RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

sabato 10 marzo 2018

MANIFESTO PER TRIESTE INTERNAZIONALE, AUTONOMA DALL’ ITALIA MA CONNESSA CON IL MONDO - PER UNA DIFESA COLLETTIVA, CORALE E SENZA ESCLUSIONI DEGLI INTERESSI DEI TRIESTINI E PER IL FUTURO DEI NOSTRI RAGAZZI -



Proponiamo una sintesi delle posizioni alla base di un moderno movimento autonomista triestino che coinvolga tutti i concittadini al di là di ogni appartenenza nazionale, ideologia o fede per far valere finalmente i nostri interessi e quelli del futuro dei nostri figli. 
Naturalmente restando aperti ad ogni contributo.

MANIFESTO PER TRIESTE INTERNAZIONALE


AUTONOMA DALL’ ITALIA MA CONNESSA CON IL MONDO

“Il più potente impulso politico verso un mondo 
connesso è esattamente quello che indicherebbe la direzione contraria: il decentramento.”
Parag Khanna (Connectography)


Il mondo sta diventando una rete globale.
Una rete che elabora, produce e trasferisce informazioni in  modo sempre più efficiente.
Per informazione si intende qualsiasi prodotto della comunicazione e della conoscenza: dal semplice messaggio WhatsApp al robot più evoluto, fino alla mega-portacontainer.


I nodi di questa rete sono le “città globali” e a loro volta queste città sono reti di società, di associazioni, di gruppi di interesse; che a loro volta sono reti di persone.
I nodi competono e collaborano tra loro.
Più un nodo è efficiente nella produzione e nel trasferimento di informazioni più importanza acquisisce nella rete.


Ogni città sarà tanto più competitiva quanto più sarà “connessa”.


Ma sarà nell’ interesse dei “portatori di capitale” investire nelle connessioni dei nodi che si dimostrano  più competitivi, per ottenere maggiori ritorni dei loro investimenti.
Si genera così un “loop” che premia i più efficienti.

I protagonisti indiscussi di questa competizione globale sono le città, specialmente quelle naturalmente connesse con infrastrutture come porti fulcro di rotte marittime e reti ferroviarie e stradali, non più gli Stati Nazionali.


La rete globale è una struttura “spontanea” nel senso che esiste in quanto prodotto di relazioni e flussi commerciali liberi.
La rete è un ambiente competitivo nel quale emergono i più dinamici: per questo essa tende verso forme organizzative sempre più efficienti che superano la tradizionale “geografia politica” e i confini nazionali.


Lo Stato Nazione è invece diventato una struttura centralizzata, burocratica, inefficiente e innaturale.


La rete globale moltiplica le connessioni e le opportunità mentre lo stato nazionale accentratore le riduce.
La rete globale delle Città costituisce il telaio della società aperta, lo Stato Nazione rappresenta l’ emblema della società chiusa.
Nella estrema difesa dello Stato Nazione centralista, nel cosiddetto “sovranismo”, stanno confluendo tutti i più vecchi arnesi reazionari e perfino neofascisti.

Questo significa che lo Stato Nazione non può diventare un nodo della rete globale, in quanto ne rappresenta l’ antitesi e che la comunità degli Stati Nazionali non può competere con la comunità della rete delle città e dei territori connessi in modo funzionale.

Lo Stato Nazione: una struttura superata ed inefficiente nata nell’ 800.

"Gli Stati nazionali hanno perso il proprio ruolo di unità significative in grado di partecipare agli sviluppi dell’economia globale nell’ odierno mondo senza frontiere”
Kenichi Ohmae (La fine dello Stato-Nazione)

Gli stati nazionali sono tendenzialmente chiusi verso l’ esterno, centralizzatori e autoritari verso l’ interno.
Sono in contrapposizione permanente tra di loro, generando conflitti anche catastrofici come le due guerre mondiali del ‘900, ed esercitano il potere in modo esclusivo, basandosi su strutture piramidali e ingessate e sempre più inefficienti e costose. 


Gli Stati-Nazione hanno procedimenti decisionali lenti, rigidi ed inefficienti.


E a Trieste ne sappiamo qualcosa con 63 anni di attesa per una prima parziale applicazione dell’ Allegato VIII al Trattato di Pace del 1947, i 23 anni di attesa per il Decreto Attuativo dei Punti Franchi prescritto dalla legge 84 del 1994 o con i 16 anni di inerzia per il SIN Sito Inquinato Nazionale che paralizza la Zona Industriale e costringe a trasferte romane per ogni inezia.
Per non parlare del Vincolo architettonico totale posto dal Ministero sull’ area di Porto Vecchio da 17 anni che ne aumenta in modo irragionevole i costi di riutilizzo produttivo, ed anche dei vincoli paesaggistici sul Porto Nuovo.


Lo Stato Nazione tende al predominio del Centro sulle periferie e ad un rapporto conflittuale con gli altri stati.


La rete globale vuole invece nodi con grandi capacità di elaborazione e scambio, con processi decisionali veloci, efficienti e trasparenti, che siano intrinsecamente senza confini, che abbiano reti autonome di imprese e strutture urbane interdipendenti, che pratichino la collaborazione pubblico-privato, nelle quali il cittadino sia realmente il sovrano.

Come si vede l’ essenza dello Stato Nazione centralistico è totalmente incompatibile con l’ essere della rete globale.
E la rete non fa sconti: essa prevede un ritmo che bisogna saper mantenere, pena la marginalizzazione e l’ esclusione.

L' OBSOLETO STATO - NAZIONE

Le città e territori autonomi e connessi: una rete efficiente e dinamica

“Sono luoghi in cui si produce, si finanzia l’economia globale e si 
forniscono i servizi necessari. I processi globali non necessitano di passare attraverso le gerarchie degli Stati nazionali”.
Saskia Sassen (Una sociologia della globalizzazione)

“L’archetipo dello Stato Nazione occidentale si va via via dissolvendo… Gli stati stanno mutando pelle per diventare federazioni di potenti centri amministrativi locali”
Parag Khanna (Connectography)

Le città autonome hanno una spiccata propensione a creare reti: tra i cittadini, tra le imprese e tra le istituzioni.
In esse si concentrano aziende  che creano merci e servizi con alto contenuto di valore.
Le città autonome ed i loro territori sono aree dove si investe costantemente per modernizzare le infrastrutture, sostenendo le iniziative imprenditoriali innovative con un efficace rapporto pubblico / privato.
Questi territori si sviluppano orizzontalmente con centri di potere vicini ai cittadini, con poca burocrazia e che danno risposte rapide e concrete.
Per questo dialogano tra loro direttamente, bypassando strutture di potere superiori centralizzate, riducendo i costi e i tempi del loro funzionamento.

Riteniamo che non sia un caso se i grandi porti del Nord Europa siano stati in passato Città Anseatiche indipendenti e che tuttora Amburgo e Brema siano a tutti gli effetti Città-Stato federate alla Germania che è una repubblica autenticamente federale.
La stessa Trieste, porto dell’ Impero, godeva nel periodo di suo maggior successo dell’ autonomia della Libera Città Imperiale (Reichsunmittelbare Stadt Triest).
Lo stesso si può dire di Hong-Khong per non parlare di Singapore che è diventata uno stato indipendente.
Nella stessa enorme Cina le province ed i porti godono di grandi autonomie, persino con autonoma imposizione fiscale, e il suo travolgente sviluppo si è basato sulle Zone Economiche Speciali con fiscalità di vantaggio.


Zone Economiche Speciali (Free Zones) che si stanno diffondendo molto velocemente in tutto il mondo sviluppando l' economia e dando direttamente lavoro attualmente ad oltre 66 milioni di persone.


Gli Stati Nazione non sono più veicoli di sviluppo, come nel 1800 quando servivano ad unificare mercati nazionali frammentati, ma sono vecchi ed obsoleti arnesi che condannano i propri cittadini ad un futuro di emarginazione, povertà ed emigrazione.

LE NUOVE CITTA'- STATO AUTONOME INTERCONNESSE

Gli Stati Nazionali sono ormai strutture politiche limitate: troppo piccole per agire a livello globale, troppo grandi per poter dare risposte alle sempre più complesse esigenze dei territori specie se esposti alla concorrenza globale come i porti internazionali quale è Trieste con il 90% della sua attività con l’ estero e solo il 10% con il mercato italiano.
La stessa Unione Europea si sta sgretolando perché è ostaggio degli Stati Nazionali anziché essere un Europa autenticamente federale.

Le aree più dinamiche del mondo sono ora le Città autonome e connesse, perché dotate di infrastrutture all’ avanguardia in grado di fornire servizi adeguati alle aziende internazionali.
Sono quindi in grado di attirare e di produrre professionalità di altissimo livello, attivando un continuo e virtuoso scambio tra società autoctona e l’ esterno: come è avvenuto nei periodi di crescita della Trieste Porto dell’ Impero.


Trieste ha conosciuto i suoi periodi di massima prosperità quando è stata il principale nodo di connessione fra Europa centrale e Oriente, quando ha partecipato da protagonista alla progettazione e alla realizzazione del canale di Suez, fondamentale strumento di connessione del Mediterraneo con l' Oriente, mentre ha conosciuto il declino quando le sue radici mitteleuropee sono state tarpate dagli esiti della Prima Guerra Mondiale e dalla Cortina di Ferro del secondo dopoguerra.

Trieste  è naturalmente una città autonoma portuale, europea e connessa con il mondo.
Solo tragedie belliche e stupidità nazionaliste ne hanno ostacolato lo sviluppo in tal senso, ed è quindi pronta a lanciarsi nell’ arena globale.



Trieste è dotata di un Porto Franco Internazionale, di una ramificata rete di collegamenti ferroviari ed è la naturale candidata a diventare il terminal adriatico della "Nuova Via della Seta marittima": il gigantesco progetto di collaborazione internazionale avviato su spinta della Cina. 
Trieste è un importante interfaccia intermodale tra Europa continentale e mare.

La rete ferroviaria già attiva del Porto Franco Internazionale di Trieste

Trieste ha centri di ricerca ed attività scientifica di livello mondiale con una estesa rete di contatti.
Trieste è pienamente integrata nella “catena di valore” dell’ Europa centrale ed è destinata ad avere un ruolo strategico nelle "supply chain" che i nuovi sviluppi geopolitici favoriscono.

IL NOSTRO FUTURO

“La geografia funzionale avrà la meglio sulla geografia politica “
Parag Khanna (
Connectography)

Bisogna avere il coraggio di rompere gli schemi ormai superati  e guardare in faccia la realtà: la rete di connessioni di Trieste porta all’ Europa e al mondo, non all’ Italia che è destinata a scomporsi in aree omogenee.
Un processo di scomposizione di cui il successo del referendum sull’ autonomia del Veneto è stato solo la prima avvisaglia e che trova conferma nella geografia del voto politico del 4 marzo che evidenzia il collasso del sistema politico italiano e una nuova geografia politica con lo Stivale spaccato in due principali tronconi con interessi contrapposti e privo di una forza politica prevalente e distribuita omogeneamente in grado di fare da "collante".



Per l' analisi del voto del 4 marzo 2018 cliccare QUI o sull' immagine sopra.
Confronta con la carta pubblicata da Limes, rivista di geopolitica, nel 2017:



La geografia politica con i confini degli Stati Nazione cederà il passo alla geografia funzionale delle infrastrutture e delle connessioni e Trieste tornerà a far parte naturalmente del mondo mitteleuropeo, con le dovute prerogative di autonomia che spettano a una città-stato portuale.
Sarà un processo geopolitico ineluttabile che richiederà  i suoi tempi, le sue forme specifiche e le sue tappe intermedie.

La prima tappa è quella di mettere rapidamente il nostro territorio in condizione di rispondere efficacemente alle sollecitazioni dei mercati globali senza dover dipendere dalle inefficienze e lungaggini di Ministeri romani e Regione a guida udinese, ugualmente paralizzante con la sua burocrazia inefficiente e con i conflitti campanilistici Friuli-Trieste derivanti dall’ aver voluto mettere nello stesso calderone territori con problemi, bisogni, storia ed economia divergenti.

Sfruttare dunque l’ ondata autonomistica che vede il Veneto richiedere le stesse prerogative della Provincia Autonoma di Bolzano con la trattenuta dei 9/10 delle tasse, cavalcando la stessa onda per richiedere le stesse competenze primarie di Bolzano per una Provincia Autonoma di Trieste, coincidente con la zona A del TLT, tali da eliminare le interferenze negative dei Ministeri e della Regione e porre i centri decisionali sul nostro territorio possibilmente in capo ad autorità tecniche come l’ Autorità Portuale che sta lavorando bene.

Se l’ autonomia di Bolzano e Trento ha basi giuridiche nel dopoguerra, come ex-province dell’ Impero, altrettanto può essere fatto valere per  la specialità della regione Friuli-Venezia Giulia e per Trieste.
Infatti un ruolo centrale assume il rispetto concreto del Trattato di Pace del 1947 con i suoi allegati, in particolare l' VIII, ratificato e recepito per intero nell' ordinamento italiano.


Non possiamo lasciare il futuro di Trieste e del suo territorio nelle mani del Governo nazionale italiano, sia esso considerato “amministratore su mandato internazionale” oppure  “pienamente sovrano”, e nemmeno nelle mani di una Regione ad egemonia udinese: i nostri  interessi sono divergenti in entrambi i casi come storia e fatti  hanno dimostrato “ad abundantiam”.

Richiedere, inoltre, una Free Zone Fiscale per avere una Zona Economica Speciale da affiancare ai Punti Franchi extradoganali per potenziarne l’ attrattività.
La base giuridica per superare le resistenze nazionali e della UE  può essere trovata nell’ art. 1 dell’ Allegato VIII al TdP del ’47 recepito anche in sede europea, che stabilisce la natura del Porto di Trieste quando al secondo comma parla di "regime internazionale di Porto Libero" e sottolineiamo "Regime Internazionale".

Al primo comma dell' art.1 ne chiarisce le modalità operative: "nel modo come è usuale negli altri porti liberi del mondo" introducendolo così nel quadro del “diritto consuetudinario” internazionale di matrice anglosassone.
Diciamo subito che in praticamente tutti i Porti Franchi del mondo la consuetudine è che ai benefici della extraterritorialità doganale siano affiancate esenzioni fiscali totali o parziali.

Dunque quantomeno una No-Tax area fiscale è dovuta, indipendentemente dagli orientamenti nazionali e della UE, e tale privilegio non può essere limitato ai porti del Sud italiano come è stato fatto con il recente “Decreto Sud” che prevede le ZES solo nei porti meridionali.

Inoltre non è accettabile che Gorizia e l’ Isontino si siano efficacemente attivati per avere una Zona Economica Speciale di tipo fiscale sulla base del riconoscimento europeo ed italiano della Slovenia e conseguente Zona Franca transfrontaliera
(legge108 del 23 marzo 1998), mentre a Trieste questo argomento pare tabù per la stampa ed i politici.

Questi sono i primi due obiettivi di un più lungo percorso su cui è possibile unire i cittadini di Trieste al di là di ogni appartenenza nazionale, ideologia o fede per far valere finalmente i nostri interessi e quelli del futuro dei nostri figli.

Impelagarsi in dispute giuridiche sulla “sovranità statuale” è ormai cosa superata dai tempi, del tutto improduttiva e di retroguardia nell’ epoca delle reti globali, e tale da eccitare gli animi in conflitti tra triestini senza alcun costrutto.
E’ molto più importante, utile ed urgente impegnarsi concretamente per riconnettere Trieste al mondo e rendere efficiente, autonomo, autogovernato ed attrattivo il suo territorio.

“La connettività è più importante delle dimensioni e ancora di più della sovranità statuale”
Parag Khanna (Connectography)


La realizzazione di questi primi obiettivi strategici è questione di tattica che, pragmaticamente, non esclude alcuno strumento legittimo e democratico, compreso la partecipazione alle competizioni elettorali.


Rinascita Triestina 10 marzo 2018
Crea un "Circolo per la Rinascita Triestina"
Scrivi a rinascita.triestina@gmail.com


L' art. 1 dell' Allegato VIII al Tratto di Pace del 1947



venerdì 9 marzo 2018

E’ UN' EMERGENZA: SALVARE TRIESTE DAL CAOS ITALIANO ! - AUTONOMIA E AUTOGOVERNO SONO LA SCIALUPPA DI SALVATAGGIO - AIUTARE LA NASCITA DI FORZE POLITICHE AUTONOME UNITARIE E LASCIARE I PARTITI NAZIONALI AL LORO DESTINO.


E’ UN' EMERGENZA: SALVARE TRIESTE DAL CAOS ITALIANO !
AUTONOMIA E AUTOGOVERNO SONO LA SCIALUPPA DI SALVATAGGIO.
AIUTARE LA NASCITA DI FORZE POLITICHE AUTONOME UNITARIE E LASCIARE I PARTITI NAZIONALI AL LORO DESTINO.
COSTRUIRE I “CIRCOLI PER LA RINASCITA TRIESTINA” NEI QUARTIERI, NEI LUOGHI DI LAVORO, NELLE SCUOLE.
PREPARARSI A RACCOGLIERE LE FIRME PER LE ELEZIONI REGIONALI.

Il sistema politico italiano è collassato.
L’ Italia ha sintomi gravi di disgregazione: alle annose divisioni territoriali  economiche, sociali e culturali si è aggiunta anche la divisione politica con l’ M5S con percentuali bulgare al Sud speculare al Centro Destra a trazione leghista al Nord con il PD arroccato in difesa in una stretta fascia al centro.
Gli uni con politiche economiche di redistribuzione di reddito nazionale (reddito cittadinanza) e aumento della spesa pubblica, gli altri con politiche di trattenuta del reddito locale e ipotetico taglio delle tasse.
PD e Forza Italia una volta diffuse a livello nazionale e in grado di fare da collante sono in  crisi nera.

L’ Italia non è in grado di formare un governo efficiente.

Le famiglie non vedono soluzione alla crisi economica che perdura da 10 anni e manca il lavoro, soprattutto per i giovani.

Trieste si trova in mezzo al guado con la possibilità di diventare il Terminal marittimo e ferroviario dei nuovi flussi commerciali globali tra cui spicca la “Nuova Via della Seta”, di tornare ad essere il porto mediterraneo dei traffici tra Europa ed Oriente.
Trieste ha la possibilità di avere nuove industrie grazie all’ utilizzo produttivo dei Punti Franchi.
Queste opportunità storiche possono diventare l’ ennesimo treno che ci passa sotto il naso e se ne va per colpa del caos e della crisi italiana.


Perché gli investitori internazionali vogliono efficienza e non confusione perenne, incapacità di decidere e burocrazia soffocante.


Perfino tra esponenti locali dei partiti c’è chi parla della necessità di mandare “affanculo” i partiti nazionali e il loro caos e creare formazioni locali autonome come in Baviera.


Sappiamo di contatti fra gruppi locali eterogenei per la presentazione di una lista autonomista alle prossime regionali che è l’ occasione politica più vicina.
Sappiamo che il fine è quello di consentire l’ autogoverno di ogni territorio sul modello della Provincia Autonoma di Bolzano, Trieste con le sue esigenze e il Friuli con le sue: ognuno padrone a casa sua.


Non è il momento di sottilizzare su dove deve portarci la scialuppa di salvataggio autonomista: è il momento di calarla in mare per salvare la nostra città unendo le persone di buona volontà.


Nella vita collettiva come in quella personale le vie per arrivare ai risultati concreti non sono teoriche e lineari ma spesso traverse e con compromessi:  la Catalogna insegna.


Nei prossimi giorni vedremo se per favorire questo processo di aggregazione appoggeremo la raccolta di firme per la presentazione di una lista per le regionali anche a Trieste: si tratta di raccogliere 1.200 firme autenticate in pochi giorni.


E’ UN FATTO DI DEMOCRAZIA consentire la presentazione di una lista espressa dal territorio e aumentare la possibilità di scelta anche al di fuori dei partiti nazionali che monopolizzano i media e di una “classe dirigente” locale screditata e incapace.
L’ 8 marzo c’era a Trieste una delegazione cinese di alto livello e neanche uno dei sedicenti “politici” si è visto.



Intanto chiediamo ai nostri lettori di mettersi nell’ ottica di costituire “Circoli per la Rinascita Triestina” sul territorio per coinvolgere i cittadini in un processo di rilancio della nostra città che si è avviato ma che rischia di essere stroncato dall’ imperituro caos italiano.
Chi volesse impegnarsi invii una mail a:  
rinascita.triestina@gmail.com 

domenica 4 marzo 2018

I TEMPI BUROCRATICI E POLITICI ITALIANI SONO INCOMPATIBILI CON LO SVILUPPO DEL PORTO FRANCO DI TRIESTE COME TERMINAL DELLA "NUOVA VIA DELLA SETA" - I CINESI SONO GENTE CHE COSTRUISCE UNA STAZIONE FERROVIARIA IN 9 ORE (VIDEO) E NON CONCEPISCONO ATTESE DI ANNI PER QUESTIONI BUROCRATICHE - AUTONOMIA PER RIDURRE LA BUROCRAZIA E DECIDERE SUL TERRITORIO E NON A ROMA - BASTA CHIACCHIERE POLITICHE: E' ORA DI AGIRE !


Ha fatto una certa sensazione in questi giorni apprendere la notizia e vedere il video diffuso dall' ANSA di come in Cina abbiano costruito una importante stazione ferroviaria in 9 ore:

Cina meridionale, la costruzione della stazione ferroviaria di Nanlong nella città di Longyan viene portata a termine in sole nove ore da 1500 operai. Zhan Daosong vice direttore del China Tiesiju Civil Engineering Group, la principale compagnia di costruzione ferroviaria del paese, dichiara che gli operai sono stati divisi in sette unità per lavorare simultaneamente, con l’ausilio di 23 scavatori e sette treni. La linea ad alta velocità lunga 244 km collegherà il sud-est del paese con la zona centrale, supportando treni che viaggiano fino a 200 km/h. L’opera di costruzione è solo l’ultima tra i grandi progetti infrastrutturali portati avanti dal governo cinese che conta di completare i lavori entro la fine del 2018.

Del resto chiunque segua con attenzione i progressi delle infrastrutture create lungo la "Nuova Via della Seta" si rende conto che i tempi di decisione, progettazione e realizzazione sono del tutto incompatibili con i tempi italiani.

Pensiamo che le imprese  cinesi rapportandosi all' Italia, che ormai tanto parla di "Nuove Vie della Seta" ma poco realizza, abbiano la sensazione di essere capitate in un nido di lumache in letargo.


Tempi decisionali biblici, politica inconcludente, burocrazia bizantina e soffocante, veti incrociati, centralizzazione romana su cose che dovrebbero essere decise e sbrigate sul territorio.

Ne sappiamo qualcosa con la vicenda del Sito Inquinato Nazionale che coinvolge l' intera Zona Industriale dal 2001  senza niente di fatto.
Viene celebrata come una grande vittoria dell' efficienza e del decisionismo l' emanazione del Decreto attuativo sui Punti Franchi con 64 anni di ritardo dal 1954 e 23 anni dopo che era prescritto dalla legge 84 del 1994: un decreto che per giunta accoglie solo parzialmente quanto previsto dall' Allegato VIII al TdP del '47.
Per quanto riguarda Porto Vecchio a 39 mesi dalla "sdemanializzazione" - presentata come una rivoluzione con effetti miracolosi immediati - non è successo niente di concreto oltre ad un pericoloso svincolo disegnato in viale Miramare e un rifacimento della recinzione interna mentre il degrado prosegue imperterrito...

Sul Piccolo oggi si indica come un pericoloso elemento di rallentamento decisionale l' espulsione dal Comitato Portuale dei politici: una goccia nel mare dell' italica inefficienza.


Il Porto Franco Internazionale di Trieste, malgrado la buona volontà di operatori e Autorità Portuale, rischia di perdere il treno delle "Nuove Vie della Seta" per la banale inefficienza e incapacità di decidere in tempi rapidi tipica del sistema-paese Italia.

L' unico antidoto conosciuto e sufficientemente rapido è porre i centri decisionali sul territorio e la drastica riduzione della burocrazia: ovvero autogoverno e autonomia spinta (e centralizzazione di competenze e poteri sull' Autorità Portuale).


Tutto ciò che va in questo senso è benvenuto.

Ogni forma di centralismo è veleno per Trieste.
Chi vuole votare ne tenga conto.
 

Di seguito l' articolo del Piccolo odierno... e attenti che la Trojka in arrivo non sia quella del FMI e UE che si sta preparando per la disastrata Italia...

IL PORTO SENZA LA TROJKA

di ROBERTO MORELLI

Non sempre lo scontato richiamo “fuori i politici dagli enti di gestione” funziona. Stavolta non funzionerà: non al porto di Trieste, che funzionava benissimo prima che una nuova norma pretendesse di farlo funzionare meglio. Nessun dramma si abbatterà sull’Authority dello scalo, ma certamente i processi decisionali saranno un po’ più complicati e qualche lungaggine insorgerà. Che sta succedendo? Che un decreto legislativo dello scorso dicembre, ritoccando la recente riforma portuale, vieta che dei Comitati di gestione dei porti facciano parte pubblici amministratori ed esponenti politici. Sicché il sindaco Dipiazza e la presidente regionale Serracchiani, “autonominati” dai rispettivi enti nel consesso a quattro che formavano con il presidente dell’Authority D’Agostino e il comandante della Capitaneria Sancilio, sono stati sostituiti dai dirigenti Giulio Bernetti e rispettivamente Carlo Fortuna. Di fatto “espulsi” per decreto, dopo che la modifica normativa era intervenuta per spazzar via un conflitto esploso a Livorno tra sindaco e presidente del porto. Nulla di drammatico: Fortuna e Bernetti sono due giovani e ottimi manager pubblici, esattamente l’opposto dell’immaginario del burocrate, e ovviamente rappresenteranno Regione e Comune in sintonia con i loro vertici (la Serracchiani sarebbe comunque stata sostituita dopo le elezioni). Ma di certo la gestione del “Consiglio di amministrazione” – tale è di fatto il Comitato – si complicherà inutilmente, e soprattutto si dissolverà quel misterioso incanto che fino a oggi ha fatto camminare tutto liscio come l’olio: decisioni veloci, mai una polemica politica, una sostanziale intesa sulle cose da fare e sulla linea di sviluppo perseguita da D’Agostino. Destra e sinistra che non si azzuffano? Un miracolo. La troika al potere funzionava ch’era una meraviglia. Cominciamo con le complicazioni inutili: i due nuovi componenti dovranno continuamente raccordarsi con sindaco e presidente regionale, e continuamente riferire e verificare. Il Comitato sarà meno efficace e più lento nel decidere. Andrà a finire che per brevità D’Agostino e i due vertici istituzionali si consulteranno e decideranno preventivamente, e che l’organo di gestione sarà svuotato del suo potere. La volontà di avere i politici fuori dagli enti si tradurrà nel fatto che fuori dagli enti verranno prese le decisioni. E buonanotte allo spirito della riforma. Ma la vicenda – in sé non drammatica – va al di là di questo. Possiamo trarne due insegnamenti importanti. Il primo è che in un organo di gestione di un ente territoriale d’importanza strategica – e un porto lo è – devono starci i numeri uno e non i loro delegati. Devono proprio metterci la faccia e rispondere ai cittadini del loro operato, non sussurrare all’orecchio dei loro dirigenti e fare i mandanti di decisioni formalmente prese da altri. E’ una questione di trasparenza, responsabilità, obbligo istituzionale: decidere stando sotto i riflettori, non acquattati nella buca del suggeritore. Il secondo insegnamento è che il principio di “leale collaborazione” tra istituzioni, di cui dice la Costituzione con mirabile sintesi, non è una chimera, ma un obiettivo conseguibile quando v’è buona fede tra gli interlocutori: quando il confronto è sulle cose da fare, com’è accaduto a Trieste, e non sugli schieramenti, com’era accaduto a Livorno con la paralisi conseguente. In questo un motivo di sollievo va ascritto a Dipiazza. Il feeling tra Serracchiani e D’Agostino, nominato dal centrosinistra, era scontato; non altrettanto il supporto del sindaco, per giunta ritrovatosi spogliato dalla sera alla mattina delle competenze sui punti franchi passate al presidente del porto. Dipiazza avrebbe potuto mettersi di traverso, farne una questione politica, bloccare ogni delibera. Non l’ha fatto, per la fortuna del porto e della città, e alimentando la curiosità per le sue sfaccettature: capace (per imprudenza, sventatezza, indipendenza ostentata, o tutte queste cose insieme) di portare il saluto istituzionale a un movimento che aveva appena solidarizzato con un delinquente che sparava alle persone per la strada (Forza Nuova, Traini, Macerata), ma di sposare senza riserve chi annusa come buon compagno di viaggio nella gestione della città. Ebbene, gli amministratori negli enti non sono sempre il demonio. E quel che conta, ora, è che la loro uscita di scena non rallenti quanto di buono D’Agostino sta costruendo. 



mercoledì 14 febbraio 2018

FERRIERA: FINALMENTE LA STRADA GIUSTA ! - COME SOSTENIAMO DA ANNI L'ALTERNATIVA OCCUPAZIONALE ALLA CHIUSURA DELL' "AREA A CALDO" E' LO SVILUPPO DEL PORTO E DEI PUNTI FRANCHI PRODUTTIVI - BASTA CON LA STRUMENTALE CONTRAPPOSIZIONE TRA LAVORATORI E RESIDENTI: ENTRAMBI VOGLIONO LA SALUTE E IL LAVORO -


Era ora !
Da anni sosteniamo che la questione della Ferriera avrà soluzione solo quando si supererà la falsa e strumentale contrapposizione tra salute e lavoro, tra residenti e lavoratori (clicca QUI per le slide presentate ad un incontro del 2016 e clicca QUI per uno dei numerosi articoli).


Da anni sosteniamo, in polemica particolarmente accesa con taluni esponenti del Comitato 5 Dicembre poi passati a fiancheggiare Dipiazza per restarne delusi e scornati, che è necessario farsi carico non solo delle condizioni di salute dei cittadini ma anche delle alternative occupazionali per i lavoratori della Ferriera.


Finalmente si sta imboccando decisamente questa strada e ci sarà un incontro con l' Autorità Portuale.
Sono molto significative le parole di Alda Sancin di No Smog:
«Da dieci anni sentiamo promesse di dismissione, riconversione e altro, soprattutto nel corso delle numerose campagne elettorali che si sono succedute – ha ricordato Sancin – bisogna invece pensare alle reali esigenze della gente, adottando scelte concrete. Aderiamo all’ipotesi presentata da Legambiente e SpT per modificare l’accordo di programma. La Ferriera – ha continuato – richiede una procedura di dismissione graduale, che cominci dagli impianti inquinanti, fissando una data. Forse la politica è troppo vicina agli interessi della proprietà, ma è tempo che quest’ultima accettai di demolire le strutture. Bisogna infine smetterla con la strumentale contrapposizione fra lavoratori e residenti».

Parole sagge cui si contrappongono le scemenze elettorali di taluni candidati fuori dal mondo sulle "Case vere intruse a Servola"(che esiste certamente dal 1303 ! QUI).

Ecco il testo completo dell' articolo del Piccolo di oggi:
«Chiudere l’area a caldo della Ferriera»
L’appello di Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog: «Trasferiamo i lavoratori in porto»

di Ugo Salvini

Chiudere l’area a caldo della Ferriera, trasferendo gli addetti che attualmente vi lavorano in porto, dove si sta vivendo una fase di decisa crescita. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog, nel corso di una conferenza stampa che ha visto unite le tre associazioni da un comune obiettivo. «Si tratta di trovare una soluzione che garantisca da un lato la soluzione del problema inquinamento – hanno detto Lino Santoro (Legambiente), Marino Sossi (SpT) e Alda Sancin (No Smog) – e dall’altro la salvaguardia dei livelli occupazionali, in una città che ha già subito forti tagli». Tutto questo in vista dell’incontro in programma venerdì, alle 17, al Circolo della Stampa, quando i rappresentanti delle tre associazioni incontreranno Mario Sommariva, segretario generale dell’Autorità portuale. «In tale sede – ha precisato Santoro – verificheremo quali iniziative si possono intraprendere in questa fase per superare l’accordo di programma che oramai risale al 2014. L’area a caldo va chiusa in tempi brevi – ha aggiunto – perciò dopo più di tre anni bisogna cambiare. Il porto è in pieno sviluppo, perciò si potrebbero spostare i lavoratori dell’area a caldo in altri comparti produttivi». «La Ferriera – ha sottolineato Sossi – non deve più essere strumento di campagne elettorali. Bisogna invece trovare un punto di sintesi e mettere tutti d’accordo sul momento della chiusura dell’area a caldo, senza perdere posti di lavoro. È indispensabile definire un nuovo accordo di programma, con date precise sulla chiusura dell’area a caldo, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali». «Da dieci anni sentiamo promesse di dismissione, riconversione e altro, soprattutto nel corso delle numerose campagne elettorali che si sono succedute – ha ricordato Sancin – bisogna invece pensare alle reali esigenze della gente, adottando scelte concrete. Aderiamo all’ipotesi presentata da Legambiente e SpT per modificare l’accordo di programma. La Ferriera – ha continuato – richiede una procedura di dismissione graduale, che cominci dagli impianti inquinanti, fissando una data. Forse la politica è troppo vicina agli interessi della proprietà, ma è tempo che quest’ultima accettai di demolire le strutture. Bisogna infine smetterla con la strumentale contrapposizione fra lavoratori e residenti». 








venerdì 9 febbraio 2018

FOIBE E PULIZIA ETNICA: ORRORI CHE HANNO TRAVOLTO TRIESTE SCONVOLGENDONE DEMOGRAFIA, SOCIETA' E POLITICA RAFFORZANDO IL NAZIONALISMO - NON SONO STATE SOLO UN CRIMINE CONTRO L' UMANITA' MA ANCHE UN DANNO IRREPARABILE PER TRIESTE -


Ricorre il "giorno del ricordo" e proponiamo ai nostri lettori una lettura di quei tragici fatti che guarda alle conseguenze pesantissime che ha subito Trieste.

Foibe e "pulizia etnica", in quel caso a danno delle popolazioni di lingua italiana, non sono solo crimini contro l' umanità che purtroppo si sono ripetuti più volte a danno di diversi popoli nelle aree balcaniche a noi vicine, ma hanno arrecato anche un danno tremendo a Trieste provocando un flusso di profughi che ne ha sconvolto la demografia e gli assetti sociali. 


Dall' intervista al prof. Alberto Gasparini, studioso dell’Università di Trieste, già docente ordinario di Sociologia e direttore del dipartimento di Scienze politiche nonché presidente dell’Isig – Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia pubblicata sul Piccolo del 4 febbraio (pag.23):
"Trieste da decenni ormai vede più decessi che nascite. Perché?


Trieste è stata famosa sempre per essere vecchia. Però se andiamo a vedere indietro nel tempo, nel 1911 c’erano 229.445 abitanti (203.000 nel 2017 ndr), che diventano nel ’51 271 mila e nel ’71 276 mila.
Nel ’91 c’è un tracollo: la popolazione scende a 230 mila. I residenti calano del 16,56%. Dal ’91 al 2011 diminuiscono ancora di 22 mila persone.
Vediamo dunque che sostanzialmente l’esplosione è nel ’51, il che significa che è l’esodo degli istriani che aveva inciso. Gli esuli, che si erano fermati a Trieste e che non avevano seguito i figli migrati in Canada, in Australia o in altre parti d’Italia, sono genitori anziani che sono rimasti qui e hanno così incrementato la fascia, appunto, anziana.
Ciò ha contribuito a far diventare Trieste una città sempre più vecchia, senza un ricambio.
Il problema è anche che Trieste, così come Gorizia, non offriva grandi posti di lavoro e dunque la gente tendeva ad andarsene." 


Nel maggio del '57 la rivista "Trieste" stimava il numero dei profughi a Trieste in 50.000 unitá. 
Un tale massiccio arrivo, inurbamento e insediamento di popolazioni non provenienti da aree metropolitane bensì da piccoli centri e aree rurali, e ovviamente facilmente influenzabili dalla propaganda nazionalista, sconvolse  la composizione demografica e sociale di Trieste che contemporaneamente vedeva una partenza di migliaia di concittadini (circa 16.000) successiva all' arrivo dell' Italia nel 1954.
E che aveva già visto nel primo dopoguerra l' allontanamento della componente tedesca e, durante il fascismo, la pesante oppressione  sui concittadini sloveni fin dal 1919 per non parlare delle persecuzioni contro i concittadini ebrei a partire dal 1938.

Ne sconvolse anche il mercato del lavoro, indebolendo fortemente le organizzazioni dei lavoratori e creando aspri conflitti con la classica "guerra tra poveri".

E' di quel periodo la popolare canzonetta triestina "Gazetino Giuliano":" Xe più esuli qua / che formìgole in tèra /  i ne ruba el lavòr / i ne magna 'l panin, semo in tera straniera. Sona sona per mi / Gazetìno giuliano".


Le forze politiche della destra nazionalista italiana si gettarono su questa situazione come avvoltoi strumentalizzando la tragedia degli esuli e costruendosi una base che poi è perdurata per molti decenni alimentando miti come quelli di "Trieste Italianissima".

"Questo abnorme numero di persone, nella gran parte sostentate da misure assistenziali e residenti in campi profughi o in alloggiamenti di fortuna, incise non poco sui sistema sociale della citta. Molti triestini si sentirono usurpati nella loro stessa cittá da quelli che venivano considerati come "privilegi" concessi dal governo ai profughi; altri, specialmente coloro che avevano caldeggiato la causa indipendentista del Territorio Libero di Trieste, cominciarono a sentirsi "stranieri in patria"; altri ancora si ritrovarono in una situazione di assoluta indigenza dovuta alla mancanza di lavoro ed alla crisi economica che colpi la cittá dopo la partenza degli angloamericani. In questo panorama l'emigrazione venne a presentarsi come possibilitá concreta di emanciparsi da una situazione sociale ed economica (ma spesso anche política) non gradita" (da "L' emigrazione da Trieste nel dopoguerra" di Piero Purini  - Annales  10/97: clicca QUI per l' interessante articolo).


Come si vede le tensioni create da migrazioni non sono solo cosa di questi giorni.
Così come oggi condanniamo moralmente le guerre che provocano migrazioni incontrollate così dobbiamo condannare le "pulizie etniche" del passato.
Il doppiopesismo non va bene nè a sinistra nè a destra: oggi vediamo forze politiche che hanno costruito la propria fortuna schierandosi con i profughi di allora, strumentalizzandone la tragedia, scagliarsi con violenza contro gli attuali immigrati, come se allora non ce ne fossero stati tantissimi di "economici" e allettati dalle false promesse di una vita migliore in Italia.
Così come vediamo, da parte opposta, accese condanne dei conflitti attuali e dimenticanza sulle efferatezze compiute da forze militari nominalmente "comuniste".


La tragedia delle Foibe si inserisce all'interno di un fenomeno più ampio  e che fu legato all'affermarsi degli stati nazionali in territori etnicamente misti e dove secondo alcuni storici, l'identità e l'etnia degli individui e delle popolazioni erano più processi costruiti politicamente che dati immutabili e naturali.
Dal periodo che vide l' affermazione degli Stati-Nazione e dei conseguenti nazionalismi le "pulizie etniche" sono state numerose e sovente reciproche.


Da quell' esodo la composizione sociale, sindacale e politica di Trieste ne uscì artificialmente stravolta, con la crescita di una forte componente nazionalista italiana alimentata successivamente anche dalla forte immigrazione di dipendenti pubblici dall' Italia, e di questo stato di cose deve tener conto chiunque voglia operare per lo sviluppo economico e sociale della nostra città che ha in una forte autonomia una sua tappa intermedia ineludibile.

MILLE ANNI DI CONFINI EUROPEI IN DUE MINUTI: VIDEO

lunedì 5 febbraio 2018

SANITA' A TRIESTE: EVERSIONE, TONI DA GAZZARRA E REALTA' DOCUMENTATA.

Secondo il sondaggio di Renato Menheimer la Sanità è al secondo posto, dopo il lavoro, tra i temi che interessano di più ai cittadini (clicca QUI).
E sulla Sanità si sta consumando in Regione uno scontro con toni isterici alla vigilia delle elezioni.

La presidente della regione Serracchiani ha addirittura tacciato, con toni accesamente berlusconiani, di eversione i magistrati della Corte dei Conti rei di aver criticato alcuni aspetti della Riforma sanitaria da lei voluta.

Le accuse si rimpallano nel campo politico con toni da gazzarra e da osteria ma povertà di argomenti: perfino uno che devrebbe essere un tecnico come  il presidente della commissione Salute del consiglio regionale, lo psichiatra Franco Rotelli, parla di «saccente e sempre sospetta supponenza della Corte dei conti regionale»: magistrati sempre sospetti e saccenti per principio ?...mah.

Si distingue per equilibrio e buon senso il commento dello scrittore  Tullio Avoledo (candidato al senato per il Patto per l’Autonomia a Pordenone):
«la Corte dei Conti ha essenzialmente lo scopo di responsabilizzare l’attività dei pubblici dipendenti nei confronti dei cittadini: la competenza della Corte non può assolutamente essere messa in discussione, soprattutto da chi è soggetto alla sua censura.
Nonostante i supposti dati genericamente evocati dalla governatrice uscente, la percezione che la sanità regionale sia in miglioramento non sembra condivisa né dagli utenti né da chi negli ospedali lavora e combatte ogni giorno contro le drammatiche carenze di mezzi e organico. L’orchestrina del Titanic continuò a fare il suo lavoro mentre la nave affondava e probabilmente ritenne di aver fatto un buon lavoro
».


Abbiamo notato l' assenza di commenti sulla sanità di Riccardo Illy candidato al senato che essendo stato Presidente della Regione che ha potestà primaria sulla sanità e avendo conoscenza della magistratura amministrativa qualcosa potrebbe dire, visto anche che ha rilasciato dichiarazioni su altri temi come la  legge Fornero "che ci invidia tutto il mondo" e la Ferriera per cui "a Servola l'intruso sono le case" evidenziando una visione decisamente originale sui temi salute - sanità.

Abbiamo invece ricevuto un articolato e documentato comunicato della dott.ssa Laura Stabile, candidata indipendente al Senato per il Centro Destra, da sempre impegnata nella denuncia delle storture e danni della Riforma Serracchiani della sanità. 
Lo pubblichiamo per intero, malgrado la nostra distanza da quella parte politica, visto che non è stato ripreso dalla stampa probabilmente per i toni troppo pacati e perchè contiene un' interessante documentazione utile a tutti i cittadini.

Naturalmente siamo disposti a pubblicare ogni altro articolo documentato che tecnici o esponenti di altre parti politiche volessero farci pervenire all' indirizzo: rinascita.triestina@gmail.com:


COMUNICATO STAMPA
I DATI STATISTICI CONFERMANTI LA CORTE DEI CONTI

Il rapporto della Corte dei Conti 2017 per il Friuli Venezia Giulia sembra confermare le difficoltà che l’applicazione della riforma sanitaria regionale sta creando: da un lato evidenzia una tendenza, in linea con quella nazionale, alla riduzione della spesa; peraltro riconosce al Friuli Venezia Giulia un peggioramento che si è verificato in importanti ambiti di attività, in particolare gli ospedali, tanto da perdere posizioni nelle specifiche classifiche nazionali. Colpisce il fatto che l’asse portante della riforma, l’integrazione fra attività territoriale e quella ospedaliera, risulta di valutazione incerta, perché non sono disponibili dati analitici e affidabili in merito.
L’ attività di emergenza urgenza risulta lievemente peggiorata nel 2016; in questo ambito sarà importante conoscere i dati relativi al 2017, nel corso del quale è stata attivata la centrale operativa unica regionale del 118 e il NUE 112.
Relativamente al Fascicolo sanitario elettronico, di cui la Corte dei Conti rileva il mancato utilizzo, la Presidente della Giunta regionale dichiara che “il fascicolo elettronico è entrato in vigore, come da data fissata dal livello nazionale, il 1° gennaio del 2018” e che è “quindi illogico sostenere che non viene utilizzato in FVG: perché prima di un mese fa non c’era”. Risulta invece che a fine 2017 Il Fascicolo sanitario elettronico è presente in 15 Regioni, ne sono stati attivati 11.108.829. Al 100% è attivo in Emilia Romagna e Lombardia, seguite da Lazio (99%)., Valle d’Aosta (95%) e Puglia (93%).
La Presidente della Giunta regionale dichiara che tutti gli indicatori sarebbero positivi per la sanità del Friuli Venezia Giulia. L’ultimo rapporto CREA dell’Università Tor Vergata ha collocato il Friuli Venezia Giulia alla penultima posizione in Italia, partivamo dalla seconda e, vale la pena di ricordarlo, un elemento determinante è stata la rinuncia alle cure, per motivi economici e non. Ma, rimanendo nell’ambito della valutazione effettuata dal Laboratorio Management e Sanità del S. Anna di Pisa, progetto al quale la nostra Regione ha volontariamente scelto di aderire, gli indicatori sono in buona misura negativi.
Sull’integrazione ospedale-territorio, il rapporto del S. Anna, consultabile in internet, esamina il numero di accessi in Pronto Soccorso, tanto più alti quanto più i servizi territoriali sono inefficaci a prevenirli.
La performance risulta buona (verde) in due Aziende, media (gialla) in altre due e scarsa (arancione) proprio nell’Azienda ospedaliero-universitaria-territoriale di Trieste, che avrebbe dovuto rappresentare un modello per altre realtà regionali. Non deve sfuggire che i dati sono “standardizzati”, quindi non risentono dell’età della popolazione.

Ma la situazione è in peggioramento sull’intero territorio regionale, visto l’incremento di accessi al Pronto Soccorso che vi è stato dal 2015 al 2016:


Per le situazioni considerate curabili ambulatorialmente, quindi evitando il ricovero, le performance risultano ancora meno brillanti (giallo = media, arancione = scarsa):

Ma vi sono altri indicatori che non descrivono buoni risultati, la situazione più critica riguarda la copertura vaccinale. La tabella che segue riguarda la vaccinazione esavalente che si pratica nei bambini. Il colore rosso indica una performance classificata quale pessima:
   

Il monitoraggio del S. Anna prende anche in considerazione, separatamente, la Aziende ospedaliero universitarie, che in Friuli Venezia Giulia sono le ASUI di Trieste e di Udine, quindi i due maggiori ospedali della regione, hub di secondo livello. Anche queste statistiche, consultabili da tutti in internet, non forniscono risultati incoraggianti per diversi aspetti, che qui sarebbe troppo lungo elencare.
Queste statistiche, per loro stessa natura, non rappresentano verità assolute, ma evocano molto chiaramente il fallimento della riforma sanitaria: emerge, infatti, che i servizi territoriali non sono in grado di far fronte ai tagli negli ospedali, e anche questi non corrisponderebbero più all’eccellenza a cui nella nostra regione eravamo da tanto tempo abituati.
Dr.ssa Laura Stabile

venerdì 2 febbraio 2018

ELEZIONI - PERCHE' ILLY E IL PD HANNO GIA' PERSO - LA VERA SFIDA IN QUESTA STRANA TORNATA E' TRA SANITA' E PARTITI (PASSANDO PER L' ECONOMIA E IL PORTO FRANCO)

Un primo commento sulle prossime elezioni politiche a Trieste.
A parte uno scontato elevato astensionismo notiamo che sia per il Senato che per la Camera la disfida ai collegi uninominali vedrà un argomento prevalente: la sanità che notoriamente è un bisogno primario.


Al Senato il PD rispolvera nuovamente Riccardo Illy mentre il centro-destra candida Laura Stabile, indipendente senza tessere, nuova alla politica ma combattiva dottoressa di prima linea nella Medicina d' Urgenza e impegnata nella denuncia delle storture e dei danni della "Riforma Sanitaria" della Serracchiani nella sua veste di segretario della ANAAO (sindacato di medici e dirigenti del servizio sanitario).


Perchè un cittadino dovrebbe votare l' altezzoso e distante Riccardo Illy, membro per nascita dell' èlite cittadina, che ha già avuto una lunga carriera politica con 15 anni di ruoli di primo piano (due volte sindaco di Trieste, deputato al Parlamento e Presidente della Regione senza peraltro fermare la decadenza di Trieste, 
con una poltrona di nomina politica da 61.647 euro nel CdA della multiutility Hera - che non si occupa di caffè ma elettricità e gas - fino all’anno scorso), ma che pretende di presentarsi come imprenditore "prestato alla politica" quando ha fatto soprattutto il politico o ricoperto ruoli secondari nell' impresa di famiglia creata dai bravi genitori e gestita dal fratello, e da cui sembra potersi distaccare  nuovamente senza troppi traumi per l' azienda?

Illy dopo aver perso le elezioni per Presidente della Regione è letteralmente sparito per i fatti suoi senza degnare nemmeno di un comunicato gli elettori che lo hanno sostenuto: un atteggiamento simile a quello del suo amico Federico Pacorini, da lui stesso proposto come Sindaco per il PD (QUI), che sconfitto nella sua ambizione di diventare sindaco di Trieste si è dimesso anche da consigliere comunale di diritto e invece di fare umile opposizione è sparito dalla scena politica sdegnato.
Atteggiamenti da Prime Donne che non giocano se non hanno il ruolo principale.


Illy e Pacorini 
hanno condiviso, oltre all' altissima considerazione di sè e i medesimi ambienti confindustriali, anche il giudizio negativo sui "Punti Franchi" del nostro Porto Franco che entrambi hanno additato essere solo "per intrigo" venendo smentiti clamorosamente dall' attuale sviluppo del loro utilizzo produttivo.


Che si tratti di uomini di Confindustria e della destra economica neoliberista alla Mario Monti che utilizzavano il tram del cosiddetto Centro Sinistra e di un PD ormai privo di identità e interesse per i lavoratori ma affascinato dal bel mondo degli "imprenditori illuminati" alla Marchionne è ben evidenziato dalle recentissime dichiarazioni di Illy sulla Legge Fornero " la più bella e invidiata del Mondo"- (video)




I lavoratori e le fasce popolari più deboli e colpite dalla crisi hanno ricambiato votando altrove.

E perchè non dovrebbero farlo anche a Trieste preferendo una dottoressa che ha sempre lavorato sul campo, è notoriamente di salda cultura democratica, ed  è impegnata nella difesa dei diritto alla salute dei cittadini contro una "riforma" che serve solo a tagliare i costi e i cui danni tutti verificano quotidianamente?

A noi il Centro Destra non piace per niente e ci fa letteralmente orrore e disgusto il suo nazionalismo italiano (che però abbonda anche nel Centro Sinistra) ma va, nostro malgrado, ammesso che è stato intelligente a dare spazio a questa candidatura indipendente legata ai problemi delle persone. 


Il PD invece ha pensato di tirare fuori dalla naftalina un personaggio elitario che ha fatto il suo tempo e che per le sue posizioni sul Porto Franco, che ha sempre avversato, è del tutto inadatto a rappresentare gli interessi di Trieste in questa nuova fase storica e geopolitica in cui il motore principale della città sarà proprio il Porto Franco Internazionale. 
Altro che "Ciclone Illy" come strombazzato sul Piccolo !
Aver dichiarato di avere 
nel DNA una certa predisposizione mitteleuropea e all' autonomia non ci pare sufficiente: è una caratteristica  genetica molto diffusa da queste parti ed è probabilmente presente anche nella sua antagonista.

All' uninominale alla Camera invece assistiamo alla disfida tra due tromboni già presidenti della Regione, Serracchiani e Tondo, entrambi friulocentrici e responsabili di accordi col governo centrale per trasferire risorse dal territorio a Roma nel tentativo, assolutamente inutile, di ridurre il debito pubblico nazionale che continua infatti ad aumentare.


Con il trasferimento a Roma di una quota consistente delle tasse che prima restavano in loco mancano i soldi per servizi vitali: ad esempio la sanità ed ecco  il motivo della famigerata "riforma".
Che a Bolzano non hanno fatto perchè lì i soldi se li sono tenuti grazie alla Provincia Autonoma.


Ma all' uninominale della Camera oltre al "derby dei presidenti di regione" spunta la candidatura di Vincenzo Zoccano per i 5 Stelle, anche questo un uomo della "sanità" in senso lato e dei servizi ai cittadini: infatti è il Presidente Nazionale della Consulta dei Disabili particolarmente e duramente colpiti dai tagli.


Vedremo se i cittadini che andranno a votare daranno più retta alle appartenenze ideologiche oppure alla scelta delle persone: Sanità contro Partiti e ideologie...

E non dimentichiamo che anche la Ferriera è una questione di sanità che investe l' operato della Regione.


Queste considerazioni sono di giorni fa ma sembrano confortate dai sondaggi e dalle proiezioni pubblicate il 2 febbraio da Repubblica collegio per collegio del Senato: Illy viene dato per perdente con il 30% contro il 36% alla Stabile (clicca QUI e vedi immagine sopra).


Queste elezioni secondo questi sondaggi segneranno un' ulteriore tappa nella spaccatura dell' Italia, anche politica oltrechè economica e civile: M5S al Sud, PD arroccato al Centro, Centro Destra al Nord.


E Trieste, in questo mare agitato, farebbe bene a cominciare a preparare la scialuppa di salvataggio dell' autonomia come hanno saggiamente fatto gli amici Sudtirolesi che hanno il territorio più ricco del Paese, e in forte crescita, grazie all' autogoverno che li rende indipendenti nei fatti se non nella forma.