RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -
AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -
martedì 19 dicembre 2017
CITTADINANZA AUSTRIACA AI SUDTIROLESI ED AI POPOLI DEI TERRITORI ANNESSI ALL' ITALIA NEL 1918 -
CITTADINANZA AUSTRIACA AI SUDTIROLESI ED AI POPOLI DEI TERRITORI ANNESSI ALL' ITALIA NEL 1918
A cent' anni dalla Inutile Strage che ha visto privare Trieste del suo ruolo di Porto dell' Impero, il più grande mercato unificato europeo dell’ epoca, per ridurla a decadente città della periferia italiana, si levano incomprensibili proteste da parte italiana per l' intenzione del Governo Austriaco di concedere la cittadinanza austriaca ai Sudtirolesi della provincia Autonoma di Bolzano e di Trento che ne facciano richiesta.
I politici e la stampa italiani dimenticano che l' Italia lo sta facendo ormai da molti anni con i cittadini sloveni e croati di lingua italiana: su base esclusivamente etnica e linguistica (fin dagli anni '90 e massivamente con la legge 124 del 8/3/2006).
Ci appelliamo al Governo Austriaco perchè la possibilità di richiedere la cittadinanza austriaca sia estesa a tutti i popoli dei territori annessi all’Italia nel 1918 con la violenza della guerra e non per scelta espressa con un referendum: indipendentemente dalla nazionalità e dalla lingua, come avveniva nell' Impero Austriaco.
Così come il Governo Italiano dovrebbe attenersi ad un' equa reciprocità.
In particolare chiediamo sia data agli abitanti di Trieste, già Porto dell’ Impero e Capitale del Litorale Austriaco - Österreichisches Küstenland - Avstrijsko Primorje, la possibilità di presentare liberamente domanda al Governo Austriaco così come viene annunciato per i Sudtirolesi.
Esprimiamo un SI convinto a cittadinanze doppie o plurime nei territori con storia, interessi, economie e prospettive comuni: il Porto Franco Internazionale di Trieste lavora al 90% con i mercati esteri, europei e orientali, e solo per il 10% con il mercato nazionale italiano.
Attraverso il nostro porto transita il 90% del fabbisogno petrolifero dell' Austria, il 100% di quello della Baviera e del Baden-Württemberg e oltre il 30% di quello della Repubblica Ceca.
Pertanto per noi i confini degli "stati nazione" non hanno più alcun senso e utilità e sono da superare in quanto residui del secolo passato e di tragiche guerre che hanno smembrato sanguinosamente queste nostre terre.
Le divisioni su base linguistica e nazionale sono ancor più anacronistiche, inutili e disfunzionali in un mondo sempre più interconnesso.
DOVE STA IL PROBLEMA DELLE DOPPIE O PLURIME CITTADINANZE, SU RICHIESTA DEGLI INTERESSATI, SE NON NELLE MENTI RETROGRADE DEI NAZIONALISTI COMUNQUE MASCHERATI ?
Clicca QUI per la legge 124 del 8/3/2006 sul conferimento della cittadinanza italiana agli italiani di Slovenia e Croazia
lunedì 18 dicembre 2017
CITTADINANZA AUSTRIACA AI SUDTIROLESI: L' ITALIA LANCIA ACCUSE INFAMANTI MA CONCEDE DA ANNI LA CITTADINANZA AGLI ITALIANI DI SLOVENIA E CROAZIA (ormai oltre 20.000): Legge 9/2/2006 - Giusto sarebbe dare la doppia cittadinanza ai cittadini dei territori dell' ex-Impero indipendentemente dalla nazionalità e dalla lingua, come allora: scommettiamo che molti triestini di lingua italiana farebbero domanda per la cittadinanza austriaca ? - Lo si faccia nel 2018 Centenario della Grande Guerra -
In questi giorni si sono sentite parole di fuoco da parte italiana sull' intenzione del nuovo Governo Austriaco di concedere la cittadinanza ai Sudtirolesi di lingua tedesca o ladina della Provincia Autonoma di Bolzano come previsto a pag. 33 del programma e ribadito oggi.
Benedetto della Vedova (vedi Nota 1) di "etnonazionalismo" che "avrebbe effetti gravissimi, ad esempio, in tutti i Balcani (sic!) portando al riemergere di rivendicazioni territoriali e minando la convivenza nei paesi, anche nell’Unione europea, caratterizzati dalla presenza di cittadini di molteplici culture e lingue".
Qualcuno parla addirittura di "guerra di Bolzano" (clicca QUI) !
Noi invece pensiamo che avere più di una cittadinanza, in luogo della sola misera italiana, sia consono allo spirito cosmopolita delle nostre terre e ricordiamo al clamorosamente disinformato Sottosegretario agli Esteri del Governo Italiano che da parecchi anni l' Italia pratica l' aborrito "etnonazionalismo" conferendo la cittadinanza italiana ai cittadini sloveni e croati di lingua italiana che ne facciano richiesta, nonostante siano residenti in quei paesi. E non ci risultano suoi interventi contrari.
La cittadinanza italiana è stata così già conferita a oltre 20.000 membri della minoranza italiana in Slovenia e Croazia sulla base della legge 91 del 1992 e successive modifiche.
La cosa continua da quasi 25 anni e precisamente dal 1994 (clicca qui) avendo un picco di massa con la legge del 9 febbraio 2006 congiuntamente proposta, tra gli altri, dagli onorevoli triestini Ettore Rosato del PD e Roberto Menia ex-missino e ora "sovranista" (clicca QUI per il testo della legge 124 del 8/3/2006 sulla cittadinanza agli italiani di Slovenia e Croazia ).
Non si è riscontrata in conseguenza di ciò la destabilizzazione dei Balcani paventata dal sopracitato disinformato trombone governativo che si trova inopinatamente a difendere posizioni ultranazionaliste italiane contrarie al principio civile delle doppie o plurime nazionalità, a meno che non si vogliano attribuire a questa mossa italiana sulla cittadinanza le guerre degli anni '90 nella ex-Jugoslavia...
Che male c'è se un cittadino decide di chiedere ed ottenere più cittadinanze e se i confini italiani gli stanno stretti?
O si tratta di lesa italianità?
Di lesa nazionalità ?
E da che pulpito vengono queste prediche se l' Italia fa questo da un quarto di secolo ?
Dal nostro punto di vista la sovranità nazionale viene dopo la possibilità di un territorio di connettersi nel modo più esteso e produttivo possibile con l' intero globo ed, essendo naturale iniziare dai vicini più prossimi, il possesso di doppie o plurime cittadinanze è funzionale a ciò.
Naturalmente gli alfieri dello Stato Nazione e dei confini inorridiscono.
Riteniamo tuttavia che le cittadinanze non vadano conferite secondo l' antiquato criterio linguistico o nazionale ma sulla base dell' appartenenza a territori con interessi, necessità, economie, storia e prospettive comuni.
Una cittadinanza legata alla funzionalità e non a retrogradi criteri nazionali e linguistici ormai superati dai tempi in un mondo sempre più interconnesso.
Infatti ormai molti cittadini a pieno titolo di ciascun paese non sono appartenenti alla nazionalità relativa come sopra ricordato.
Perciò lanciamo la proposta di conferire la cittadinanza ai residenti nei territori dell' ex-Impero, come avveniva allora, incoraggiando le cittadinanze plurime.
Speriamo che questa idea giunga fino al Governo Austriaco e lo convinca dell' opportunità di concedere la cittadinanza austriaca non solo ai bolzanini di lingua tedesca e ladina ma anche agli altri cittadini che in Sudtirolo ed a Trieste ne facessero richiesta.
Ogni appiglio per accuse e contestazioni sarebbe eliminato.
Noi ci faremo latori di questa proposta presso gli amici delle organizzazioni autonomiste sudtirolesi invitandoli a farla propria.
Siamo convinti che moltissimi triestini di lingua italiana o slovena farebbero la domanda di cittadinanza austriaca, ritenendolo utile sotto molteplici punti di vista.
E sarebbe bello che ciò accadesse nel 2018 triste centesimo anniversario della Grande Guerra ed annessione di Trieste all' Italia con la violenza, e non con un referendum, in luogo delle prevedibili ossessive celebrazioni guerrafondaie e nazionaliste italiane che si susseguono dal 2014 in barba all' europeismo solo proclamato ma non praticato.
Clicca sull immagine per il verbale della approvazione della legge in vigore sul conferimento della nazionalità italiana agli italiani di Slovenia e Croazia
Nota 1) Della Vedova candidato come indipendente nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Piemonte 1 risulta eletto ed aderisce al gruppo parlamentare di Forza Italia. Come membro della Commissione Finanze e nella sua attività da parlamentare ha portato avanti nella XV legislatura alcune battaglie liberali, in particolar modo legate al settore economico. Il 12 giugno 2007, durante una seduta della Camera dei deputati, un suo emendamento al DDL sulle liberalizzazioni del Ministro Bersani concernente la possibilità per le librerie di praticare sconti sul prezzo dei libri oltre l'attuale limite del 15%, ha fatto andare sotto la maggioranza di Governo, che si era espressa negativamente circa la sua proposta. Aderisce al Popolo delle Libertà di Berlusconi, a Futuro e Libertà di Fini e poi viene rieletto con "Monti per l' Italia". Infine è stato sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni, di opposto schieramento rispetto al punto di partenza, chiudendo il giro.
martedì 12 dicembre 2017
ITALIA ALL' ULTIMO POSTO IN EUROPA PER CONSUMI DELLE FAMIGLIE: "Tutto va ben madama la Marchesa ! " - SI SALVA LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO (con quella di Trento e la Val d' Aosta) -
Le cose vanno meglio nelle Province Autonome di Bolzano e Treno e in Val d' Aosta:
L' AUTONOMIA PAGA
La "narrazione politica" (come si dice adesso delle balle elettorali) è che la situazione economica italiana sia in grande miglioramento.L' AUTONOMIA PAGA
Le famiglie però non sembrano essersene rese conto: infatti i consumi delle famiglie italiane sono quelli in maggior sofferenza in europa.
Il Corriere della Sera del 10 dicembre sul supplemento "La Lettura" ha pubblicato un eloquente grafico da cui si vede che la curva dei consumi delle famiglie italiane è la peggiore in Europa, peggio della Spagna - che sta risalendo - e molto sotto la media, nonchè tuttora inferiore di quasi 5 punti al 2010 quando erano già crollati in seguito alla crisi del 2008.
Una crisi che perdura ormai da 10 lunghi anni.
Ci pare che questo dato sia sufficiente a spiegare la "disaffezione" verso una classe politica e dirigente ritenuta incapace, in malafede e produttrice di frottole.
Confrontando i dati dei consumi delle famiglie per regioni nella classifica si nota lo
sprofondamento ulteriore del Sud e la regressione di due regioni del Centro mentre restano stabilmente in testa, con dati paragonabili a quelli europei, le Province Autonome di Bolzano e Trento e la Val d' Aosta (che trattengono i 9/10 delle tasse ed hanno una autonomia molto spinta).
Dal momento che queste aree sono più povere di attività produttive e di risorse di altre del Nord, la maggiore prosperità delle famiglie, sia in termini assoluti che relativi, è da attribuirsi all' autonomia ed al fatto che le tasse vengono in gran parte gestite localmente sotto l' attento controllo dei cittadini.
Anche la Sicilia trattiene tutte le tasse ma su come le usa è meglio stendere un velo pietoso.
Mentre la Sardegna dovrebbe trattenere i 7/10 e il FVG il 6/10 ma dopo i recenti patti finanziari con il governo la percentuale si è quasi dimezzata.
lunedì 11 dicembre 2017
PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE: "NEL MODO COME E' USUALE NEGLI ALTRI PORTI LIBERI DEL MONDO" - La visita a Shanghai della delegazione regionale ha evidenziato cos'è una Free Zone mondiale: 121 Kmq di benefit e agevolazioni che devono essere riprodotte a Trieste come prescrive l' art 1. dell' Allegato VIII -
Si è notata l' espressione stupefatta della
dalla RAI durante la recente visita a Shanghai della delegazione regionale insieme al Presidente D' Agostino: ha parlato di "Free Zone enorme".
Infatti si tratta di ben 121 chilometri quadrati di vantaggi doganali e fiscali per le aziende.
Da molti anni, su impulso di Deng Xiao Ping, la Cina ha costruito un modello di sviluppo di grande successo basato sulle numerose ed efficienti "Zone Economiche Speciali" ovvero Zone Franche dove lo stato allenta la sua presa e garantisce efficienza e poca e snella burocrazia.
Mentre a Trieste con particolare stupidità, ed anche a Bruxelles e a Roma, le Free Zones venivano demonizzate e ostacolate, e si lasciavano imperversare i Ministeri in Porto Franco Extradoganale, in Cina e altrove le usavano per costruire le basi di uno sviluppo travolgente che ora si manifesta con le "Nuove Vie della Seta".
Il Porto Franco Internazionale di Trieste deve adeguarsi ai vantaggi e benefit offerti dalla Free Zone di Shanghai: adesso hanno visto e sanno di cosa si tratta.
Il ragionamento parte dall' Allegato VIII che ormai tutti, governo e tribunali italiani compresi, ritengono obbligatorio rispettare negli articoli dall' 1 al 20.
L' articolo 1 stabilisce la natura del Porto di Trieste quando al secondo comma parla di "regime internazionale di Porto Libero" e sottolineiamo "REGIME INTERNAZIONALE".
Al primo comma dell' art.1 ne chiarisce le modalità operative: "nel modo come è usuale negli altri porti liberi del mondo".
L' espressione "nel modo come è usuale" può apparire generica nel sistema giuridico italiano ma, al contrario, è estremamente significativa nel sistema giuridico anglosassone (Common Law) e internazionale che è consuetudinario, cioè non basato su codici rigidi ma su consuetudini e giurisprudenza.
E non è un caso che vi si faccia implicito riferimento proprio nel trattato di Pace redatto dalle Potenze Alleate riguardo un Porto Franco Internazionale.
La conseguenza importantissima è che i vantaggi offerti dal Porto Franco Internazionale di Trieste dovrebbero dinamicamente adeguarsi a quelli degli "altri porti liberi del mondo" indipendentemente dalle normative italiane ed anche europee, sulle quali il Trattato di Pace, con il suo Allegato VIII, è prevalente oltrechè precedente e comunque recepito in sede UE.
In questo articolo non facciamo l' elenco minuzioso degli adeguamenti necessari ma ci limitiamo a segnalare le clamorose incongruenze di una Dogana che interferisce in quanto avviene dentro i Punti Franchi, di una Soprintendenza dipendente da un Ministero Romano ("belle arti" per capirci) che pretende di dettare regole su magazzini e "paesaggio" del Porto Franco, di un Ministero dell' Ambiente che comanda e paralizza l' attività su tutta la Zona Industriale dichiarata improvvidamente SIN (Sito Inquinato Nazionale) e così mummificata da oltre 15 anni invece di diventare tutta Punto Franco.
A tre anni dalla "sdemanializzazione" Porto Vecchio è ancora immobile e sottoposto a infinite pratiche burocratiche invece di essere destinato interamente ad insediamenti produttivi.
Trieste ha pochi spazi e non arriva certo ai 121 Kmq di Free Zone di Shanghai (tutto Porto Vecchio ha solo 0,7 Kmq): se anche quei pochi che esistono vengono paralizzati dalla burocrazia o destinati, come Porto Vecchio, alle inconcludenti fantasie turistiche di politici in cerca di facile visibilità con proposte strampalate non si va da nessuna parte e anche gli spiragli di sviluppo che si stanno aprendo possono chiudersi.
Gli investitori internazionali non hanno tempo da perdere con la demenziale burocrazia italiana, nè con un fisco ottuso e rapace, e tantomeno con la incomprensibile e autoreferenziale politica italiana.
Per questo insistiamo sulla urgenza e necessità di una forte autonomia del nostro territorio, trampolino per sviluppi futuri.
E sulla urgente necessità di una No Tax Area Fiscale da affiancare all' extraterritorialità doganale del Porto Franco.
Importanti vantaggi fiscali erano già previsti nel Porto Franco Industriale: vedi depliant celebrativo del 1960
venerdì 8 dicembre 2017
ITALIA IN FONDO ALLE CLASSIFICHE EUROPEE ANCHE PER DISUGUAGLIANZA - E' INDICE DI UN' ECONOMIA ARRETRATA E IN REGRESSO - DATI DA TERZO MONDO -
E' finita in un angolino del Piccolo una notizia molto importante e molto grave: l' Istat ha annunciato che l' indice di disuguaglianza, l' "indice di Gini", pone l' Italia agli ultimi posti in Europa.
Non è solo una questione moralmente sgradevole ma la forte disuguaglianza è sintomo di un economia fortemente arretrata e in regresso.
E' sintomo di inesistenza o distruzione della classe media.
Le economie del Terzo Mondo hanno indici di disuguaglianza elevatissimi con drammatiche povertà accanto a ricchezze scandalose.
In Africa ad esempio troviamo satrapi con ricchezze smisurate accanto a popolazioni al limite della sopravvivenza: è tipico delle econome arretrate.
La disuguaglianza elevata ha gravi conseguenze sullo sviluppo economico e civile di un paese: ne parlano diffusamente Nobel per l' economia come Stiglitz e Krugman nei loro libri.
L' Italia è in fondo alla classifica europea anche per questo: ben al di sotto di paesi vicini come la stessa Slovenia, come sottolinea il Piccolo, per non parlare dell' Austria.
C'è chi vuole a tutti i costi restare in un' Italia centralista e fare il "sovranista" su una barca che affonda: chi si contenta gode e i masochisti godono a soffrire.
Noi siamo per la scialuppa di salvataggio: subito autonomia spinta come a Bolzano dove questi tragici dati economici sono ribaltati.
Ecco il testo del trafiletto del Piccolo del 7/12 pag. 2 che riprende notizie ufficiali dell' Istat:
Agli ultimi posti dell’Unione europea
Nella graduatoria dei Paesi dell’Ue, l’Italia occupa la ventesima posizione per quanto riguarda la disuguaglianza tra i redditi degli individui, ossia l’indice di Gini che in Italia è pari a 0,331, sopra la media europea di 0,307. Lo rende noto l’Istat.
Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345).
In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,349) rispetto al Centro (0,322), al Nord-ovest (0,310) e al Nord-est (0,282). La Slovenia è invece fra le nazioni più eque con un valore di 0,244.
Non è solo una questione moralmente sgradevole ma la forte disuguaglianza è sintomo di un economia fortemente arretrata e in regresso.
E' sintomo di inesistenza o distruzione della classe media.
Le economie del Terzo Mondo hanno indici di disuguaglianza elevatissimi con drammatiche povertà accanto a ricchezze scandalose.
In Africa ad esempio troviamo satrapi con ricchezze smisurate accanto a popolazioni al limite della sopravvivenza: è tipico delle econome arretrate.
La disuguaglianza elevata ha gravi conseguenze sullo sviluppo economico e civile di un paese: ne parlano diffusamente Nobel per l' economia come Stiglitz e Krugman nei loro libri.
L' Italia è in fondo alla classifica europea anche per questo: ben al di sotto di paesi vicini come la stessa Slovenia, come sottolinea il Piccolo, per non parlare dell' Austria.
C'è chi vuole a tutti i costi restare in un' Italia centralista e fare il "sovranista" su una barca che affonda: chi si contenta gode e i masochisti godono a soffrire.
Noi siamo per la scialuppa di salvataggio: subito autonomia spinta come a Bolzano dove questi tragici dati economici sono ribaltati.
Ecco il testo del trafiletto del Piccolo del 7/12 pag. 2 che riprende notizie ufficiali dell' Istat:
Agli ultimi posti dell’Unione europea
Nella graduatoria dei Paesi dell’Ue, l’Italia occupa la ventesima posizione per quanto riguarda la disuguaglianza tra i redditi degli individui, ossia l’indice di Gini che in Italia è pari a 0,331, sopra la media europea di 0,307. Lo rende noto l’Istat.
Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345).
In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,349) rispetto al Centro (0,322), al Nord-ovest (0,310) e al Nord-est (0,282). La Slovenia è invece fra le nazioni più eque con un valore di 0,244.
martedì 5 dicembre 2017
“TRIESTE NON E’ UNO DEI 30 PORTI ITALIANI MA LO SCALO DEL CENTROEUROPA”: LO DICE PERFINO “IL PICCOLO” – IL MOMENTO POSITIVO E LE OPPORTUNITA’ NON DEVONO ESSERE GUASTATE DALLA BUROCRAZIA E DAL FISCO ITALIANI: CI VUOLE UNA FORTE AUTONOMIA DEL TERRITORIO CHE DEVE POTER RISPONDERE IN TEMPI RAPIDI ALLE ESIGENZE DEI MERCATI MONDIALI - E' RAGIONEVOLE CHE IL PORTO DELLA MITTELEUROPA DIPENDA DAI MINISTERI ROMANI FAMOSI PER INEFFICIENZA E LUNGAGGINI ? CHE DIPENDA DA ROMA O DA UDINE ?
Sul Piccolo di lunedì, dopo aver letto dell' interesse della Cina per il Porto Franco Internazionale di Trieste e l' annuncio dell' arrivo di una nuova delegazione cinese, leggiamo questa frase sorprendente a pag. 16: " a cent’anni dalla fine della Prima guerra mondiale, Trieste nei fatti non è più uno dei trenta porti italiani, ma è tornata ad essere lo scalo del Centroeuropa".
E' sorprendente perchè è la verità finalmente scritta sul Bugiardello dopo un secolo di bufale.
A cent' anni dalla sciagurata Grande Guerra, che si ostinano a celebrare con fanfare e pennacchi pure nel 2018 (in aggiunta a Via Almirante), Trieste con il suo porto non è stata integrata nel mercato italiano, come auspicavano i nazionalisti italiani e continua ad essere quello che è sempre stata: lo sbocco al mare Mediterraneo e a Suez della Mitteleuropa, di cui fa parte.
Solo il 10% del lavoro del nostro porto si realizza con il mercato interno italiano, mentre il 90% è con l' estero.
Lo dice lo stesso articolo del Piccolo poche righe prima: "basta controllare su una carta geografica il fitto reticolo disegnato dalle migliaia di treni carichi di merci che da qualche anno, con crescita costante, arrivano e partono dal porto di Trieste: per il 90% sono a servizio della mitteleuropa."
Un' altra verità scritta finalmente e per la prima volta sul Bugiardello.
Ed ecco il reticolo ferroviario che rappresenta graficamente le vere radici di Trieste.
A questo reticolo ci auguriamo si aggiunga presto la Transalpina da riattivare fino alla stazione di Campo Marzio.
E' evidente che i confini degli Stati Nazione sorti in questi 100 anni non hanno niente a che fare con questa realtà funzionale :

Il territorio su cui insiste il Porto Franco Internazionale deve poter reagire efficacemente e velocemente alle sollecitazioni dei mercati e degli investitori internazionali.
Se si vogliono attivare o espandere Punti Franchi produttivi in Zona Industriale e altrove non ci devono essere inghippi e rallentamenti.
Le attività produttive devono potersi insediare rapidamente e senza pastoie burocratiche.
E senza vessazioni fiscali: serve una ZES o zona franca fiscale da aggiungere a quella doganale.
Ma l' Italia è un paese che ci mette 23 anni a varare il decreto attuativo per i Punti Franchi di Trieste previsto dalla legge 84/94, facedoci perdere un quarto di secolo di sviluppo.
Il SIN Sito Inquinato Nazionale paralizza praticamente da 16 anni tutta la Zona Industriale senza alcun intervento concreto, ostacolando e rendendo onerosi nuovi insediamenti ed obbligando a defatiganti e costose continue trasferte al ministero romano per qualsiasi pratica e sciocchezza.
Il vincolo architettonico posto su Porto Vecchio dal Ministero romano vincola esterni e interni di palazzi fatiscenti ed aree che potrebbero facilmente essere usate per insediamenti produttivi in regime di Punto Franco, obbligando anche qui a pratiche, lungaggini e costi aggiuntivi irragionevoli.
Il Ministero romano pretende perfino di intervenire con vincoli paesaggistici (legge Galasso) sull' attività del Porto Franco: follie burocratiche di cui l' Italia è specialista e leader mondiale.
E' evidente che ci vuole una forte autonomia, con decisioni prese rapidamente e qui sul territorio e non nei meandri dei "misteri dei ministeri".
E la stessa Regione è una fabbrica di burocrazia e lungaggini oltrechè di paralisi per conflitti endemici tra Friuli e Trieste artificialmente messi insieme pur avendo interessi, storia, economia diversi.
E' RAGIONEVOLE CHE IL PORTO DELLA MITTELEUROPA DIPENDA DAI MINISTERI ROMANI FAMOSI PER INEFFICIENZA E LUNGAGGINI ?
CHE DIPENDA DA ROMA O DA UDINE?
E' chiaro che una forte autonomia è una necessità vitale per non perdere il treno della storia e le opportunità che oggi si presentano grazie anche all' improvvisa buona stampa cui devono però seguire i fatti: non è ancora l' indipendenza vagheggiata da alcuni, perseguibile in tempi lunghi, ma una necessità attuale e vitale per lo sviluppo della nostra città portuale su cui tutti possiamo e dobbiamo essere uniti, dimenticandoci ideologie e divisioni.
Facciamo un bel S.Nicolo' a Trieste !
VENTO AUTONOMISTA - 1) IN CORSICA VOLA LA COALIZIONE AUTONOMISTA / INDIPENDENTISTA: 46,7% - 2) LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO OTTIENE LA COMPETENZA PRIMARIA PER L' ENERGIA IDROELETTRICA: BOLLETTE PIU' BASSE PER INDUSTRIE E FAMIGLIE -
1) CORSICA: AL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI REGIONALI STRAVINCE LA LISTA AUTONOMISTA ED INDIPENDENTISTA
In Corsica al primo turno delle elezioni di domenica (3 dicembre) ha stravinto la lista “Pe’ a Corsica”, autonomista e indipendentista, che da anni già governa l’isola. Vincitori delle regionali del 2015, Talamoni (già presidente dell’Assemblea corsa) e Simeoni (sindaco di Bastia) aumentano il consenso di due anni fa con il 46,7% dei voti, superiore di 20 punti sul 2015.
Gli autonomisti non sembrano quindi avere ostacoli per il ballottaggio di domenica prossima, al quale dovrebbero poter partecipare altre tre liste: la destra di Mondoloni, non riconosciuta a livello nazionale dai Republicains, seconda con il 15% e sopra quella “ufficiale” di Bozzi, che aveva il sostegno di Sarkozy, ferma all’11,7%. Quarta la lista macroniana, all’11%. Al 6,5% il partito indipendentista di sinistra di Benedetti, mentre “Insoumis”, ramo corso della sinistra di Melenchon, è al 6%. Spazzato via il Front National della Le Pen, al 3%.
Gli autonomisti non sembrano quindi avere ostacoli per il ballottaggio di domenica prossima, al quale dovrebbero poter partecipare altre tre liste: la destra di Mondoloni, non riconosciuta a livello nazionale dai Republicains, seconda con il 15% e sopra quella “ufficiale” di Bozzi, che aveva il sostegno di Sarkozy, ferma all’11,7%. Quarta la lista macroniana, all’11%. Al 6,5% il partito indipendentista di sinistra di Benedetti, mentre “Insoumis”, ramo corso della sinistra di Melenchon, è al 6%. Spazzato via il Front National della Le Pen, al 3%.
2) LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO OTTIENE, INSIEME A QUELLA DI TRENTO, LA COMPETENZA PRIMARIA (GOVERNO ESCLUSIVO) DELL' ENERGIA IDROELETTRICA
Dopo mesi di trattative introdotta nell' art. 69 della "legge di stabilità" la concessione di pieni poteri alle Provincie Autonome di Bolzano e Trento sulla produzione di energia idroelettrica, molto elevata in quelle zone.
Pieni poteri su concessioni e gare, sulla proprietà degli impianti e sui canoni di concessione.
Pieni poteri sulle tariffe dell' utenza ed inoltre gratuitamente 220 kilowatt/ore per ogni kilowatt di potenza nominale da girare gratis o a tariffe di favore a famiglie bisognose o imprese.
Dopo mesi di trattative introdotta nell' art. 69 della "legge di stabilità" la concessione di pieni poteri alle Provincie Autonome di Bolzano e Trento sulla produzione di energia idroelettrica, molto elevata in quelle zone.
Pieni poteri su concessioni e gare, sulla proprietà degli impianti e sui canoni di concessione.
Pieni poteri sulle tariffe dell' utenza ed inoltre gratuitamente 220 kilowatt/ore per ogni kilowatt di potenza nominale da girare gratis o a tariffe di favore a famiglie bisognose o imprese.
Il privilegio dell' autonomia reale e non limitata come quella della Regione Friuli- VG.
Il Veneto si è subito mosso per richiedere altrettanto oltre ai 9/10 delle tasse e a 23 competenze primarie.
La Regione FVG invece ha fatto concessioni fiscali al governo centrale rinunciando a 1 miliardo e 800 milioni di tasse da trattenere sul territorio.
Il Veneto si è subito mosso per richiedere altrettanto oltre ai 9/10 delle tasse e a 23 competenze primarie.
La Regione FVG invece ha fatto concessioni fiscali al governo centrale rinunciando a 1 miliardo e 800 milioni di tasse da trattenere sul territorio.
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