RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

mercoledì 7 settembre 2016

TRIESTE E' PURTROPPO A RISCHIO SISMICO - IL CONSIGLIO COMUNALE SI IMPEGNI A FAR ADEGUARE LA ZONA SISMICA E A FAR INSERIRE TRIESTE NEI PIANI DI PREVENZIONE E NEGLI STANZIAMENTI PUBBLICI, INVECE DI GINGILLARSI CON RIUNIONI RETORICHE PER STANZIARE ELEMOSINE DOPO LE CATASTROFI - PUBBLICHIAMO UN ULTERIORE STUDIO GEOLOGICO -





In Consiglio Comunale si scontrano sulla convocazione di retoriche e inutili riunioni plenarie per stanziare un po' di elemosina DOPO le catastrofi.

PERCHE' NON SI IMPEGNANO A PREVENIRLE RICHIEDENDO CON FORZA L' ADEGUAMENTO DELLA ZONA DI TRIESTE AL REALE RISCHIO SISMICO?


Oggi pubblichiamo un nuovo studio ufficiale, ben noto alle autorità, perchè pubblicato su un' autorevole rivista scientifica nel 2012. 
CLICCA QUI PER SCARICARLO

Nella (*) Nota in fondo riportiamo anche tutti gli altri materiali segnalati nei nostri precedenti articoli.

Ricordiamo nuovamente che Trieste è classificata Zona 3 a basso rischio sismico (e per questo è stato approvato il Rigassificatore dal Ministero dell' Ambiente) e questo la ESCLUDEREBBE dagli stanziamenti per la messa in sicurezza degli edifici che oltre ad essere doverosa sarebbe un volano per l' edilizia e l' economia locale.
Mentre Udine e Gorizia rientrerebbero  nei piani di prevenzione perchè sono classificati Zona 2.


Questa inutile politica locale vuole continuare con il masochismo ?

(* Nota):
Per i nostri precedenti articoli con la documentazione dei recenti studi geologici clicca QUI e QUI.
Per il servizio del TGR RAI clicca QUI.
Per l' articolo del Sole 24 Ore sul Casa Italia clicca QUI.
Per la mappa italiana del rischio sismico clicca QUI.


Ci sono pure i precedenti storici.
Dallo studio pubblicato oggi (pag.8) la storia sismica con evidenziato il terremoto con TSUNAMI del 26 marzo 1511 che ha devastato Trieste (6.000 morti su 7.000 abitanti secondo Il Tamaro) ed è arrivato fino a Venezia, presumibilmente generato dalle faglie del golfo di Trieste attivate dal forte terremoto con epicentro ad Idria.
Per il nostro articolo sul terremoto del 1511 clicca QUI.





martedì 6 settembre 2016

IL NULLA E LA SOSTANZA: DI FRONTE A UNA TRAGICA REALTA' DI DECLINO E CALO DEMOGRAFICO DALLA POLITICA ARRIVANO SOLO CHIACCHIERE VUOTE - LA SOSTANZA ARRIVA SOLO DALLA RIPRESA DI COLLEGAMENTI DEL PORTO CON LA MITTELEUROPA - ORMAI LA POLITICA LOCALE SI AVVIA VERSO L' INSIGNIFICANZA -



Seguendo l' informazione locale  si viene presi da un senso di irrealtà.
Da una parte la tragica sostanza di una città che perde mille abitanti all' anno malgrado l' aumento dell' immigrazione: ed è per mancanza di lavoro e prospettive per i giovani e non per l' alto costo del Viagra.

Dall' altra interventi dei politici che balbettano luoghi comuni e cretinate: dall' urbanizzazione - sdemanializzazione - privatizzazione di Porto Vecchio in una città con 20.000 abitazioni vuote, ai Casino', al mercato delle sardelle in Punto Franco, ai Fertility Day...

La nota positiva viene dalla "cura del ferro" (ovvero ferrovia) per il Porto Franco Internazionale di Trieste con il nuovo collegamento con la Slovacchia, una porzione della Mitteleuropa e dell' Impero da cui siamo stati staccati forzatamente da oltre 100 anni.
Una giusta valorizzazione di una delle eredità lasciate a Trieste dall' Austria: una efficiente rete ferroviaria di cui giustamente l' Impero andava fiero.
E a cui purtroppo manca il tratto di Transalpina tra Opicina e Campo Marzio-Porto Nuovo messo recentemente fuori servizio malgrado le proteste degli operatori.


Non possiamo esimerci dal dire bravi al Commissario D'Agostino (che lavora seriamente malgrado l' italica buffonata di incarichi rinnovati a sei mesi alla volta) e agli operatori portuali coinvolti.
Avevamo già enunciato un criterio per valutare gli avvenimenti: bene è tutto quello che ricollega Trieste al suo entroterra naturale e ai traffici internazionali, male è tutto ciò che la isola.


Ormai operatori e forze sociali devono perdere ogni residuo atteggiamento di deferenza verso i politici che non hanno più niente da dire se non tentare di andare al traino.
Il merito storico del movimento indipendentista è stato quello di aver rimesso al centro la questione del Porto Franco Internazionale e del regime di vantaggio di Punto Franco.
C'è stata una sconfitta elettorale ma i contenuti si stanno diffondendo ed affermando e lo si rileva dallo stesso linguaggio che comincia a recepire i temi legati alla visione di Trieste come Porto Franco Internazionale della Mitteleuropa.


RIPORTIAMO SOTTO L' ARTICOLO SUL CALO DEMOGRAFICO, INTERESSANTE PER LA QUANTITA' DI DATI, E QUELLO SUL COLLEGAMENTO FERROVIARIO CON LA SLOVACCHIA. Le posizioni dei politici non vale nemmeno la pena di riportarle tanto sono vuote e inutili.

Persi 27mila residenti negli ultimi 25 anni Crollo verticale degli abitanti: dai 230mila del 1991 ai 203mila del 2015 Gli stranieri rappresentano il 10% del totale. Un triestino su tre è over 65 
Nell’arco di un quarto di secolo, dal 1991 al 2015, il Comune di Trieste ha perso circa 27mila residenti, a un ritmo di oltre mille abitanti all’anno. In termini percentuali la flessione misura l’11,7%. Dal punto di vista delle dimensioni demografiche, è come se la popolazione di Monfalcone si fosse volatilizzata. I dati sono contenuti in un documento elaborato dall’ufficio statistica comunale. Il trend Riepiloghiamo: nel 1991, quando ancora vigeva la cosiddetta Prima repubblica e il sindaco era lo scudocrociato Franco Richetti, il Comune aveva 230.644 residenti contro i 203.953 risalenti al 31 dicembre 2015. In linea teorica, qualora si confermasse questa tendenza, nel 2041 Trieste avrebbe 175 mila abitanti: comunque già ora la soglia dei 200 mila è pericolosamente vicina. Se osserviamo la serie storica, notiamo che il calo è pressochè costante, a eccezione del 2009 e del 2010, quando s’interruppe la discesa, sia pure per poche centinaia di unità, a causa di una temporanea impennata dei flussi migratori. Gli immigrati La presenza straniera nel Comune ammonta a 19.814 unità, ed è risultata in aumento fino al 2012 e 2013, quando il contributo demografico estero ha superato quota 20mila. La proporzione dice che gli italiani rappresentano il 90,29% e gli stranieri il 9,71%: quindici anni orsono, nel 2001, le provenienze estere erano 8885, pari all’8,03%. Ma sulle caratteristiche di questa presenza torneremo tra un po’. Le fasce d’età Vediamo invece come si compone la popolazione triestina per fasce anagrafiche. Senza pretesa di scientificità ma per fornire alcuni criteri interpretativi, abbiamo raggruppato i residenti in tre macro-ambiti. Da 0 a 24 anni si collocano circa 40 mila persone, pari al 20% del totale. Nel grande contenitore della stagione lavorativa, dai 25 ai 64 anni, ci sono circa 105 mila residenti. Infine, gli ultra-sessantacinquenni sono circa 60 mila e rappresentano il 30%: d’altronde non è una novità che Trieste sia una città decisamente agée, recenti dati Inps accreditano 75mila pensionati nel territorio provinciale. La provenienza degli stranieri Torniamo ora alla popolazione straniera. Le principali cittadinanze sono la serba (4868), la romena (2803), la croata (1196), la kosovara (1142), la cinese (1027). Se ricomponiamo le cifre degli stranieri seguendo criteri geografici, avremo 8270 arrivi dall’ex Jugoslavia (compresi quindi bosniaci e macedoni). Se sommiamo gli ex territori jugoslavi alle altre presenze legate all’Est europeo (romeni, ucraini, moldavi, albanesi), arriveremo a circa 13 mila presenze, dunque si tratta dei due terzi degli stranieri residenti nel capoluogo regionale. Dal punto di vista anagrafico la maggiore incidenza percentuale degli stranieri sul totale dei residenti si situa nella fascia tra i 25 e i 39 anni, cioè quella maggiormente mobilitata sul fronte occupazionale. La distribuzione sul territorio Interessante la suddivisione per circoscrizione: la Quinta Barriera Vecchia-San Giacomo è di gran lunga la più frequentata con 8.702 presenze straniere, seguita dalla Quarta Città nuova-Barriera nuova-San Vito-Cittavecchia con 3892 unità, al terzo posto la Terza Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola con 2974 presenze. Le famiglie Vediamo altri indicatori significativi della struttura demografica triestina. Per esempio il numero delle famiglie: sono 105.542 con una media di componenti pari all’1,91. Ovvero non si arriva alla coppia. Il numero delle “monocellulari” è molto elevato e tocca le 50.290 unità. Sono poco meno di 30mila le famiglie formate da due componenti, quasi 14.500 quelle con tre persone, mentre in 8777 casi si giunge ai quattro familiari. Nascite e decessi Un’ultima “mano” di cifre sui saldi. Quello naturale (nati/ morti), nella serie 2000-2015, è sempre negativo, con oscillazioni tra -1326 (come nel 2014) e - 1890 (come nel 2002). Una curiosità di genere: le femmine battono nettamente i maschi col punteggio di 107.013 a 96.940.

Treno dal Molo Settimo alla Slovacchia Oggi parte il primo convoglio per il terminal a Sud di Bratislava. D’Agostino: «Trieste rinasce grazie alla cura del ferro»
Il porto di Trieste è collegato ora anche con la Slovacchia. Parte oggi infatti dal terminal container del Molo Settimo gestito da Tmt il primo convoglio diretto al terminal di Dunajska Streda a Sud di Bratislava. Si tratta del primo e finora unico collegamento fra Trieste e questo Paese, ma nel darne notizia l’Autorità portuale sottolinea come faccia immediato seguito alla recente intensificazione della linea con la non lontana Budapest, capitale dell’Ungheria, sulla quale viaggiano adesso ben cinque convogli alla settimana. Il servizio nasce da un progetto di Msc le cui portacontainer oceaniche collegano il Far East con l’Alto Adriatico. Attraverso Marinvest la stessa Msc ha una forte partecipazione, con il 45% delle quote, in Tmt che è controllata da Pierluigi Maneschi. Il collegamento si è sviluppato con l’operatore logistico globale Metrans che connette non solo i porti di Trieste e di Capodistria, ma anche quelli di Amburgo, Rotterdam e Bremerhaven con alcuni dei principali interporti dell’Europa centrale e orientale. Da Trieste il treno raggiunge in meno di 24 ore l’hub di Dunajska Streda dal quale si sviluppa il network ferroviario di Metrans che dà la possibilità di raggiungere anche, in particolare, la Repubblica Ceca. «Questo nuovo servizio - ha commentato il commissario dell’Authority Zeno D’Agostino - dimostra come Trieste stia rinascendo proprio grazie agli investimenti nel settore ferroviario. Nessun altro scalo italiano ha tale vocazione internazionale e può proporsi con eguale forza verso l’estero». Il nuovo collegamento è particolarmente importante perché va a rafforzare i servizi ferroviari con il mercato di riferimento per il traffico container di Tmt e rappresentato appunto dall’Europa centrale e dell’Est. Per ora ha cadenza settimanale, ma rientra nell’obiettivo generale di aumentare la frequenza dei treni nell’ottica di uno sviluppo costante dei mercato internazionale. Come si evince dal sito Internet, Tmt conta ogni settimana cinque coppie di treni (import più export) con Villaco, Graz, Vienna, Linz, Salisburgo e Wolfurt in Austria e Budapest, 4 con Monaco di Baviera, una o due con Ulm, una con Burghausen, quattro con Ludwigshafen, Colonia, Duisburg e Leipzig in Germania, da 5 a 7 con Padova e una con Fernetti. Nel corso del 2015 il porto di Trieste ha movimentato complessivamente 5.604 treni con una crescita del 12,7% rispetto all’anno precedente. Il 2016 però è partito ancora meglio e gli ultimi dati diffusi dall’Authority, che si riferiscono al primo semestre, registrano 3.334 convogli con un balzo all’insù adddirittura del 17,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Trieste ha ora messo nel mirino La Spezia che vanta il primato nazionale con settemila treni all’anno e conta di strapparle il record. Al terminal Emt sul Molo Sesto l’anno scorso delle 80.761 unità di carica sbarcate ben 71.004 cioé l’88% ha viaggiato via treno. Alla cosiddetta “cura del ferro” contribuiscono tra gli altri anche il terminal Samer e quello di Arvedi.

lunedì 5 settembre 2016

LA POLEMICA SUL NULLA DI PORTO VECCHIO NASCONDE IL VUOTO DI PROSPETTIVE PER LA RINASCITA DI TRIESTE - LO "SCONTRO TRA TITANI" E' UNA BARUFFA SENZA SENSO TRA TOPOLINI -



Due paginoni del Piccolo sullo scontro su Porto Vecchio: di fronte all' evidenza che a quasi due anni di distanza dal celebre "Emendamento Russo" sulla sdemanializzazione di Porto Vecchio non c'è niente di concreto, nemmeno il trasferimento di proprietà al Comune da due mesi passato al Centro Destra, si rimpallano le accuse condite da ipotesi fantaeconomiche e fantaturistiche prive di qualsiasi fondamento concreto.
Si va dai fantasmatici Fondi Sovrani smaniosi di investire nell' area evocati da Russo in qualità di medium, all' ipotesi di Casinò passando per il mercato delle sardelle in Punto Franco.
Desolante assenza di qualsivoglia ipotesi seria di rilancio dell' economia di Trieste.

Un rilancio che passa necessariamente per tre punti principali:
1) Porto Franco Internazionale di Trieste.
2) Riutilizzo produttivo e in regime di Punto Franco dell' Area di Porto Vecchio (vedi slide alla fine).
3) Rilancio dell' edilizia diffusa grazie alla messa in sicurezza antisismica con contributi pubblici grazie all' aggiornamento della mappa di sismicità sulla base dei recenti studi geologici.

Commercio, servizi e professioni, adeguatamente liberate da burocrazia e concorrenza sleale, necessariamente seguiranno l' avviamento dei motori economici principali.

Per apprezzare l' assenza totale di concretezza vanno letti gli articoli della titanica polemica.

L' INTERVENTO DI RUSSO CHE HA INIZIATO IL CONFRONTO SUL NULLA :
A quasi due anni dalla legge del senatore triestino del Pd che ha sdemanializzato i magazzini il passaggio di mano è ancora in alto mare. (MA VA'?!)-

La rivoluzione Russo è ancora pura teoria  ( COME VOLEVASI DIMOSTRARE E' SOLO UN BLUFF!) e a oltre venti mesi dall’approvazione della legge del senatore triestino del Pd il Porto vecchio rimane un deserto abbandonato dove nulla è cambiato, nemmeno il previsto passaggio di proprietà dell’area al patrimonio del Comune. Senatore, non le sembra che il Comune non abbia tanta fretta di prendersi in carico i Magazzini del Porto vecchio? Porto Vecchio può segnare il rinascimento di una città straordinaria ma che non può permettersi di sprecare nessuna occasione. La nuova amministrazione comunale ha una grandissima responsabilità: se c'è la volontà politica entro un anno si può arrivare a un grande investitore internazionale e al decollo dell'intera operazione. Sta ai nuovi amministratori la scelta: scrivere una pagina indelebile nella storia di Trieste o farla sprofondare definitivamente nell'immobilismo. All'Autorità portuale va riconosciuta la disponibilità a velocizzare i tempi a partire dall’offerta fatta al Comune di continuare a finanziare i costi di gestione ordinaria fintantoché le aree non saranno vendute o concesse a investitori privati. Risulta che la Corte dei conti abbia fatto qualche rilievo sulla destinazione dei 50 milioni stanziati dal Cipe? Ad esempio sulla parte a favore dell’Ursus? È un problema che si può risolvere. Se partono gli investimenti ci saranno anche le risorse per una realtà unica come l'Ursus, però mi pare che al momento il Comune non abbia fatto nulla per mettersi in condizione di ricevere i 50 milioni che il Governo Renzi ha stanziato. Ribadisco, come ho già fatto ai diretti interessati, che sono a disposizione, ma servono progetti precisi e puntali che al momento Roma non ha ancora ricevuto. Qualche ritardo può essere addebitato anche all'amministrazione precedente di centrosinistra? L'amministrazione precedente ha avuto il merito di iniziare un lavoro difficile: ad esempio lo spostamento dei Punti franchi. Qualcosa in più però poteva essere fatto. Già a novembre 2015 portai a Trieste il Commissario nazionale dell'Anticorruzione Cantone il quale, sul modello Expo, ci indicò la strada da seguire: creare al più presto una società snella con un management capace di operare a livello internazionale e preparato per gestire l'area. Purtroppo non se ne è ancora fatto nulla. Che fine ha fatto il lavoro dell'advisor la cui parte fondamentale doveva essere conclusa già a giugno-luglio? Ernst&Young ha completato i primi due step. Manca la conclusione: ma per finire il lavoro mi risulta che l'advisor aspetti ancora le indicazioni da parte del Comune. Credo che il sindaco Dipiazza dovrebbe insistere per ottenere da loro non tanto il masterplan quanto il modello di gestione dell'area. Ovvero chi, con quali risorse e in che modo gestirà la riqualificazione dei Magazzini. Immagino che il primo passaggio sia la creazione di una società pubblica in cui la maggioranza sia detenuta dal Comune ma preveda la partecipazione di Regione, Autorità Portuale e Invitalia. Questi tre soggetti, insieme al Comune, potrebbero contribuire inizialmente con risorse necessarie alla fase di start-up. L'attuale amministrazione, oltre a mandare la documentazione a Dubai, avrebbe dovuto già coltivare altri potenziali investitori? Prima di contattare gli investitori vanno completati i passaggi intermedi: serve il dossier completo da parte dell' advisor e, come accennavo, la creazione di una società gestita da un management preparato. Una volta completato l'iter va selezionata, sulla piazza internazionale, una banca d'affari che aiuti il Comune a individuare i grandi investitori internazionali. In un periodo in cui le rendite finanziarie garantiscono ritorni molto bassi, un investimento come quello in Porto Vecchio, un'area pregiata frontemare in una delle città più belle d'Europa, può rappresentate un'ottima opportunità di investimento per molti fondi internazionali. Loro, a differenza degli investitori italiani (e ancor più delle amministrazioni pubbliche), 5 miliardi di euro li hanno a disposizione. Può essere verosimile che il Comune non sappia da che parte incominciare per occuparsi, facendo quadrare i conti, di messa in sicurezza, illuminazione, sorveglianza, assicurazione, tassazione del patrimonio immenso che sta per piovergli addosso? Capisco le difficoltà di prendere in mano un dossier così difficile e su cui c'è grande aspettativa da parte dell'opinione pubblica. Ma se il centrodestra, nei prossimi mesi, si rendesse conto di non essere in grado di progettare il futuro della nostra città gestendo al meglio un progetto ambizioso come questo, farebbe meglio a dirlo apertamente. E a chiedere aiuto perché su questo punto c'è la disponibilità di tutti, senza distinzione di casacca politica. Se invece tra un anno nulla sarà cambiato sarò io il primo a chiedere che Dipiazza e la sua giunta si facciano da parte. Concretamente si rischia di vedere il panorama immutato anche per i prossimi due anni finché non sarà aperto in Porto vecchio il nuovo Mercato ittico? Farò tutto quanto è in mio potere affinché non accada. E spero che Dipiazza non cada nella tentazione di riproporre il progetto dell'ex presidente Monassi: uno spezzatino in cui, per far contenti alcuni interessi particolari, le aree venivano affidate, senza un disegno complessivo, a una miriade di soggetti. Sarebbe la pietra tombale sull’area. Serve, invece, un progetto complessivo e un grande investitore che, in accordo con le indicazioni fornite dal Comune (la percentuale della superficie adibita al verde pubblico, alle attività commerciali e industriali, a quelle culturali e di ricerca, al rimessaggio dei grandi yacht, al turismo, al residenziale) si prenda l'onere di riqualificare tutta l'area. Se questo accadrà sono certo che gli imprenditori non solo triestini, ma anche internazionali faranno la fila per uno spazio in Porto Vecchio. 

LA RISPOSTA DEL CENTRO DESTRA OGGI, INSIEME ALLA SOLITA POLEMICA INTERNA AL PD FRA RUSSO E COSOLINI:
«Come si può dar credito sul Porto vecchio a un senatore come Francesco Russo che voleva portare la sabbia a Barcola per creare una megaspiaggia o a un partito di governo come il Pd che non ha ancora bocciato il porto offshore di Venezia che sarebbe la morte di Trieste e che non ha nemmeno messo la parola fine al rigassificatore di Zaule?». Il centrodestra affida alla coordinatrice regionale di Forza Italia Sandra Savino, persona che mai si sottrae al confronto, la replica alle dure accuse di Russo che dopo aver rilevato che a oltre 20 mesi dalla sua legge l’immobilismo regna sovrano ha concluso che se entro un anno Porto vecchio non sarà alla svolta, Dipiazza dovrà dimettersi. Lo stesso sindaco non risponde alle telefonate che vorrebbero chiedergli una replica e così nemmeno il suo portavoce. «Una polemica strumentale che non merita nemmeno la lettura dell’intervista», la bolla il vicesindaco Pierpaolo Roberti. «Il Porto Vecchio non è una partita che si risolve in due minuti come vuol far credere il senatore Russo - sottolinea Savino - serve lungimiranza e visione di insieme, dato che è una sfida a lungo termine e non uno sprint da campagna elettorale. L’attuale giunta, che è al lavoro da neanche due mesi, ha ereditato una situazione difficile con problemi da risolvere nell’immediato, penso alla pulizia della città, al mercato ittico e all’occupazione, questioni che hanno la priorità assoluta». Secondo la parlamentare forzista anche la questione Porto vecchio «sarà influenzata dalle scelte del governo sul progetto dell’offshore di Venezia. Mi chiedo cosa stia facendo Russo all’interno del Pd - afferma - visto che rischiamo di azzerare lo scalo giuliano con ripercussioni drammatiche. Chieda conto a Delrio di qual è la strategia del governo per l’alto Adriatico, ovvero se proseguirà questo dualismo o se una volta per tutte si punterà su Trieste, che richiede pochissimi investimenti, come hub principale». Anziché addentrarsi nell’argomento, Savino ricorda «il tema del rigassificatore sul quale il Pd ha fatto cadere un velo di silenzio dopo le parole del Ministro Calenda, casualmente in campagna elettorale, alle quali non sono seguiti atti ufficiali. Invece di parlare di Dipiazza - prosegue - Russo farebbe bene a parlare delle politiche drammatiche della presidente Serracchiani, più interessata a fare la vicesegretaria dei democratici che gli interessi dei cittadini. I 50 milioni di Franceschini - sostiene - erano una mossa elettorale esattamente come le promesse di aumenti nel pubblico impiego, quest’ultima questione arenatasi dopo la sconfitta elettorale e davanti alle indisponibilità economiche. Russo, che ricorderemo perché voleva portare la sabbia a Barcola, farebbe bene a chiedere conto alla sua presidente. Ricordiamo - aggiunge la parlamentare azzurra - che i 50 milioni annunciati dal Governo con la sfilata del premier sempre in campagna elettorale, servono a ben poco considerato che 5 sono già impegnati per l’Ursus, che con il massimo rispetto sembra una cifra completamente fuori da ogni logica». A detta dell’esponente berlusconiana, bisogna infine considerare «anche la quantità di lavori che richiede l’area dove non ci sono le opere infrastrutturali che in ogni caso graverebbero sulle casse comunali. Come centrodestra abbiamo presentato un programma chiaro per il rilancio della città e sulla base di questo i cittadini ci hanno premiato. Ora sul Porto Vecchio - conclude - serve la giusta cura nella ricerca degli investitori che devono dimostrarsi affidabili e che potranno arrivare grazie alle mosse dell’attuale amministrazione comunale, dopo 5 anni di buio Pd come ha ammesso lo stesso senatore durante le primarie». Ma Russo aveva dato una bacchettata anche all’ex amministrazione di centrosinistra che non aveva dato vita a una società pubblica per gestire la questione come indicato dal commissario dell’Anticorruzione Cantone. «Russo non ha esperienza di amministrazione locale - controbatte l’ex sindaco Roberto Cosolini - e forse non sa che era l’advisor nell’ultima fase del suo lavoro a dover suggerire lo strumento operativo. Detto questo, condivido la sua preoccupazione per i due mesi di silenzio dell’attuale giunta dato che già a fine giugno Ernst&Young ha consegnato il proprio rapporto. L’intavolazione dei Magazzini al Comune era prevista tra settembre e ottobre, ma non credo che questa giunta la stia sollecitando come mi pare insostenibile la collocazione del Mercato ittico nei Magazzini identificati, accanto ai megayacht di Fincantieri».




sabato 3 settembre 2016

L' ECONOMIA ITALIANA VA MOLTO MALE: A TRIESTE PEGGIO - IL RILANCIO ECONOMICO PASSA PER IL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE E L' EDILIZIA DIFFUSA. -


Malgrado le continue chiacchiere e gli annunci di Renzi l' economia italiana va molto, molto male.
Peggiorano i dati sull' occupazione, specialmente giovanile, e dopo 8 anni di crisi dura non c' è nessuna ripresa mentre è noto che per poter cominciare a riassorbire la disoccupazione la crescita dovrebbe superare il 2,5%.
A Trieste questo si somma alla decadenza cronica che permane da decenni a causa del forzato distacco dall' entroterra economico mitteleuropeo ed ormai non si contano più le imprese locali di ogni settore che hanno chiuso: dal commercio con Godina, Marchi Gomma, Smolars ecc, a quelle edili con la crisi annunciata anche delle poche superstiti come Riccesi.

E' chiara da tempo la strada da intraprendere per un rilancio economico e questa passa per il volano principale dell' economia triestina: il Porto Franco Internazionale che deve tornare ad essere integrato con l' entroterra economico naturale che non è certo l' Italia ma l' Europa centrale ed orientale come dimostra anche il fatto che il porto di Trieste tuttora lavora quasi totalmente "estero su estero" a differenza di TUTTI i porti italiani.

Ma vi è un altro volano economico utilizzabile: quello dell' edilizia che traina numerosi altri settori.
Non le "grandi opere", che tanto piacciono ai politici per motivi elettoralistici evidenti ed anche per motivi inconfessabili, come l' assurda e antieconomica "urbanizzazione e privatizzazione di Porto Vecchio", bensì l ' edilizia diffusa che coinvolge anche le piccole imprese locali e non solo i grandi palazzinari e le "archistar".

L' adeguamento antisimico degli edifici pubblici e privati è di quest' ultimo tipo.

E' stato annunciato un piano generalizzato di prevenzione antisimica che prevederebbe due miliardi all' anno di investimenti pubblici per le aree a rischio.
Abbiamo documentato che Trieste rientra tra queste (* vedi nota in fondo) ma che ancora le mappe delle zone sismiche non sono state aggiornate malgrado gli studi geologici ufficiali già pubblicati da tre anni.
Infatti Trieste risulta ancora Zona 3 a basso rischio e pertanto esclusa dai programmi di prevenzione antisismica, che sono un preciso dovere del Governo Amministratore, ed anche esposta al rischio di un Rigassificatore di cui continua l' iter di approvazione al Ministero dello Sviluppo Economico.


Pensiamo non sia necessario essere indipendentisti per volere l' attivazione di provvedimenti di messa in sicurezza del Territorio e di sviluppo economico.
Ma Comune, Regione, maggioranze e opposizioni TACCIONO...


(* Nota):
Per i nostri precedenti articoli con la documentazione dei recenti studi geologici clicca QUI e QUI.
Per il servizio del TGR RAI clicca QUI.
Per l' articolo del Sole 24 Ore sul Casa Italia clicca QUI.
Per la mappa italiana del rischio sismico clicca QUI.

MAPPA UFFICIALE  DEL RISCHIO SISMICO ELABORATA DOPO IL 2002

martedì 30 agosto 2016

TRIESTE RISCHIA L' ESCLUSIONE DAL PIANO PER LA PREVENZIONE ANTISISMICA, E DAI RELATIVI INVESTIMENTI ED INCENTIVI CON SVILUPPO ECONOMICO, PERCHE' NON SONO ANCORA RECEPITI GLI STUDI GEOLOGICI SULLA FAGLIA CHE NE DIMOSTRANO LA SISMICITA' - TRIESTE E' ASSURDAMENTE CLASSIFICATA ZONA 3 A BASSO RISCHIO AL CONTRARIO DEL FRIULI (UDINE E GORIZIA ZONA 2 E PEDEMONTANA 1)-

Il Governo Italiano ha annunciato finalmente un piano per la prevenzione e l' adeguamento antisismico di edifici pubblici e privati.
Finora gli investimenti pubblici erano per riparare i danni e le norme antisismiche valevano solo per i nuovi edifici.

Si comincia a capire che prevenire è meglio che curare e ci si avvicina alla mentalità dei paesi avanzati dove scosse di magnitudo 6, come quella di Amatrice, non producono vittime e danni.

Inoltre un piano pluriennale di messa in sicurezza preventiva del patrimonio edilizio pubblico e privato rappresenterebbe un forte VOLANO DI CRESCITA ECONOMICA e la fine della nefasta "Industria delle Catastrofi" che, tra l' altro, aumenta la corruzione.
Infatti un piano generalizzato di prevenzione antisismica sorretto da incentivi e investimenti pubblici creerebbe grandi opportunità di lavoro sano e diffuso per ditte edili piccole e grandi, per professionisti e tecnici, alimentando un vasto indotto di imprese di ogni dimensione.


Bisognerà vedere se agli annunci seguiranno i fatti e quali.

Intanto a Trieste rileviamo che malgrado i recenti studi degli geologi che hanno segnalato una faglia attiva nel Golfo capace di generare terremoti fino ad una magnitudo di 6,5 e malgrado il precedente storico del devastante terremoto del 1511 il nostro Territorio è classificato ancora "Zona 3 
a pericolosità sismica bassa"  (* vedi nota).

Il che lo escluderebbe, a differenza del limitrofo Friuli, dagli interventi e stanziamenti pubblici dell' annunciato piano  di prevenzione antisismica.

Il che non è conforme ai doveri di buona amministrazione del Governo Italiano da quando ha voluto assumersi, nel lontano 1954, l' amministrazione civile del nostro Territorio.


La classificazione ufficiale di rischio sismico per il Territorio di Trieste deve essere riadeguata alla realtà evidenziata dai recenti studi geologici sia per evidenti motivi di sicurezza e prevenzione, sia per motivi di sviluppo economico 

(* nota):
Per i nostri precedenti articoli con la documentazione dei recenti studi geologici clicca QUI e QUI.
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