RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

sabato 19 gennaio 2019

LA RINASCITA DI TRIESTE CITTA’ STATO – L’ idea di unificare Trieste con Gorizia in un unico ente territoriale è disfunzionale e balzana: il contrario dei più recenti sviluppi geopolitici mondiali - Il modello amministrativo della Provincia Autonoma di Bolzano -

Sui nuovi assetti di organizzazione del territorio regionale proposti dall’ assessore regionale Roberti, di cui abbiamo già detto QUI, è arrivata l’ interpretazione autentica del “Deus ex machina” dell’ attuale maggioranza regionale, l’ abile e navigato politico udinese Ferruccio Saro, che così dice sul Piccolo del 19/1:
"- un unico ente territoriale che conglobi Trieste, Gorizia e l’ Isontino con “u
n presidente giuliano e uno isontino che si alternino ogni due anni e mezzo. Un numero pari di consiglieri, a prescindere dal peso demografico dei due territori. -
Questa la “proposta indecente” dopo il “patto della tartara” con il sindaco Roberto Dipiazza.


Un ircocervo inefficiente e disfunzionale già a prima vista: come può funzionare un ente governato da presidenti a turno provenienti da territori disomogenei e con interessi diversi e magari eletti da maggioranze diverse?
E per di più composto da amministrazioni comunali che non vogliono convivere ? 

Infatti le prime reazioni degli amministratori pubblici isontini sono pesantemente negative indice di una conflittualità futura incoercibile che paralizzerebbe qualsiasi ente. Una follia!

Invece 
lo sviluppo del Porto Franco Internazionale di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta ha bisogno di strumenti di “governace” del territorio autonomi ed efficienti per governarne la crescita e l’ evoluzione nell’ interesse dei cittadini: lo immaginate voi il territorio di Trieste governato ogni due anni da un presidente goriziano eletto a Gorizia, con competenze anche sulle "zone speciali" (ovvero "franche") come auspicato oggi da Saro?

Queste proposte nascono evidentemente da alchimie istituzionali che, forse, tengono conto di esigenze di risparmio e, certamente, di equilibri politici ma, sicuramente, non della necessità di creare valore e crescita.


Curioso che l’ adesione a questo acrobatico progetto e le esortazioni moralistiche a “pensare più alle unioni che alle divisioni in Regione” arrivino da una Associazione Industriali e da alcuni sindacati che hanno assistito inerti al crollo del PIL industriale di Trieste al di sotto della ridicola cifra del 9%...non senza aver sbeffeggiato per decenni il regime di Porto Franco definito “roba da nostalgici” mentre adesso viene finalmente riusato per fare industria.
Per non parlare del Presidente della Camera di Commercio Paoletti la cui prospettiva strategica espressa in questi anni è al massimo quella di un Acquario votato al fallimento.
Dipiazza, invece, il cui orizzonte strategico è quello del parcheggio a Barcola, aderisce al progetto con il “patto della tartara” per avere il sostegno di una maggioranza scricchiolante in Comune e nella speranza di presiedere un “area vasta” a coronamento della carriera politica.

Sta di fatto che tutte le esortazioni retoriche all’ unione e al “superamento dei campanilismi” e a “diventare più grandi per fare massa critica” non tengono minimamente conto del fatto che le analisi più aggiornate e con maggior visione planetaria indicano una netta crescita delle “Città Stato” interconnesse e costiere che si stanno sviluppando ovunque e in particolar modo in presenza di porti internazionali.
Del resto non è un fenomeno nuovo nella storia: basti pensare alle Città Stato Anseatiche testimoniate da Brema e Amburgo che tuttora sono Stati Autonomi nella federazione germanica perchè così funzionano meglio.


Per il semplice motivo che la dimensione della “Città Stato” è la più efficiente per decisioni veloci, minor burocrazia, efficace interfacciamento con i mercati internazionali senza appesantimenti burocratici e strutture amministrative bizantine, pachidermiche e centraliste.

Nella globalizzazione, che continua, non sempre è meglio essere più grandi ed elefantiaci, spesso è preferibile privilegiare l’ efficienza legata alla piccola dimensione territoriale: lo testimonia il fatto che le realtà più ricche sono le nuove città stato e i piccoli territori autonomi: Singapore, Hong Kong, la Svizzera con i suoi 26 cantoni totalmente autonomi.


Lo spiega bene il famoso analista
geopolitico Parag Khanna che anche qui a Trieste, ospite del Limes Club, lo scorso anno ha presentato il suo libro “La rinascita delle Città Stato”.

Altre sue famose opere come “Connectography” e “Come si governa ilmondo” lo dimostrano con dovizia di esempi concreti: 
La connettività è più importante delle dimensioni e ancora di più della sovranità statualeParag Khanna (Connectography).
Sono cose che gli amministratori pubblici dovrebbero conoscere prima di spararle grosse.

Il problema di Trieste non è essere unita amministrativamente a Gorizia ma essere connessa con il mondo a livello globale
dopo che la disastrosa annessione all’ Italia l’ aveva isolata tagliandone pure le radici mitteleuropee che per fortuna stanno ricrescendo.

Mentre qui si vorrebbe interloquire con investitori internazionali e governare vorticosi processi di crescita territoriale con un ente, incasinato permanentemente da conflitti interni, burocrazia e che cambia presidente e linee guida ogni due anni !!!


Un altro problema è che si parla di un ente territoriale Trieste-Gorizia  ma non delle competenze autonome e decisionali che avrebbe: una riedizione della vecchia Provincia solo allargata territorialmente non è molto appassionante.

Alla fine della contrattazione con Roma sull’ autonomia il Veneto avrà competenze autonome e dotazioni finanziarie superiori a quelle attuali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
La Regione FVG farebbe bene a ottenere da Roma maggiori competenze esclusive e maggiori dotazioni finanziarie per poi riversarle a cascata sugli enti territoriali dotati di autonomia propria.

Il modello cui far riferimento esiste ed è la Provincia Speciale Autonoma di Bolzano, la cui efficienza amministrativa può essere verificata da chiunque.
Nel suo ambito ha trovato soluzione positiva anche il rapporto con i comuni della minoranza linguistica Ladina: esempio da studiare e imitare anche in relazione al rapporto tra Trieste e i comuni a maggioranza Slovena del circondario.

L’ idea di fondo per Trieste è quella della “Città Stato Portuale” con capacità di autogoverno.


Si discuta sul percorso per arrivarci nei fatti e in pratica
, senza arenarsi su dispute anacronistiche e nominalistiche giuridiche e di sovranità, chiamandola come si preferisce: Provincia Autonoma di Trieste, Cantone Autonomo di Trieste, Città Metropolitana di Trieste, Città Stato Federata ecc.


L' importante è che sia un ente elettivo autonomo con capacità reali di autogoverno del territorio: quello di Trieste.

L’archetipo dello Stato Nazione occidentale si va via via dissolvendo… Gli stati stanno mutando pelle per diventare federazioni di potenti centri amministrativi locali”
Parag Khanna (Connectography)



venerdì 18 gennaio 2019

PATTO DELLA TARTARA E POLPETTE AVVELENATE - Fondere insieme Trieste e l' Isontino?

Sui nuovi assetti di organizzazione del territorio regionale proposti dall' assessore regionale Robert bisogna considerare che:

1) Lo sviluppo del Porto Franco Internazionale di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta necessita di strumenti di governace del territorio autonomi ed efficienti per governarne la crescita e l’ evoluzione nell’ interesse dei triestini.

Non è possibile dipendere da Roma o dalla Regione per ogni sciocchezza perché i tempi dei mercati internazionali non sono quelli infiniti della burocrazia italiana: 4 anni di niente di fatto per Porto Vecchio e mesi di attesa per poter avviare (mancavano i doganieri) un Punto Franco dietro la Wartsila lo testimoniano.

Sono anzi necessarie competenze autonome molto rilevanti, superiori a quelle attuali della stessa Regione Autonoma FVG: maggiori autonomie che la Regione deve negoziare con Roma e riversare sugli enti territoriali.

Creare un unico ente di gestione del territorio che coinvolga l’ ex Provincia di Gorizia (comprendente zone friulane), che è territorio disomogeneo a Trieste su molteplici piani e con interessi diversi dove mai si è manifestato un significativo movimento autonomista o indipendentista, è farraginoso, controproducente e compromette l’ efficienza dell’ ente territoriale in una ragnatela di veti incrociati e reciproci sospetti.

2) La prerogativa unica del Porto Franco Internazionale di Trieste e del territorio circostante dipende dalle leggi internazionali conseguenti al Trattato di Pace del 1947, recepito anche dalla UE, che sono strettamente connesse con l' assetto territoriale del TLT.
Tant’è che attualmente il Porto di Monfalcone non può essere Porto Franco perché fuori dai confini di allora.


Annacquare queste prerogative in un ente territoriale che comprenda la provincia di Gorizia, prevedendo addirittura un’ alternanza di presidenze (un presidente Goriziano che governa a turno il territorio del Porto Franco di Trieste ?!?!!!?) come ha detto Roberti, è sbagliatissimo e anche un po’ folle.
Oltre ad aprire la strada a contestazioni europee del Porto Franco e a tentativi di spostamento del medesimo, anziché rafforzarne la specificità rivendicando la piena attuazione dell’ Allegato VIII.


3) La dimensione di Trieste, storicamente determinata dalla “Reichsunmittelbare Stadt Triest”, è quella della “Città Stato Portuale” come lo sono Brema e Amburgo che sono tuttora Stati autonomi nella federazione germanica.
Perché questa è la dimensione amministrativa migliore e più efficiente per i porti internazionali che devono confrontarsi con i mercati mondiali e non con le burocrazie centralistiche: da Singapore a Hong Kong.

Dipiazza si è attovagliato con esponenti di “Progetto FVG” mangiando la tartara e “incassando la disponibilità di Saro a ragionare su un allargamento dell’area vasta all’ex provincia di Gorizia” come dice il Piccolo. E’ comprensibile che un nativo di Aiello del Friuli, molto ansioso di presiedere un “area vasta”, non si rendesse ben conto della polpetta avvelenata in preparazione per Trieste.

Noi invece non mangiamo la tartara e neanche la polpetta avvelenata e siamo ben lieti di dar ragione ai goriziani, isontini e friulani che non ci stanno.


P.S.
Consiglio Comunale di Monfalcone – resoconto del Piccolo del 30/11/2018 : “Da registrare una presa di posizione da parte del consigliere Pd Fabio Delbello, esperto di logistica e trasporti, che ha rinnovato la richiesta di estendere a Monfalcone il Porto Franco.
Irrinunciabile per il consigliere di opposizione la fusione dei due scali ma «Se deve essere Porto di Trieste-Monfalcone e se il porto di Trieste è porto franco, per logica proprietà transitiva si dovrà parlare anche di Porto franco di Trieste-Monfalcone».
Crediamo superfluo spiegare nuovamente per quale motivo non è possibile estendere il regime di porto franco al di fuori della zona A. Trattato di pace, Memorandum di Londra, previgenza della legge rispetto al trattato di Roma alla base della UE...

Figurarsi cosa succederebbe e che spinte ci sarebbero a spostare ANNACQUANDO il regime di Porto Franco se i territori di Trieste, Gorizia e Isontino fossero unificati in un unico ente territoriale.


martedì 1 gennaio 2019

CLAMOROSO AUTOGOL DEL PD – Porto Vecchio: LA “SDEMANIALIZZAZIONE” DEL SEN RUSSO E’ INCOSTITUZIONALE SECONDO I CRITERI DEL RICORSO ALLA CONSULTA PRESENTATO DAL PD CONTRO LA “MANOVRA DEL POPOLO” - Dettagli e pareri di illustri costituzionalisti.



L’ "EMENDAMENTO RUSSO" PRESENTATO IL 18/12/14 IN COMMISSIONE BILANCIO DEL SANATO VENNE DICHIARATO INAMMISSIBILE, MA POCO DOPO, A NOTTE FONDA, FU INSERITO NEL MAXIEMENDAMENTO DEL GOVERNO E FATTO VOTARE IL 19/12 IN BLOCCO IN  AULA CON LA “FIDUCIA” SENZA NESSUNA POSSIBILITA’ DI ESAME E DISCUSSIONE ARTICOLO  PER ARTICOLO, IMPOSTI DALL’ ART. 72 DELLA COSTITUZIONE. 

Il 28 dicembre alle ore 13 il collegio di costituzionalisti incaricati dal gruppo del Pd del Senato ha depositato alla Corte costituzionale il ricorso contro la Legge di Stabilità (detta "Manovra del Popolo") del Governo Conte (clicca QUI).

Il ricorso alla Consulta sostiene sia stato violato l'articolo 72 della Costituzione, secondo il quale ogni testo legislativo deve essere esaminato dalla Commissione di merito e votato articolo per articolo dall'Aula.

Da anni questa disposizione costituzionale viene aggirata da TUTTI i governi e i partiti 
presentando una "legge di stabilità" (detta anche "Finanziara" o "Manovra") di diverse centinaia di pagine formalmente costituita da UN solo articolo che ha però molte centinaia di commi sugli argomenti più disparati.
Su questo impianto il governo produce poi un maxiemendamento omnicomprensivo che viene fatto approvare ponendo la "fiducia": ovvero se non viene approvato cade il governo e tutti a casa.
In tal modo in parlamento vengono approvati senza reale discussione enormi polpettoni legislativi aggirando l' art.72 della Costituzione.
Stavolta il PD essendo all' opposizione ha deciso di denunciare il fatto alla Corte Costituzionale.

Il 29 dicembre l' illustre costituzionalista triestino prof. Sergio Bartoleha pubblicato un suo intervento sull' argomento, che riportiamo integralmente alla fine.

Il prof. Bartole, non sospetto di simpatie per l' attuale governo, spiega:

..."Si sostiene che il comportamento di Conte, dei ministri e della maggioranza ha messo seriamente in discussione l’osservanza dell’art. 72 della Costituzione, per cui ogni disegno di legge va esaminato da una commissione della Camera cui è stato presentato, e poi dalla Camera stessa, che «l’approva articolo per articolo e con votazione generale".
Se queste tappe non sono rispettate vi è stata violazione della Costituzione e la legge così approvata è incostituzionale."...


..."È conforme a Costituzione sottoporre a voto di fiducia in un unico emendamento di un solo articolo, di più di 200 pagine, l’intero contenuto normativo della legge di bilancio?
Forse, ad una motivata risposta non ha nemmeno interesse chi al governo nelle precedenti legislature è ricorso allo stesso strumentario parlamentare."...

Infatti qui esaminiamo se sia avvenuta
 secondo le prescritte procedure costituzionali  l' approvazione del famoso "emendamento Russo" che ha determinato lo spostamento del Punto Franco, di fatto la sua riduzione drastica, da Porto Vecchio e la "sdemanializzazione" dell' area assegnandola al Comune con l' impegno a cederla a privati (clicca QUI).


Si tratta dell' emendamento al comma (non articolo!) 272 della 
 Legge di Stabilità 2015 (Legge del 23 dicembre 2014 n. 190,) che riportiamo in fondo.
Questo emendamento era stato presentato il 18 dicembre alla Commissione competente del Senato MA ERA STATO DICHIARATO INAMMISSIBILE DALLA COMMISSIONE (clicca QUI e QUI) .

Qui il suo iter costituzionalmente stabilito avrebbe dovuto concludersi.

Invece, a notte fonda, con il celeberrimo BLITZ l' emendamento fu inserito nel maxiemendamento del Governo, presumibilmente grazie alla ministro per gli affari col Parlamento Maria "Etruria" Boschi.

Tutto il polpettone di 735 commi (alias articoli camuffati) fu fatto approvare dall' Assemblea del Senato poche ore dopo, il 19 dicembre con voto di fiducia: prendere o lasciare se no casca il governo; altro che lettura e discussione articolo per articolo (clicca QUI e QUI) !

Di discussione su questo emendamento nemmeno l' ombra se non quella nella Commissione competente che però lo aveva giudicato inammissibile il giorno prima.

E' stato approvato senza alcun dibattito (e nemmeno conoscenza) nelle aule parlamentari un emendamento che notoriamente riguarda la modifica unilaterale di aspetti definiti da trattati internazionali recepiti in Costituzione come il Trattato di Pace del 1947 e il suo Allegato VIII che regolamenta il Porto Franco Internazionale di Trieste, nonchè il regime demaniale di aree portuali: non solo una banale questione locale. 


Dell' inserimento "con destrezza" dell' emendamento Russo nella Legge di Stabilità se ne erano accorti solo gli autori: per questo è stato giustamente definito BLITZ da politici e giornalisti, ovvero frutto di grande furbizia parlamentare.

Il polpettone poi è arrivato alla Camera che lo ha votato, come in Senato, a scatola chiusa con la fiducia, il che ha reso vano ogni tentativo di opposizione.

Se c' è stata violazione dell' art. 72 sulla "Manovra del Popolo" testè approvata, come sostenuto dai costituzionalisti Beniamino di Caravita, Valerio Onida, Giuseppe De Vergottini, Barbara Randazzo, Marcello Cecchetti, Alberto Lucarelli e Giandomenico Falcon, pare evidente anche a noi, che giuristi non siamo, che per l' emendamento Russo la violazione sia stata doppia: perchè oltre alla totale mancanza di discussione e approvazione articolo per articolo, e perfino di conoscenza dei contenuti, ci si è pure fatti beffe del giudizio di inammissibilità della Commissione competente del Senato.


Sostiene il prof. Bartole: ..."è certamente ammissibile che un cittadino qualsiasi, in un giudizio nel quale la legge di bilancio si debba applicare, possa sollecitare il giudice a chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla costituzionalità o meno della stessa"...


Dunque qualsiasi cittadino, operatore portuale o imprenditore
 che per qualsiasi motivo fosse danneggiato dal famoso "emendamento Russo" su Porto Vecchio potrebbe, in giudizio, chiedere alla Consulta di pronunciarsi sulla sua costituzionalità.


Il ricorso del gruppo del Senato del PD sarà esaminato preliminarmente dalla Corte Costituzionale il 9 gennaio e potrà forse essere dichiarato inammissibile perchè come dice il prof. Bartole "la Corte Costituzionale ha sin qui escluso che partiti e gruppi parlamentari possano chiedere il suo intervento in presenza di doglianze per lesioni di loro attribuzioni", altrettanto però non può dirsi per i numerosi cittadini e imprenditori danneggiati dall' "emendamento Russo" su Porto Vecchio.


Il PD con il suo temerario ricorso alla Corte Costituzionale ha aperto, in modo alquanto stupido, un' autostrada ad azioni analoghe contro i suoi stessi provvedimenti. 
Del resto la "condotta suicidiaria" sembra essere diventata prevalente nel PD.

Ecco l' intervento del prof. Bartole:


Sergio Bartole

LA MANOVRA BLINDATA E IL RICORSO
ALLA CONSULTA
Piccolo 29/12/18 pag. 19

In un’intervista il Presidente del Consiglio dei ministri, docente di diritto ed avvocato del popolo, ha risposto alle accuse di voler comprimere il vaglio parlamentare del bilancio, testualmente affermando: «Avrei senz’altro avuto piacere di lasciare un più ampio margine di discussione della manovra al Parlamento». È una dichiarazione che riduce a un rapporto di cortesia quella che è invece una relazione costituzionale, che non chiede al governo dimostrazioni di gentilezza, ma lo vincola all’osservanza di doveri di ordine istituzionale funzionali ad un corretto rapporto fra esecutivo e legislativo. Si sostiene che il comportamento di Conte, dei ministri e della maggioranza ha messo seriamente in discussione l’osservanza dell’art. 72 della Costituzione, per cui ogni disegno di legge va esaminato da una commissione della Camera cui è stato presentato, e poi dalla Camera stessa, che «l’approva articolo per articolo e con votazione generale». Se queste tappe non sono rispettate vi è stata violazione della Costituzione e la legge così approvata è incostituzionale. In particolare, l’inosservanza della Costituzione rappresenta una lesione dei poteri dei parlamentari, che nella procedura si sono trovati ad essere coinvolti, lesione che si ritorce sugli elettori, i quali si vedono privati della pubblicità dei lavori legislativi. È, quindi, comprensibile che rebus sic stantibus un gruppo politico pensi ad investire la Corte costituzionale del problema. Ma la questione non è così semplice. Dimenticarlo significa dimostrare ignoranza costituzionale pari a quella rivelata dall’on. Di Maio quando chiese la messa in accusa del Presidente della Repubblica. Anzitutto, se è certamente ammissibile che un cittadino qualsiasi, in un giudizio nel quale la legge di bilancio si debba applicare, possa sollecitare il giudice a chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla costituzionalità o meno della stessa, non è altrettanto chiara quale sia la via praticabile per portare direttamente alla stessa Corte la questione, come minaccia di voler fare il Partito Democratico. In primo luogo, si tratta di capire quale sarà il soggetto dell’iniziativa: il partito politico, il gruppo parlamentare Pd del Senato, o i singoli parlamentari componenti dello stesso? È una scelta che va fatta con ponderazione, giacché la Corte costituzionale ha sin qui escluso che partiti e gruppi parlamentari possano chiedere il suo intervento in presenza di doglianze per lesioni di loro attribuzioni: e nel caso i partiti come libere associazioni sono estranei alle procedure parlamentari mentre non vi sono dirette attribuzioni costituzionali dei gruppi parlamentari, la cui attività è disciplinata dai regolamenti delle Camere che sono esse stesse giudici della loro osservanza. Resta la possibilità di un’iniziativa diretta dei singoli parlamentari. Precedenti non vi sono, ma in una recente ordinanza la Corte ha lasciato capire che potrebbe ripensare il problema del trattamento delle funzioni costituzionali dei membri delle Camere. Ma debbono essi impugnare la legge o le discusse decisioni procedurali? Il Partito Democratico si muove, dunque, in terre ignote, con il rischio di prendere un’iniziativa di rilievo meramente politico, infruttuosa sul terreno giuridico, laddove forse il caso meriterebbe maggiore attenzione. Se modalità e tempi dell’odierno esame del bilancio trovano nella stessa loro mostruosità le ragioni della loro censura costituzionale, la pratica dei maxiemendamenti vuole una disamina più tecnica ed argomentata. È conforme a Costituzione sottoporre a voto di fiducia in un unico emendamento di un solo articolo, di più di 200 pagine, l’intero contenuto normativo della legge di bilancio? Forse, ad una motivata risposta non ha nemmeno interesse chi al governo nelle precedenti legislature è ricorso allo stesso strumentario parlamentare. —



TESTO EMENDAMENTO RUSSO, prima cassato in Commissione poi inserito nottetempo nel maxiemendamento del Governo:
Dopo il comma 272, aggiungere i seguenti:
        «272-bis. Il Commissario di Governo per il Friuli-Venezia Giulia, previa intesa con il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e con il Sindaco di Trieste, adotta, d'intesa con le istituzioni competenti, i provvedimenti necessari per spostare il regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto vecchio di Trieste ad altre zone opportunamente individuate, funzionalmente e logisticamente legate alle attività portuali.
        272-ter. In conseguenza dei sopracitati provvedimenti, le aree, le costruzioni e le altre opere appartenenti al demanio marittimo compresi nel confine della circoscrizione portuale, escluse le banchine, l'Adriaterminal e la fascia costiera del Porto Vecchio di Trieste , sono sdemanializzate ed assegnate al patrimonio disponibile del Comune di Trieste per essere destinate alle finalità previste dagli strumenti urbanistici. Il Comune di Trieste aliena, nel rispetto della legislazione nazionale ed europea in materia, le aree e gli immobili sdemanializzati e i relativi introiti sono trasferiti all'Autorità Portuale di Trieste per gli interventi di infrastrutturazione del porto Nuovo e delle nuove aree destinate al regime internazionale di Punto Franco. Sono fatti salvi i diritti e gli obblighi derivanti dai contratti di concessione di durata superiore a quattro anni in vigore, che sono convertiti, per la porzione di aree relative, in diritto di uso in favore del concessionario per la durata residua della concessione. Il presidente dell'Autorità portuale, d'intesa con il Presidente della regione Friuli Venezia Giulia e con il Sindaco di Trieste, delimita le aree che restano vincolate al demanio marittimo.
        272-quater. L'uso delle aree demaniali del Porto Vecchio di Trieste è disciplinato da apposito regolamento da emanarsi a cura dell'Autorità Portuale di Trieste in esecuzione di quanto previsto dall'articolo 6, comma 1, lettera a), dall'articolo 8, comma 3, lettera h) e dall'articolo 13, comma 1, lettera a) della legge 28 gennaio 1994, n. 84».


"Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
  Lc 6,39-42



domenica 23 dicembre 2018

#CinesiNoSePol - IL CANTO DEL CIGNO NERO - RIUSCIRANNO I FORZAITALIOTI DI CAMBER A CONVOCARE UN CONSIGLIO COMUNALE PER BOICOTTARE GLI INVESTIMENTI CINESI IN PORTO O HANNO ALTRI GROSSI PROBLEMI DOPO LE SENTENZE DI CONDANNA PER LE "SPESE PAZZE" ?


Niente manifesti "disneyani" di Camber quest' anno.

In cambio di disneyano ha fatto il 16 dicembre scorso un convegno per alimentare un' insistente campagna contro gli investimenti cinesi in porto, per difendere gli orticelli propri e degli "amici" e cercare la visibilità perduta: con tanto di partecipazione del Sindaco, annuncio di battaglieri Consigli Comunali e servizio televisivo (clicca QUI).

Un vero paradosso visto il silenzio dei forzaitalioti nostrani e nazionali sui numerosi investimenti cinesi già realizzati: dalla Pirelli al Terminal portuale di Vado Ligure financo al Milan del loro padrone Berlusconi.

Tuttavia la sentenza sulle "spese pazze" ha messo fuori combattimento due uomini fondamentali per Giulio Camber: l' assessore comunale Bucci-Bucci e Piero Camber.
Mentre Marina Monassi è come al solito in cerca di una poltrona e la Savino continua a sproloquiare "stupidezi" a raffica.

I nemici dello sviluppo e dell' internazionalizzazione di Trieste e del suo Porto Franco continueranno a puntare su questo brocco azzoppato o cambieranno cavallo ?

O getteranno la spugna rendendosi conto che il processo di crescita delle Nuove Vie della Seta è inarrestabile e il vero pericolo è restarne tagliati fuori?

mercoledì 19 dicembre 2018

#PerNonDimenticare - NON IMPORTA SE IN PORTO L' OPERATORE SIA ROSSO O NERO, EUROPEO O CINESE: L' IMPORTANTE E' CHE NON DIA FASTIDIO ALLA "CUPOLA" DI CAMBER - IL CASO DELLA CACCIATA DELL' OLANDESE ECT DA MOLO VII E LE INQUIETANTI SIMILITUDINI CON LA PREANNUNCIATA GAZZARRA ANTICINESE IN CONSIGLIO COMUNALE -



CORSI E RICORSI STORICI: OGNIQUALVOLTA SI FANNO CONCRETE IPOTESI DI INVESTIMENTI ESTERI NEL NOSTRO PORTO SI METTONO DI TRAVERSO I SOLITI NOTI.

Anche la cacciata degli olandesi della ECT , terminalista allora (1999) primo in Europa e quarto al mondo, vide tra i protagonisti il Clan Camber e particolarmente la onnipresente Marina Monassi.
La “signora” (così la chiamavano reverenti i funzionari) prende servizio come Segretario Generale il 3 gennaio del 1994 su nomina del ministro Publio Fiori di Alleanza Nazionale, premier Berlusconi.

Proseguiamo citando Paolo Rumiz: il nuovo Presidente dell' Autorità Portuale Michele Lacalamita, nominato un anno prima, nel 96   "ha l’ardire di rompere monopoli e rendite di posizione, indicendo una gara internazionale per il Molo VII, forse la prima in porto dai tempi dell’Austria-Ungheria. È un momento magico, Trieste respira, c’è di nuovo vento di mare. Se pol? Certo che se pol. Si presentano alla gara colossi di Hong-Kong e di Singapore, una cordata britannica e l’olandese E.C.T. Ma di nuovo, come nel caso Rovelli, si mette di mezzo la Fiat che pretende l’assegnazione diretta. Al presidente (nel frattempo siamo al governo Prodi) viene fatto capire che non è il caso di insistere, pena la revoca del mandato. Ma l’uomo tiene duro, batte il pugno sul tavolo del capo del governo e continua per la sua strada. Seguono giorni stressanti per il porto. Quando l’accordo con gli olandesi finisce in dirittura d’arrivo, partono notizie stampa (poi dimostratesi non vere) secondo le quali l’E.C.T. starebbe per ritirarsi a causa delle eccessive richieste di Lacalamita. I dettagli della notizia fanno pensare che qualcuno abbia messo il naso in documenti riservati, ma il presidente non si fa intimidire: chiama in causa il tribunale per qualcosa che a tutti gli effetti pare una turbativa d’asta, poi si precipita dalla “signora” a dirle che con decorrenza immediata le viene proibito di aprire le lettere per la presidenza e che sempre da subito le vengono tolte tutte le deleghe. È uno scontro drammatico, cui segue un consiglio di amministrazione altrettanto drammatico. Ma alla fine Lacalamita ottiene il via libera, gli olandesi vincono e prendono in carico il molo con le sue maestranze, in gran parte da riqualificare. Ma l’E.C.T. rappresenta lo scardinamento del porto come rendita di posizione e parcheggio di merci. Così gli olandesi capiscono presto di avere contro una bella fetta del potere: parte dei sindacati, il blocco della Fiat ostile alla gara, la Evergreen di Taiwan che ha fagocitato il Lloyd Triestino, il governo nuovamente di Berlusconi, e naturalmente il binomio Camber-Monassi affamato di rappresaglia per l’affronto subito. Dopo la scadenza di Lacalamita e la nomina al suo posto dell’avvocato genovese Maurizio Maresca, collegato com’è naturale più alla marineria tirrenica che a quella adriatica, contro la E.C.T. scattano nel 1999 addirittura sabotaggi sulle banchine, al punto che il Molo VII viene blindato con controlli speciali. Ma quando nella palazzina della direzione, durante un incontro tra compagnia e clienti, viene addirittura fatta esplodere una bomba nell’ascensore, il capo dell’ E.C.T. chiama furente da Amsterdam per comunicare a Maresca il fine-partita per... impraticabilità del campo. I piccoli interessi hanno di nuovo campo libero. Ma l’invadenza del duo Monassi Camber ha cominciato a irritare non pochi, anche nel Centrodestra. E ormai siamo alle soglie del ‘2000" (Paolo Rumiz 19/2/2011 per le 4 puntate dell' inchiesta di Rumiz clicca QUI).

Sul Piccolo leggiamo : "il 15 settembre del '99 una bomba carta esplose nell'ascensore mentre i vertici del terminal erano riuniti con alcuni clienti. Gli autori dell'atto, che solo per fortuna non fece vittime, non vennero mai scoperti. Se quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, altri episodi di boicottaggio, denunciati dagli olandesi dopo aver abbandonato Trieste, ebbero per teatro il Molo Settimo durante la gestione Ect." ...
"l'allora presidente Michele Lacalamita riuscì a fra "digerire" l'accordo al Comitato portuale. Un passo non facile, che mise in luce pesanti divergenze con l'allora segretario generale Marina Monassi. Divergenze emerse già durante la stesura del contratto, in cui la Monassi avrebbe voluto clausole che concedessero all'Authority voce in capitolo nella gestione del terminal. Il solco fra presidente e segretario generale divenne sempre più profondo. A un certo punto Lacalamita "invitò" la Monassi a farsi da parte, avocando a sè l'intera procedura. Lo scontro non mancò di avere ripercussioni politiche. Annusando come sarebbe finita, il Polo delle libertà offrì alla Monassi la candidatura alle elezioni regionali del 1998"  "Il Piccolo 22/4/2011, per l' articolo clicca QUI).

Adesso il "nemico" sono gli operatori cinesi che si vogliono bloccare con strombazzati Consigli Comunali Straordinari con cui far passare l' idea di una città contraria all' "invasione cinese" per motivi umanitari di difesa dei "diritti civili" e "diritti dei lavoratori": cose che al Clan Camber non possono fregar di meno.
Tentando così di allontanare il diavolo cinese, tanto pericoloso per i loro miserabili interessi d' orticello.


In cambio cosa offrono costoro? Il nulla, la palude stagnante o, meglio, la solita merce fraudolenta e avariata che propongono da 100 anni: l' Italia, uno stivale sfondato.
Uno Stato che essendo alla canna del gas non ha nemmeno più le lacrime per piangere, altro che fare investimenti e sviluppo per il Porto Franco Internazionale di Trieste.

Ma i triestini ormai hanno imparato che dietro gli appelli patriottici, nazionali e identitari si celano storiche enormi fregature.

Va inoltre segnalata la convergenza tra gli allarmismi anticinesi dei Forzaitalioti e gli allarmismi di esponenti Piddini: la Serracchiani, perdendo l' occasione di tacere, il 24 ottobre scorso ha presentato un' interrogazione contro gli investimenti cinesi a Trieste in cui chiede:
"quali siano le iniziative portate avanti dal sottosegretario Geraci nei confronti del Governo cinese e se condividano le sue valutazioni riguardo alla democrazia e ai diritti umani;
se le iniziative citate in premessa rientrino in una strategia del Governo nell'approccio con la Cina, che sembra improntata, a giudizio dell'interrogante, alla sostanziale acquiescenza agli interessi cinesi;
se, con riferimento al porto di Trieste quale terminale della Via della seta, gli investimenti cinesi si limitino alla costruzione di un nuovo molo e se, più in generale, si registri un interesse cinese ad altri asset strategici italiani;
se, nell'ambito delle trattative in corso con le società statali cinesi, il Governo intenda assicurare, fermi restando i poteri di vigilanza previsti dalla legge, l'autonomia operativa dell'Autorità di sistema del mare Adriatico orientale." 
 Clicca QUI per l' interrogazione.
DOVE STA LA DIFFERENZA CON LE POSIZIONI DI CAMBER?

Infatti da tempo si parla di collaborazione se non di fusione tra  ampi settori di PD e FI due partiti pesantemente bastonati dai risultati elettorali ed in stato di meritato disfacimento.



lunedì 17 dicembre 2018

L' ITALIA ALLA DERIVA: PESSIMA REPUTAZIONE (ANCHE DA NOI) - UNA INDAGINE STATISTICA RIVELA CHE LA MAGGIORANZA DEGLI ABITANTI DEL NORD-EST NE FAREBBE VOLENTIERI A MENO - DA DOVE DOVREBBERO ARRIVARE GLI INVESTIMENTI PER IL NOSTRO PORTO? DA QUESTO PAESE ALLA CANNA DEL GAS?


Il Piccolo oggi ha pubblicato uno studio su cosa pensano realmente dell' Italia gli abitanti del Nord Est: non ne pensano bene - E' un risultato pesante a 100 anni dalla Grande Guerra.
Per fortuna tra le domande non c' era questa: "Sei pronto alla morte per l' Unità d' Italia ?"... le risposte sarebbero state imbarazzanti.


Ecco qui l' articolo che presenta lo studio:

sondaggio sul nordest
L’Italia alla deriva fra i grandi Paesi Ue Così il Fvg boccia il Sistema Paese Indagine di Community Group a Nordest.
Cresce la visione di un costante declino: si salvano le Pmi e la sanità pubblica

di Daniele Marini

Tutta l’Europa è paese, ma il Bel Paese è meno simile agli altri: tendenzialmente peggio. Qui non si tratta dei tradizionali indicatori economici che, com’è noto, collocano l’Italia fanalino di coda in diverse classifiche continentali: dal PIL, al debito pubblico; dall’istruzione, alla quota di laureati e di adulti in formazione continua; dagli investimenti in Ricerca e Sviluppo, al deposito di brevetti. In queste, e altre, graduatorie non riusciamo a scalare e progressivamente scivoliamo verso le posizioni di fondo. Il motore dello sviluppo del paese è imbolsito: incapace di generare un’accelerazione. Nonostante ciò, paradossalmente, siamo (ancora) il secondo paese europeo a livello industriale, secondi solo alla Germania. Sempre che lo spettro della recessione prossimamente non si materializzi facendo sentire i suoi effetti.
LA VISIONE EUROPEA
La questione è che, oltre agli elementi oggettivi, si somma l’immaginario collettivo che nella sua immaterialità, invece, condiziona concretamente le azioni delle persone. Come dimostra l’ultima rilevazione del Centro Studi di Community Group i nordestini considerano l’Italia generalmente alla stregua delle altre nazioni europee, ma le valutazioni peggiori prevalgono su quelle migliori. E il bilancio complessivo è marcato in senso negativo. Sicuramente la social-narrazione politica che in questi mesi ha, a più riprese, avviato una contrapposizione e un braccio di ferro con le istituzioni europee su diversi fronti (immigrati, legge di bilancio,…) non aiuta a costruire un sentiment positivo. Anzi, marcando una distanza e un conflitto verso l’Europa, alimenta un senso di deprivazione ed esclusione che già è diffuso presso una parte consistente della popolazione a causa degli effetti ancora non assorbiti della lunga recessione. Accrescendo così una spirale perversa e pericolosa, i cui effetti sono imprevedibili. 

IL PESO DELL’ITALIA
 Il peso che gli abitanti del Nordest attribuiscono all’Italia in ambito europeo, sotto il profilo politico ed economico, testimonia quanto scarsa sia la reputazione attribuita a questi due ambiti del sistema-paese. Nonostante l’Italia appartenga ancora al novero delle maggiori potenze industriali nel mondo, tuttavia solo un quarto fra gli intervistati (25,1%) ritiene che l’economia nazionale abbia un ruolo molto e moltissimo importante in ambito europeo. E analogamente avviene solo per il 18,0% nella sua dimensione politica. Dunque, se pesiamo poco come sistema produttivo, ancora più impalpabili ci percepiamo in quello politico. Sommando queste due indicazioni possiamo ricavare una valutazione complessiva definita dall’indice di importanza dell’Italia nella UE. Il gruppo prevalente è determinato da un giudizio di “marginalità” (64,4%) del nostro paese: qui le opinioni degli intervistati sono totalmente negative sia per la dimensione economica che politica. È interessante osservare come tale valutazione sia particolarmente diffusa presso quanti non sono in condizione attiva (pensionati, casalinghe) e, in misura leggermente superiore, fra gli abitanti del Friuli Venezia Giulia. Segue il gruppo di chi pensa che l’Italia giochi un ruolo “parziale” (29,8%) in Europa, più di tipo economico che politico. Si tratta di un’opzione sostenuta maggiormente dal ceto professionale dei dirigenti e da chi risiede in Veneto. Solo il 5,8% dei nordestini, invece, ritiene che il paese eserciti un ruolo “importante” sia in campo economico che politico. Si tratta di una minoranza, ma che trova nelle generazioni più giovani e negli studenti gli alfieri maggiori. Se scendiamo maggiormente nel dettaglio, l’analisi consente di far emergere meglio quali sono i fattori più favorevoli e quelli più critici. Qual è, dunque, la reputazione che gli intervistati attribuiscono agli attori dell’economia, delle istituzioni pubbliche e dei servizi, rispetto alla media europea? Considerando gli attori dell’economia, su tutti promuovono i piccoli e medi imprenditori, unica categoria ad avere una quota di chi li considera migliori (32,2%) superiore ai peggiori (23,0%). Più distanti vengono i titolari delle grandi imprese e le associazioni degli imprenditori, valutate simili a quelle degli altri paesi europei. Mentre compagnie di assicurazione, banche e soprattutto sindacati vengono decisamente additati come peggiori. LE ISTITUZIONI Per quello che riguarda le istituzioni politiche e pubbliche, solo il Presidente della Repubblica Mattarella (35,0%) e le Forze dell’ordine (24,6%) godono di un giudizio largamente positivo rispetto ai detrattori (rispettivamente 22,2% e 17,6%). La magistratura, ma soprattutto il Governo (74,9%, nonostante il vento positivo dei consensi dei sondaggi attuali), i parlamentari (79,0%) e la pubblica amministrazione (81,9%) sono ritenuti di gran lunga peggiori rispetto alla media UE. Ma le valutazioni complessive crollano soprattutto guardando al sistema dei servizi. In questo insieme, l’unico che mantiene una reputazione più elevata rispetto alla media europea è quello sanitario (49,4%). A partire dal sistema scolastico, alle infrastrutture materiali e immateriali, ai trasporti fino al fisco, i giudizi sono drasticamente negativi. Se, in generale, la reputazione attribuita agli attori dell’economia è mediamente in linea con il resto d’Europa, essa tende a scemare spostandosi sul versante politico e pubblico, per franare decisamente sul piano del sistema-paese e delle sue infrastrutture. In generale, non siamo dissimili dagli altri paesi europei cui non mancano i problemi, come ben testimonia la protesta dei “gilet” in Francia in queste settimane. Ma in Italia è peggio. A ben vedere, tutto ciò è il riverbero del livello di fiducia che gli italiani attribuiscono al proprio paese. I punti di ancoraggio sono evidenti: i piccoli e medi imprenditori in ambito economico; il Presidente della Repubblica Mattarella e le Forze dell’ordine in campo pubblico; il sistema sanitario nei servizi. Per tutto il resto prevale una visione negativa, che una social-narrazione (politica) destruens e conflittuale non aiuta a mutare. —

NOTA METODOLOGICA
Centro Studi di Community Group realizza l’Indagine LaST (Laboratorio sulla Società e il Territorio) che si è svolta a livello nazionale dall’12 al 25 settembre 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con età superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla società Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.427 (su 15.033 contatti). L’analisi dei dati è stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d’età, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore è pari a +/-2,6%. La rilevazione è avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su www.agcom.it e www.communitymediaresearch.it



domenica 16 dicembre 2018

VENEZIA LE PROVA TUTTE PER FARE IL TERMINAL DELL' ALTO ADRIATICO AL POSTO DI TRIESTE - ADESSO CI PROVANO INUTILMENTE CON LA "BANCHINA ALTI FONDALI" IL NUOVO "MINI OFF-ON SHORE" DA ALMENO UN MILIARDO E MEZZO -


Leggiamo nuovamente sul Corriere della Sera, edizione del Veneto, del nuovo progetto per il Porto di Venezia che sostituirebbe il cassato Off-Shore ovvero l’ isola artificiale ad otto miglia dalla Costa.
I nuovo “Mini off-shore” di chiama “Banchine ad Alti Fondali”, Deep waters banks, con fondali di 16 metri in mezzo ai banchi di sabbia.

Stavolta non più chiatte speciali “mama vassel” per trasferire i container a terra con una “rottura di carico” bensì un collegamento alle reti ferroviarie e autostradali con un maxi viadotto di due chilometri e mezzo che gli operatori turistici temono possa avere effetti fortemente negativi sulle spiagge di Sottomarina e Isola verde.
Inoltre il progetto prevede che il 60% del traffico generato sarebbe su strada andando ad intasare un sistema viario retrostante inadeguato.

Un progetto anche in questo caso faraonico che prevede la spesa di almeno un miliardo e mezzo di Euro.

Altri precedenti articoli annunciavano la presenza come finanziatori dei cinesi della CCCC, ma in realtà il loro coinvolgimento risulta essere solo per una commessa di progettazione che utilizza i 4 milioni messi a disposizione da una precedente "legge finanziaria": insomma soldi pubblici buttati al vento.


In altre parole: siamo di fronte all’ ennesimo progetto destinato a fallire perché la scarsa accessibilità nautica del Porto di Venezia, che insiste testardamente a voler fare il terminal dell’ Alto Adriatico al posto di Trieste, è causata dalla natura e dalla geologia, ovvero dal Padre Eterno, e non si possono costruire porti con fondali profondi in mezzo alla sabbia che viene mossa e accumulata da ogni maltempo.
Bisogna farsene una ragione.