DI SMETTERLA DI PRENDERE IN GIRO I CITTADINI?
ED ESIGERE RISPOSTE?

Cliccando QUI trovate il nostro articolo di allora
e sotto i testi integrali degli articoli di Morelli sul Piccolo del 10 luglio e del 12 settembre.


Ecco l’ articolo del 10 luglio sul Piccolo:

Tutti uniti con un unico obiettivo: la “free zone” in Porto vecchio
di ROBERTO MORELLI
l momento è propizio: Trieste avrebbe tutte le carte in regola per farcela. Serracchiani ha già scritto al governo, ora serve un colpo d’ala

E se Brexit si rivelasse un’insospettabile opportunità per Trieste? Se fosse proprio il capoluogo giuliano ad avvantaggiarsi dalla fatale fuga da Londra dei gruppi internazionali che non possono permettersi di ritrovarsi sull’uscio d’Europa, con vincoli doganali, fiscali e normativi alla libera circolazione dei servizi? L’opportunità è tutt’altro che campata in aria. I settori sono ben identificati: le aziende dei servizi con raggio d’azione internazionale, dalla telefonia alle compagnie aeree all’economia digitale (Vodafone, Easyjet, persino le sedi europee di Google e Facebook). Gli spazi sono su un piatto d’argento: il Porto vecchio e le aree di destinazione dei punti franchi. La legittimazione di Trieste, per collocazione geografica e primazia di vocazione, è indiscutibile. Lo strumento giuridico ha un nome e una procedura: Zes, cioè Zona Economica Speciale. Se vogliamo perseguire un’autentica svolta per il futuro della città, è un obiettivo da porci fin d’ora e con una coesione senza riserve. La presidente della Regione Debora Serracchiani è stata tempestiva e lungimirante nello scrivere a Matteo Renzi - al quale non ha certo bisogno di scrivere - per promuovere Trieste come area defiscalizzata in grado di attrarre capitali internazionali. È il momento giusto per farlo. E il passo giusto per concretizzarlo è l’istituzione di una Zes, che molti perseguono in Italia ma nessuno ha ancora ottenuto, né in verità proposto nelle forme dovute. Al mondo esistono circa 2.700 free zone. Sono aree fiscalmente esenti o agevolate, normalmente con canoni, costi energetici e di utenze ridotti e importanti sgravi contributivi. Servono ad attrarre investimenti dall’estero. La gran parte di esse è in Cina, ma - contrariamente a quanto si creda - sono consentite anche dalla Ue, che ne ospita 70 in ben 20 Paesi, tra i quali la Francia, la Germania, la Spagna e la stessa Gran Bretagna (nonché la Slovenia a Capodistria e Maribor). Fra le poche a non averne è l’Italia, benché molte aspirazioni si siano levate: Gioia Tauro, Taranto, Napoli, Marghera. Ora è partita come un razzo la proposta più seria di tutte: quella del neo-sindaco di Milano Beppe Sala per costituire una Zes nell’area dell’Expo. A questa dobbiamo agganciarci con altrettanta serietà. Per farlo è necessaria una legge: il governo ha già fatto sapere che è allo studio, ventilando - oltre a Milano - l’area dismessa di Bagnoli. La norma statale dovrà disciplinare le regole generali e le attività ammesse, demandando poi alla Regione l’attuazione con la scelta delle aree interessate. Per la gestione, è previsto che la stessa Regione costituisca una società pubblica con possibile partecipazione dei privati. L’autorizzazione della Ue, che vieta la “concorrenza sleale” fiscale, non è scontata: viene concessa per aree periferiche o svantaggiate, o per situazioni specifiche in potenziali zone strategiche. Che è proprio la nostra condizione. Vi sono infatti cinque ragioni fondamentali per sostenere una free zone a Trieste: la sua collocazione geografica al centro della “macroregione alpina” che comprende sette Paesi europei; l’essere una zona riconosciuta di crisi industriale sistemica al confine di una Zes esistente (Capodistria appunto); il regime del punto franco, finalmente in procinto d’essere regolato, che rappresenta un caso unico in Europa; l’area del Porto vecchio di cui è stato finalmente avviato il recupero, e che potrebbe prestarsi a una parte dei potenziali insediamenti; il precedente della legge sulle aree di confine del 1991, che creava un centro off-shore extravalutario, poi abortito con la nascita della moneta unica, e di cui ora la Zes costituirebbe una versione riveduta e corretta. Sotto il profilo politico, non siamo mai stati così ben rappresentati su tutti i fronti: la presidente della Regione Serracchiani è il numero due del partito di governo; Ettore Rosato è il capogruppo alla Camera dello stesso Pd, come Massimiliano Fedriga lo è della Lega; il rieletto sindaco Dipiazza è diventato un’icona della riunificazione del centrodestra. La free zone sarebbe gradita persino agli indipendentisti e ai 229 protagonisti dello sciopero fiscale. Roba da non credere. Gli appelli alla coesione per un obiettivo comune suonano sempre ridicoli e naif nel nostro panorama politico. Ma mai come ora c’è bisogno di un colpo d’ala della classe dirigente triestina e regionale, se per una volta vuol dirsi tale.

Ecco invece l’ articolo di oggi, 12 settembre, sul Piccolo:

Porto vecchio e il rischio spezzatino Il masterplan c’è, ora tiratelofuori
di ROBERTO MORELLI

Prima viene l’idea, poi il progetto, quindi le realizzazioni concrete. Se si procede al contrario, qualsiasi piano di recupero urbano rischia di generare un obbrobrio, o nella migliore delle ipotesi un’accozzaglia d’insediamenti senza filo conduttore. È quel che rischia di accadere al Porto vecchio di Trieste: un museo qui, un ente lì, magari domani un ente diverso se per quello previsto ieri non ci sono i finanziamenti, qualche ufficio laggiù, un cantiere navale visto che qualcuno l’ha chiesto. Il disegno d’assieme? Ignoto. La logica non è di ridisegnare un' area, bensì d'impiegare i finanziamenti di volta in volta disponibili (oggi 50 milioni, una goccia nell’oceano) così come si possono impiegare. Il risultato sarebbe un’arlecchinata priva di fascino, d’interesse, di capacità d’attrazione. Se vogliamo un buon esempio, c’è: l’ex Opp, diventato non si sa cosa (cos’è, chi ci va, se non chi ci lavora?) a forza di assegnazioni, progetti, scelte estemporanee prese di volta in volta sulla base dell’evenienza ma senza il coraggio di una visione d’insieme. Sarebbe diventato un magnifico campus universitario, è uno splendido luogo senza identità. Intendiamoci: non è un punto politico, né di bontà delle singole scelte. La giunta Cosolini aveva saggiamente nominato un advisor (Ernst&Young), ovvero un coordinatore generale del progetto, affidandogli tuttavia un mandato astruso e indefinito, e ipotizzando diversi insediamenti prima ancora che il masterplan venisse presentato. La giunta Dipiazza ha messo a bagnomaria l’advisor (che ha consegnato il suo lavoro, rimasto sconosciuto) e propone ora insediamenti diversi: un mercato del pesce, un Museo della città, probabilmente l’Immaginario scientifico dove prima si pensava all’Icgeb. Il disegno complessivo non c’era prima e non c’è ora, o quantomeno nessuno lo capisce. Non c’è nulla di male a pensare al Magazzino 26 come a un polo museale. È anzi un’ottima idea, poiché potrà raggruppare in un Museo della città (come anche Cosolini aveva in mente per Palazzo Carciotti) la miriade di sedi cittadine che staccano quando va bene quattro biglietti a giornata, disseminate da San Giusto alla zona ippodromo. Non c’è nulla di sbagliato, ed è anzi indispensabile, far conoscere il dossier a potenziali investitori internazionali e coinvolgere le città vicine come Lubiana e Venezia, ciò che sta facendo Dipiazza. Ma cosa mai ci metteremo vicino al museo e cosa scriveremo nel dossier, visto che non abbiamo ancora deciso che farne, di questi 60 ettari di pregio nel cuore della città? Anche le ottime idee possono diventare pessime, se scollegate fra loro e incapaci di restituire un’idea coesa a cittadini, turisti, imprenditori. Continuiamo a muoverci secondo la logica imperitura e distorta della mano pubblica: usare a spizzichi i finanziamenti che arrivano per fare qualcosa pur che sia, ma senza aver deciso cosa vogliamo diventi. Ovvero, mettere il carro davanti ai buoi. Uno spazio così incantevole in cima all’Adriatico si presta mirabilmente a esprimere, raccontare e modernizzare il rapporto tra la città e il mare,(e la No Tax Area? ndr) e ancor più la cultura dello scambio - il movimento di merci, persone e, oggi, conoscenza - che il mare rappresenta. Se è questa un’idea di fondo condivisibile, a essa va improntato il progetto generale, dandogli un disegno architettonico, di spazi e d’insediamenti coerente, dall’uso dei vecchi magazzini fino al marketing e finanche alla segnaletica interna. L’ultima cosa da fare è giocare a casaccio spazi, rattoppi ed esigenze momentanee, sistemando le iniziative così come capitano. Vogliamo guardare alla parte mezza piena del bicchiere. Sul recupero del Porto vecchio non si torna più indietro, ed è un merito condiviso tra Cosolini e Dipiazza (che già nel primo mandato trascinò il centrodestra da iniziali posizioni opposte) e reso possibile dal famoso blitz parlamentare di Francesco Russo. Ci sarà un altro tabù da sconfiggere, e sarà l’apertura all’edilizia residenziale, senza la quale nessun progetto imprenditoriale starà mai in piedi, come il sindaco ha osservato. Non gettiamo via il buono ch’è stato fatto. Si sveli ora (se c’è) o si completi un masterplan e si cominci in fretta a lavorare alle infrastrutture - acqua, luce, gas. Quando le idee sono chiare e il progetto è steso, tutto procede più veloce. E gli investitori arrivano, e una nuova Trieste può prendere forma.



TUTTE CIACOLE ?


Ecco la nostra slide che gira da DUE ANNI:





sabato 10 settembre 2016

PARLANO DI NOI: FAQ-TS, SITO SPECIALIZZATO IN PORTUALITA', HA COMMENTATO IL NOSTRO ARTICOLO DI IERI - IL DIBATTITO E' APERTO


CLICCA QUI PER L' ARTICOLO DI FAQ-TRIESTE

IL DIBATTITO E' APERTO

NO TAX AREA IN PORTOVECCHIO ! BASTA SCEMENZE: CASINO', CENTRAL PARK CON TRENINO ,"ATTRATTORI CULTURALI TRANSFRONTALIERI", NUOVE ABITAZIONI IN UNA CITTA' CON 20.000 APPARTAMENTI VUOTI E IN CALO DEMOGRAFICO...... I POLITICANTI HANNO GIA' DIMENTICATO LA NO-TAX AREA ANNUNCIATA A LUGLIO...


SI SONO COMPLETAMENTE "DIMENTICATI" DELLA NO TAX AREA...

SI TRATTAVA SOLO DI CHIACCHIERE DEI POLITICI ?


Insomma, tutto l' ambaradam della sdemanializzazione di Porto Vecchio si risolverà in un accorpamento di musei con pochi visitatori e in un mercato all' ingrosso di pesce.

L' unica cosa seria che era la ricerca dell' ICGEB (Ingegneria genetica e biotecnologie) viene eliminata con una scusa, con il direttore Giacca che protesta e accusa la politica locale.

E avanti con il FANTATURISMO: Central Park con trenino, Casinò, "Grandi Attrattori Culturali Transfrontalieri", Sardele in Punto Franco, accorpamento di Musei deserti, speculazione edilizia e nuove abitazioni in una città con 20.000 appartamenti vuoti e in calo demografico.... benefattori filantropi che investono 5 miliardi... e sopratutto una bella società, con tante belle poltrone, per gestire il tutto.

Caduta nel dimenticatoio la NO TAX AREA  di cui hanno parlato a luglio.

Bene, questa bandiera abbandonata la raccogliamo noi perchè Trieste ha bisogno di lavoro e non di musei e tantomeno di chiacchiere campate in aria che continuano da due anni dopo la celebre legge del sen. Russo sulla sdemanializzazione.

Cliccando QUI trovi un nostro dettagliato articolo sull' argomento.






venerdì 9 settembre 2016

COSTRUIRE IL MOVIMENTO PER LA NO TAX AREA E LA ZONA FRANCA TERRITORIALE DI TRIESTE


La politica triestina si è dimenticata della NO TAX AREA nei Punti Franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste di cui ha parlato la Serracchiani il 1° luglio. Noi no.

I FATTI:
Il 1° luglio la Serracchiani invia a Renzi una lettera con cui chiede l' istituzione della NO TAX AREA che andrebbe ad aggiungersi ai vantaggi doganali già esistenti nei nostri Punti Franchi (clicca QUI) e descrive esattamente, per la prima volta, le caratteristiche del Porto Franco Internazionale su cui da anni insistono gli indipendentisti, gli autonomisti e diversi operatori, oltre a noti studi legali di diritto marittimo.
Anche gli orologi guasti segnano l' ora esatta due volte al giorno...

Questa è da considerarsi una vittoria di chi vuole il riconoscimento del Porto Franco Internazionale di Trieste e lo avevamo suggerito anche con articoli precedenti (clicca QUI  e  QUI  e  QUI  e  QUI).

Subito il Commissario D' Agostino ha approvato e rilanciato inserendo anche le "attività finanziarie" fra quelle auspicabili nei Punti Franchi.

Il 10 luglio il Piccolo ha pubblicato un fondo di Morelli che auspicava che la NO TAX AREA fosse localizzata nel Punto Franco di PORTO VECCHIO (clicca QUI), cosa che avevamo ripetutamente suggerito (clicca QUI).
Anche gli orologi guasti segnano l' ora esatta due volte al giorno...

IL COMMENTO
Ci aspettavamo che di fronte a queste aperture ci sarebbero state delle reazioni volte a creare una mobilitazione per ottenere veramente che questi buoni propositi diventino realtà e in un modo utile all' economia di Trieste e non rimangano i soliti annunci senza seguito concreto: niente, silenzio totale per due mesi.

Ma c'è di peggio: la ripresa della solita solfa su Porto Vecchio sdemanializzato, privatizzato e urbanizzato ha visto un' impennata di proposte bizzarre che ripropongono, in peggio, la solita minestra fantaturistica irrealizzabile invece di puntare decisamente sulla NO TAX AREA soprattutto per Servizi Finanziari, Hi Tech e Ricerca che, tra l' altro, stava per realizzarsi negli anni '90 grazie al progetto di Off- Shore Finanziario di Generali e Fiat ostacolato da una politica ottusa locale, nazionale ed europea.

Centro Sinistra:
Russo è stato protagonista a Ring di un intervento surreale (vedi sotto) in cui ha parlato di 5 miliardi di investimenti in Porto Vecchio contemporaneamente al fatto di farne una specie di Central Park.
Dal momento che Central Park ha 341 ettari mentre Porto Vecchio ne ha solo 65 ci tocca pensare che Russo spera di ottenere 5 miliardi di investimenti privati per trasformare tutta l' area in giardinetti...
Tuttavia Russo ha ragione quando dice che ci vogliono 5 miliardi per urbanizzare l' area: per questo si tratta di fantascienza e non ci sarà mai nessun investitore privato.


Per capire l' ordine di grandezza delle sparate di Russo si pensi che l' annunciato piano per la sicurezza antisismica di TUTTI gli edifici italiani prevederà 2 (due) miliardi all' anno e che il tormentato accordo fra Unione Europea e Turchia sui profughi prevede il versamento di 3 (tre) miliardi alla Turchia in cambio del mantenimento in loco di un milione e seicentomila profughi siriani. Secondo lui ne arriveranno 5 (cinque) di miliardi per il suo Central Park e per il Museo del Mare ... 

Naturalmente non manca di candidarsi a guidare una Società (leggi poltronificio) per la realizzazione della mirabolante sdemanializzazione, privatizzazione e urbanizzazione da 5 miliardi....

Qui si sta mancando di rispetto all' intelligenza degli interlocutori.

Centro Destra:
Dipiazza nella sua conferenza stampa (vedi sotto)  ha spiegato, con tono affabulatorio e immaginifico, che Porto Vecchio, sempre con utilizzo turistico, è "un vulcano di opportunità" e conseguentemente sarà la sede di un misterioso "Grande Attrattore Culturale Transnazionale" e del mercato ittico all' ingrosso (che non ha niente a che fare con un pittoresco mercato al dettaglio costantemente evocato a sproposito) posizionato dove ancora c'è il Punto Franco, oltre che di un paio di istituti scientifici al magazzino 26 su cui si mantiene il riserbo. Ma ci sarà pure il Casinò proposto dall' assessore Giorgi (clicca QUI) !


Della No Tax Area neanche l' ombra...

Indipendentisti:
i vari gruppi che fanno riferimento al Movimento Indipendentista non ne stanno parlando malgrado proprio l' indipendentismo triestino di questi anni sia all' origine della ritrovata centralità del Porto Franco Internazionale e della fiscalità di vantaggio nei Punti Franchi.

Sarebbe invece stato il caso di capitalizzare il successo del riconoscimento della validità di queste tesi e di creare l' opportuna mobilitazione cittadina per la realizzazione della No Tax Area conformemente a come da anni rivendicato.
Chi potrebbe  dire che si tratta di obiettivi velleitari e utopistici dopo il pronunciamento pubblico della Serracchiani e D' Agostino?


Tuttavia c'è chi preferisce impegnarsi in iniziative goliardiche come presidi confinari, segnali stradali e manifestazioni insieme a transfughi neofascisti piuttosto che assumere il posto che gli competerebbe alla guida della realizzazione della No Tax Area e della Zona Franca Territoriale.

LA PROPOSTA:
costruire un movimento cittadino per la realizzazione della No Tax Area, insediata anche in Porto Vecchio, e della Zona Franca Territoriale.
Un movimento aperto a tutti i concittadini, senza preclusioni, che desiderano lo sviluppo economico e civile di Trieste e finalizzato a creare una forte pressione popolare per la realizzazione dei due obiettivi conformemente agli interessi di Trieste e non dei politici.

Si tratta di cominciare facendo togliere da Porto Vecchio il vincolo architettonico posto da Sgarbi nel 2001 e giustamente definito idiota dall' arch. Semerani, anche al fine di consentire di costruire a costi ragionevoli (32 milioni sono già stati spesi per il Magazzino 26 e la Centrale Idrodinamica senza creare un solo posto di lavoro: come memoria storica è sufficiente). 
Riestendere il Punto Franco a tutta l' area allargando quello fortunatamente rimasto sulla fascia costiera e poi di progettare un' area utile per insediamenti produttivi e finanziari che creino lavoro e non chiacchiere e poltrone.

NE RIPARLEREMO. 


Note:
PARCO URBANO (CENTRAL PARK) CON TRENINO TURISTICO...
SOLO CINQUE (5) MILIARDI DI INVESTIMENTO... WOW !

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MERCATO ALL' INGROSSO DEL PESCE  IN PUNTO FRANCO E "GRANDE ATTRATTORE CULTURALE INTERNAZIONALE"...WOW !


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IL"GRANDE ATTRATTORE CULTURALE INTERNAZIONALE": 
RIAPRIRE I BORDELLI FREQUENTATI DA JAMES JOYCE  (clicca)...VICINO AL CASINO'  DELL' ASSESSORE GIORGI



giovedì 8 settembre 2016

NO TAX AREA NEL PUNTO FRANCO DI PORTO VECCHIO ! - BASTA FESSERIE SULL' "ATTRATTORE CULTURALE TRANSFRONTALIERO" E L' URBANIZZAZIONE CHE COSTEREBBE 5 MILIARDI CHE NESSUNO INVESTIRA' MAI !


A fine luglio sembrava che un po' di ragionevolezza stesse entrando nella saga di Porto Vecchio.
Infatti dopo la richiesta della Serracchiani a Renzi di una No-Tax Area legata alle prerogative del Porto Franco Internazionale di Trieste, che per la prima volta venivano compiutamente elencate da un politico italiano dopo anni di manifestazioni indipendentiste, era uscito anche un fondo sul Piccolo del 10 luglio in cui si auspicava che la No Tax Area fosse localizzata in Porto Vecchio, come da noi insistentemente richiesto.

La conferenza stampa di Dipiazza di ieri e le reazioni di Russo e Cosolini  ci hanno fatto dubitare persino del buonsenso e del comprendonio di costoro perchè non recepiscono niente di quanto sopra, avvenuto anche a livello istituzionale, mentre ripropongono fantaturismi e fantainvestimenti con le fumisterie cervellotiche di un misterioso "attrattore culturale transfrontaliero" (clicca QUI).

Avessero parlato del Sacro Graal o della Pietra Filosofale che trasmuta il piombo in oro sarebbe stato più concreto anche perchè i costi totali dell' operazione di urbanizzazione sono, come ha detto realisticamente Russo ieri, di 5 miliardi di euro di cui solo l' 1% sarebbe coperto dal vagheggiato, ma ancora non ottenuto, stanziamento di 50 milioni promesso dal Governo.
Uno stanziamento minimale perdipiù gravato dall' obbligo di essere utilizzato solo per interventi in ambito culturale, perchè proveniente dal Ministero della Cultura, al punto da non poter essere utilizzato per l' ICGEB (ingegneria genetica e biotecnologia) di Trieste che non sarà trasferito in Porto Vecchio.
Non solo, ma assistiamo al ritiro di Greensisam che ha in concessione la parte più pregiata con i magazzini  più vicini alla città ma privi di fognature che necessitano della bonifica, che non si farà, del torrente sottostante.


Cinque (5) miliardi per l' urbanizzazione e la "turistizzazione" di Porto Vecchio sono una cifra assurda che non troverà MAI investitori tanto temerari e sprovveduti. 

Si ragioni sulle proporzioni: 2 miliardi all' anno per la prevenzione antisismica degli edifici di tutta Italia, 3 miliardi dell' Europa alla Turchia perchè si tenga un milione e seicentomila profughi, 5 miliardi per trasformare Porto Vecchio in un nuovo quartiere di Trieste con dei musei come "
attrattore culturale transfrontaliero"...

Invece il Centro Finanziario Off-Shore che

utilizzi le prerogative del Porto Franco era una cosa concreta, prevista dalla legge 19 del 1991, finanziata da Generali e Fiat nel progetto Polis e impedita sia dal Governo Italiano che dal suo futuro Premier Mario Monti allora Commissario Europeo per la Concorrenza.
Riproponiamo, a lato, una parte del progetto Polis.

Proponiamo alla politica locale di METTERE I PIEDI PER TERRA e finirla di gettare fumo negli occhi degli elettori.

E' chiaro a chiunque che offrire un' area Tax Free con Zona Franca extraeuropea troverebbe grande interesse di investitori disponibili a costruire per le proprie attività, soprattutto se vicine al centro cittadino come la City di Londra.

E' questo l' unico "attrattore" internazionale realistico: una "no tax area" che si inserisca nei Punti Franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste, il resto è fuffa mediatica.


E chiaro a chiunque che trovare qualcuno disponibile a sganciare 5 miliardi per fare musei, passeggiate, negozi ecc. in una città di 200.000 abitanti in calo demografico, sperando di farvi arrivare milioni di turisti, è un' impresa disperata. Semplicemente perchè non è nemmeno ipotizzabile un ROI (ritorno sull' investimento) decente e chi fa investimenti di 5 miliardi non è uno sprovveduto.

E' molto più realista chi spera di avere il TLT "chiavi in mano" per sentenza della Pretura di Trieste.


La si finisca di dire stupidaggini e ci si rimbocchino le maniche.

QUI SOTTO RIPROPONIAMO TRE NOSTRI ARTICOLI DI LUGLIO (cliccare sui titoli)
Serracchiani no tax  2/7/16

PERCHE' NON METTERE IN "PORTO VECCHIO" L' AUSPICATA NO-TAX AREA CON ATTIVITA' FINANZIARIE E DI SERVIZI ? E' FORSE MEGLIO UN SITO INQUINATO E ISOLATO IN ZONA INDUSTRIALE PER CREARE UNA "CITY CONCORRENZIALE CON LONDRA" ? PERCHE' "NON SE POL" IN PORTO VECCHIO ?



Piccolo No Tax in Porto Vecchio 10/7

LA FUNZIONE DI AVANGUARDIA DEL MOVIMENTO INDIPENDENTISTA TRIESTINO – OGGI ANCHE IL PICCOLO DEVE PARLARE DI “FREE ZONE” IN PORTOVECCHIO – FINO A POCHI MESI FA I “PUNTI FRANCHI” ERANO “SUPERATI E INUTILI”, ANZI UN OSTACOLO VOLUTO DA “NOSTALGICI” –



6/7/16

IL DEPUTATO ARIS PRODANI FA UN INTERROGAZIONE SULLA TAX-FREE AREA NEL PORTO DI TRIESTE DI CUI HA PARLATO LA SERRACCHIANI- ADESSO IL GOVERNO DEVE RISPONDERE - MENTRE SI TENTA DI FARE UNA ZONA FRANCA FINANZIARIA IN PORTO VECCHIO, DIPIAZZA PENSA A PORTARCI IL MERCATO ITTICO ALL' INGROSSO- PESSE TAX FREE !


mercoledì 7 settembre 2016

ARIA FRITTA IN PORTO VECCHIO - CONFERENZA STAMPA INCONCLUDENTE DI DIPIAZZA E SPARATONA DI RUSSO CHE SI OFFRE PER PROCURARE 5 MILIARDI NECESSARI CHE NESSUNO SA DA DOVE TIRAR FUORI -



Chi si aspettava qualche novità dalla conferenza stampa di Dipiazza e Rossi su Porto Vecchio è rimasto delusissimo.
PER IL RESCONTO DELL CONFERENZA STAMPA DI  DIPIAZZA CLICCA
QUI .
Tutta la conferenza in pratica è stata solo l' illustrazione dell' iter burocratico da seguire per ottenere sia la sdemanializzazione, che a due anni dalla legge è ancora in alto mare come abbiamo sempre detto, sia lo stanziamento reale dei 50 milioni di euro promessi dal governo  tramite il Ministero della Cultura per realizzare un misterioso "attrattore culturale transfrontaliero".

Nessuna nuova idea rispetto a Cosolini: Museo del Mare con annesso Ursus con la estemporanea aggiunta del mercato ittico all' ingrosso (che non è una pescheria per turisti) sulla fascia costiera dove c'è ancora il Punto Franco.  
Sardelle Off-Shore e Tax Free.
Intanto l' ICGEB (ingegneria genetica e biotecnologia) di Trieste ha rinunciato a insediarsi i Porto Vecchio e Greensisam (concessionaria dei primi 5 magazzini) non ha utilizzato la licenza edilizia che le è stata revocata e tenta inutilmente di vendere l' area in concessione.

Immaginiamo i milioni di turisti pronti a fiondarsi sull' "attrattore culturale transfrontaliero"!

Non si capisce, poi, assolutamente cosa c'entrino gli accenni allo sviluppo dei traffici con la Cina e per il raddoppio di Suez se invece vogliono urbanizzare e privatizzare Porto Vecchio sottraendolo così a qualsiasi uso portuale e produttivo.

E' intervenuto subito il sen. Russo che candidamente ha ammesso che ci vogliono 5 miliardi per Porto Vecchio (ovvero diecimilamiliardi delle vecchie lire...) e che i 50 milioni promessi, e non ancora stanziati, dal Governo sono solo l' 1 (UNO) percento.

Da dove arriveranno i famosi 5 miliardi è un mistero più misterioso della Pietra Filosofale degli Alchimisti: dicono che non ci sono 250 milioni per un nuovo terminal container, per la messa in sicurezza sismica di tutti gli edifici del territorio nazionale il governo parla di 2 (DUE) miliardi all' anno, l' Europa ha dato alla Turchia 3 (TRE) miliardi perchè si tenga un milione e seicentomila profughi.... e qui parlano di 5 (CINQUE) miliardi per Porto Vecchio come se fossero noccioline e come se il mondo fosse pieno di fessi disposti ad investire somme simili senza garanzia di rientro con lauto guadagno...
Quale lauto guadagno in una città di 200.000 abitanti in calo demografico accentuato ? 
Da dove verranno i milioni di turisti necessari ogni anno? Dalla "rotta balcanica" scavalcando i muri? Per vedere i vecchi magazzini ?    Suvvia...
I Triestini possono essere certi che vedranno prima il TLT di qualcuno disposto ad investire 5 miliardi nella sciagurata avventura della urbanizzazione di Porto Vecchio.






SEMPRE PIU' IMMIGRATI DALL' ITALIA A TRIESTE - SEMPRE PIU' CITTADINI EDUCATI ALTROVE E LEGATI EMOTIVAMENTE AL PAESE D' ORIGINE - E' UNA REALTA' CHE NON POSSIAMO NASCONDERCI - SOPRATTUTTO A LIVELLO DI RAPPRESENTANZA POLITICA ED ELETTORALE -

Lo scorso anno 3.062 triestini se ne sono andati e sono immigrate 3.749 persone di cui 2.380 dall' Italia.





Non è un fenomeno nuovo ma perdura da quasi un secolo come documenta il libro "Metamorfosi etniche" dello storico triestino Piero Purini (clicca QUI).



Quando ci si confronta sul piano elettorale bisogna tener conto delle componenti emotive degli elettori. 
Ed a Trieste ormai molti "Vecchi Triestini" con memoria storica sono stati sostituiti da nuovi concittadini ovviamente legati emotivamente alle località di origine, che apprendiamo essere in prevalenza italiane, e privi di una reale conoscenza di Trieste sostituita dalle tiritere retoriche e patriottarde dei libri di scuola sulla "cara al cuore".
Di fronte ai sentimenti di questo genere la razionalità è destinata a perdere in partenza.

Può essere apprezzata la proposta "indipendentista", che propugna l' "internazionalizzazione" di Trieste, da chi non sa nulla del Porto della Mitteleuropa e delle sue reali potenzialità?
Da chi non conosce le vicissitudini di queste terre in cui potenti spinte geopolitiche si scontrano da molto tempo ?

Da chi conosce solo l' attuale rancorosa decadenza e il declino all' apparenza inarrestabile?
E' molto difficile, e la proposta indipendentista può apparire bizzarra ed essere confusa con fantapolitica o con un gretto separatismo anacronistico da "piccola patria".


Non basta annunciare la "buona novella" perchè tutti la accolgano entusiasti: è un lavoro lungo che ha bisogno di molti adattamenti.


Però chi vuole dei cambiamenti positivi deve tener conto della realtà, per quanto sia sgradevole, evitando cariche a testa bassa contro il muro.
Realtà che è parzialmente descritta nell' articolo che riportiamo sotto :


Trieste, cresce il popolo dei nuovi triestini. In un anno 3.749 cambi di residenza
Nel 2015 registrati 91 arrivi in più. Oltre 1200 gli abitanti provenienti da Paesi stranieri. L’altra faccia nelle cancellazioni dall’anagrafe: quasi 2mila verso altri Comuni e 760 all’estero
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TRIESTE La barriera del Lisert può essere vista come una gigantesca porta girevole, per le migliaia di persone che ogni anno decidono di spostare la propria residenza all’ombra di San Giusto. Un flusso di uomini e donne, quello che ogni anno viene registrato dagli uffici comunali preposti, che si muove anche in direzione opposta e che quindi movimenta la contabilità delle cosiddette cancellazioni anagrafiche. LEGGI ANCHE:






In una città che negli ultimi quindici anni ha sempre avuto una differenza negativa fra le nascite e i decessi, ormai divenuta strutturale, conviene aggrapparsi a un saldo migratorio che risulta invece decisamente positivo. In città, insomma, continuano a registrarsi meno nascite che decessi.

È il saldo naturale, infatti, a determinare la lenta e costante emorragia di persone che sta assottigliando la popolazione di Trieste, che al 31 dicembre 2015 ha toccato quota 203.953 persone. Il segno più, invece, risulta stabile da oltre dieci anni nella colonna che accoglie il numero dei trasferimenti di residenza verso il comune di Trieste.

Nei dodici mesi del 2015 si sono contati 3749 "nuovi triestini", 91 in più rispetto all’anno precedente. Di questi, solamente 454 persone venivano dagli altri comuni della provincia di Trieste, mentre sono state ben 2380 le persone che hanno deciso di mettere su casa in città, spostando la propria residenza da altri comuni italiani. Le iscrizioni anagrafiche dall’estero, invece, hanno toccato quota1231, contro le 138 iscrizioni che sono state catalogate sotto la dicitura “altri”, in seguito a delle rettifiche di natura amministrativa.

La maggioranza delle nuove iscrizioni anagrafiche, nel 2015, ha interessato persone di sesso maschile, con 1994 uomini a fronte di 1755 donne, anche se le differenze di genere, negli ultimi cinque anni, sono state tutto sommato minime. Nel 2013, ad esempio, hanno trasferito la propria residenza a Trieste 1973 donnecontro 1919 uomini. Fin qui i nuovi arrivi.
Ma quante sono le persone che si sono cancellate dall’anagrafe triestina nel corso del 2015? Sono state 3062, fra le quali 1967 si sono trasferite in altri comuni e 766 hanno preso la strada verso l'estero. 329 di queste, invece, sono state contabilizzate alla voce “altri motivi”.

Il saldo migratorio totale si è attestato quindi sul più 687, “ingrassando”, anche se di poco, una popolazione che, stando alle proiezioni più pessimistiche, potrebbe raggiungere nel 2041 la preoccupante cifra di 175mila abitanti. Non è facile determinare quali siano i fattori attrattivi di una città come Trieste, che può contare indubbiamente su una buona qualità della vita, ma che dal punto di vista occupazionale presenta non poche criticità.
Fra le carte che giocano a favore del capoluogo giuliano ci sono sicuramente le quotazioni immobiliari, con dei prezzi che risultano notevolmente competitivi rispetto alle altre città italiane. Vi è poi la presenza di un ateneo, e di numerosi poli scientifici e di ricerca, che esercita un’attrazione di livello internazionale e che ogni anno accoglie numerosi giovani studenti provenienti da fuori città.
Per questo e per altri motivi gli uffici di Passo Costanzi 2 hanno garantito una discreta mole di lavoro anche per i prossimi anni. I dati relativi ai primi mesi del 2016 sembrano confermare questo trend di crescita dei nuovi arrivi, anche se fare un’ipotesi sul saldo migratorio finale equivarrebbe a dedicarsi a un gioco di prestigio.

Carta canta, invece, per le nuove iscrizioni all'anagrafe fatte fino alla fine di luglio, mese nel quale è stato raggiunto, dal primo gennaio di quest’anno, il traguardo dei 2568 certificati di residenza, grazie all'arrivo di 1435 maschi e di 1133 femmine.
Fra queste, 290 persone hanno spostato la propria residenza dagli altri comuni della provincia di Trieste, 1529 da altri comuni italiani e 939 dall’estero. In cento, infine, hanno cambiato residenza per questioni di natura amministrativa.