Proponiamo una sintesi delle posizioni alla base di un moderno movimento autonomista triestino che coinvolga tutti i concittadini al di là di ogni appartenenza nazionale, ideologia o fede per far valere finalmente i nostri interessi e quelli del futuro dei nostri figli.
Naturalmente restando aperti ad ogni contributo.
MANIFESTO PER TRIESTE INTERNAZIONALE
AUTONOMA DALL’ ITALIA MA CONNESSA CON IL MONDO
“Il più potente impulso politico verso un mondo connesso è esattamente quello che
indicherebbe la direzione contraria: il
decentramento.”
Il mondo sta diventando una rete globale.
Una rete che elabora, produce e trasferisce informazioni
in modo sempre più efficiente.
Per informazione si intende qualsiasi
prodotto della comunicazione e della conoscenza: dal semplice messaggio
WhatsApp al robot più evoluto, fino alla mega-portacontainer.
I nodi di questa rete sono le “città globali” e a loro volta queste città
sono reti di società, di associazioni, di gruppi di interesse; che a loro volta
sono reti di persone.
I nodi competono e collaborano tra loro.
Più un nodo è efficiente nella produzione e nel trasferimento di informazioni
più importanza acquisisce nella rete.
Ogni città sarà tanto più competitiva quanto più sarà “connessa”.
Ma sarà nell’ interesse dei “portatori di capitale” investire nelle connessioni
dei nodi che si dimostrano più
competitivi, per ottenere maggiori ritorni dei loro investimenti.
Si genera così un “loop” che premia i più efficienti.
I protagonisti indiscussi di questa competizione globale sono le città,
specialmente quelle naturalmente connesse con infrastrutture come porti fulcro
di rotte marittime e reti ferroviarie e stradali, non più gli Stati Nazionali.
La rete globale è una struttura “spontanea” nel senso che esiste in quanto
prodotto di relazioni e flussi commerciali liberi.
La rete è un ambiente competitivo nel quale emergono i più dinamici: per questo
essa tende verso forme organizzative sempre più efficienti che superano la
tradizionale “geografia politica” e i confini nazionali.
Lo Stato Nazione è invece diventato una struttura centralizzata, burocratica,
inefficiente e innaturale.
La rete globale moltiplica le connessioni e le opportunità mentre lo stato nazionale
accentratore le riduce.
La rete globale delle Città costituisce il telaio della società aperta, lo
Stato Nazione rappresenta l’ emblema della società chiusa.
Nella estrema difesa dello Stato Nazione centralista, nel
cosiddetto “sovranismo”, stanno confluendo tutti i più vecchi arnesi reazionari
e perfino neofascisti.
Questo significa che lo Stato Nazione non può diventare
un nodo della rete globale, in quanto ne rappresenta l’ antitesi e che la
comunità degli Stati Nazionali non può competere con la comunità della rete
delle città e dei territori connessi in modo funzionale.
Lo
Stato Nazione: una struttura superata ed inefficiente nata nell’ 800.
"Gli
Stati nazionali hanno perso il proprio ruolo di unità significative
in grado di partecipare agli sviluppi dell’economia
globale nell’ odierno mondo senza frontiere”
Gli stati nazionali sono tendenzialmente chiusi verso l’ esterno,
centralizzatori e autoritari verso l’ interno.
Sono in contrapposizione permanente tra di loro, generando conflitti anche
catastrofici come le due guerre mondiali del ‘900, ed esercitano il potere in modo esclusivo, basandosi su strutture piramidali e ingessate e sempre più
inefficienti e costose.
Gli Stati-Nazione hanno procedimenti decisionali lenti, rigidi ed
inefficienti.
E a Trieste ne sappiamo qualcosa con 63 anni di attesa per una prima parziale
applicazione dell’ Allegato VIII al Trattato di Pace del 1947, i 23 anni di attesa per il Decreto
Attuativo dei Punti Franchi prescritto dalla legge 84 del 1994 o con i 16 anni
di inerzia per il SIN Sito Inquinato Nazionale che paralizza la Zona
Industriale e costringe a trasferte romane per ogni inezia.
Per non parlare del
Vincolo architettonico totale posto dal Ministero sull’ area di Porto Vecchio
da 17 anni che ne aumenta in modo irragionevole i costi di riutilizzo
produttivo, ed anche dei vincoli paesaggistici sul Porto Nuovo.
Lo Stato Nazione tende al predominio del Centro sulle periferie e ad un
rapporto conflittuale con gli altri stati.
La rete globale vuole invece nodi con grandi capacità di
elaborazione e scambio, con processi decisionali veloci, efficienti e
trasparenti, che siano intrinsecamente senza confini, che abbiano reti autonome
di imprese e strutture urbane interdipendenti, che pratichino la collaborazione
pubblico-privato, nelle quali il cittadino sia realmente il sovrano.
Come si vede l’ essenza dello Stato Nazione
centralistico è totalmente incompatibile con l’ essere della rete globale.
E la rete non fa sconti: essa prevede un ritmo che bisogna
saper mantenere, pena la marginalizzazione e l’ esclusione.
L' OBSOLETO STATO - NAZIONE
Le
città e territori autonomi e connessi: una rete efficiente e dinamica
“Sono
luoghi in cui si produce, si finanzia l’economia globale e si forniscono i servizi necessari. I
processi globali non necessitano di passare attraverso le gerarchie degli
Stati nazionali”.
“L’archetipo dello Stato Nazione
occidentale si va via via dissolvendo… Gli stati stanno mutando pelle per
diventare federazioni di potenti centri amministrativi locali”
Parag Khanna (Connectography)
Le città autonome hanno una spiccata propensione a creare
reti: tra i cittadini, tra le imprese e tra le istituzioni.
In esse si concentrano aziende che
creano merci e servizi con alto contenuto di valore.
Le città autonome ed i loro territori sono aree dove si investe costantemente
per modernizzare le infrastrutture, sostenendo le iniziative imprenditoriali
innovative con un efficace rapporto pubblico / privato.
Questi territori si sviluppano orizzontalmente con centri di potere vicini ai
cittadini, con poca burocrazia e che danno risposte rapide e concrete.
Per questo dialogano tra loro direttamente, bypassando
strutture di potere superiori centralizzate, riducendo i costi e i tempi del
loro funzionamento.
Riteniamo che non sia un caso se i grandi porti del Nord
Europa siano stati in passato Città Anseatiche indipendenti e che tuttora
Amburgo e Brema siano a tutti gli effetti Città-Stato federate alla Germania
che è una repubblica autenticamente federale.
La stessa Trieste, porto dell’
Impero, godeva nel periodo di suo maggior successo dell’ autonomia della Libera Città Imperiale (Reichsunmittelbare Stadt
Triest).
Lo stesso si può dire di Hong-Khong per non parlare di Singapore che è
diventata uno stato indipendente.
Nella stessa enorme Cina le province ed i porti godono di grandi autonomie,
persino con autonoma imposizione fiscale, e il suo travolgente sviluppo si è
basato sulle Zone Economiche Speciali con fiscalità di vantaggio.
Zone Economiche Speciali (Free Zones) che si stanno diffondendo molto velocemente in tutto il mondo sviluppando l' economia e dando direttamente lavoro attualmente ad oltre 66 milioni di persone.
Gli Stati Nazione non sono
più veicoli di sviluppo, come nel 1800 quando servivano ad unificare mercati
nazionali frammentati, ma sono vecchi ed obsoleti arnesi che condannano i
propri cittadini ad un futuro di emarginazione, povertà ed emigrazione.
LE NUOVE CITTA'- STATO AUTONOME INTERCONNESSE
Gli Stati Nazionali sono ormai strutture
politiche limitate: troppo piccole per agire a livello globale, troppo grandi
per poter dare risposte alle sempre più complesse esigenze dei territori specie
se esposti alla concorrenza globale come i porti internazionali quale è Trieste con il 90% della sua attività con l’ estero e solo il 10% con il mercato
italiano.
La stessa Unione Europea si sta sgretolando perché è ostaggio degli Stati
Nazionali anziché essere un Europa autenticamente federale.
Le aree più dinamiche del mondo sono ora le Città autonome e connesse, perché
dotate di infrastrutture all’ avanguardia in grado di fornire servizi adeguati
alle aziende internazionali.
Sono quindi in grado di attirare e di produrre
professionalità di altissimo livello, attivando un continuo e virtuoso scambio
tra società autoctona e l’ esterno: come è avvenuto nei periodi di crescita della
Trieste Porto dell’ Impero.
Trieste ha conosciuto i suoi periodi di massima prosperità quando è stata il principale nodo di connessione fra Europa centrale e Oriente, quando ha partecipato da protagonista alla progettazione e alla realizzazione del canale di Suez, fondamentale strumento di connessione del Mediterraneo con l' Oriente, mentre ha conosciuto il declino quando le sue radici mitteleuropee sono state tarpate dagli esiti della Prima Guerra Mondiale e dalla Cortina di Ferro del secondo dopoguerra.
Trieste
è naturalmente una città autonoma portuale, europea e connessa con il mondo.
Solo
tragedie belliche e stupidità nazionaliste ne hanno ostacolato lo sviluppo in tal
senso, ed è quindi pronta a lanciarsi nell’ arena globale.
Trieste è dotata di un Porto
Franco Internazionale, di una ramificata rete di collegamenti ferroviari ed è
la naturale candidata a diventare il terminal adriatico della "Nuova Via della
Seta marittima": il gigantesco progetto di collaborazione internazionale avviato su spinta della Cina.
Trieste è un importante interfaccia intermodale tra Europa
continentale e mare.
La rete ferroviaria già attiva del Porto Franco Internazionale di Trieste
Trieste ha centri di ricerca ed attività
scientifica di livello mondiale con una estesa rete di contatti.
Trieste è pienamente
integrata nella “catena di valore” dell’ Europa centrale ed è destinata ad avere un ruolo strategico nelle "supply chain" che i nuovi sviluppi geopolitici favoriscono.
IL NOSTRO FUTURO
“La geografia funzionale avrà la meglio
sulla geografia politica “
Parag Khanna (Connectography)
Bisogna avere il coraggio di rompere gli
schemi ormai superati e guardare in
faccia la realtà: la rete di connessioni di Trieste porta all’ Europa e al
mondo, non all’ Italia che è destinata a scomporsi in aree omogenee.
Un processo di scomposizione di cui il successo del referendum sull’ autonomia del Veneto è stato solo la prima
avvisaglia e che trova conferma nella geografia del voto politico del 4 marzo che evidenzia il collasso del sistema politico italiano e una nuova geografia politica con lo Stivale spaccato in due principali tronconi con interessi contrapposti e privo di una forza politica prevalente e distribuita omogeneamente in grado di fare da "collante".
Per l' analisi del voto del 4 marzo 2018 cliccare QUI o sull' immagine sopra.
Confronta con la carta pubblicata da Limes, rivista di geopolitica, nel 2017:
La geografia politica con i confini degli Stati Nazione cederà il passo alla
geografia funzionale delle infrastrutture e delle connessioni e Trieste tornerà
a far parte naturalmente del mondo mitteleuropeo, con le dovute prerogative di
autonomia che spettano a una città-stato portuale.
Sarà un processo geopolitico
ineluttabile che richiederà i suoi tempi,
le sue forme specifiche e le sue tappe intermedie.
La prima tappa è quella
di mettere rapidamente il nostro territorio in condizione di rispondere
efficacemente alle sollecitazioni dei mercati globali senza dover dipendere
dalle inefficienze e lungaggini di Ministeri romani e Regione a guida udinese,
ugualmente paralizzante con la sua burocrazia inefficiente e con i conflitti campanilistici Friuli-Trieste
derivanti dall’ aver voluto mettere nello stesso calderone territori con
problemi, bisogni, storia ed economia divergenti.
Sfruttare dunque l’ ondata autonomistica
che vede il Veneto richiedere le stesse prerogative della Provincia Autonoma di
Bolzano con la trattenuta dei 9/10 delle tasse, cavalcando la stessa onda per richiedere le stesse competenze primarie di Bolzano per
una Provincia Autonoma di Trieste, coincidente con la zona A del TLT, tali
da eliminare le interferenze negative dei Ministeri e della Regione e porre i
centri decisionali sul nostro territorio possibilmente in capo ad autorità
tecniche come l’ Autorità Portuale che sta lavorando bene.
Se l’ autonomia di Bolzano e Trento ha basi giuridiche nel dopoguerra, come
ex-province dell’ Impero, altrettanto può essere fatto valere per la specialità della regione Friuli-Venezia Giulia e per Trieste.
Infatti un ruolo centrale assume il rispetto concreto del Trattato di Pace del 1947 con i suoi allegati, in particolare l' VIII, ratificato e recepito per intero nell' ordinamento italiano.
Non possiamo lasciare il futuro di
Trieste e del suo territorio nelle mani del Governo nazionale italiano, sia
esso considerato “amministratore su mandato internazionale” oppure “pienamente sovrano”, e nemmeno nelle mani di
una Regione ad egemonia udinese: i nostri
interessi sono divergenti in entrambi i casi come storia e fatti hanno dimostrato “ad abundantiam”.
Richiedere, inoltre, una Free Zone
Fiscale per avere una Zona Economica Speciale da affiancare ai Punti
Franchi extradoganali per potenziarne l’ attrattività.
La base giuridica per superare le resistenze nazionali e della UE può
essere trovata nell’ art. 1 dell’ Allegato VIII al TdP del ’47 recepito anche in sede
europea, che stabilisce la natura del Porto di
Trieste quando al secondo comma parla di "regime
internazionale di Porto Libero" e sottolineiamo "Regime Internazionale".
Al primo comma dell' art.1 ne chiarisce le modalità operative: "nel
modo come è usuale negli altri porti liberi del mondo" introducendolo così
nel quadro del “diritto consuetudinario” internazionale di matrice anglosassone.
Diciamo subito che in praticamente tutti i Porti Franchi del mondo la
consuetudine è che ai benefici della extraterritorialità doganale siano affiancate esenzioni fiscali
totali o parziali.
Dunque quantomeno una No-Tax area fiscale è
dovuta, indipendentemente
dagli orientamenti nazionali e della UE, e tale privilegio non può essere
limitato ai porti del Sud italiano come è stato fatto con il recente “Decreto
Sud” che prevede le ZES solo nei porti meridionali.
Inoltre non è accettabile che Gorizia e l’ Isontino si siano efficacemente
attivati per avere una Zona Economica Speciale di tipo fiscale sulla base del
riconoscimento europeo ed italiano della Slovenia e conseguente Zona Franca
transfrontaliera (legge108 del 23 marzo 1998), mentre a Trieste questo argomento pare tabù
per la stampa ed i politici.
Questi sono i
primi due obiettivi di un più lungo percorso su cui è possibile unire i
cittadini di Trieste al di là di ogni appartenenza nazionale, ideologia o fede
per far valere finalmente i nostri interessi e quelli del futuro dei nostri
figli.
Impelagarsi in dispute
giuridiche sulla “sovranità statuale” è ormai cosa superata dai tempi, del
tutto improduttiva e di retroguardia nell’ epoca delle reti globali, e tale da
eccitare gli animi in conflitti tra triestini senza alcun costrutto.
E’
molto più importante, utile ed urgente impegnarsi concretamente per
riconnettere Trieste al mondo e rendere efficiente, autonomo, autogovernato ed attrattivo il
suo territorio.
“La
connettività è più importante delle dimensioni e ancora di più della sovranità
statuale”
Parag
Khanna (Connectography)
La realizzazione di questi primi obiettivi strategici è questione di tattica che, pragmaticamente, non esclude alcuno strumento legittimo e democratico, compreso la partecipazione alle competizioni elettorali.
Rinascita Triestina 10 marzo 2018
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L' art. 1 dell' Allegato VIII al Tratto di Pace del 1947