RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

sabato 22 settembre 2018

"PIANO GERACI" : COME GESTIRE LE ACQUISIZIONI CINESI EVITANDO RISCHI (in due video) - LA POSSIBILITA' DI INVESTIMENTI CINESI NEL PORTO DI TRIESTE HA GENERATO ANCHE INGIUSTIFICATI TIMORI - GROSSI INVESTIMENTI CINESI IN SERBIA E PER IL COLLEGAMENTO FERROVIARIO TRA IL PIREO, BELGRADO E BUDAPEST: E' FOLLIA PREFERIRE L' EMARGINAZIONE DALLE "NUOVE VIE DELLA SETA".



Pare che questi giorni siano cruciali per l' inserimento del Porto Franco Internazionale di Trieste come snodo Europeo delle Nuove Vie della Seta.
Si parla di importanti investimenti cinesi nel nostro porto e casualmente sulla stampa nazionale, talvolta stimolata da ambienti portuali Genovesi e Veneziani che si sentono tagliati fuori, vengono pubblicati articoli che mettono in guardia, in modo non disinteressato, sugli intenti predatori degli investitori di Pechino.
Il Sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci, che ha appena guidato una visita ufficiale a Pechino ed ha istitituito una task-force speciale Cina al  ministero, ha elaborato un piano economico per evitare "acquisizioni predatorie".
Michele Geraci è un bravo economista convinto dell' inserimento di Trieste nelle Nuove Vie della Seta.

Che si stanno sviluppando a grande velocità e vicino a noi, con o senza la nostra partecipazione.

E' di oggi la notizia
che la visita del premier Serbo Vučić a Pechino ha comportato la firma di importanti contratti per la "Via della Seta" nei Balcani.

In testa, quello con la China Road and Bridge Corporation (Crbc) per la realizzazione di un mega-parco industriale all’estrema periferia di Belgrado. La Crbc investirà 220 milioni di euro nella realizzazione dell’opera, adiacente al “Ponte dell’amicizia”, costruito proprio da Crbc nel 2014 per collegare le due sponde del Danubio nell’area di Zemun. I
Il parco industriale, che si estenderà su un’area di 320 ettari, dovrebbe ospitare fino a mille imprese cinesi, creando almeno 10mila posti di lavoro. Poi una fabbrica di ossido di zinco a Zrenjanin, un investimento da 85 milioni di euro che creerà 300 posti di lavoro. Sempre a Zrenjanin, il colosso cinese Shandong Linglong finanzierà con quasi un miliardo di euro una super-fabbrica di pneumatici.
A luglio, Belgrado e Pechino avevano invece firmato un’intesa del valore di 943 milioni di euro per la modernizzazione della ferrovia Belgrado-Budapest, tassello fondamentale dell’arteria su ferro che in futuro trasporterà, molto più velocemente di oggi, merce “made in China” dal porto del Pireo, controllato da Pechino, nel cuore dell’Europa centrale.


Lasciarci bypassare dal colossale progetto cinese di Nuove Vie della Seta per paura rasenta la paranoia.


Se il Porto Franco Internazionale di Trieste aspetta importanti investimenti dall' Italia e dalla UE perde il suo tempo
: investimenti possono arrivare dalla Cina e bisogna saperli gestire.

Michele Geraci nel suo blog spiega come: QUI il link al blog di Michele Geraci da cui abbiamo ricavato l' articolo e i video sottoriportati.


IL "PIANO GERACI" IN DUE VIDEO


In questi due brevi video illustro, in modo molto pratico, come riuscire ad attrarre investimenti produttivi dalla Cina e, allo stesso tempo, limitare acquisizioni predatorie. La mia visione si basa sulla differenza fondamentale che esiste tra operazioni di acquisizioni di aziende già esistenti e operazioni di investimento in nuova capacità produttiva, dette green-field. Entrambi vengono considerati come investimenti, ma sono gli investimenti di tipo green-field che portano nuovo capitale, creano nuovi posti di lavoro ed hanno un impatto positivo nel territorio. E’ quindi, fondamentale che, durante le negoziazioni con potenziali investitori cinesi, si cerchi di incoraggiare le operazioni green-field.
Nel primo video propongo una struttura azionaria che forzi, per quanto possibile, l’acquirente ad apportare valore all’azienda acquisita, attraverso una limitazione della quota azionaria che può acquistare in prima battuta. Solo in periodi successivi, dopo aver verificato che la presenza del nuovo azionista ha effettivamente contribuito a creare nuovi posti di lavoro e ad aprire il mercato cinese ai prodotti dell’azienda, solo allora sarà consentito un aumento di quota azionaria, un processo iterativo che cerca di simulare un’operazioni di green-field anche quando si tratti di un’acquisizione di azienda esistente. Al termine, discuto un esempio numerico di un ipotetico acquirente della FCA.


Il secondo video, invece, si concentra sulla struttura finanziaria che sarà necessaria affinché l’azionista esistente non venga penalizzato da politiche di investimento che scoraggino le operazioni di acquisizione di aziende esistenti. E’ chiaro che l’interesse del paese che vuole proteggere il proprio tessuto industriale può entrare in conflitto con l’interesse dell’azionista, potenziale venditore, che invece vorrà subito incassare senza preoccuparsi troppo del resto. Ed è qui che entra in gioco la parte buona dell’ingegneria finanziaria che attraverso una combinazione di debito convertibile con opzioni incorporate garantisce che il venditore incassi ugualmente il 100% del valore offerto dall’acquirente.



L’AUTORE

Michele Geraci, economista, vive in Cina da 10 anni ed è a capo del China Economic Research Program presso il Global Policy Institute e alla Nottingham University Business School, nonché Adjunct Professor of Finance presso la New York University Shanghai e l’Università di Zhejiang. Prima di trasferirsi in Cina, Michele è stato banchiere d’affari. Durante più di un decennio trascorso ai massimi livelli della finanza internazionale tra Londra e Wall Street, Michele ha lavorato in Europa, America Latina, Europa dell’Est e Asia ricoprendo vari ruoli presso le più importanti banche d’affari mondiali, tra cui Merrill Lynch, Bank of America, DLJ e Schroders. Michele possiede un Master in Business Administration (MBA) ottenuto presso il M.I.T, una laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Palermo e parla 5 lingue, tra cui il Cinese Mandarino. È Cavaliere della Repubblica Italiana, onorificenza ricevuta dal Presidente Mattarella. Blog: http://michelegeraci.com


mercoledì 19 settembre 2018

LA CINA E' VICINA E QUALCOSA BOLLE IN PENTOLA: SONO GIORNI CRUCIALI PER TRIESTE TERMINAL DELLE NUOVE VIE DELLA SETA - FORSE IMPORTANTI INVESTIMENTI PER UN NUOVO TERMINAL SU PIATTAFORMA LOGISTICA E MOLO VIII - UN ARTICOLO DI MICHELE GERACI PER CAPIRE IL CONTESTO.



In questi giorni il Presidente D' Agostino è in Cina per un' importante visita insieme al Governo Regionale.
Visita successiva a quella del Governo Italiano conclusasi pochi giorni fa. Due giorni fa c' è stata la visita al Porto di Trieste dell' autorevole sottosegretario Giorgetti, della Lega.
Segno che qualcosa bolle in pentola.
Ma anche su tavoli locali si stanno giocando in questi giorni, a livello di business, partite molto importanti per arrivare a Trieste Terminal delle Nuove Vie della Seta.

Si parla di possibili grossi investimenti cinesi, circa 300 milioni iniziali, per un nuovo terminal portuale nell' area della Piattaforma Logistica e previsto Molo VIII, con cambi societari da stabilire. Presumibilmente come da "Piano Geraci" per le acquisizioni progressive di asset con garanzia di ritorni per Trieste in termini di occupazione (ne parleremo in un prossimo articolo).
Tra l' altro, in questo modo, si creerebbero le basi per l' alternativa occupazionale all' "area a caldo" della Ferriera, come auspichiamo da sempre.
Sperando in una positiva evoluzione e in attesa di buone notizie pubblichiamo un interessante articolo di Michele Geraci per meglio comprendere il contesto.
Michele Geraci è Sottosegretario allo Sviluppo del governo Conte ed è vicino alla Lega.
Ha guidato la recente visita in Cina che si è occupata di sviluppo economico ed ha parlato del Porto Franco Internazionale di Trieste come Terminal della Nuova Via ella Seta. Vive e insegna a Shanghai da 10 anni.
Questo articolo è tratto dal Blog di Beppe Grillo e accenna anche a Trieste.

La Cina e il governo del cambiamento






Fornero e pensioni. Quale paese ha un problema demografico molto simile al nostro a cui offrire la nostra esperienza? La Cina. A causa della politica del figlio unico, la Cina si trova oggi a fronteggiare un problema demografico molto simile a quello che ha l’Italia. Da un lato, la politica del figlio unico adottata all’inizio degli anni 80 ha tenuto basso il ‘denominatore’ dell’equazione Pil pro capite, facendo sì che alla crescita del Pil del paese si accompagnava una corrispondente crescita del benessere del cittadino medio. Ciò però è stato ad un costo, oltre che sociale, demografico: la Cina si trova adesso con un rapporto di dipendenza tra anziani e popolazione in età lavorativa che si va deteriorando che raggiungerà un massimo di 55% nel 2060, anno in cui ci sarà, quindi, un anziano il per ogni due persone in età lavorativa. In Italia, la situazione è ancora più grave con picco più alto (66%) e più in anticipo (2045). La Cina è l’Italia hanno da affrontare problemi simili e qui, forse noi, possiamo essere più di aiuto visto che il nostro problema è più grave.
Cooperazione con la Russia. Qual è il paese più legato alla Russia che ci può aiutare a riscrivere la geopolitica in Asia? La Cina. La Cina ha investito in Russia ben 53 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni, di cui 10 in progetti green-field principalmente in energia e risorse minerarie. Proprio mentre si teneva un tristissimo G7 in Canada, simbolo del declino dell’Occidente, Putin era qua a Pechino e Trump si avvia a dare forfait per venire a Singapore per incontrare Kim Jong Un. L’apertura della rotta artica e la dichiarazione da parte della Cina di considerarsi una potenza artica porta ad una possibile perdita’ di centralità del mediterraneo ed ad uno sviluppo più frenetico di attività portuali e minerarie lungo la costa nord della Siberia. A me è molto chiaro chi saranno gli attori principali del prossimo decennio. L’annullamento delle sanzioni contro la Russia va anche piazzato in una scacchiera più ampia per forgiare rapporti più stretti con il resto del mondo asiatico.
Conclusioni
Questi elencati sopra sono soltanto alcune considerazioni pratiche che vanno naturalmente ben sviluppate. Mi rendo conto che la logica di alcuni punti sia un po’ più debole di altri, ma il tutto va inquadrato in un’ottica complessiva di un Do ut Des nei rapporti bilaterali. Per il nuovo governo, auspico una politica più apertamente ben disposta a un dialogo pragmatico e mirato a investimenti e aumento nostro export in Cina – con tutti i caveat legati al rispetto dei diritti umani, nostro pilastro fondamentale in politica estera, ma che non deve però farci perdere le opportunità di dialogo e di business, come fanno da sempre America, Gran Bretagna, Francia e Germania. Da non trascurare anche la possibilità di maggiore fidelizzazione della crescente (e sempre più influente) comunità cinese in Italia, un esempio di laboriosità, ordine, rispetto della nostra cultura e delle leggi.

L’AUTORE

Michele Geraci, economista, vive in Cina da 10 anni ed è a capo del China Economic Research Program presso il Global Policy Institute e alla Nottingham University Business School, nonché Adjunct Professor of Finance presso la New York University Shanghai e l’Università di Zhejiang. Prima di trasferirsi in Cina, Michele è stato banchiere d’affari. Durante più di un decennio trascorso ai massimi livelli della finanza internazionale tra Londra e Wall Street, Michele ha lavorato in Europa, America Latina, Europa dell’Est e Asia ricoprendo vari ruoli presso le più importanti banche d’affari mondiali, tra cui Merrill Lynch, Bank of America, DLJ e Schroders. Michele possiede un Master in Business Administration (MBA) ottenuto presso il M.I.T, una laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Palermo e parla 5 lingue, tra cui il Cinese Mandarino. È Cavaliere della Repubblica Italiana, onorificenza ricevuta dal Presidente Mattarella. Blog: http://michelegeraci.com
da Limes

domenica 2 settembre 2018

"L' AFFARE OBERDANK": IL PRIMO LIBRO DELLA COLLANA DI "RINASCITA TRIESTINA" SCARICABILE IN RETE - Un rigoroso e documentato studio sulla realtà del "martire irredentista", ben diversa dal mito creato in epoca fascista, dello storico inglese Alfred Alexander.


INIZIA LA PUBBLICAZIONE DEI LIBRI DELLA COLLANA 
"RINASCITA TRIESTINA"
- in fondo la procedura per scaricare il primo -

Da anni era diventato irreperibile un libro molto importante per la storia di Trieste: "L' affare Oberdank: mito e raeltà di un martire irredentista"  dello storico inglese Alfred Alexander.

Si tratta della traduzione in italiano di uno studio documentatissimo sulla figura e sul processo a Wilhelm Oberdank che offre anche uno spaccato realistico della Trieste dell' epoca.


La documentazione è minuziosa e inoppugnabile, compresi gli atti del processo, le lettere e le testimonianze precedenti sul giovane che preparava un attentato alla vita di Francesco Giuseppe ed era imputato anche di una strage con bombe a mano gettate su un corteo di civili a Trieste il 2 agosto 1882.


Così sul risvolto di copertina:
"Alfred Alexander, un altro storiografo inglese che si occupa dell’Italia, già noto per uno studio sul Verga, ricostruisce la vicenda umana e politica di Guglielmo Oberdan, emblema e monumento del nostro irredentismo. L’interesse del libro consiste principalmente nella sistematica ed esauriente esplorazione degli archivi austroungarici e dei documenti irredentisti attraverso la quale 1’autore smonta pezzo per pezzo l’avventura di Oberdan per restituirci, in luogo dell’eroe mitico e della leggenda dell’austriaco oppressore e impiccatore, la figura di una vittima, inconsapevole di un gioco più grande di lui."


Il libro, di 274 pagine, fu pubblicato in traduzione italiana nel 1977 dalla casa editrice milanese "Il Formichiere" che ha purtroppo chiuso e il libro restò esaurito.

Abbiamo pensato di proporlo ai nostri lettori in versione elettronica, scaricabile on line, con un contributo di soli € 4,90.
Il file PDF dell' e-book è leggibile ed utilizzabile su qualsiasi computer, tablet o smartphone, ed è replicabile e stampabile, ma ovviamente può dare dei problemi solo su lettori come Kindle o Kobo che, come noto, supportano bene solo i file crittati del venditore (Amazon o Mondadori). 
Qui sotto trovate il pulsante per ottenere subito l' e-book "L' affare Oberdank"con il pagamento del contributo che si può fare con Paypal o con qualsiasi carta di credito o debito abilitata.

N.B: è necessario fornire nome  e indirizzo anagrafico e l' e-mail perchè bisogna inviare regolare fattura.

ALLA FINE DELLA PROCEDURA DI PAGAMENTO BISOGNA CLICCARE SUL PULSANTE "TORNA SUL SITO DEL VENDITORE" IN FONDO, PER OTTENERE IL LINK DI SCARICO.

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Chi invece desiderasse la versione cartacea "anastatica" rilegata è reperibile alla Libreria Einaudi via Coroneo 1, Trieste che ci fornisce l' indispensabile supporto tecnico e commerciale.
La versione cartacea costa € 9,90 in libreria più € 2,50 per la spedizione in Italia ordinandola con il pulsante qui sotto:

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La distribuzione dei libri della collana "Rinascita Triestina" avviene  tramite le strutture commerciali della Libreria Luigi Einaudi snc, via Coroneo 1, Trieste, tel. 040634463 P.I. 01289180323.


Informazioni sugli orari ed altre comunicazioni si possono trovare sulla pagina facebook della libreria (clicca QUI)



ECCO IL SOMMARIO DEL LIBRO


venerdì 31 agosto 2018

LE VIE DELLA SETA E DELL’ AUTONOMIA - Se si parla tanto di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta è grazie all’Autorità Portuale che in AUTONOMIA ha coltivato relazioni con autorità e imprese cinesi – Per gestire lo sviluppo sul territorio serve AUTONOMIA (il Cantone Autonomo di Trieste) e l’ iniziativa della Giunta Fedriga va in questa direzione.



C’è sempre soddisfazione quando si vedono i propri auspici e speranze che cominciano a prendere corpo nella realtà.
Fin dal 2013 su queste pagine, e in perfetta solitudine, parlavamo delle straordinarie potenzialità per Trieste delle Nuove Vie della Seta proposte dal Presidente cinese Xi Jinping.
Ora sembra che con il viaggio della delegazione governativa in Cina si arrivi ad un punto di svolta e si sente parlare di investimenti cinesi per diverse centinaia di milioni nel nostro Porto Franco Internazionale, per cominciare. 


E per giunta in un' area che può portare alla alternativa occupazionale e di riconversione per la irrisolta questione della Ferriera con la creazione di un nuovo grande terminal portuale e logistico, come auspichiamo da anni mentre altri aprono la bocca per muovere l’ aria con slogan o promesse inconcludenti.

Ma come si è arrivati a questo mentre fino a poco fa sembrava che il Terminal delle Nuove Vie della Seta marittime sarebbe stato il fantomatico porto Off-Shore di Venezia?
In una recente intervista l’ Ambasciatore Cinese a Roma, Li Ruiyu (clicca QUI), ha parlato chiaramente, oltre che degli innegabili vantaggi della posizione strategica di Trieste naturale cerniera tra Oriente ed Europa Centrale, delle visite e degli incontri in Cina di Zeno D’ Agostino che hanno fatto conoscere il nostro porto.
Questi viaggi, visite e contatti sono iniziati immediatamente dopo il conferimento stabile dell’ incarico di Presidente dell’ Autorità Portuale e nessuno li aveva fatti prima.
Trieste ha avuto finalmente un bravo "commesso viaggiatore" che, con pesante impegno personale, ne ha promosso immagine e vantaggi invece di restare in ufficio a lisciare il pelo ai cani.

L’ ambasciatore Li Ruiyu ha parlato anche della grande importanza della “Zona Franca” in zona industriale, dopo decenni di discredito sullo strumento di Zone e Punti Franchi gettato da una “classe politica e dirigente” locale composta in prevalenza da “minus habens” con una visione da cortile e ignoranti del fatto che la Cina ha costruito un modello di sviluppo di grande successo sulle Zone Economiche Speciali (Franche) che peraltro si stanno sviluppando in tutto il mondo.
Questa “Zona Franca”, per quanto solo un inizio, è la concretizzazione dell’ “Uso produttivo dei Punti Franchi” che, in perfetta solitudine, abbiamo sostenuto per anni.

Chi, come il porto di Venezia, invece di agire in autonomia si è affidato alle potenti maniglie politiche che aveva il prodiano Paolo Costa nel precedente governo nazionale, è rimasto tagliato fuori con nostra grandissima soddisfazione.

La fortunata coincidenza dell’ arrivo nel nuovo governo, di cui auspicavamo la nascita, di economisti intelligenti e capaci come Michele Geraci sta permettendo che la visita governativa in corso a Pechino e Shanghai porti risultati per Trieste.

Leggiamo oggi che martedì prossimo Fedriga incontrerà il ministro delle Regioni Erika Stefani per trattare nuove competenze autonome per la Regione (tributi, finanza, scuola e non dimentichi "beni culturali" con una Sovrintendenza che interferisce negativamente anche sul porto).

E’ un passo ulteriore del processo autonomistico che abbiamo indicato: più competenze alla Regione sull’ esempio del Veneto, successiva delega “a cascata” delle competenze ai  Cantoni promessi da Fedriga in campagna elettorale e in particolare  al Cantone Autonomo di Trieste. Nessun bisogno di nuove leggi costituzionali.

E’ chiaro che l’ approccio autonomista è quello che funziona: se l’ Autorità Portuale non avesse preso AUTONOMAMENTE l’ iniziativa verso la Cina ma si fosse affidata ai governi nazionali, a pietire e implorare come era stato fatto finora, Trieste non sarebbe adesso sotto i riflettori internazionali.


Se, come auspichiamo e come sembra realistico, vi sarà un forte sviluppo economico legato all’ inserimento del Porto Franco Internazionale di Trieste nelle Nuove Vie della Seta è necessario che vi sia un nuovo ente elettivo AUTONOMO in grado di governarlo nell’ interesse del nostro territorio.
Chiamiamolo come vogliamo: lo svizzero "Cantone" come propone Fedriga, "Provincia Autonoma" come a Bolzano, "Città Metropolitana" per far contenti alcuni “fissati”, "Mario" o "Giuditta", ma è necessario essendo ormai certificato il fallimento delle UTI.

Questi, secondo noi, sono i temi centrali mentre la stampa locale si perde in articoli di fondo con invettive ed elucubrazioni incomprensibili e il dibattito pubblico langue perché una “classe politica” totalmente spiazzata dagli eventi “si sta cercando” e arrampicando su vecchie ipotesi economiche infondate e ridicole come quella della plurifallimentare urbanizzazione turistica di Porto Vecchio, mentre ci sarà bisogno di spazi per l’ uso produttivo del regime di punto franco.

Per una volta siamo ottimisti perchè nella nebbia degli eventi abbiamo una bussola: “molta è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente” per chi ha le idee chiare.
Se la missione in Cina di Geraci e Tria si concluderà positivamente per Trieste, come molti ritengono probabile, ci sarà da fare finalmente festa !



Il nuovo manifesto per la Barcolana secondo il sito Faq-Trieste in vena di umorismo



sabato 25 agosto 2018

LA CINA E’ VICINA, LA MITTELEUROPA PURE: LA SITUAZIONE E’ ECCELLENTE – Roma invece è lontana e piena di debiti: per questo tratta con i cinesi su concessioni nel nostro porto che può avere uno straordinario sviluppo. Grazie anche a degli economisti intelligenti e non succubi del neoliberismo che operano nel nuovo governo: Geraci, Tria, Savona – Sosteniamo l’ azione del nuovo governo a favore di Trieste ma attenti alle tensioni internazionali e alle manovre che arrivano da Genova e Venezia che si sentono tagliate fuori.



Lunedì 27 una qualificata delegazione del Governo italiano sarà a Pechino.
La guideranno il ministro Tria per le questioni finanziarie e il sottosegretario Geraci per le questioni inerenti lo sviluppo economico

E’ lodevole intenzione del Governo, e di Geraci in particolare, proporre ai Cinesi il Porto Franco Internazionale di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta marittima.

Come ha detto Geraci al Corriere della Sera, l’ appeal di Trieste è quello di essere vicina e ben collegata via ferrovia con l’ Europa Centro- Orientale, non certo quello di essere amministrata dall’ Italia.

Infatti alla Cina interessa raggiungere i mercati europei e Trieste è collocata nel punto giusto, ha profondi fondali e il regime di Porto Franco che i Cinesi ben conoscono visto che il loro straordinario sviluppo degli ultimi decenni è avvenuto utilizzando ampiamente Zone Franche.
Inoltre ha un piano regolatore di sviluppo già approvato e un’ unica Autorità come interlocutore delle imprese il che è una notevole semplificazione burocratica.

Oltre alla vicinanza alla Mitteleuropa (Europa di Mezzo) il Porto di Trieste, a differenza di quelli di Genova e Venezia, è efficacemente collegato con le ferrovie la cui spina dorsale è stata ereditata dalle famose ferrovie dell’ Impero Austriaco.

Il Governo di Roma ha capito che il Porto di Trieste - amministrato, malamente, dall’ Italia fin dal 1954 - è una carta da giocare per ottenere in cambio investimenti cinesi sui titoli di debito pubblico che tra poco andranno in sofferenza per la fine dell’ intervento straordinario QE della BCE.
Nel nuovo governo ci sono degli economisti di valore e non succubi del pensiero neoliberista finora imperante: Savona, Tria e Geraci che sosterrà le ragioni del nostro porto a Pechino.

Così, grazie alla spinta del debito pubblico italiano, Trieste si ritrova la più grande opportunità di sviluppo dai tempi dell’ apertura del canale di Suez.
Riteniamo che la priorità per Trieste siano lo sviluppo economico e le connessioni a livello mondiale pertanto sosteniamo l' azione della delegazione del Governo che va in questa direzione.

Non è detto che tutto vada bene e che la visita a Pechino si concluda con un accordo positivo per il porto di Trieste perché oltre a resistenze interne provenienti da chi si sente tagliato fuori, principalmente Genova e Venezia, sul tappeto vi sono tensioni internazionali.
La prima è la rivalità geopolitica tra USA e Cina che fa dire ad alcuni che l’ Italia farebbe meglio a chiedere aiuti sul debito agli USA lasciando perdere la Cina e le Nuove Vie della Seta: ma non è detto che non si possa trovare un modo di coesistenza pacifica sulla questione che ci riguarda.
Un’ altro è la conflittualità attuale tra il Governo di Roma e la UE che per i cinesi è il mercato di riferimento verso cui, ovviamente, non vogliono trovare ostacoli.

Tuttavia le possibilità di risultati positivi per Trieste sono buone perché sono nella logica naturale di sviluppo della nuova situazione geopolitica mondiale.

Trieste, ci auguriamo, godrà di un grande sviluppo delle connessioni internazionali e di un notevole sviluppo economico a partire dagli investimenti cinesi nel porto.

L’ Autorità Portuale giustamente ritiene che gli operatori debbano investire mezzi propri nelle infrastrutture a mare date in concessione: per questo è ipotizzabile un massiccio investimento cinese per il Molo VIII, dalla Piattaforma Logistica alla banchina davanti alla Ferriera.

D’ Agostino inoltre intende far si che il Porto non sia solo un punto di transito ma che il valore si fissi sul territorio grazie all’ utilizzo produttivo del regime di Punto Franco.
Un processo che investirà tutto il territorio e probabilmente anche Porto Vecchio che è la più grande area immediatamente disponibile per attività produttive.

Una volta che imprenditori globali e dinamici come i cinesi saranno arrivati qui non ci vorrà molto perché si rendano conto dei vantaggi dell’ Allegato VIII e ne chiedano la piena applicazione.

Ma sia per tenere il Porto Franco Internazionale di Trieste al riparo da tensioni internazionali che riguardino il governo italiano, sia per governare il processo di sviluppo nell’ interesse del Territorio sono necessari ampi livelli di autonomia.

Questo nuovo governo e questa nuova giunta regionale oltre ad avere dimostrato sensibilità per il nostro Porto hanno anche palesato disponibilità sui temi dell’ autonomia.

Se tutto andrà per il verso giusto il Porto Franco Terminal delle Nuove Vie della Seta e il Cantone Autonomo di Trieste diventeranno il trampolino di lancio per la rinascita di Trieste.

Tra poco più di una settimana potremo sapere com’ è andata, intanto incrociamo le dita e facciamo gli auguri a Geraci.

IL MINISTRO TRIA
COME IL SOTTOSEGRETARIO GERACI INSEGNA ED HA VISSUTO IN CINA


domenica 19 agosto 2018

TRIESTE, PERIFERICA PER L' ITALIA MA CENTRALE IN EUROPA: PER QUESTO PIACE ALLA CINA - UNA INTERVISTA AL CORRIERE DEL SOTTOSEGRETARIO GERACI - CON QUESTO GOVERNO SI PUO' E SI DEVE NEGOZIARE L' AUTONOMIA DEL NOSTRO TERRITORIO PER GESTIRE GLI ENORMI POTENZIALI DI SVILUPPO NELL' INTERESSE DEI TRIESTINI -


Domenica 19 è uscita sul Corriere della Sera un' importante intervista a Michele Geraci , Sottosegretario allo Sviluppo Economico nel Governo Conte, che traccia importanti e incoraggianti prospettive per il nostro Porto Franco Internazionale (vedi QUI).

Il contenuto e il tono dell' intervista ci porta ad affermare che con questo governo si può e si deve trattare per ottenere l' autonomia necessaria a gestire lo sviluppo economico nell' interesse del territorio e dei triestini.


Solo con poteri e prerogative analoghe a quelle della Provincia Autonoma di Bolzano, e ovviamente con amministratori capaci e preparati, è possibile gestire nell' interesse del nostro Territorio lo sviluppo economico travolgente che si intravede con la possibilità del pieno inserimento di Trieste nelle Nuove Vie della Seta proposte da Pechino.


Il Veneto si è già mosso con forza per rivendicare un' autonomia sostanziale con l' appoggio del Governo Conte stesso.
In questo solco dobbiamo metterci se non vogliamo essere una colonia e desideriamo essere gli artefici e non solo gli spettatori del nostro futuro.
Si facciano i Cantoni proposti da Fedriga e si faccia il Cantone Autonomo di Trieste.


Ecco l' intervista:


«Al centro dell’Europa: ecco perché ai cinesi piace il porto di Trieste»

Il sottosegretario Geraci: Sui trasporti sanno più di tutti




Il governo Conte ha deciso di aprire le porte dell’Italia alla Cina. A fine mese, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, sarà a Pechino per incontri politici. In parallelo, una missione coordinata dal sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci (che a Shanghai vive da dieci anni) sarà nel Paese, dal 28 agosto al 2 settembre, per parlare di affari. «Vogliamo trasmettere alla Cina — dice Geraci — l’idea che è il governo italiano, non qualche individuo, a intraprendere una nuova strada di rapporti intensi. Cercheremo investitori che possano sostituire la Banca centrale europea quando gli acquisti di Btp da parte di quest’ultima termineranno, a fine anno. E vogliamo trovare occasioni di business comuni».

Pechino è pronta a comprare titoli italiani?

«La Cina cerca investimenti alternativi a quelli effettuati finora. Il fatto che i rendimenti dei titoli italiani siano più elevati di altri, paradossalmente è qualcosa che li rende attraenti. Ma nel nostro viaggio vogliamo avere un approccio sistemico. Dei titoli pubblici si occuperà maggiormente Tria, io mi concentrerò su altri tipi di cooperazione, dai progetti cinesi sulla Via della Seta all’Africa, dall’immigrazione agli investimenti in Italia».

Lei parla di investimenti cinesi in Italia. Di che tipo?
«Non trovo interessanti tanto le acquisizioni dirette, quanto gli investimenti greenfield, che partono da zero, oppure ingressi in imprese per portare capitali e rafforzarle. Come è successo in Ungheria e sta succedendo in Austria: aumenti di capitale per finanziare la crescita».

Alcuni Paesi europei, come la Germania, stanno invece cercando di limitare gli investimenti cinesi, soprattutto in settori strategici.

«I tedeschi si sono svegliati dopo che è stata comprata la loro Kuka Robotics, considerata strategica. Ma se in Italia i cinesi investiranno in infrastrutture o in trasporti, non vedo problemi. Anzi. Se in un porto italiano realizzano un molo in più, sono i benvenuti. Lo stesso nelle linee aeree: se prendessero una quota di minoranza in Alitalia non vedrei il problema. Più in generale, nelle infrastrutture non siamo messi bene: possono portare un contributo positivo. Su infrastrutture e trasporti oggi la Cina è il Paese che ne sa di più».

Si parla di un investimento di Pechino nel porto di Trieste.

«La Cina cerca un porto nell’Adriatico del Nord, per raggiungere l’Europa con le sue merci: il più a Nord possibile, perché muoversi per via d’acqua costa meno che muoversi per via terra. Trieste sarebbe la soluzione migliore: investimenti cinesi per ampliarne la capacità, anche logistica. La posizione della città è ottima per loro: non tanto perché è in Italia, ma perché è sul confine, ha connettività con l’Europa dell’Est e del Nord».

Cosa direte ai cinesi?
«Vorremmo dire loro dove investire. Non come in passato quando si parlava di tante ipotesi, generiche, per i porti. Il loro interesse si concentra su Trieste. Per noi è un’opportunità».


La Ue è però scettica sull’espansione cinese. Gli ambasciatori dell’Unione a Pechino hanno scritto una lettera nella quale dicono che gli interessi della Cina non sono quelli dell’Europa.

«Meno l’ambasciatore ungherese. Sono timori che vengono sempre dai Paesi dell’Europa del Nord. Nessuno in Grecia si lamenta del fatto che i cinesi abbiano ampliato il Pireo. Perché la Ue si dovrebbe preoccupare di Trieste? Che timori può avere l’Olanda se entrano in Alitalia? Forse la Lufthansa li potrebbe avere. Non capisco. Temono che dal Sud arrivi più concorrenza?».

Il fatto è che Pechino fa prestiti per lo più a Paesi finanziariamente deboli, poi ricattabili.

«In parte è vero. Non credo che però l’Italia potrebbe finire nella cosiddetta trappola del debito: finirci o meno non dipende dal prestatore, ma dal Paese che riceve l’investimento. L’Italia ha molte risorse e credo che il rapporto tra Roma e Pechino possa essere un buon connubio. Loro intervengono in un Paese per volta, in Europa. Noi abbiamo la possibilità di essere quelli più avanti, in questo rapporto: possiamo puntare a una relazione privilegiata».

LE "OMBRE CINESI" SUL PORTO DI TRIESTE SECONDO IL PICCOLO - CON AMPIO RITARDO IL GIORNALINO LOCALE COMINCIA A SCRIVERE DELLE STRAORDINARIE PROSPETTIVE PER TRIESTE CHE SEGNALIAMO DA MESI -


Bene, finalmente ne tratta anche il giornalino monopolista locale sensibilissimo a ogni fesseria si voglia fare in Porto Vecchio (ultima pensata i vecchi mobili degli esuli al mitico Magazzino 26 contenitore universale di ogni fantasia dei politici).
Parliamo di un' opportunità che trasformerebbe Trieste in una quasi Singapore che stiamo segnalando da mesi e che abbiamo riportato in due articoli del 14 (QUI) e 15 (QUI).

Si tratta degli investimenti cinesi sul Porto Franco Internazionale di Trieste che il governo italiano, tramite il competente ministro Tria, andrà a trattare a Pechino in cambio di aiuto finanziario sul debito pubblico nazionale.
Altro che le stupidaggini fantaturistiche su Porto Vecchio che si trascinano inutilmente da anni.


In questo frangente ci si rende conto cosa voglia dire non essere un territorio autonomo in grado di porre condizioni: ci sarà una trattativa che prevederà vantaggi finanziari per l' Italia in cui Trieste non sarà presente per ottenere vantaggi e garanzie per il proprio territorio.
Trattati da colonia, come sempre: a Bolzano con la Provincia Autonoma non potrebbe succedere.


Ciò non toglie che lo sviluppo economico e i collegamenti internazionali dovuti agli auspicabili investimenti cinesi siano una buona cosa e una grande opportunità.

Quello che serve però è una forte autonomia locale, con il potere e le capacità di governare il processo di sviluppo nell' interesse del nostro territorio e non dei ministeri romani, che finora ignoravano perfino la nostra esistenza.
Ve lo vedete voi il sindaco Di Piazza che tratta con Xi JinPing e che ha una visione strategica?
Il suo orizzonte arriva al massimo alle rotonde in viale Miramare e ai parcheggi a Barcola.


Serve una Provincia Autonoma di Trieste con grandi poteri e ottimi amministratori.


BEN VENGANO GLI INVESTIMENTI DEGLI AMICI CINESI NEL PORTO DI TRIESTE PURCHE':

- NON SI TRATTINO ESCLUSIVAMENTE VANTAGGI PER IL DEBITO PUBBLICO NAZIONALE ITALIANO BENSI' PER TRIESTE E I TRIESTINI


- SI SALVAGUARDINO I DIRITTI DEL LAVORO E DELL' AMBIENTE


- SI SVILUPPINO LE CONNESSIONI INTERNAZIONALI DI TRIESTE FACENDONE LA CERNIERA TRA ORIENTE E OCCIDENTE COSA CHE L' ITALIA NON HA FATTO IN CENTO ANNI

-TRIESTE DECIDA IN AUTONOMIA DEL SUO FUTURO E GOVERNI IL PROCESSO DI SVILUPPO CON UNA PROVINCIA AUTONOMA COME BOLZANO.