RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

giovedì 7 luglio 2016

PERCHE I CONTRIBUENTI TRIESTINI DOVREBBERO FINANZIARE LE BANCHE ITALIANE ? TASSE, BREXIT, BANCHE, ECONOMIA, EURO - #RisparmiatoreStaiSereno CI PENSANO RENZI E MARIA "ETRURIA" BOSCHI !



1) Il TLT è tornato oggi agli onori della prima pagina del Piccolo con quello che sembra l’annuncio di una ondata repressiva sulla questione fiscale, sull' onda di un comunicato stampa emesso non si sa se dalla Prefetto o dalla Commissaria del Governo preposta a tutela degli accordi internazionalii relativi al Trattato di Pace del 1947 (clicca QUI Dizionario Giuridico per rammentare di cosa si tratta e perchè il Comissario del Governo esiste solo a Trieste e nelle province autonome di Bolzano e Trento).

Un fisco rapace per “rientrare” dal debito pubblico italiano come da austerity della UE sta mettendo in difficoltà cittadini ed imprese, favorevoli al TLT o meno.
E l’obiezione fiscale è un pericolo che non possono tollerare “ da una scintilla nasce l' incendio della prateria ”…

2) L’ altro ieri è stato negato ai cittadini di esprimere il proprio parere con un referendum regionale sulla Sanità che li tocca da vicino: i tagli imposti dalla politica di austerity della UE stanno compromettendo la sanità triestina.
Idem per le riforme amministrative come le UTI che per risparmiare come da austerity della UE stanno imponendo un nuovo centralismo statale e regionale e rigettando anche la proposta di due province autonome, Trieste e Friuli come Bolzano e Trento.

3) Oggi si legge, riguardo la crisi che attanaglia il sistema bancario italiano, che il Governo tenta di avere l’ autorizzazione della UE ad intervenire con soldi pubblici (tasse) per salvare gli istituti in caso di inevitabile “crisi sistemica”: prima della UE ed ancora adesso nei paesi fuori dall’ Euro interveniva la Banca Centrale che stampava moneta SENZA UTILIZZARE LE TASSE DEI CITTADINI:  così hanno fatto Inghilterra, USA, Giappone ecc. In un momento di deflazione non ci sono neanche rischi di stimolare l’ inflazione con la stampa di moneta.

A ben guardare c’è un filo che collega questi fatti ed è quello delle politiche  contro lo stato sociale, di feroce spremitura fiscale dei cittadini, contro il mondo del lavoro (che in Francia si ribella ma in Italia ha subito) e favorevoli alle élite economiche che tutti i Governi  membri della UE stanno applicando su direttive della tecnocrazia di Bruxelles e conformemente alla dottrina dogmatica del neoliberismo di stampo tedesco (detto Ordoliberismo).

Non c’è nessun beneficio per le economie reali  dei vari paesi dal punto di vista della occupazione e del benessere diffuso ma una grande concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi, un vantaggio dei paesi creditori rispetto a quelli debitori e uno sviluppo del capitale finanziario a scapito delle attività produttive.


E la gente comincia a ribellarsi votando ai referendum diversamente da quello che vorrebbe il Palazzo e cercando di non farsi rapinare da un Fisco rapace. 

Se le tasse sono diventate insostenibili ed INGIUSTE è per questi motivi, e lo sdegno espresso oggi sul Piccolo contro i cittadini che fanno “obiezione fiscale”  non tiene conto che le spese per opere e servizi di pubblica utilità sociale (Stato Sociale) sono solo UNA MINIMA PARTE della spesa dello Stato Italiano che sperpera ovunque compreso appalti a mafiosi per l’ Expo’ di Milano e soprattutto per mantenere se stesso.
Cliccando Qui trovate una breve sintesi del bilancio dello stato italiano e QUI IL BILANCIO completo.


La Spesa Sanitaria complessiva comprensiva di stipendi, ad esempio, è inferiore al 9% del PIL mentre il prelievo fiscale ufficiale è del 43,5% sul PIL (clicca QUI)-
Preghiamo di tener presente che le pensioni sono pagate con i contributi di lavoratori e imprese e non con le tasse come qualche furbetto vuol far credere.

Farebbero bene tutti i cittadini che considerano INGIUSTO e RAPACE il  Fisco ad unirsi, TLT o meno, perché lasciar passare una repressione di massa contro l’ “obiezione fiscale” comunque motivata è un danno per tutti.

Il rifiuto opposto a fare i Referendum regionali si è alimentato anche delle posizioni dopo la Brexit secondo le quali il “popolo bue”non deve permettersi di votare in modo diverso da quello che pensano gli “ottimati”.


E viene usata anche la carta della PAURA .
Nel caso del referendum sulla Sanità regionale hanno parlato di blocco del servizio sanitario anche con la sola indizione del Referendum; nel caso della Brexit hanno parlato di "catastrofe economica" per l’ Inghilterra.

Sono passate due settimane  ed esaminiamo le conseguenze della "catastrofe":
la Borsa inglese dopo i primi due giorni di speculazione ribassista è ai massimi livelli dal 2011, ed è la migliore a livello mondiale.

La sterlina calata del 7% favorisce le esportazioni inglesi e il turismo a Londra.

Il governo annuncia che, libero da vincoli europei, calerà le imposte sulle aziende dal 20% al 15% per favorire investimenti e nuovi arrivi (in Italia l' IRES è al 27,5%).

Inoltre la Banca centrale d' Inghilterra 
 ha deciso di alleggerire i vincoli di capitale imposti alle banche per invogliarle a sostenere l'economia britannica.
L'istituto centrale precisa poi che, a fronte della "sfida" rappresentata dalla Brexit, questa misura consentirà di un capacità aggiuntiva di prestiti di 150 miliardi di sterline (178,9 miliardi di euro), da destinare alle famiglie e alle imprese ( SENZA CHE UNA SOLA STERLINA SIA PRESA DALLE TASSE).




Le economie più prospere sono quelle FUORI DALL’ EURO secondo i dati dela Banca Mondiale che esamina la crescita degli ultimi 20 anni: Svezia + 41%, Australia + 42 %.

L’ economia più prospera in assoluto è di una Città Stato, ovviamente piccola , come Singapore che non sente nessun bisogno di far parte di una Unione Monetaria.
 
L’ Italia con tutta la sua prosopopea pro UE è cresciuta solo del 1,9% in 20 anni ed è in crisi nera con una disoccupazione superiore al doppio di quella inglese.
Perfino la Grecia è cresciuta di più: 13,5%.

C’è una bella differenza tra sostenere il sistema bancario immettendo liquidità tramite la Banca Centrale che stampa moneta senza rischio d’ inflazione, come fanno la Gran Bretagna e la FED, e invece usare le tasse dei cittadini per pompare miliardi alle banche in crisi !

In un prossimo post parleremo dei paesi europei che non solo non hanno l’ Euro ( Inghilterra, Danimarca, Svezia, Svizzera, Norvegia ecc.) ma che NON SONO NEMMENO NELLA UE COME LA NORVEGIA (e la Svizzera)  e vivono benissimo senza.

Bisogna cominciare a separare il concetto di Europa geografica, storica, culturale, economica da quello di "Unione Europea" che è un progetto partito bene con nobili ideali anche sociali, ma finito male grazie all’ assenza di democrazia interna, al potere enorme ai tecnocrati, al predominio di teorie dogmatiche neoliberiste e degli aspetti finanziari su quelli politici.

L' inerzia dei sedicenti "progressisti" rispetto a problemi e realtà che non sono conformi alle loro ideologie e aspettative rischia di lasciare in molti paesi il monopolio della protesta, sacrosanta, ai nazionalismi più estremi.


I numeri qua sotto parlano chiaro:







20 milioni di tasse ai mafiosi:



mercoledì 6 luglio 2016

IL DEPUTATO ARIS PRODANI FA UN INTERROGAZIONE SULLA TAX-FREE AREA NEL PORTO DI TRIESTE DI CUI HA PARLATO LA SERRACCHIANI- ADESSO IL GOVERNO DEVE RISPONDERE - MENTRE SI TENTA DI FARE UNA ZONA FRANCA FINANZIARIA IN PORTO VECCHIO, DIPIAZZA PENSA A PORTARCI IL MERCATO ITTICO ALL' INGROSSO- PESSE TAX FREE !


ARIS PRODANI RILANCIA SULLA NO TAX AREA LEGATA AL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE

Il deputato Aris Prodani riprende gli argomenti della " Lettera a Renzi per la NO TAX AREA " spedita da Debora Serracchiani e riportata dai media e, inchiodando la governatrice a quanto scritto, ha presentato una interrogazione parlamentare rivolta al Governo: sotto riportiamo il testo.

Dal momento che una Zona Franca di questo tipo faciliterebbe attività finanziarie e di servizi, come ha detto anche il Commissario D' Agostino, che renderebbero nuovamente attuale il Centro Finanziario Off-Shore nel Punto Franco di Porto Vecchio previsto dalla legge 19 del 1991, l' ineffabile sindaco Dipiazza, invece di correre alla City di Londra come il suo collega neoeletto di Milano, pensa bene di metterci il mercato all' ingrossso del pesce. Clicca Qui.

Ecco l' interrogazione di Prodani:

Interrogazione a risposta scritta

Al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro dello Sviluppo Economico

— Per sapere – premesso che:


Come riportato dal sito istituzionale dell'Autoritá Portuale di Trieste, " il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947" mente negli articoli dall'1 al 20 del Memorandum di Londra del 1954 "sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti";

la legge 28 gennaio 1994, n. 84, sul «Riordino della legislazione in materia portuale», all'articolo 6, comma 12, fa salva la disciplina vigente per i punti franchi del porto di Trieste, demandando al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l'autorità portuale competente, il compito di stabilirne con un proprio decreto l'organizzazione amministrativa;
a 22 anni di distanza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ancora emanato nessun decreto in materia, causando incertezza sull'applicazione della normativa di agevolazione riservata ai punti franchi triestini e limitandone fortemente lo sviluppo;

in conseguenza dell'art 1, commi 618 e 619, della Legge 22 dicembre 2014 n.190, in data 26 gennaio 2016 il Commissario di Governo della Regione Friuli Venezia Giulia ha decretato (Prot. n.19/8-5/2016) il trasferimento del regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 nuove aree individuate come da proposta formulata dall'Autorità Portuale di Trieste;

in data 01 luglio 2016, il sito online della Regione Friuli Venezia Giulia, in un comunicato stampa dal titolo “Fiscalità: Serracchiani a Renzi, Porto Franco Ts diventi “no tax area”” informa di una missiva inviata dalla Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e per conoscenza anche al Ministro dell’ Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, per delineare le opportunità offerte in particolare dal Porto di Trieste nella prospettiva che possa concretizzarsi l'ipotesi di istituire alcune “no tax area” a seguito della cosiddetta “Brexit”. (il 23 giugno 2016, a seguito del referendum indetto sulla «Brexit», il 51,9 per cento dei cittadini elettori britannici, ha votato per l'uscita dall'UE);


la nota stampa riporta quanto scritto dalla Presidente ossia che: «l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea impegnerà gli Stati membri in un processo di straordinaria complessità, ulteriormente complicata da probabili riflessi sistemici sulle economie, al momento difficilmente misurabili. In questo scenario, desta particolare interesse la proposta (…) di istituire nel nostro Paese alcune “no tax area”, finalizzate ad attrarre investimenti». È in tale prospettiva, e con particolare riguardo all'individuazione geografica di tali aree, che Serracchiani, nello scambio epistolare con il Governo, individua un’opportunità nella Regione del Friuli Venezia Giulia e in particolare a Trieste in quanto sede di un porto franco che «rappresenta un autenticounicum nell'ordinamento giuridico italiano e comunitario».


Secondo Serracchiani «si tratta, in concreto, di uno strumento caratterizzato, essenzialmente, da due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l'extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”) dove i vantaggi/benefici possono essere raggruppati in un gruppo di norme che assicurano la libertà di transito e la libera circolazione all'interno del porto franco. Con queste norme, ad esempio, i TIR provenienti dalla Turchia non sono sottoposti alle quote bilaterali tra Stati per cui il transito da e per il Porto di Trieste (Autostrada del Mare Trieste - Turchia) è libero».


Per quanto concerne, invece, il corredo giuridico dell'extradoganalità, implicante tutta una serie di effetti favorevoli, Serracchiani ha ricordato nella lettera, a titolo di esempio, che «le merci provenienti dai paesi non comunitari possono essere sbarcate e depositate (senza limiti di tempo) immuni da dazio o altra tassa, fino a quando non varcheranno i confini del punto franco, per essere importate all'interno del territorio doganale italiano/comunitario. Degno di nota - ha aggiunto - è che, per le merci in regime di deposito illimitato non è necessaria la prestazione di alcuna garanzia. Inoltre, poiché le merci unionali lasciano il territorio dell'Unione non appena fatto il loro ingresso nel porto franco, l'esportazione non è soggetta ad IVA».


La Presidente ha poi evidenziato che «un'altra peculiarità del regime in parola, è che attività quali la manipolazione (imballaggio, etichettatura ecc.) e la trasformazione anche di carattere industriale delle merci avvengono in completa libertà da ogni vincolo doganale». E ancora, «con l'applicazione dell'istituto del cosiddetto “credito doganale”, le merci importate nel mercato comunitario attraverso i punti franchi godono di una dilazione del pagamento dei relativi dazi e imposte doganali fino a sei mesi dalla data dello sdoganamento, ad un tasso di interesse annuo particolarmente contenuto».


La presidente del Friuli Venezia Giulia ha fatto, infine, notare come «l'Autorità Portuale di Trieste, grazie ai provvedimenti di spostamento delle aree del punto franco di Porto Vecchio, conseguenti alle recenti norme nazionali sulla sdemanializzazione, abbia esteso i benefici del punto franco triestino ad alcune aree retro portuali: aree nelle quali potranno dunque essere collocate, con procedure semplificate, attività industriali e logistiche passibili di beneficiare dei vantaggi sopra descritti, in un habitat fiscale e doganale assolutamente unico nel panorama europeo».


in data 02 luglio 2016, il quotidiano Il Piccolo di Trieste, nell’articolo dal titolo “Soluzione strategica per i nostri Punti Franchi” riporta le dichiarazioni del Commissario dell’Autorità Portuale, Zeno D’Agostino che ha affermato come la No tax area : «aprirebbe la possibilità di insediamento a Trieste non soltanto di aziende di logistica o manifatturiere, ma anche di aziende del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza»;

come, e se, i Ministri interrogati intendano dare seguito agli impegni richiesti dalla Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia nella missiva richiamata in premessa.

On. Aris Prodani
On. Mara Mucci





martedì 5 luglio 2016

IL PD COI SUOI SATELLITI IMPEDISCE I REFERENDUM REGIONALI SU SANITA', ABOLIZIONE UTI E ISTITUZIONE DI DUE PROVINCE AUTONOME TRIESTE E FRIULI COME BOLZANO E TRENTO - ARROCCATI NEL PALAZZO HANNO PAURA DELLA CONSULTAZIONE POPOLARE - MA NON FINISCE QUI... #GiuntaSerracchianiStaiSerena



Come dei signorotti feudali arroccati nella fortezza, i membri della maggioranza che guida la Regione ( PD e satelliti) hanno rifiutato anche solo l' ammissibilità dei referendum regionali sui temi cruciali come,  SANITA', ABOLIZIONE UTI E ISTITUZIONE DI DUE PROVINCE AUTONOME TRIESTE E FRIULI COME BOLZANO E TRENTO -

E' un grave vulnus alla democrazia perpetrato da una casta che parla di "populismo" per qualsiasi cosa metta in pericolo il suo potere, anche per dei referendum previsti dall' ordinamento su temi che toccano la vita dei cittadini.

La legge regionale prevede che per essere esaminata la richiesta di ammissibilità del quesito di un referendum debba essere accompagnata da 500 firme.
Il referendum sulla SANITA' era accompagnato da oltre 2.500 firme, cinque volte quanto richiesto, raccolte in pochi giorni visto lo stato grave che ogni cittadino può verificare, conseguente ai tagli.
Successivamente si sarebbe dovuto provvedere alla raccolta di firme vera e propria per arrivare all' indizione del Referendum.
Spieghiamo la trafila perchè ci sono dei DISINFORMATORI professionali che dicono che 2.500 cifre sulla Sanità sono insignificanti: invece sono cinque volte quanto richiesto per iniziare la procedura.

Ormai il PD ha scelto la linea ANTIDEMOCRATICA  di opporsi all' espressione diretta della volontà popolare.


Addirittura di mettere in discussione lo strumento del referendum stesso: perchè voterebbe il "popolo bue, ignorante e disinformato" e non gli "illuminati" di cui si ritengono parte.

A parte, naturalmente, il referendum di ottobre sulle "riforme costituzionali" che sarà celebrato PERCHE' NON HA UN QUORUM e Renzi è certo di vincerlo con le sue truppe camellate e una sempre più alta astensione visto il tema che non tocca i problemi che i cittadini vivono ogni giorno, come la sanità.


Che differenza con paesi di antica democrazia come la Svizzera e l' Inghilterra dove si è votato sia per l' indipendenza della Scozia che per la Brexit!

L' Italia è una repubblica delle banane dove decide il Caudillo di turno.
Perdipiù con una forte tendenza neocentralista in atto.


Tutti i media italiani servili a parlare di catastrofe Brexit per l' Inghilterra ma la Borsa inglese dopo i primi due giorni di speculazione ribassista è ai massimi livelli dal 2011, la sterlina calata del 7% favorisce le esportazioni inglesi e il turismo a Londra, mentre il governo annuncia che, libero da vincoli europei, calerà le imposte sulle aziende dal 20% al 15% per favorire investimenti e nuovi arrivi.
Inoltre la Banca centrale d' Inghilterra 
 ha deciso di alleggerire i vincoli di capitale imposti alle banche per invogliarle a sostenere l'economia britannica. L'istituto precisa poi che, a fronte della "sfida" rappresentata dalla Brexit, questa misure consentirà di un capacità aggiuntiva di prestiti di 150 miliardi di sterline (178,9 miliardi di euro), da destinare alle famiglie e alle imprese.

L' Italia invece, grazie ai vincoli UE, non riesce a trovare soluzione al problema della crisi bancaria che ha visto le azioni delle banche italiane deprezzarsi di un terzo in sei mesi con il Monte dei Paschi che crolla del 20% in due giorni.

Dimostrazione che LA DEMOCRAZIA DIRETTA FA MALE A CHI NON LA PRATICA.

Non è che esorcizzando i referendum riusciranno a salvarsi: stanno facendo come gli struzzi che non vogliono vedere la realtà e nascondono la testa sotto la sabbia.

In realtà la richiesta di referendum sta aumentando in tutta europa: in ottobre l' Ungheria ha annunciato che ne farà uno contro le regole UE sull' immigrazione.

Sui quesiti referendari regionali IMPEDITI oggi si raccoglieranno nuovamente 500 firme e saranno ripresentati.

#GiuntaSerracchianiStaiSerena non finisce qui...

LA SANITA' E' UNA COSA TROPPO SERIA PER LASCIARLA IN MANO AI POLITICI DI PROFESSIONE !






L' ALLEANZA FRA DIPIAZZA E IL SINDACO DI VENEZIA BRUGNARO E' NEFASTA PER IL PORTO DI TRIESTE - VOGLIONO L' OFF-SHORE A VENEZIA PER TOGLIERE TRAFFICI A TRIESTE - ALLUCINANTE INTERVISTA DI BRUGNARO A TELE4

L' intervista di Telequattro ieri a Brugnaro chiarisce bene la BRUTTA situazione.
Con la scusa di un attacco, condivisibile, alla Serracchiani e l' esibizione di "buoni sentimenti" collaborativi fanno passare il Porto Off-Shore di Venezia, nato per rubare i traffici del Nord Adriatico a Trieste e Capodistria, con spese enormi per i contribuenti (oltre 3 mld).

GUARDATE L' INTERVISTA CLICCANDO QUI 


DIPIAZZA ha fatto dell' alleanza con Brugnaro, sindaco di Venezia, uno dei pilastri della sua campagna elettorale come abbiamo più volte segnalato.

PROPRIO IERI, MANCO A FARLO APPOSTA, AVEVAMO PUBBLICATO L' INTERVENTO DEL PROF. SERGIO BOLOGNA CRITICO SULL' OFF-SHORE DI VENEZIA DEFINITO VOOPS IN TERMINE TECNICO. (clicca QUI ) -
Invitiamo Dipiazza e Brugnaro a leggerlo perchè parlano come persone digiune dell' argomento, malgrado siano sindaci.

Eccone un passo:
""... Il porto VOOPS (acronimo che designa l' Off-Shore) ndr. di Venezia è pensato e progettato per concentrarvi il traffico diretto o proveniente dai territori che stanno alle spalle dell’Alto Adriatico. 

Quindi è destinato a “succhiare” i traffici di Trieste, di Koper, di Rijeka.
Se non tutti, una buona parte, in particolare quelli che viaggiano sulle navi giganti, quelli dei servizi fondamentali, coi noli più convenienti. 


Riesce infatti molto difficile credere alla tesi che tutti i porti nordadriatici ci guadagneranno dal progetto VOOPS. 

Se i carichi destinati ai territori retrostanti Trieste, Koper e Rijeka passeranno dal terminal off shore di Venezia, meglio, verranno intercettati da esso, cosa resterà di traffico ai porti della Venezia Giulia, della Slovenia, della Croazia? 
Se le grandi navi si fermeranno al VOOPS, a Koper o Trieste ci andranno solo i feeder? 
A parte Trieste, che ha una capacità di reazione limitata, ma Koper e Rijeka, ovvero la Slovenia e la Croazia, staranno a guardare indifferenti, inerti, il loro declassamento? 
Per quale ragione Koper e Rijeka debbono buttar via gli investimenti che hanno fatto, in infrastrutture, in mezzi di sbarco e imbarco? 
Continueranno a ritrovarsi ai pranzetti del NAPA come se niente fosse? Koper e Rijeka hanno dei costi del lavoro inferiori del 20/30% rispetto a quelli italiani, il progetto VOOPS avrà tariffe così convenienti da essere competitivo con Koper e Rijeka? 
E perché un THC al terminal off shore di Venezia dovrebbe costare meno che a Koper o Rijeka?
 Oggi il costo di porti come Koper è inferiore del 30% circa al costo di Trieste, di Venezia e di Ravenna. Il VOOPS sarà sicuramente più caro se non altro per la rottura di carico, il trasferimento del personale, la manutenzione.
Perché le compagnie marittime dovrebbero favorirlo e rinunciare a porti come Koper che costerebbero a quel punto non 30% ma 50% in meno? 
Salvo che il VOOPS non sia interamente a carico del contribuente..."




lunedì 4 luglio 2016

L' INTERVENTO CRITICO DEL PROF. SERGIO BOLOGNA SUL PROGETTATO PORTO OFF-SHORE DI VENEZIA -



L' INTERVENTO CRITICO DEL PROF. SERGIO BOLOGNA SUL PROGETTATO PORTO OFF-SHORE DI VENEZIA SUL SITO DELLA SIPOTRA- 
SCARICALO CLICCANDO QUI .


I patrocinatori dell'isola artificiale chiamata porto Off-Shore o VOOPS di Venezia, Costa e Maresca (consulente del Governo e della Giunta Regionale ed ex-presidente della APT), sono gli stessi che avevano proposto il mega terminal di Monfalcone, abortito in tempi brevi anche per il giudizio negativo espresso pubblicamente dal presidente dell'APT del tempo. 

I presidenti dei porti di Capodistria e di Fiume sono contrari all'isola artificiale (e dietro di loro, ci sono le autorità politiche dei rispettivi paesi)  e infatti stanno perfezionando i piani per il potenziamento dei loro porti. 
Il porto di Ravenna è pure contrario, dopo un iniziale e lontano appoggio, che mutò con il cambio del presidente di quella autorità portuale. 

Dunque si può pensare alla sindrome del Mose, che affligge ancora il Veneto, per pompare soldi in laguna senza recare alcun reale beneficio a Venezia, unico bene da tutelare a beneficio di tutto il mondo. 

Il porto di Venezia è importante ma non tanto da cancellare il ruolo di tutti gli altri nell'alto Adriatico. A Venezia la posizione di Sergio Bologna è ampiamente condivisa , ma la viltà civica e' molto forte e si preferisce aspettare un altro aborto piuttosto che il parto assistito di un serio e realistico programma che, nell'interesse di tutto il paese, doti i porti e il loro retroterra di adeguate infrastrutture logistiche.

""... Il porto VOOPS (acronimo che designa l' Off-Shore) ndr. di Venezia è pensato e progettato per concentrarvi il traffico diretto o proveniente dai territori che stanno alle spalle dell’Alto Adriatico. 

Quindi è destinato a “succhiare” i traffici di Trieste, di Koper, di Rijeka.
Se non tutti, una buona parte, in particolare quelli che viaggiano sulle navi giganti, quelli dei servizi fondamentali, coi noli più convenienti. 


Riesce infatti molto difficile credere alla tesi che tutti i porti nordadriatici ci guadagneranno dal progetto VOOPS. 
Se i carichi destinati ai territori retrostanti Trieste, Koper e Rijeka passeranno dal terminal off shore di Venezia, meglio, verranno intercettati da esso, cosa resterà di traffico ai porti della Venezia Giulia, della Slovenia, della Croazia? 
Se le grandi navi si fermeranno al VOOPS, a Koper o Trieste ci andranno solo i feeder? 
A parte Trieste, che ha una capacità di reazione limitata, ma Koper e Rijeka, ovvero la Slovenia e la Croazia, staranno a guardare indifferenti, inerti, il loro declassamento? 
Per quale ragione Koper e Rijeka debbono buttar via gli investimenti che hanno fatto, in infrastrutture, in mezzi di sbarco e imbarco? 
Continueranno a ritrovarsi ai pranzetti del NAPA come se niente fosse? Koper e Rijeka hanno dei costi del lavoro inferiori del 20/30% rispetto a quelli italiani, il progetto VOOPS avrà tariffe così convenienti da essere competitivo con Koper e Rijeka? 
E perché un THC al terminal off shore di Venezia dovrebbe costare meno che a Koper o Rijeka?
 Oggi il costo di porti come Koper è inferiore del 30% circa al costo di Trieste, di Venezia e di Ravenna. Il VOOPS sarà sicuramente più caro se non altro per la rottura di carico, il trasferimento del personale, la manutenzione.
Perché le compagnie marittime dovrebbero favorirlo e rinunciare a porti come Koper che costerebbero a quel punto non 30% ma 50% in meno? 
Salvo che il VOOPS non sia interamente a carico del contribuente..."

'FINANCIAL TIMES': ''L’ITALIA È IL PUNTO PIÙ VULNERABILE D’EUROPA, DOPO LA BREXIT'' - OGGI FORTE CALO DELLE BANCHE IN BORSA CON CROLLO DI MPS - LE BANCHE ITALIANE PERDONO IL 30% DALL' INIZIO DELL' ANNO - IL NEOSINDACO DI MILANO DOMANI ALLA "CITY" DI LONDRA PER PROMUOVERE LA CITTA': E QUELLO DI TRISTE, CHE VORREBBE DIVENTARE PIAZZA FINANZIARIA CON LA NO-TAX AREA? A BARCOLA?

Le banche italiane in crisi guadagnano la prima pagina del Financial Times.(QUI un articolo in italiano).
E crollano in borsa: hanno perso un terzo del valore dall' inizio dell' anno, e non è finita.

Il prestigioso giornale economico sottolinea come ormai sia l' Italia ad essere il "ventre molle" dell' Europa.


Con al centro l' enorme problema delle banche che hanno 350 miliardi di sofferenze di cui 200 sono "crediti inesigibili" dopo 8 anni di crisi.
In realtà non vi è stata alcuna soluzione con l' aiuto di Bruxelles: anzi Renzi a mo' di sfida ha detto che il governo è disposto a immettere miliardi per affrontare una "eventuale crisi sistemica", miliardi di tasse dei contribuenti mentre prima dell' Euro bastava che la Banca Centrale stampasse  moneta, come hanno fatto recentemente la FED americana o la Banca d' Inghilterra.
Un' altra delle gioie dell' Euro.


Il problema della crisi bancaria in Italia è assai serio e Renzi ne ha parlato all' odierna Direzione del PD con i soliti toni da guascone e annunci che non risolvono niente. E  riguarda, purtroppo, anche noi dando una nuova occasione ai nazionalisti italiani di "immolarsi per la Patria".

Bisogna tener presente che la "crisi bancaria" è la "madre di tutte le crisi" nel sistema economico attuale, e un approfondimento ulteriore di una crisi che perdura da 8 anni non è più sopportabile.


Trieste ha la possibilità di giocarsi la carta della Zona Franca extradoganale con No Tax Area anche per servizi finanziari, un servizio sempre più richiesto.

Di aree di questo tipo ci sarà sempre maggior bisogno, come stanza di compensazione, con la deriva che sta prendendo l' Unione Europea.

E' una carta che va giocata SUBITO e SERIAMENTE.

Il sindaco appena eletto di Milano ha annunciato che domani va in missione a Londra per promuovere Milano negli ambienti finanziari della City come sede di agenzie europee e multinazionali (clicca QUI).
Dice tra l' altro: "non voglio farmi battere sul tempo: ci sono altre città, come Amsterdam e Varsavia che già si sono organizzate con lo stesso obiettivo. Se invece parliamo di cosa dirò ai miei interlocutori, spiegherò a persone abituate a un certo stile di vita perché Milano possa essere attrattiva: dirò che abbiamo scuole e università di eccellenza per i loro figli, servizi elevati, una qualità della vita alta, che in due ore si arriva ai laghi, al mare e alla montagna e credo che nessuno in Europa possa offrire lo stesso".
E a TRIESTE cosa si fa?
Una letterina della Serracchiani a Renzi in cui (finalmente) si ricordano le prerogative uniche del Porto Franco, ideale per metterci una No Tax area.
La disponibilità a dare aree inquinate in Zona Industriale con qualità della vita infime, perchè il Punto Franco di Porto Vecchio è stato ridotto con la "sdemanializzazione" per farne ipotetici musei, trenini e parcheggi per un turismo di massa che non esiste.
E Dipiazza che propone di interrarlo tutto per farne un solo terminal per crociere (quando non c'è la bora).


Domani il nuovo Sindaco di Milano sarà a Londra.

Si prevede che quello di Trieste sarà a Barcola.

REFERENDUM SANITA': USANO LA CARTA DELLA PAURA PER FERMARLO E IMPEDIRE LA CONSULTAZIONE POPOLARE - TUTTI IN PIAZZA DOMANI MARTEDI' 5 ORE 9,30 PIAZZA OBERDAN DI FRONTE ALLA REGIONE, CON LE BANDIERE DI TRIESTE!

CHE FINE MISERABILE PER QUESTA SEDICENTE "SINISTRA" ITALIANA: ARROCCATI NEL PALAZZO VOGLIONO IMPEDIRE I REFERENDUM  PER PAURA DELLA VOLONTA' POPOLARE.
Sono lontani i tempi delle grandi battaglie civili e referendarie di libertà per il Divorzio e l' Aborto che hanno visto alla testa quel Marco Pannella celebrato alla morte ma emarginato in vita ed ora subito dimenticato. 

Che schifezza !

L' Assessora regionale alla sanità Telesca, membro della Giunta Serracchiani,  oggi gioca la vergognosa carta della PAURA per affossare il referendum e impedire la consultazione popolare.


In un comunicato (clicca QUI) vengono usate frasi irresponsabili e false come:"Qui non è in discussione la democrazia ma il diritto a continuare a ricevere cure e servizi sanitari», "«È irresponsabile nascondere i veri e immediati effetti dell'abrogazione della legge e della stessa indizione del referendum, a cominciare dalla paralisi delle nuove Aziende sanitarie", "Vivrebbero il periodo del referendum con un inevitabile stato di incertezza, che avrebbe un effetto devastante sui servizi ai cittadini», "con tempi che inevitabilmente rallenterebbero l'attività sanitaria ".


Ormai è da settimane che questa supposta "èlite" autoilluminata tuona contro l' istituto del referendum e contro le consultazioni popolari: a partire dal referendum sulla Brexit della civilissima e democraticissima Inghilterra.

Non vogliono essere disturbati dai cittadini e sono spaventati dall' espressione della volontà popolare che inesorabilmente li asfalta per i danni gravissimi fatti.
Dalla sottomissione alle lobby finanziarie insediate a Bruxelles che dettano una politica economica che sta facendo "macelleria sociale" da 8 lunghi anni, fino alle controriforme" sanitarie  regionali che in questo solco tagliano i servizi ai cittadini in nome della "austerity".

Vogliono farci finire come in Grecia senza neanche permetterci di esprimere il nostro parere con un referendum.


Questa gente ormai ha paura e odio per quel "popolo" che teme e disprezza, tanto che ha coniato il termine spregiativo "populismo" con cui bolla le espressioni della volontà popolare, fonte di ogni sovranità in democrazia.
Invita ad astenersi ai referendum e agita spauracchi contro ogni forma di democrazia diretta.


Però il popolo fa le file di 9 ore al Pronto Soccorso, parla con i medici e gli infermieri esasperati anch' essi, e sa quali sono i suoi interessi.


Il popolo ha visto come le nostre terre sono schiacciate dal centralismo nazionale e regionale ed ha visto come sia migliore la situazione di Bolzano che ha una provincia autonoma non sottoposta al controllo regionale.


Il popolo dei comuni minori ha capito come le UTI minacciano la loro autonomia e specificità.

E il popolo vuole dire la sua malgrado i Signori del Palazzo che domani in Consiglio Regionale faranno di tutto per impedire la consultazione popolare.



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