RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

domenica 10 giugno 2018

SE QUESTA E' UNA SINISTRA : come la sinistra italiana ha chiuso con le classi popolari e medie, come verrà confermato dalle elezioni amministrative odierne.



C' è un dibattito in corso sul perchè la "sinistra" di governo sia stata platealmente abbandonata dall' elettorato.
La questione centrale è capire perchè la sinistra abbia, nelle scelte concrete se non teoricamente, fatto propria la teoria economica della "globalizzazione": il 
Neoliberismo.
In realtà ha fatto una colossale confusione ideologica tra “internazionalismo proletario”, “terzomondismo” e  globalizzazione neoliberista. 
Quando non è arrivata al punto di confondere libertà con liberismo.
Unendosi al coro di esaltazione di tutto ciò che è privato con ondate di "privatizzazioni" scriteriate e denigrazione della funzione del "pubblico" in economia.

Regalando con ciò ai "populisti" tutti i principali economisti keynesiani che vedono la politica economica come uno strumento per raggiungere la piena occupazione e non la stabilità della moneta (Euro) attraverso l' austerity di bilancio pubblico e la svalutazione interna (deflazione).
Ormai i nobel Krugmann e Stiglitz e gli italiani Sapelli, Savona e Bagnai sono più citati dalla Lega che dal PD.
Non a caso i neoliberisti hanno lavorato in Cile per Pinochet (Chicago Boys di Friedman) ed hanno grandi resistenze ad accettare i risultati elettorali democratici: perchè le loro teorie provocano una compressione economica selvaggia dei ceti popolari e medi, cosa che necessita anche di limitazioni della democrazia.

Attualmente la teoria economica prevalente nella UE è l' Ordoliberismo: la variante tedesca del neoliberismo che ha come totem il "pareggio di bilancio" messo in Costituzione con il contributo fondamentale della “sinistra”, al fine di ridurre il ruolo dello stato nell' economia e, in particolare, la spesa pubblica sociale e per investimenti produttivi.

La questione del debito pubblico risale alla separazione tra Tesoro e Banca d' Italia che nel 1981 cessò di fare la prestatrice di ultima istanza alle aste di titoli di stato calmierando i tassi. 
La scelta fu fatta da Andreatta e Ciampi in ossequio alle teorie liberiste e per forti condizionamenti esterni.
Da allora lo stato è stato obbligato a rivolgersi solo ai mercati privati, con forte aumento degli interessi, senza il paracadute di Bankitalia e il debito è schizzato in su (dal 58% al 132% del Pil) non per le spese ma a causa degli interessi (lo stato italiano è in avanzo primario dagli anni ’90: ovvero incassa più di quello che spende per tutte la sua attività).

Va chiarito che il debito di uno Stato non ha niente a che fare con quello di una famiglia o di un’ azienda, come si vuol far credere con demagogiche similitudini, per il motivo fondamentale che famiglie e aziende non fanno le leggi, non battono moneta, non hanno leve di politica economica e fiscale per agire a livello macroeconomico e non devono curare l’ interesse collettivo ma solo quello privato.

Sulla questione centrale del divorzio fra Bankitalia e il Tesoro dell’ ’81, che smentisce la “vulgata” che il debito pubblico sia conseguenza di eccesso di spesa sociale che andrebbe tagliata, come hanno invece fatto, invitiamo a leggere questo articolo di Scenari Economici (il sito dove scrive anche Paolo Savona): clicca QUI  .

Il problema si ripropone con la BCE Banca Centrale Europea che statutariamente, in ossequio all' ordoliberismo, non deve occuparsi di sviluppo economico ma solo della stabilità monetaria dell’ Euro e non può fare da “prestatore di ultima istanza” per il debito pubblico acquistando titoli di stato alle aste del mercato primario.
In ciò è fondamentalmente diversa e azzoppata rispetto alle altre banche centrali come la FED USA, e le Banche Centrali della Gran Bretagna e del Giappone che hanno pesantemente sostenuto i rispettivi titoli di stato tenendo calmierato il famoso “spread” coi Bund tedeschi e “monetizzato” in modo indolore il debito pubblico iniettando massicce quantità di liquidità nel sistema per combattere la recessione.
La BCE ha tentato di fare qualcosa di simile con il QE Quantitative Easing di Draghi, che si sta esaurendo, ma con l' acquisto di titoli solo sul mercato secondario di chi vuole rivendere, dopo che il tasso d' interesse primario si è già formato alle aste.

Inoltre la UE non è uno stato federale con istituzioni e trasferimenti fiscali interni che sorreggano un' unione monetaria.
E' solo una struttura che coordina governi nazionali ciascuno con il proprio debito pubblico.
Non si può federare una moneta senza federare gli stati (e i loro bilanci).

Risultato: gli USA sono fuori dalla crisi da anni mentre il Sud Europa è in crisi e nella stagnazione anche perchè ha una moneta troppo forte per la sua economia reale, fatto che premia la Germania e il Nord ma deprime l' Europa Mediterranea.

Il ruolo anticiciclico della spesa pubblica, anche a deficit, è indispensabile in una crisi economica: da qui la deflazione e il ristagno che dura ormai da 10 anni e che sta stravolgendo la società e distrutto il 25% dell' apparato produttivo italiano spingendo verso la povertà lavoratori e ceti medi.
E reso gli asset migliori facilmente acquistabili da attori esteri.

La politica economica ordoliberista della UE sta spaccando l' Europa stessa ed è la causa di inevitabili reazioni protezionistiche degli elettorati popolari nonchè della ripresa dei nazionalismi che a molti appaiono, falsamente, come l' unica protezione contro le politiche di macelleria sociale in nome dell' Euro.
Ed è paradossale, oltrechè autolesionista, far passare come una cosa "di sinistra" l' adesione passiva alla attuale moneta unica quando tutta la società si è resa conto che produce squilibri e redistribuzione del reddito a favore delle élite finanziarie e degli stati forti, essendo totalmente assenti e nemmeno all' orizzonte i meccanismi federali indispensabili ad un' unione monetaria equilibrata.

Una volta la sinistra riformista si dichiarava keynesiana in economia.
Oggi i principali esponenti keynesiani italiani come Paolo Savona, Alberto Bagnai (che si dichiara ancora di sinistra), Giulio Sapelli e gli altri hanno trovato spazio nel nuovo governo, criminalizzati dalla "sinistra" (tranne pochi esperti come Fassina) e dall' estabilishment perchè propongono una politica economica espansiva.
I "barbari" hanno dunque reclutato  autorevoli economisti, storici economici come Sapelli che ha, tra l' altro, scritto una "Storia di Trieste" per Laterza  insieme al compianto prof Apih e al prof. Guagnini, raffinati intellettuali  come Bagnai (ora senatore della Lega che è anche un ricercato concertista clavicenbalista).

Per il PD va bene l' ordoliberista Padoan, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale per il Sud Europa, e va invece male Paolo Savona e ancor più Giulio Sapelli, candidato per alcuni giorni a premier, che parla di un "nuovo socialismo comunitario" come soluzione per l' attuale difficile situazione.

La "sinistra" di governo non parla più di economia ma ripete i mantra sul debito pubblico (che inesorabilmente aumenta con l' austerity da Monti in poi), si è arroccata sui soli "diritti civili" dimenticando, ormai da anni, la difesa dei diritti economici e sociali delle parti più deboli della popolazione che sono migrate verso la Lega soprattutto al Nord e verso i 5 stelle soprattutto al Sud.
Anche a una coppia omosessuale interessa più la possibilità di avere un lavoro in famiglia che non quella di sposarsi ufficialmente...a meno che non sia benestante.
La "sinistra" di governo sembra dunque progressista quanto a "usi e costumi" ma è profondamente reazionaria e antipopolare in economia che è quella che alla fine conta.

Adesso la "sinistra" si indigna, lancia anatemi dall' alto della sua supponenza e stupidità.
Il popolo li ha abbandonati: “tanto peggio per il popolo” verso cui ormai sempre più spesso manifesta il suo disprezzo elitario perché, secondo loro, traviato dal “populismo”.
Finiranno male.




lunedì 4 giugno 2018

TRIESTE CANTONE AUTONOMO CON ZONA FRANCA: SE NON ORA QUANDO? - DAL MINISTRO COMPETENTE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE, AL VICESINDACO: TUTTI HANNO ESPRESSO POSIZIONI IMPEGNATIVE PER L' AUTONOMIA - IL RISCHIO CHE IL VENETO DIVENTI PIU' AUTONOMO (E POTENTE) DELLA REGIONE F-VG E DI TRIESTE: INSERIRSI NELLA TRATTATIVA REGIONI-GOVERNO SUCCESSIVA AI REFERENDUM DI VENETO E LOMBARDIA -


TRIESTE CANTONE AUTONOMO: SUBITO! TRIESTE COME BOLZANO !
L' "ALLINEAMENTO DEI PIANETI" 

Dopo le elezioni si sono susseguite delle dichiarazioni importanti di esponenti leghisti dal Governo in giù.

Intervista a Erika Stefani, veneta e della Lega, neo ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie (Corriere della Sera 2/6/18 clicca QUI):
 "Non teme d’essere ostacolata dagli alleati del M5S, «il partito del Sud»?
«Se si affossa l’autonomia, salta il governo. Per noi è una partita fondamentale, ci abbiamo messo la faccia e abbiamo preteso fosse inserita nel “contratto”. Non vedo, però, per quale ragione dovrebbero mettersi di traverso: in Veneto e in Lombardia l’hanno sostenuta, perché non dovrebbero farlo in parlamento? ».

"Metterete mano alle autonomie speciali di Trento e Bolzano?
«Se lo faremo, sarà per rafforzarle. Le Province autonome sono il modello a cui ci ispiriamo per Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e per tutte le Regioni che vorranno intraprendere lo stesso percorso di virtuosità e responsabilità».
 "Mi attende una bella sfida, riuscire a dare risposta ai 2 milioni di veneti che il 22 ottobre sono andati a votare chiedendo più autonomia per la loro regione. È stato un plebiscito, sento su di me il peso di una grande responsabilità".

FEDRIGA:"noi vorremmo degli enti di area vasta ( i Cantoni), non 18 come le Uti, che rappresentino le diverse identità territoriali; che siano elettivi e che prendano la gestione amministrativa perché la Regione deve rimanere ente legislativo e di grande programmazione. Ma deve essere il territorio ad amministrare. Non voglio una Regione che detiene tutto il potere in mano a poche mani" (comunicato della Regione del 30/4/18)
Barbara Zilli, Lega neoassessore regionale Bilancio: "Credo di poter incidere in particolare sulla rinegoziazione dei patti finanziari con Roma e sul rilancio del progetto fiscalità di vantaggio." ( il Piccolo 3/6/18).

Mettiamo alla prova queste parole.

La Regione Friuli - Venezia Giulia come noto ha un autonomia molto, ma molto, più limitata delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano e la possibilità di trattenere sul territorio una percentuale assai più piccola delle due Province Autonome (attualmente, dopo i nefasti accordi con il governo di Tondo e Serracchiani, poco più del 30% contro il 90% di Bolzano).
Il Fatto che il Veneto dopo il vittorioso referendum abbia intrapreso, con il vento in poppa, il percorso dell' autonomia con l' obiettivo di raggiungere quella di Bolzano lo porterà ad avere sia autonomia che tasse trattenute sul territorio molto superiori al Friuli Venezia Giulia che tuttora indugia su posizioni difensive e attendiste.
E questo lo porterà a breve ad essere molto più forte e pesante politicamente ed economicamente della Regione da cui Trieste, volente o nolente, dipende.
Ma la situazione è propizia per cambiare strada, soprattutto per Trieste.

Il nuovo governo nazionale ha la leghista veneta, da sempre autonomista e federalista, Erika Stefani come ministro degli Affari regionali; la Regione Friuli Venezia Giulia ha il triestino leghista Massimiliano Fedriga come Presidente con una larga maggioranza, il triestino leghista  Roberti come Assessore alle Autonomie, la leghista Barbara Zilli come Assessore alle Finanze; Trieste ha come vicesindaco il leghista Polidori aperto alle istanze del TLT, come vicesindaco.

La situazione è dunque propizia per realizzare il CANTONE AUTONOMO DI TRIESTE dotato di una ZONA FRANCA: uno dei cinque, corrispondenti grossomodo alle aziende sanitarie, che sono stati annunciati in campagna elettorale e confermati dopo da Fedriga.

Il percorso è chiaro: rivendicare per la Regione F-VG maggiori autonomie che la portino al livello delle Province Autonome di Bolzano e Trento, analogamente a quanto ha richiesto il Veneto con il referendum e la successiva trattativa, e delegare “a cascata” tali competenze al Cantone Autonomo di Trieste da costituire con legge regionale insieme agli altri.

Attualmente le autonomie e le competenze regionali del Friuli - Venezia Giulia sono mortificate ed enormemente al di sotto di quelle di Bolzano (dove il 90% delle tasse resta sul territorio) e della Valle d' Aosta. Pertanto bisogna inserirsi nelle trattative in corso tra Veneto, Lombardia e Roma, approfittando del fatto che il neocentralismo renziano è stato messo da parte e sostituito dall' autonomismo e federalismo del nuovo governo.
In tal modo non occorrerebbero leggi costituzionali e basterebbe il decentramento dei poteri.

Inoltre c'è la possibilità di richiedere, analogamente a quanto sta facendo da anni Gorizia, una ZONA FRANCA con fiscalità di vantaggio, come da accordi internazionali già recepiti con il riconoscimento della Slovenia e quindi non contestabili dalla UE, come abbiamo già illustrato in numerosi precedenti articoli (clicca QUI).

E' ORA DI MUOVERSI ANCHE A TRIESTE !

NON CI SONO PIU’ SCUSE PER NON FARE QUESTO PRIMO PASSO VERSO LA LIBERAZIONE DI TRIESTE DALLA PALLA AL PIEDE CHE NE FRENA LO SVILUPPO.

E' stata aperta dal voto popolare una linea di credito a Fedriga: non la sprechi.

Ecco il motivo del nostro forte interesse per le recenti vicende elettorali e governative regionali e nazionali: così si arriva ad una "autonomia spinta" per via politica e, relativamente, veloce.

SE CI SONO LA VOLONTA' POLITICA E LA SPINTA DAL BASSO, OVVIO !

"Non importa il colore del gatto: l' importante è che acchiappi i topi" (Deng Xiao Ping)

L' ACCORDO PER LA GRANDE NAVE IN PORTO VECCHIO: "E TUTTI ANDARONO PRESSO LE COLONNE DEL TEMPIO DI RE SALOMONE ED OGNUNO EBBE CIO' CHE GLI ERA DOVUTO" - I LAVORATORI LA FORMAZIONE, D' AGOSTINO I GIUSTI RICONOSCIMENTI DI AUTORITA' E COMPETENZA, LA GMT LO SCARICO DELLA NAVE E TRIESTE LA DISCUSSIONE SULL' USO PRODUTTIVO DI "PORTO VECCHIO" E DEL PUNTO FRANCO FINORA INGIUSTAMENTE DENIGRATO E SPEZZETTATO - E LA SELECO ANDRA' SUL MOLO III -



La crisi della grande nave all' Adriaterminal di Porto Vecchio con un carico eccezionale, mentre un' altra con un carico analogo stava scaricando nel Punto Franco di Scalo Legnami, ha prodotto un accordo che soddisfa tutti e fa fare un salto in avanti al dibattito pubblico in città.

I lavoratori del CLPT.USB, il sindacato indipendente maggioritario in porto, che si battevano da tempo per avere la formazione necessaria a svolgere tutte le mansioni, ne hanno ottenuto l' inizio e stamane lavoreranno con l' affiancamento di formatori all' Adriaterminal. Attendono che altrettanto avvenga in Porto Nuovo e al Molo VII.

Il presidente dell' Autorità Portuale Zeno D'Agostino ha ricevuto unanimi attestati di stima e avuta universalmente riconosciuta la sua autorità, capacità e il ruolo di regista. Tutta la città e le forze politiche si sono apertamente pronunciate e la sua posizione è ulteriormente rafforzata.


Il terminalista GMT avrà la sua nave scaricata con efficienza anche senza doversi sobbarcare i costi di trasferta da Genova di una squadra.


Infine Trieste ha ricominciato a discutere dell' uso produttivo di Porto Vecchio e del suo Punto Franco, che qualcuno voleva ridurre ad un museo, come rileva lo stesso Piccolo nell' articolo che riportiamo sotto.

La SELECO (televisori ecc.) inoltre ha confermato la richiesta di insediamento sul Molo III, magazzino 5, in Porto Vecchio e in Punto Franco per farvi uno stabilimento (vedi immagine in fondo).

Il Presidente degli Spedizionieri Stefano Visintin ha così commentato il post sulla nostra pagina Facebook:
"Contemporaneamente la m/v Stamina, operava allo Scalo Legnami per sbarcare un quantitativo di lingotti di alluminio un po' più piccolo di quello della nave citata nell'articolo, con personale completamente triestino. Bisogna procedere al più presto nel potenziamento delle competenze del personale dell'agenzia del lavoro portuale e delle cooperative, perché scaricare sacchi di caffè non è uguale a sbarcare pani di alluminio o rizzare camion su una nave ro/ro. Spedizionieri e terminalisti non si sottraggono al loro compito. Bisogna essere pronti perché quella che può sembrare una coincidenza positiva (due navi convenzionali grosse che si aggiungono al lavoro ordinario dello scalo) sarà probabilmente una situazione usuale."

QUI Faq Trieste riporta il Medittelegraph (clicca).

Ecco l'articolo odierno del Piccolo dell' ottimo Fabio Dorigo che ci cita positivamente, così siamo contenti anche noi:

La politica sul caso Gmt «Appoggio a D’Agostino»
Il presidente del Porto difeso da istituzioni ed eletti dopo la minaccia di dimissioni per la querelle sui genovesi all’Adriaterminal. Accordo trovato col sindacato Usb.

di Fabio Dorigo

Non ci sono genovesi che tengano. Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale, incassa un’incondizionata fiducia dalle istituzioni e dal mondo politico. Posto che dimissioni non arriveranno ed è tutto bene quel che finisce bene (alla fine è stato trovato un accordo) la vicenda della Gmt all’Adriaterminal, all’interno del Porto vecchio, ha riconfermato la grande stima universale di cui gode il presidente del Porto di Trieste. «Non si dimette nessuno, è stato trovato un accordo ed ora partiranno gli affiancamenti e la formazione finalmente», fa sapere il Coordinamento lavoratori portuali di Trieste (Clpt Usb) che venerdì scorso aveva aperto la vertenza bloccando l’intervento della squadra di 10 portuali genovesi arrivati a Trieste con tre carrelli elevatori per svolgere attività di carico e scarico merce sulla nave “Bunum Elegance” all’Adriaterminal. E se la minaccia di dimissioni di D’Agostino è stata derubricata, resta l’effetto che ha creato. «Sono contento che alla fine abbia prevalso il buon senso. Non aggiungo altro», commenta il senatore M5s Stefano Patuanelli che, pur confermando la sua stima a D’Agostino, non vuole alterare in alcun modo il fragile equilibrio ritrovato. «Mi è parso uno sfogo legittimo. Mi sento molto vicino e solidale con lui. Stima incondizionata a D’Agostino. Le barricate di certi sindacati, oltre che strumentali, mi sono parse anche controproducenti per gli stessi lavoratori del porto. Mi piacerebbe che altri sindacati facessero sentire la loro voce sulla vicenda» commenta Paolo Polidori, vicesindaco leghista di Trieste. «Bisogna lasciar lavorare D’Agostino. Per lui parlano i risultati. Non servono a nessuno le sterili polemiche di alcuni sindacati. Non fanno bene al Porto e neppure ai lavoratori» aggiunge Sandra Savino, parlamentare di Forza Italia. «D’Agostino, assieme al segretario Mario Sommariva, ha il merito di aver portato tanto lavoro al porto di Trieste. E di averne migliorato la qualità. La neonata agenzia dell’articolo 17 ha triplicato i numeri in questi anni. Non siamo più in una situazione come anni fa quando se veniva una squadra da fuori portava via il lavoro ai triestini. Quindi fa bene D’Agostino ad andare avanti per la sua strada», sintetizza il consigliere regionale dem Roberto Cosolini che da sindaco di Trieste aveva indicato per il Porto il manager veronese. «Piena vicinanza con il presidente del Porto. In questi anni ha messo in pratica le politiche del lavoro più innovative. Se c’è qualcuno di inattaccabile su questo versante è proprio lui assieme al segretario Sommariva. Con quest’azione sindacale si rischiava di creare un precedente pericoloso. Per arrivare a minacciare le dimissioni vuol dire che stavolta qualcuno ha esagerato», ribatte il consigliere regionale del Pd Francesco Russo.
Il caso Gmt ha riaperto anche il dibattito in città sulla sdemanializzazione del Porto vecchio. «In Porto vecchio una grande nave con un carico eccezionale e carenza di personale: questo il fatto alla base della vertenza che ha portato alla minaccia di dimissioni di uno dei più apprezzati e autorevoli presidenti di Autorità portuale», titola il blog economico “Rinascita Triestina”. Alla faccia di coloro che «per anni hanno detto che in Porto vecchio si possono fare solo turismo e musei perché non ci sarebbero fondali, banchine e quant’altro». La morale della vicenda, insomma, è questa: «All’Adriaterminal in Porto vecchio e grazie alla parte di Punto franco salvatasi dalla “sdemanializzazione” la Gmt movimenta 300 mila tonnellate all’anno. Inoltre la Gmt fa l’attività di “Borsa Metalli” molto vantaggiosa col Punto franco. Un’attività che crea posti di lavoro come si vede in questi giorni in cui si volevano lavoratori di rinforzo, inviati addirittura da Genova. La vertenza si risolverà certamente per la buona volontà dei lavoratori del Clpt-Usb e la saggezza dell’Autorità portuale. E Trieste non perderà un ottimo e autorevole presidente del Porto franco internazionale. E forse si capirà che Porto vecchio ha grandi potenzialità produttive grazie al Punto franco: in molti settori, non solo nella portualità
».


 Il Piccolo 4/5/18




mercoledì 30 maggio 2018

INFORMAZIONE ECONOMICA /1 - L' AUMENTO DELLO "SPREAD" BTP-BUND NON SOLO NON FA AUMENTARE I COSTI DEI MUTUI CASA MA LI FA CALARE - IDEM PER IL COSTO DEL DENARO A BREVE ANCH' ESSO LEGATO ALL' EURIBOR - BASTA TERRORISMO MEDIATICO E POLITICO - #BastaIgnoranzaEconomica


Il dibattito pubblico finalmente si sta orientando su questioni importanti come quelle economiche, finanziarie e sull' Euro.
Tuttavia l' assenza di una adeguata conoscenza dei meccanismi reali dell' economia e della finanza pubblica e privata consente a "imprenditori politici della paura economica" di manipolare l' opinione pubblica. Il PD si sta distinguendo in questo mestiere.
Lo abbiamo visto in questi giorni in cui viene diffuso a piene mani il terrore, per finalità politiche, paventando immediati aumenti dei mutui e del costo del denaro legato allo "spread" tra BTP decennali e Bund tedeschi.
Sono falsità come molte cose che vengono dette sul Debito Pubblico, l' Euro, il "piano B" di Savona e soprattutto sulla crisi che perdura da 10 anni.

Per quanto riguarda il famigerato "spread" sui titoli di stato il suo aumento non è un bene perchè aumenta il costo del "servizio" del debito pubblico (interessi da pagare) tuttavia  non influisce sui risparmi privati investiti in Bot e BTP italiani che continuano ad avere i rendimenti stabiliti a patto che siano tenuti fino alla scadenza (come fa la stragrande maggioranza dei risparmiatori).
Mentre i Bot e BTP nuovi avranno un rendimento maggiore.

Sta di fatto che lo "spread" si è impennato (da 177 a 331) a partire da lunedì 28: il giorno dopo che è stato fatto abortire il governo con Paolo Savona, ed è stato nominato Cottarelli  mentre era rimasto stabile dopo le elezioni e aveva dato qualche segno di nervosismo solo l' ultima settimana per le lungaggini nella formazione del governo ma soprattutto perchè la BCE di Draghi aveva ridotto da 5 a 3 i miliardi di titoli italiani acquistati sul secondo mercato dopo l' annuncio del nome di Savona (tra Draghi e Savona c'è una vecchia ruggine fin dai tempi di Bankitalia...).

Per contribuire, nel nostro piccolo, alla diffusione della conoscenza economico-finanziaria cominciamo a proporre articoli di fonti autorevoli e non contestabili.

Cominciamo con l' articolo pubblicato oggi dal Sole24Ore nelle pagine interne (clicca QUI) di cui sotto riproduciamo il testo:

Mutui, perché lo spread (per qualche mese) ne riduce i costi
“I momenti di tensione finanziaria, contrariamente a quanto si può credere in prima analisi, nel breve periodo giocano a vantaggio dei nuovi mutui ”
·      di Vito Lops         30 maggio 2018 Il Sole 24 Ore

Lo spread sui titoli di Stato torna a far paura. A inizio mese il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni era a 120 punti, ieri ha toccato quota 300. C’è da aver paura anche sul fronte mutui? La risposta è «Ni». Certamente no per il breve periodo, e per breve si intende anche qualche mesetto. Forse sì nel medio periodo. In ogni caso siamo ben lontani dai facili allarmismi. Cerchiamo di capire perché. Il tasso dei mutui (sia fissi che variabili) è composto da due gambe. La prima è lo “spread” deciso dalla banca, ovvero il margine lordo che l’istituto di credito punta ad ottenere dal finanziamento. La seconda non dipende dalla banca, ma dall’andamento dei tassi del mercato interbancario. I mutui a tasso fisso sono parametrati sul valore degli indici Eurirs (viene solitamente preso il valore del giorno in cui si stipula). Imutui a tasso variabile sono indicizzati all’andamento degli indici Euribor.
Il punto è che i momenti di tensione finanziaria, contrariamente a quanto si può credere in prima analisi, nel breve periodo giocano a vantaggio dei nuovi mutui e non certo ledono quelli già stipulati.
Perché, molto semplicemente, favoriscono una riduzione degli indici Eurirs e di certo tendono a rimandare il momento in cui gli Euribor potrebbero salire. Come mai? Quanto agli Euribor sono legati ai tempi dei rialzi dei tassi della Bce e i momenti di turbolenza sui mercati allontanano, anziché renderli più vicini, i tempi d una stretta monetaria.
La riprova arriva dai mercati stessi. L’indice Morgan Stanley 1st hike Eurozone - che misura fra quanti mesi gli investitori si attendono il prossimo rialzo dei tassi da parte della Bce - la scorsa settimana era a quota 13 (quindi era stimato un rialzo dei tassi a giugno 2019) mentre ora è salito a 18 (quindi ci si aspetta una stretta più in là, nell’autunno 2019). Ciò vuol dire che, stando così le cose, chi sta pagando un mutuo a tasso variabile (o ha intenzione di stipularne uno nuovo) potrà - paradossalmente grazie alla tensione sul mercato dei titoli di Stato -beneficiare ancora più a lungo dell’eccezionalità dell’Euribor negativo (quota da oltre 1.000 giorni sottozero). )(NDR. L’ Euribor ha influenza diretta sul costo del denaro che quindi in questa situazione si abbassa o mantiene costante)
Quanto all’universo dei mutui a tasso fisso, l’analisi si sposta sugli indici Eurirs. Questi seguono da vicino l’andamento dei tassi del Bund tedesco. E durante le tempeste finanziarie i tassi del Bund tendono a scendere perché gli investitori aumentano gli acquisti di titoli tedeschi, considerati beni rifugio. Aumentando gli acquisti salgono i prezzi e diminuiscono di conseguenza i rendimenti. Non è un caso se a metà maggio il Bund a 10 anni pagava lo 0,65% mentre ieri ha chiuso allo 0,25%. E non è un caso che anche l’Eurirs a 20 anni (ma lo stesso vale per altre durate) nello stesso arco temporale sia sceso (da 1,55% all’1,38%).
Va da sé che se la tensione dovesse proseguire sui mercati c’è da attendersi che gli Eurirs continuino a ridimensionarsi e con essi anche i tassi finali dei nuovi mutui a tasso fisso (per quelli già stipulati il tema non si pone dato che essendo a tasso fisso nel bene o nel male non vengono scossi dalle variazioni di mercato).
I tassi dei nuovi mutui a tasso fisso di questa settimana sono quindi più bassi di quelli della settimana scorsa. E così potrebbe essere ancora per le prossime. Ameno che le banche non alzino repentinamente il loro “spread”. Tuttavia, che le banche alzino gli spread velocemente è davvero improbabile. Su questo punto ci sono due indizi (che fanno una prova). Il primo arriva dalla base statistica, e cioè da quanto accaduto nel 2011-2012, quando l’Italia fu colpita dalla crisi del debito con i rendimenti dei BTp che toccarono l’8% e il differenziale con il Bund sfiorò i 600 punti.
«Osservando i dati storici 2011-2012, quando lo spread BTp-Bund passò da un 170 punti nel secondo trimestre 2011 a 310 nel terzo trimestre e a 440 punti nel quarto trimestre 2011, gli spread medi di offerta sui mutui restarono invariati - spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. Quelli a tasso variabile rimasero sullo stesso periodo a livelli compresi fra l'1,9% e il 2,2% mentre gli spread medi di offerta sui mutui a tasso fisso oscillarono fra l'1,2% e l'1,9%».
«Solo dopo ben due trimestri si verificò un aumento repentino degli spread medi di offerta sui mutui, con un salto dal quarto trimestre 2011 al primo trimestre 2012 di circa l'1% sia per gli spread medi relativi a mutui a tasso variabile che per gli spread medi relativi a mutui a tasso fisso».
Come mai passarono sei mesi prima che le banche adeguassero gli spread dei “nuovi” mutui (e non dei vecchi che restarono al riparo) all’aumento dello spread sui BTp? «Il ritardo fu dovuto a una serie di fattori - prosegue Rossini -. Innanzitutto perché i processi di revisione degli spread di offerta sui mutui avvengono normalmente su base mensile all'interno delle organizzazioni bancarie. E poi perché questi processi tengono in considerazione una molteplicità di elementi fra loro connessi: l'analisi dello scenario economico a livello nazionale e internazionale, la valutazione della situazione corrente di tesoreria e dei costi attuali e a tendere del funding, una valutazione delle necessità di posizionamento competitivo della banca sul mercato dei mutui, un'analisi attenta delle marginalità del prodotto mutuo che si possono raggiungere e/o sostenere nel breve e nel medio periodo».
Quindi mentre lo spread BTp-Bund può cambiare di giorno in giorno, lo spread dei mutui segue logiche completamente diverse, legate alla gestione della tesoreria della banca, materia complessa. Mentre i primo è elastico, il secondo è decisamente anelastico.
«È chiaro comunque che la situazione politica e economica e finanziaria sarà osservata attentamente dal sistema bancario nel corso delle prossime settimane e mesi e potrebbe portare a delle decisioni di cambio politiche di spread di offerta sui mutui anche significative nel medio termine - conclude Rossini -. Ma queste decisioni sono ad ogni modo il frutto di processi che avvengono su un arco temporale esteso. Ultima considerazione: chi ha già in essere un mutuo, non dovrebbe avere impatti significativi sul peso della rata, in quanto gli spread sono già definiti in contratto e per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, gli indici di riferimento Euribor come visto non sono impattati - se non indirettamente e in maniera marginale - dall'andamento dello spread BTp-Bund».
Senza dimenticare che qualora nei prossimi mesi le banche decidano di aumentare gli spread sui nuovi mutui, il costo di questi risulterà maggiore rispetto ai valori attuali, solo se l’aumento degli spread risulterà maggiore della contestuale riduzione degli Eurirs.

domenica 27 maggio 2018

DICKTAT ESTERNO: SALTA IL GOVERNO CHE POTEVA TENERE UNITA L’ ITALIA IN UNA POLITICA ECONOMICA ESPANSIVA – Lega egemone al Nord e M5S al Sud con Savona all’ economia potevano tentare una ripresa economica superando i vincoli europei neoliberisti – “Non Se Pol” e si va a elezioni “ballottaggio” tra Lega che sfonderà ogni argine al Nord e un M5S radicalizzato al Sud accentuando così la spaccatura dell’ Italia - Cosa c’entra Trieste con tutto questo bordello dell’ Italia “repubblica delle banane a sovranità limitata”? Meglio “colonia di una colonia” o porto della Mitteleuropa ?


Quelli che seguono sono solo spunti di riflessione scritti a caldo e che svilupperemo nei prossimi giorni.

Cerchiamo di esaminare la situazione molto grave, che è precipitata pochi minuti fa, dall' osservatorio di Trieste: aspetti costituzionali, istituzionali e politici saranno ampiamente esaminati ovunque in questi giorni...

La questione dell' Euro è stata ampiamente descritta da Limes sull' articolo "perchè la nuova crisi dell' euro è inevitabile" di Maronta pubblicato sull' ultimo numero (clicca QUI).


Il governo Lega-M5S non si farà perchè "vincoli esterni" impediscono che Paolo Savona, illustre e rispettato economista keynesiano allievo di Modigliani, faccia il ministro dell' Economia  impostando una nuova politica economica espansiva in grado di far superare all' Italia una crisi che perdura da 10 anni.

In Italia non è consentito che economisti di scuola keynesiana governino l' economia in modo espansivo. C' è l' ostracismo verso i Savona, i Sapelli, i Bagnai e verso le posizioni dei nobel come Krugmann e Stiglitz.
La cosa sconvolgente è che mentre questi erano tradizionalmente i punti di riferimento della sinistra adesso il PD e la sedicente sinistra di governo li attacca ed è allineata e coperta con il pensiero unico neoliberista che scarica la crisi sulla schiena di lavoratori e ceti medi sempre più impoveriti.
Sui "diritti civili" come "fine vita" o diritti legati alla sessualità si può decidere ma non si devono assolutamente tutelare i diritti economico-sociali (politica economica, disoccupazione, casa, consumi interni, "job act" ecc.) che sono stati falcidiati dalla gestione neoliberista della crisi.


Devono dunque essere applicati gli assurdi vincoli e la politica deflattiva voluta da Bruxelles in ossequio a teorie economiche antiscientifiche come il Neoliberismo e l' Ordoliberismo con "svalutazione interna" e scarico della crisi e del debito su lavoratori e ceti medi con deliberata compressione dei consumi interni e "fisco rapace".
L' Italia dunque dovrà continuare a restare in una situazione di stagnazione deflattiva: una sorta di "stagnazione secolare" senza speranza che perdura ormai da 10 lunghi anni squassandone la struttura economica, sociale e politica.
Il fatto che Mattarella abbia convocato Cottarelli, economista del Fondo Monetario Internazionale - uno dei tre della Troika -  specializzato in TAGLI di spesa e fiero avversario di politiche espansive keynesiane, è sintomatico.

Le elezioni del 4 marzo avevano visto la Lega trionfare in tutto il NORD con poche propaggini al Centro grazie alla proposta di flat-tax e la politica di contenimento dell' immigrazione illegale.
L' M5S è invece diventato il partito di riferimento al SUD grazie alla proposta di reddito di cittadinanza.
Il PD è rimasto arroccato in una ristretta fascia del Centro e Forza Italia è in netto calo e alla fine del ciclo politico che coincide con il ciclo vitale del suo capo Berlusconi.

Il Governo che si stava formando fra Lega e M5S aveva la possibilità di tenere per un po' ancora  unito politicamente il Nord e il Sud dello stivale ma necessitava per questo e per mantenere in parte le due principali promesse elettorali (Flat Tax e Reddito di Cittadinanza) di una politica economica fortemente espansiva di tipo keynesiano.
Non è stato consentito: la Germania ha fatto capire che l' Italia è nella sua sfera d' influenza, e si va inevitabilmente a nuove elezioni a breve.

Elezioni che sono state già definite "di ballottaggio" tra Lega e M5S che dunque saranno contrapposti e non uniti al governo.

L' M5S assumerà posizioni molto più radicali per l' oscuramento dei "governisti" di Di Maio sconfitti in questa vicenda e lo si vede da subito con le richieste di "impeachment" per Mattarella. Grillo e Di Battista prenderanno la guida accentuando la componente demagogica.
I sondaggi dicono che la Lega stravincerà al Nord e che il M5S si consoliderà al Sud confermando la spaccatura politica  dell' Italia.


Ci sarà un periodo di confusione rilevante in Italia con serie conseguenze sull' economia.


La Germania avrà sempre più un atteggiamento di ostilità verso l' Italia che sarà egemonizzata sia al Sud che al Nord da forze politiche a lei ideologicamente avverse e risentite.


Può darsi che questo abbia riflessi sulla mai chiusa "questione di Trieste" o sulla gestione del Porto Franco Internazionale di Trieste che serve l' entroterra mitteleuropeo per il 90% della sua attività.

Alla fine prevarrà la forza di attrazione del baricentro tedesco grazie anche al fatto che gran parte del tessuto economico del Nord è ormai integrato nella sua "catena di valore" e si faranno ulteriori passi avanti verso la Kerneuropa (vedi mappa).


Trieste o è il porto sul Mediterraneo dell' Europa Centrale o non è e sparisce per mancanza di funzione.

Ha senso continuare a parlare e perdere tempo con Roma (o maledirla, dal punto di vista indipendentista), che ha una sovranità ormai molto limitata, se il potere vero ormai è altrove come si è visto anche oggi?
Non conviene sempre avere rapporti direttamente con la Casa Madre anzichè con gli uffici periferici?


Non dovrebbe Trieste quanto prima costruire seri e solidi legami autonomi con l' Europa Centrale, invece di farsi travolgere dalla crisi italiana e dall' ostilità tedesca verso le forze politiche maggioritarie nella penisola spaccata in due ?
Per far questo non sarebbe necessaria e urgente una forte autonomia politica e amministrativa ?

La proposta di Fedriga  di istituire 5 Cantoni regionali tra cui quello autonomo di Trieste, con le stesse competenze esclusive della Regione Autonoma che andrebbero comunque aumentate, è interessante  e utile.


Se la Lega è destinata a prendere il potere in tutto il Nord che faccia almeno qualcosa di buono e strategicamente rilevante per Trieste.





martedì 8 maggio 2018

"SERVONO DUE ITALIE AUTONOME" LO DICE LUCA RICOLFI, AUTOREVOLE SOCIOLOGO E ANALISTA POLITICO - GLI SVILUPPI DELLA CRISI ITALIANA -


L' autorevole studioso Luca Ricolfi , analista stimatissimo da tutti per le sue analisi precise e realistiche, ha rilasciato un' intervista sull' attuale situazione politica e sociale italiana che così si conclude:

«La verità forse è difficile da dire: i cittadini del Sud hanno un’altra cultura, un’altra mentalità, altri valori, e quindi non vogliono vivere come nel CentroNord. Io li capisco, e un po’ li invidio.
Credo che l’unica soluzione sia concedere piena autonomia al Sud.
Nessuna secessione delle regioni del Nord, ma creazione di una grande area meridionale con istituzioni, fisco e politica economica propri.
Culturalmente, ma anche sul piano dell’organizzazione economico-sociale, il centro è più simile al Nord che al Sud, dunque tanto vale che vi siano due Italie libere di governarsi come desiderano, quella del Centronord e quella del Sud, finalmente liberata dal giogo dell’unità nazionale»
.


Sono parole pesanti, un tempo riservate alla sola Lega Nord delle origini e a studiosi come il prof. Gianfranco Miglio.

Ricolfi, che è di sinistra, ha rilasciato l' intervista a Libero, che invece è di destra, che gli ha dedicato un intera pagina lunedì 7 maggio (clicca QUI per l' intervista completa).


Abbiamo già sentito proporre autorevolmente l' adozione di fiscalità di vantaggio solo per il Sud (clicca QUI) ma stavolta lo scenario è complessivo e prende le mosse da quanto sta emergendo da questa convulsa crisi politico - istituzionale italiana che fa seguito e corona alla profonda crisi economica.

I risultati elettorali del 4 marzo hanno
evidenziato una polarizzazione territoriale della politica: il M5S è il partito più forte al Sud e la Lega al Nord.
I risultati delle Regionali in Friuli-Venezia Giulia hanno confermato e approfondito questo dato.

Volenti o nolenti le due forze politiche, che si

avviano a costituire due poli contrapposti che si vuole sottoporre a "ballottaggio" con le nuove imminenti elezioni, si trovano a rappresentare e a rispondere agli elettorati di territori profondamente diversi: l' uno orientato all' assistenzialismo e alla redistribuzione del reddito; l' altro orientato alla produzione e all' alleggerimento fiscale e sempre più integrato nella "catena di valore" mitteleuropea (clicca QUI).

Tutti gli indici socioeconomici dimostrano una profonda differenza tra sud e nord accresciuta da una crisi economica che perdura ormai da dieci anni.
Non c'è più una forza politica in grado di tenere unite e "federare" le istanze dei due poli territoriali e politici come aveva fatto, ad esempio, la DC per decenni.
Nè sono più possibili solidi governi nazionali in grado di tenere unite polarità che, pur assomigliandosi per toni e metodi ed essendo ugualmente tacciate di "populismo", in realtà si respingono.
Lo dimostrano le convulse e inconcludenti trattative per la formazione del nuovo governo e la scelta di andare ad elezioni "ballottaggio" tra M5S e Lega addirittura d' estate.

Pertanto è perfettamente logico che gli osservatori più attenti e realisti comincino a porsi seriamente il problema della separazione territoriale dell' Italia, e delle forme che potrebbe assumere, assumendosi l' onere di parlarne pubblicamente e non più solo in circoli ristretti di esperti come sta avvenendo, ormai da tempo, sia in Italia che in Europa.

Pensiamo che Trieste dovrebbe porsi il problema di come inserirsi utilmente in questo processo che fa parte di un più ampio sommovimento geopolitico europeo indirizzato verso la formazione della "Kerneuropa": per essere attrice e non succube di dinamiche che avvengono ineluttabilmente sulla sua testa.
Non serve fare come gli struzzi: quanto avviene in Italia (e in Europa) ha pesanti ripercussioni su Trieste.
La stessa paralisi istituzionale e governativa attuale rischia di compromettere la capacità di cogliere le opportunità della "Nuova Via della Seta" che può passarci velocemente accanto ma prendere altre destinazioni meno coinvolte nel caos italiano.


Mappe sulla formazione della Kerneuropa 

L' intervista a Ricolfi era corredata da un articolo sull' occupazione femminile e sul dato drammatico al Sud, non ascrivibile alla sola situazione economica. Ecco un passo significativo:
"Il primato negativo (dell' occupazione femminile) spetta alla Sicilia con appena il 29,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni che risultano occupate a fronte del 62,4% medio in Europa. Subito dopo viene la Campania (29,4%), seguita da Calabria (30,2%) e Puglia (32%) mentre solo quinta la regione delle Mayotte (32,5%), due isole sperdute nell’Oceano Indiano, facenti parte dei territori d’oltremare francese, ciò che rimane dell’impero coloniale. Riuscire a piazzarsi peggio delle due isole al largo tra Madagascar e Mozambico è proprio un record."                                                                                                             


domenica 6 maggio 2018

MEGAPORTACONTAINER DIROTTATA SU TRIESTE DA VENEZIA: IL PD VENETO ATTACCA TRIESTE E MUSOLINO (presidente autorità portuale Ve) - UNA MACROREGIONE CON IL VENETO SAREBBE UNA SCIAGURA PER TRIESTE



Una grande nave portacontainer viene dirottata su Trieste da Venezia e subito dal Veneto si alzano le polemiche: protagonista la
capogruppo del PD al consiglio regionale Alessandra Moretti, renziana di ferro e meglio conosciuta come "Lady Like" anche per aver attribuito la sua sconfitta elettorale alle regionali al suo abbigliamento poco appariscente consigliato dallo "spin doctor" del Partito.

Questo dice il PD veneto per bocca della sua leader e candidata (perdente) alla Presidenza della Regione nonchè attuale capogruppo regionale:

«Se le navi cinesi, per ragioni “operative”, cominciano a sbarcare le loro merci a Trieste, significa che Venezia sta dicendo addio alla Via della seta — critica Moretti — Un declassamento figlio del disinteresse di tanti, non ultima la Regione Veneto che, in questi anni, nulla ha fatto o detto per scongiurare decisioni che hanno portato al rafforzamento del porto triestino a discapito del nostro».
E poi sostiene pure che se la Cina scaricherà le merci a Trieste ci sarà un forte aggravio di costi per le imprese venete pari a 150 milioni all' anno.


Il campanilismo veneto, discendente diretto e degenerato dell' imperialismo veneziano sull' Adriatico, si manifesta sempre e ovunque.


Musolino, il capace tecnico presidente dell' Autorità portuale, ha reagito alle sconsiderate accuse piddine precisando sul Corriere della Sera che : " I traffici di Venezia e Trieste sono diversi" (clicca QUI).


L' idea di una Macroregione che unisca il Friuli Venezia Giulia con il Veneto, espressa sia dal PD Rosato (QUI
) che da una parte della Lega (soprattutto veneta), sarebbe chiaramente catastrofica per Trieste e va bloccata.
E questo deve essere ben chiarito a Fedriga.


Ecco l' articolo del Corriere di Verona:

La super-container dirottata a Trieste. Moretti attacca. Il Porto: solo lavori


La mega nave container partita dalla Corea viene «dirottata» a Trieste e scoppiano le polemiche. «La Regione non fa niente per il “suo” porto», attacca la consigliera pd Alessandra Moretti, «il porto di Venezia senza nuovi scavi perde la sua competitività», si lamentano gli operatori. L’annuncio è arrivato nel fine settimana: «Motivi operativi», li definisce Evergreen Shipping Agency la società che gestisce il collegamento. In realtà il problema è dato dai lavori al bacino di evoluzione che non permette alla Cma Cgm Cendrillon (una nave lunga 330 metri con un pescaggio fino a 12,6) di arrivare in banchina. «È un problema temporaneo, abbiamo completato il dragaggio, serve la bonifica bellica che deve completare, già lunedì, la Marina Militare. Nessun dirottamento, la nave è stata solo momentaneamente spostata su Trieste per rientrare a scalare su Venezia alla prossima settimana», dice il presidente del Porto Pino Musolino. Ma il problema resta, perché nei prossimi anni l’arrivo delle mega-navi comporterà una scelta di campo dell’ente e della città. Paolo Costa aveva pensato il megaterminal off shore, Musolino, considerandolo eccessivo, ha virato verso un terminal più piccolo alla bocca di porto di Malamocco. «Stiamo lavorando su dati e analisi scientifiche non ci faremo trovare impreparati», precisa il presidente. Ma è chiaro che l’equilibrio dello scalo veneziano è sempre più precario stretto tra aspetto fisico-morfologico (il piano regolatore non prevede scavi di canali oltre i 12 metri) e quello economico. Vale per il traffico commerciale ma anche per le navi da crociera. «Se le navi cinesi, per ragioni “operative”, cominciano a sbarcare le loro merci a Trieste, significa che Venezia sta dicendo addio alla Via della seta — critica Moretti — Un declassamento figlio del disinteresse di tanti, non ultima la Regione Veneto che, in questi anni, nulla ha fatto o detto per scongiurare decisioni che hanno portato al rafforzamento del porto triestino a discapito del nostro». Le polemiche non mancano nemmeno sul fronte delle crociere, con uno stallo che dura da sei anni e il Porto al lavoro sulla soluzione Marghera dopo le decisioni del Comitatone dello scorso 7 novembre. Il comitato No grandi navi ha già lanciato una nuova manifestazione per il prossimo 10 giugno e proprio giovedì scorso ha incassato un successo giudiziario per il «tuffo collettivo» di una protesta analoga risalente al settembre del 2013. Quel giorno una cinquantina di attivisti si erano lanciati in acqua per sospendere il passaggio delle navi da crociera e l’immagine aveva fatto il giro del mondo.
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