RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

sabato 4 marzo 2017

MARIA TERESA D' AUSTRIA ED IL SUO AMATO MARITO FRANCESCO I, IMPERATORE E MAESTRO MASSONE

MARIA TERESA D' AUSTRIA CON IL MARITO IMPERATORE FRANCESCO I IN UN RITRATTO MATRIMONIALE DEL 1746

Le imminenti manifestazioni per il Trecentesimo di Maria Teresa ci permettono di affrontare il tema della diffusa presenza a Trieste di associazioni "massoniche".

Come vedremo, sotto il nome generico  di Massoneria vengono, nelle conversazioni complottiste da bar e nella disinformazione della stampa, messe realtà estremamente diverse: sia la Massoneria Regolare (clicca QUI per il sito) che è un' istituzione che quest' anno compie 300 anni come Maria Teresa, trasparente, pubblica e molto rispettata nel mondo anglosassone e tedesco per i suoi meriti sociali, sia "massonerie" e logge deviate che sono proliferate soprattutto in Italia e che sono state veicolo di nazionalismo, antireligiosità, eversione e perfino di criminalità sviluppatasi in un clima di "segretezza".

Pochi ricordano che l' amatissimo marito di Maria Teresa d' Austria, l' Imperatore Francesco I, era Maestro Massone.


Infatti Francesco I di Lorena nel 
1731 venne richiamato a Vienna dall'imperatore e durante il viaggio fu iniziato in Massoneria in una cerimonia segreta che si tenne a Le Hague, presso una casa di proprietà del locale ambasciatore britannico, Philip Stanhope, IV conte di Chesterfield. Qualche anno dopo, quando il futuro Imperatore Francesco I compì un viaggio in Inghilterra, venne nominato maestro massone in un'altra cerimonia speciale tenutasi a Houghton Hall, residenza del primo ministro Robert Walpole nel Norfolk.

L' adesione alla Massoneria era cosa frequente tra i sovrani illuminati dell' epoca: ad esempio furono Massoni anche Federico II di Prussia ed anche Massimiliano d'Asburgo, fratello di Francesco Giuseppe e futuro Imperatore del Messico (proprio quello di Miramar...) e numerosi altri.

Naturalmente si trattava della Massoneria Regolare, istituzione internazionale con sede mondiale a Londra e non delle sedicenti massonerie, irregolari e deviate spesso veicolo di acceso nazionalismo ed anticlericalismo esasperato, che si crearono numerose e incontrollate in Italia ed a cui si deve molta della cattiva fama recente.
Attualmente in Italia si contano oltre 40 diverse organizzazioni "massoniche", alcune pericolosamente infiltrate.


Come sempre bisogna saper distinguere.


La Massoneria Regolare  è un sodalizio morale, permeato di spirito rinascimentale - favorevole alla pratica religiosa personale ed al cui interno è vietato parlare di politica - che mira al perfezionamento morale e sprituale dei suoi aderenti con un complesso sistema di allegorie e simboli e che, soprattutto nel mondo anglossassone e tedesco, è considerato fucina di persone dotate di alto senso civico ed elevato standard morale.
Vi aderiscono anche numerosi alti prelati Protestanti ed Ortodossi e molti Cattolici anche praticanti.


Un altro dei motivi della presenza a Trieste della Massoneria Regolare è che ne facevano parte diversi esponenti del Governo Militare Alleato, in particolare quelli che si dimostrarono inflessibili nel contrastare le virulente manifestazioni nazionalistiche.

I servizi di sicurezza del Governo Militare Alleato nel 1951 hanno redatto il rapporto che riportiamo sotto: erano anni in cui le massonerie deviate triestine, in accordo con i "servizi" italiani e l' "Ufficio Zone di Confine" del Governo Italiano, erano attive nel sostegno alle azioni destabilizzanti dei nazionalisti nostrani.




RAPPORTO DEI SERVIZI DI SICUREZZA DEL GMA (1951) SULLA MASSONERIA DEVIATA TRIESTINA -

La massoneria a Trieste si divide in due logge massoniche. Essa si basa praticamente su una organizzazione segreta del tipo delle società segrete meridionali, note sotto il nome di “mafia” in Sicilia o di “camorra” a Napoli.

Come queste, anche le logge massoniche hanno come scopo fondamentale una funzione di mutua assistenza a favore degli associati; manifestano carattere antireligioso e utilizzano il nome di massoneria nell’intento di potere contare su una certa simpatia da parte degli elementi inglesi e americani residenti a Trieste con funzioni ufficiose o ufficiali al Governo militare alleato; i quali a loro volta sarebbero affiliati a logge inglesi e americane nelle rispettive città d’origine.

La loggia principale a Trieste ha la sua sede pratica nel circolo della Cultura e delle Arti in piazza Verdi. Si chiama la Loggia Rossa perché derivata da una scissione della Loggia Scozzese. Tra i dignitari di questa Loggia Rossa si contano il prof. Cammarata, l’avv. Forti, l’ing. Nunzi e Libutti. Fra i minori vengono annoverati l’ing. Doria, Palutan, presidente di zona, Poilucci, Franzil, Puecher (socialista), l’avv. Volli (repubblicano), col. Fonda Savio.

L’altra Loggia Scozzese o Tricolore ha la sua sede principale a Bari in via dei Rossi n. 131 presso Giaconi o presso il medico dott. Demetrio di Demetrio in via S. Nicolò n. 2.

A Trieste questa Loggia conta fra le persone notevoli il gen. Rizzo, da considerarsi fra i capi, insieme a Monciatti (Uomo Qualunque), il col. Romano Manzutto del Distretto militare, sezione Aereonautica, Orlandi dello stesso Distretto, dott. Grubissi della Procura di Stato, l’avv. Gerin padre e il dott. Gerin figlio, funzionario della Missione Italiana.

Libutti, per quanto sia legato a una loggia che ha sede in piazza del Popolo a Roma, fa parte della suddetta loggia triestina. Come pure vi appartengono vari funzionari della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Interno, alcuni dei quali fanno la spola fra Roma e Trieste. Fra costoro figurano il rag. Rognoni, il prefetto dott. Silvio Innocenti, il col. Bellini, Pierotti. Inoltre vi appartengono Origone, prorettore, dirigente della sezione del Partito Monarchico di Trieste, presidente dei laureati cattolici, via Battisti n. 13, Battaglia della Lega Nazionale ed elementi direttivi del Msi di Trieste (col. o magg. Mattiussi dei Mutilati) e infine vari ex candidati dell’ex Blocco Nazionale.

Questa Loggia gode di finanziamenti da parte dell’Ufficio Zone di Confine della Presidenza del Consiglio (Innocenti). Vi aderiscono pure vari ispettori di polizia, fra i quali Salvati, Burranello (espulso), che sono considerati elementi fidati e che hanno il compito di controllare i vari ufficiali della stessa Polizia Civile di origine meridionale.

Nella magistratura tra gli adepti succubi si contano i pretori Pietro Rossi (siciliano), Locuoco (siciliano); dei procuratori sostituti di Stato, il dott. Franco junior (siciliano), il dott. Grubissi del Msi con incarichi minori. E’ pure controllato il Procuratore Santanastasio attraverso l’avv. Gerin. La Missione Italiana attraverso Innocenti, così pure il Procuratore di Stato Pellegrini (timoroso).

A detta Loggia aderiscono pure Vitanzo (siciliano) Primo Presidente della Corte d’Appello e De Franco padre (siciliano) Presidente di Sezione della Corte d’Appello, che a sua volta viene strettamente controllato. La loggia ha poi notevoli influenze su Santomaso, Presidente del Tribunale (debole) e sul dott. Falchi, consigliere d’istruzione.

Delle due logge quella di Piazza Verdi e cioè la Rossa dispone di un maggior numero di persone in campo economico (ing. Guicciardi della Soc. “Aquila”, Rozzo della Cassa di Risparmio, alcuni dirigenti dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (ing. Aurelio), Piccotti, Tommasini, capitano della Tricolore; nel campo culturale il professore di università Roletto).

In generale i vari aderenti al cenacolo triestino fanno capo in via Miramare n. 31 nella casa  del prof. Roletto.

La Loggia Rossa si dice di rito giustiniano, ma non è stata mai riconosciuta, mentre esiste una sottospecie di loggia detta antonianea cui appartengono Piccotti, Szombathely, prof. Andrj, ex candidati del Blocco Italiano. Questa Loggia Antonianea funge da ponte tra la Rossa e la Scozzese Tricolore. 

Risulta che il Vescovo Mons. Santin riceve in casa, come amici esponenti di ambedue le logge e anche della terza: vale a dire il prof. Cammarata, l’avv. Forti, Origone, Szombathely, ecc.
Fra questi visitatori si annovera particolarmente Mons. Labor, parroco di San Giusto, ex medico ed ex ebreo e considerato amico confidenziale del Vescovo.

Praticamente queste logge, pur avendo attriti fra di loro e considerando la Loggia Tricolore alcuni elementi della Rossa come “transfughi”  (vedi Nunzi) vanno in fondo d’accordo su molte questioni e si aiutano vicendevolmente.

La recente campagna propagandistica di stampa del “Corriere della Sera” (articoli di Grazzini), del “Giornale di Trieste” e del “Messaggero Veneto”, è stata preparata in buon accordo tra le varie logge e il Partito Liberale, l’Uomo Qualunque, il Partito Monarchico (Grasso, vicepresidente della Lega Nazionale) ecc.

La campagna in parola è stata scatenata su ispirazione di alcuni funzionari della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio Zone di Confine - con l’appoggio e il concorso del sindaco Bartoli, Palutan, Franzil e qualche altro esponente democristiano che occupa posti amministrativi, ma che non hanno nessuna influenza sulla direzione del partito a Trieste. 

A tal proposito consta che il partito della Democrazia Cristiana in generale non ha visto di buon occhio tale campagna e si ritiene pertanto che le rettifiche fatte da De Gasperi in senso conciliativo e moderatore su quanto denunciato anche con le mozioni parlamentari Lucifero e Randaccio, sia dovuto ad una relazione riservata fatta a De Gasperi dal segretario politico della Democrazia Cristiana prof. Romano, previo accordo con Degano e il Dott. Delise.

Il Msi è prevalentemente antimassone (Colognatti) e non è tra i promotori di tale campagna di stampa e delle specificate mozioni. I principali promotori risultano essere invece Forti e Cammarata (riconciliati), Fonda Savio, Libutti (in assenza di Innocenti ammalato), Bartoli, Palutan, Franzil, Gerin della Missione Italiana, Fragiacomo e Rovatti del Cin dell’Istria.

L’autore degli articoli apparsi sul “Corriere della Sera” di Milano, Grazzini, giunto a Trieste in occasione della Fiera, è stato montato oltre che dai surriferiti pure da Tranquilli del “Giornale di Trieste” che ha il suo braccio destro nel redattore Ugo Sartori, capodistriano, antinglese, fascista, che si serve dello pseudonimo di Gianni Schicchi, di Carlo Tigoli, direttore del “Messaggero Veneto” e di Doria.

Inoltre vi hanno concorso i suggerimenti dei funzionari del Ministero dell’Interno, Libutti e Bellini e di Pierotti della Prefettura di Trieste.

In relazione alle elezioni risulta che delle Democrazia Cristiana Bartoli, Palutan, Franzil, Venier e Sciolis sono d’accordo con l’avv. Jaut per l’apparentamento, ma limitatamente al blocco italiano con esclusione del Msi. Contrari a detta manovra sono i dirigenti della Dc (Rinaldini) e i socialisti (prof. Lucio Lonzar). Il comm. Cardona della Loggia Tricolore risulta il 33 dell’esecutivo. E’ l’ex capo della gente di mare, notoriamente fascista. Di questa loggia fa pure parte La Vince, figlia d’anima del gen. Rizzo attualmente all’Anagrafe.


mercoledì 1 marzo 2017

MARIA TERESA VIVE NEL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE NON NEI MUSEI - LA MIGLIOR CELEBRAZIONE DEL SUO TRECENTESIMO E' L' UTILIZZO PRODUTTIVO DEI PUNTI FRANCHI PER RILANCIARE LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA CITTA' CHE HA FATTO NASCERE -



Come tutti i Triestini siamo affezionati alla nostra Imperatrice che con saggia amministrazione ha fatto nascere e crescere Trieste intorno al suo Porto Franco.

Ci fanno piacere le celebrazioni per i suoi trecento anni, doverose dopo un secolo di italianizzazione forzata compreso la scandalosa modifica obbligatoria dei cognomi ed il cambiamento della toponomastica cittadina, ma ci fanno sorridere quelle che la vogliono imbasamare in qualche museo a cielo aperto per tramutarla 
in una specie di attrazione per turisti, e sdegnare quelle ipocrite di chi ha fino ad oggi denigrato i Punti Franchi del Porto volendo addirittura abolirli.

Perchè Maria Teresa è viva nel suo Porto Franco e nell' utilizzo produttivo e industriale dei suoi Punti Franchi che finalmente, dopo decenni di lugubre gracchiare di cornacchie interessate che li definivano "inutile orpello del passato", anche l' Autorità Portuale ha dichiarato essere strumento fondamentale di rilancio del Porto e dell' economia di Trieste (clicca QUI per intervista).


Amiamo la nostra Imperatrice perchè ha portato a Trieste il progresso ed ha reso la nostra città fra le più moderne e sviluppate d' Europa e per Trieste auspichiamo modernità e sviluppo economico, non solo celebrazioni di un glorioso passato.


Ci opponiamo alla sua imbalsamazione a fini turistici da parte di chi, fino a ieri, ha cercato di far dimenticare le solide radici nell' Impero Austriaco della nostra città, cosi come ci opponiamo a chi vuol trasformare Trieste in un "museo a cielo aperto" distruggendo le potenzialità economiche tuttora esistenti in un utilizzo produttivo di Porto Vecchio ancora dotato di Punto Franco  e di un area enorme, non inquinata ed adibibile a scopi produttivi puliti.


Costoro straparlano di turismo di massa che non può esistere, di Parchi del Mare, di Musei come rimedio alla decadenza economica, di spiagge di sabbia a Barcola.


Mentre nuove opportunità di sviluppo nascono per il Porto Franco Internazionale dalla fortunata convergenza dall' evoluzione della situazione geopolitica, di un movimento popolare che ha fatto del Porto Franco il suo centro  e dalla presenza ai vertici portuali finalmente di persone dotate di intelletto e buona volontà.


Per cui vogliamo l' intitolazione a Maria Teresa del Canale, vogliamo il suo Monumento, vogliamo che sia ripristinata la toponomastica cittadina cancellando l' intitolazione di vie a criminali di guerra come Cadorna e dedicando una strada ai nostri caduti nell' Esercito Imperiale, ma contemporaneamente vogliamo il rilancio del Porto Franco Internazionale e dei suoi Punti Franchi a fini produttivi e diciamo "giù le mani da Maria Teresa" ai mummificatori interessati.
Maria Teresa vive nel Porto Franco e non la imbalsama nessuno !




lunedì 27 febbraio 2017

LA ZONA INDUSTRIALE ABBANDONATA IN 20 ANNI DI SOGNI E SPECULAZIONI SU "PORTO VECCHIO" E "PARCO DEL MARE" - L' UTILIZZO PRODUTTIVO E INDUSTRIALE DEI PUNTI FRANCHI RICHIEDE NUOVI SPAZI E DI CONCENTRARE GLI SFORZI SU LAVORO E INVESTIMENTI PER LO SVILUPPO -

 LAVORO E INVESTIMENTI PER LO SVILUPPO (oltre a servizi sanitari e pubblici che funzionino): è questo che vogliono i triestini secondo un indagine riportata dal Piccolo pochi giorni fa (clicca QUI).
Il ceto politico triestino invece di provvedere seriamente gira con gli aquiloni e lancia proposte strampalate: dalla Spiaggia di Sabbia a Barcola al Parco del Mare...

Sono più di 20 anni che Trieste è paralizzata sognando la  chimera dell' urbanizzazione di Porto Vecchio che nella mitologia dei politici locali dovrebbe assicurare un futuro radioso grazie ad un immaginario "turismo di massa".

Dagli anni' 90 si sono susseguiti  in Porto Vecchio i progetti Polis, Trieste Futura, Porto Città ed ora la magica "sdemanializzazione" spendendo milioni e non creando neanche un posto di lavoro ( 32 MILIONI solo per la ristrutturazione del magazzino 26 e centrale idrodinamica: il cosiddetto Polo Museale)

Dalla famosa e magica "sdemanializzazione" sono ormai passati DUE ANNI E DUE MESI E NON E' STATO SPOSTATO UN CHIODO.

In cambio si sono spesi milioni a vario titolo senza creare neanche un posto di lavoro: in un paese normale avrebbero già cominciato a chiedere conto dell' inefficienza e dello sperpero di energie e denaro pubblici...

Con questo specchietto per le allodole, ed una propaganda martellante dei media locali, si è imbambolata la città dimenticando invece quello che poteva dare sviluppo reale e posti di lavoro: l' utilizzo produttivo e industriale dei Punti Franchi, compreso quello di Porto Vecchio, ed il rilancio della Zona Industriale che nel frattempo è stata trasformata in un deserto.

Perfino l' Ente Zona Industriale (EZIT -  istituito dal Governo Militare Alleato, QUI) è stato messo in liquidazione utilizzando un metodo allucinante: chiedere esorbitanti tasse ad un ente pubblico non economico. Lo Stato che fa fallire con le tasse un ente pubblico senza fine di lucro.... un capolavoro unico ed irripetibile anche per l' Italia, e non giustificato dal fatto che era diventato un carrozzone grazie all' occupazione da parte dei partiti nazionali.

Gli edifici della ex-Olcese in Zona Industriale dovevano essere utilizzati per attività tecnologiche d' avanguardia, alcune provenienti dall' Area di Ricerca come la ItalTBS, ma visto il "fallimento" dell' EZIT non ci sono più i soldi ed è stato annunciato che ci metteranno l' ennesimo centro commerciale (clicca QUI).

Visto che si sta finalmente capendo che bisogna utilizzare i Punti Franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste non solo per il transito di merci ma anche per favorire l' insediamento di nuove imprese industriali e produttive E' NECESSARIO ALLARGARE L' AREA DI PUNTI FRANCHI COINVOLGENDO ANCHE LA ZONA INDUSTRIALE (e secondo noi riutilizzando in questo senso anche Porto Vecchio).

Un ostacolo deriva dal fatto che la Zona Industriale è Sito Inquinato di Interesse Nazionale (SIN) fin dai primi anni 2.000.
Era stato erogato un finanziamento di 10 miliardi di lire (che c' erano ancora) per le bonifiche ma da allora non è stato fatto niente e non è stata spesa neanche una lira visto che tutta la illuminata "classe politica e dirigente", e codazzo giornalistico, era impegnata a dare la caccia alle farfalle in Porto Vecchio.

Per inciso notiamo che Porto Vecchio non è SIN inquinato e potrebbe da subito ospitare svariate imprese solo che venisse tolto il vincolo architettonico giustamente definito "idiota".

Sull' argomento la Zona Industriale riportiamo di seguito alcune interessanti considerazioni riprese da Faq Trieste (QUI):

"4) per quanto riguarda il Porto nuovo, e la possibilità di insediamento di attività produttive all’interno del suo comprensorio,   vanno evidenziate le criticità esistenti poiché attualmente le aree su cui potrebbero insediarsi i nuovi stabilimenti ricadono nell’ex comprensorio Ezit e nel SIN. 
Quindi un problema di governance, posto che il soggetto istituzionale a sostituire il precedente consiglio di Amministrazione del comprensorio industriale non è stato ancora definito e sulle bonifiche non si capisce a che punto siano le procedure per consentire una soluzione definitiva al loro avvio.

5) E’ interessante notare che il Presidente della Confindustria locale, organizza un incontro pubblico con Sindaco e Presidente della Regione, sulla presentazione di un sondaggio in merito al riutilizzo del Porto Vecchio, ma non tratta il problema delle bonifiche, che non solo impedisce l’insediamento di nuove imprese ma limita anche l’operato di quelle esistenti che non possono ampliarsi..

6) sono passati 16 anni da quando il governo ha reso disponibile una prima trance di finanziamenti per le bonifiche ma gli amministratori locali a tutt’oggi non hanno ancora portato a termine gli adempimenti necessari a restituire il sito individuato all’operatività imprenditoriale. Tanta attenzione per il Porto Vecchio, trascuratezza e superficialità per la zona industriale.

7) Si può affermare una volta di più che la rendita fondiaria in questa città e tutto quello che ruota intorno è più forte di qualsiasi altra attività? 
Bisogna ricordare che la zona industriale di Trieste subisce continuamente degli impedimenti di varia natura ad un suo pieno utilizzo e valorizzazione. Si ricordi la vicenda del GPL nell’area ex Total, che per più di dieci anni ha bloccato quel sito, ma emblematico oramai è il SIN, sembra che a nessuno interessi. E' di oggi il confronto a distanza con dichiarazioni contrastanti sulla possibilità o meno che venga realizzato il rigassificatore nel golfo di Trieste nonostante l'opposizione annunciata dalle istituzioni.

8) non è più rinviabile la soluzione di questa tematica, visto che l’utilizzo delle aree ricadenti nel comprensorio industriale diventa strategico per dare concretezza alle potenzialità dei punti franchi ."

giovedì 23 febbraio 2017

SENSAZIONALI NOTIZIE SUL PORTO DI TRIESTE: TERMINALE DELLA "VIA DELLA SETA" E PROGETTO EUROPEO DI UNIFICAZIONE CON CAPODISTRIA GESTITI ENTRAMBI DA UN' AGENZIA EUROPEA INDIPENDENTE ? -


Hanno del sensazionale alcune notizie che circolano in rete riguardo i retroscena del viaggio in Cina di Mattarella e Delrio (clicca QUI e QUI).

In sintesi sono due:


1) sarebbero Trieste e Genova i due porti che il governo italiano candida a terminali della Nuova Via della Seta;

2) vi sarebbe un progetto europeo per unificare l' attività dei porti di Trieste e Capodistria sotto la direzione di una apposita agenzia europea indipendente (dagli stati nazionali) e con investimenti intorno ai tre miliardi cui potrebbe essere interessata la Cina.

Tutte e due le notizie sono diffuse da giornali considerati seri ed informati: il Meditelegraph (clicca QUI) specializzato in portualità e il quotidiano genovese Secolo XIX (clicca QUI)

Così scrive il Meditelegraph su Trieste e Capodistria:
"Il capitolo triestino è ancora più ambizioso, perché risponde alle aspirazioni europee di unificare i porti di Trieste e Capodistria, che nonostante una forte concorrenza hanno movimentato complessivamente poco più del totale della sola Spezia, ma che insieme, condividendo le infrastrutture alle loro spalle dedicate alla logistica, possono davvero diventare il porto della Germania sul Mediterraneo. Secondo gli studi, Trieste-Koper - unificata da una ferrovia di 6 chilometri - andrebbe gestita da un’agenzia europea indipendente, avendo in Divaccia il suo snodo logistico. La località del Carso sarebbe collegata con una nuova ferrovia a Monfalcone e alla stessa Capodistria, secondo un progetto da anni accarezzato dagli sloveni. Valore totale 3 miliardi, che potrebbero sollecitare l’interesse cinese. L’intesa Italia-Slovenia è da tempo sollecitata dalla commissario europeo ai Trasporti, la slovena Violeta Bulc. Progetti coraggiosi, come richiesto in Cina. Se davvero emergeranno dalla carta, si saprà in pochi giorni."


Si tratterebbe di una svolta clamorosa della storia ed anche della geopolitica: una sorta di "ombrello" europeo sui porti di Trieste e Capodistria gestiti da un' agenzia internazionale indipendente.
Per realizzare un grande terminale marittimo della Nuova Via della Seta in grado di rappresentarne lo sbocco nel Mediterraneo in concorrenza / sinergia con i grandi porti del Nord.

Inannzitutto ci vuole prudenza per comprendere quali sono le forze reali in campo e per verificare se si tratta solo di studi accademici e annunci o progetti concreti.

Si tratta, in ogni caso, di progetti che i Triestini dovrebbero accogliere con favore perchè vanno in direzione:

a) del ricollegamento di Trieste con il suo entroterra naturale dell' Europa centrale ed orientale;

b) della internazionalizzazione del Porto di Trieste;


c) della sottrazione del nostro porto alle pastoie e paludi della burocrazia e della politica italiane per affidarlo alla direzione di un' agenzia europea indipendente che non sarà il paradiso ma sarebbe certamente meglio della situazione attuale;

d) della creazione delle condizioni giuste per attrarre massicci investimenti internazionali e creare sviluppo vero e non continuare con le illusioni legate a progetti annosi e fallimentari come l' urbanizzazione di Porto Vecchio e il Parco del Mare;

e) di stendere un "ombrello protettivo" sul nostro porto anche in caso di una probabile grave crisi che divida l' Europa in aree a "diversa velocità" (con l' Italia ovviamente nel gruppo di coda); 


e) "last but not least" di unificare i due porti del TLT superando le divisioni nazionalistiche che hanno insanguinato queste terre: con Italia e Slovenia che devono fare un passo indietro rispetto al bene comune europeo (e dei nostri porti e città).
Il porto di Trieste, con il vantaggio dei Punti Franchi che possono essere usati anche per scopi produttivi ed il forte recente sviluppo dei collegamenti ferroviari che arrivano fino al Baltico, può ormai avere la robustezza per reggere una collaborazione stretta con quello di Capodistria che da anni è molto dinamico e privo di pastoie burocratico - doganali ma con linee ferroviarie ormai sature;

Sembra dunque che le condizioni geopolitiche ed economiche in rapida evoluzione creino i presupposti per il superamento della attuale situazione di grave crisi e decadenza di Trieste.


Bisogna riflettere bene e discutere a fondo per non lasciar svanire le occasioni che la storia ci offre e trovare il modo perchè, in ogni caso, non vi sia solo un aumento di traffico di merci ma anche di insediamenti produttivi e posti di lavoro veri.
Per questo è fondamentale l' utilizzo dei Punti Franchi come lo stesso presidente D' Agostino ha più volte chiarito.

Sarebbe più facile se la cittadinanza tutta potesse godere di un informazione efficiente e seria, ma purtroppo non è così e bisogna cercare di supplire tramite questi canali su internet che però non raggiungono tutti.
La questione dell' informazione è un tema cruciale per Trieste.


Inoltre non bisogna farsi prendere dall' entusiasmo e credere che la strada sia in discesa: oggi sul Sole24Ore c' è un articolo che indica chiaramente in Venezia il terminale Adriatico della "Nuova Via della Seta" e oggi al Senato si è svolto un convegno sullo stesso argomento con la partecipazione dell' attivissimo e ammanigliatissimo Paolo Costa presidente del Porto di Venezia e patron del porto Off-Shore.

Il Sindaco, i politici e la stampa di Trieste intanto si gingillano con gli aquiloni turistici, i concerti rock e le interessanti beghe e ripicche in consiglio comunale...


La pagina del Sole24Ore

lunedì 20 febbraio 2017

#ItalianiBravaGente - 80 ANNI FA I FASCISTI HANNO MASSACRATO MONACI E MIGLIAIA DI CIVILI ETIOPI UTILIZZANDO ANCHE TRUPPE MUSULMANE PER ASSASSINARE I RELIGIOSI CRISTIANI - ARTICOLO DEL CORRIERE PER L' ANNIVERSARIO -

Solo 80 anni fa i fascisti, ed i soldati italiani, si sono macchiati di una orrenda strage in Etiopia: nè la prima, nè l' ultima ma particolarmente efferata perchè colpì oltre alla popolazione civile anche religiosi indifesi.
I morti furono migliaia. 
I fascisti non esitarono ad utilizzare truppe musulmane tra cui i "feroci eviratori di Mohamed Sultan" in particolare per massacrare i monaci cristiani. 
Naturalmente tutto in dispregio alle più elementari norme di umanità e di rispetto delle convenzioni internazionali.
Anzi irridendo la "baldracca ginevrina".

Naturalmente nessuno ha mai pagato e si è continuato a diffondere, ad uso interno, il mito degli "Italiani Brava Gente" che sono stati ben conosciuti anche da queste parti e dintorni a partire dall' incendio del Hotel Balkan e proseguendo per quelli di numersi paesi...

Dieci anni dopo l' Italia dovette firmare il Trattato di Pace del 1947 che istituì il TLT ma la scarsa attitudine a rispettare le norme internazionali rimase, anche se in forme meno feroci.


Il Corriere della Sera ha pubblicato un bel articolo in occasione dell' anniversario di questa strage (clicca QUI) che riproduciamo sotto.


E Graziani massacrò i monaci etiopi

di Gian Antonio STELLA

Ottant’anni fa la feroce strage di Debrà Libanòs che seguì l’attentato contro il viceré italiano ad Addis Abeba. I responsabili di quelle atrocità non hanno mai pagato

«Feci tremare le viscere di tutto il clero, dall’Abuna all’ultimo prete o monaco», ringhiava quel macellaio di Rodolfo Graziani. Rimorsi? Zero: rivendicava anzi la strage di Debrà Libanòs, dove aveva affidato agli ascari islamici lo sterminio di tutti i preti e i diaconi del cuore della Chiesa etiope, come «titolo di giusto orgoglio». E giurava: «Mai dormito tanto tranquillo».

Sono passati ottant’anni, da quei giorni di orrore. Tutto inizia la mattina del 19 febbraio 1937. Ad Addis Abeba il viceré Graziani e le autorità italiane che da nove mesi governano un terzo del Paese e son decise a prendere il controllo del resto con ogni mezzo (compreso l’uso di 552 bombe caricate a iprite e fosgene autorizzate dal Duce, documenterà lo storico Angelo Del Boca), celebrano la nascita del primo figlio maschio di Umberto di Savoia. Improvvisamente, da un balcone raggiunto superando i controlli, piovono ed esplodono una dopo l’altra otto bombe a mano. Sette morti, decine di feriti. Tra cui Graziani, colpito da decine e decine di schegge.

La rappresaglia è immediata. E non avendo sottomano gli attentatori, fuggiti, si abbatte violentissima su chi capita. Coinvolgendo tutti i fascisti della città. «Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada», scrive nel diario il giornalista Ciro Poggiali. «Vedo un autista che, dopo aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza, gli trapassa la testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara e innocente». Una carneficina. Racconterà il vercellese Alfredo Godio: «Fra le macerie c’erano cumuli di cadaveri bruciacchiati. Più tardi, sulla strada per Ambò, vidi passare molti autocarri “634” sui quali erano stati accatastati, in un orribile groviglio, decine di corpi di abissini uccisi». «Per ogni abissino in vista non ci fu scampo in quei terribili tre giorni», ricorderà l’attore Dante Galeazzi: «In Addis Abeba, città di africani, per un pezzo non si vide più un africano».
Deciso a farla finita coi ribelli a dispetto di ogni trattato, il Duce dà ordine che «tutti i civili e religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi». Tutti. Compreso Destà Damtù, il genero di Hailé Selassié. Che importa dello sdegno internazionale? «E nello scroscio del plotone di esecuzione echeggiò la più strafottente risata fascista in faccia al mondo», esulta la «Gazzetta del Popolo». «Schiaffone magistrale (…) sulle guance imbellettate della baldracca ginevrina». Bilancio complessivo? Migliaia di morti. Compresi «cantastorie, indovini e stregoni», rei di auspicare il ritorno del Negus: «Ho ordinato che fossero arrestati e passati per le armi. A tutt’oggi ne sono stati rastrellati ed eliminati settanta» Il peggio, però, arriva a maggio. Quando Graziani decide di inviare il generale Pietro Maletti, di cui apprezza la cieca obbedienza, a spazzare via preti, diaconi, fedeli di Debrà Libanòs, l’amatissimo monastero fondato nel XIII secolo che considera «un covo di assassini, briganti e monaci assolutamente a noi avversi»: è convinto che i due bombaroli di Addis Abeba siano passati nella fuga proprio di lì.
Se sono veri i rapporti firmati da Maletti stesso, scrive Del Boca in Italiani brava gente? (Neri Pozza), in due settimane le sue truppe «incendiavano 115.422 tucul, tre chiese, il convento di Gulteniè Ghedem Micael (dopo averne fucilato i monaci), e sterminavano 2523 arbegnuoc». Patrioti nemici dell’occupazione italiana. «Era tale il terrore che diffondeva che l’intera popolazione si dava alla macchia».
Terrore comprensibile. Per garantirsi la ferocia belluina senza crisi di coscienza tra i soldati cattolici chiamati a massacrare i cristiani di una Chiesa etiope che aveva 17 secoli, spiega Angelo del Boca, il generale rinunciò «a servirsi dei battaglioni eritrei, composti in gran parte da cristiani, e utilizzava ascari libici e somali, di fede musulmana, e soprattutto — parole sue — “i feroci eviratori della banda Mohamed Sultan”».
Il generale e i suoi macellai di fiducia circondarono il complesso la sera del 19 maggio, festa di San Michele, presero prigionieri tutti e, ricevuto l’ordine del viceré Graziani di passare per le armi «tutti i monaci indistintamente compreso il vice priore», cercarono il posto giusto per la mattanza. La scelta cadde sulla piana di Laga Wolde, ai cui limiti si inabissava un burrone. Due giorni dopo cominciò, sistematica, la decimazione. Allineati i condannati lungo il baratro, scrivono gli storici Ian L. Campbell e Degife Gabre-Tsadik, gli ascari presero un lungo telone «e lo stesero sui prigionieri come una stretta tenda, formando un cappuccio sopra la testa di ognuno di loro». Poi, la fucilazione. «E mentre un ufficiale italiano provvedeva a sparare il colpo di grazia alla testa, vicino all’orecchio, gli ascari toglievano il telone nero dai cadaveri per utilizzarlo per il successivo gruppo». Ordine eseguito, comunicò Maletti nel pomeriggio: giustiziati 297 monaci incluso il vice-priore e 23 laici. «Sono stati risparmiati i giovani diaconi, i maestri e altro personale». «Fucilate anche loro», cambiò idea tre giorni dopo Graziani. E Maletti, ligio agli ordini più infami, eseguì.
Conta finale: 449 assassinati. Numero che Campbell e Gabre-Tsadik contestano: furono tra i 1423 e i 2033. Il doppio o il triplo di quanti saranno trucidati dai nazisti a Marzabotto. Berhaneyesus Souraphiel, l’arcivescovo cattolico etiope, sospira nel docu-film di Antonello Carvigiani e Andrea Tramontano Debre Libanos, prodotto e trasmesso da TV2000, che ancor oggi certe ferite non sono ancora del tutto rimarginate. Racconta però lo storico Alberto Elli, profondo studioso della Chiesa etiope e dell’Etiopia, che il mausoleo in ricordo dell’eccidio, a novembre, non c’era più: «Dicono d’averlo tolto come gesto di riconciliazione». Un passo importante. Come fu l’anno scorso, ad Addis Abeba, la stretta di mano di Sergio Mattarella a vecchi patrioti etiopi. Era stato questo, del resto, l’appello al popolo di Hailé Selassié al suo ritorno in patria il 5 maggio 1941, a guerra ancora in corso: «Vi raccomando di accogliere in modo conveniente e di prendere in custodia tutti gli italiani che si arrenderanno con o senza le armi. Non rimproverate loro le atrocità che hanno fatto subire al nostro popolo. Mostrate loro che siete soldati che possiedono il senso dell’onore e un cuore umano». La richiesta del Negus di estradare almeno i due generali della mattanza, però, non venne mai accolta. E qualche strada italiana li onora ancora come eroi di guerra…

mercoledì 15 febbraio 2017

IL PARCO DEL MARE "E' UNA CAGATA PAZZESCA": SIA SULLE RIVE CHE IN PORTO VECCHIO - E' FANTOZZIANO SPERARE CHE LA SALVEZZA DI TRIESTE ARRIVI DALL' ESTERNO CON IL TURISMO DI MASSA - LA SALVEZZA ARRIVERA' DAL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE E DALL' UTILIZZO PRODUTTIVO DEI PUNTI FRANCHI CUI VA AGGIUNTA LA NO-TAX AREA.


Intorno al parere negativo di Paolo Rumiz sul "Parco del Mare" di Paoletti (clicca QUI) si stanno giustamente raccogliendo migliaia di concittadini.

Alcuni di questi sostengono che sarebbe bene trasferirlo in Porto Vecchio, un altro progetto sbagliato e fallimentare.

E' stato giustamente detto, anche da Paolo Rumiz, che:

- Tutti gli acquari analoghi al progettato Parco del Mare sono ovunque in deficit e sarebbe uno spreco di denaro pubblico: è vero.

- A Genova è in deficit anche la Società che gestisce l' intero comprensorio del Porto Antico urbanizzato in chiave turistica per le Colombiadi: è vero.

- Che il Parco del Mare per stare in piedi dovrebbe avere almeno un milione di turisti paganti all' anno e che questo è un numero che non si può nemmeno ipotizzare per Trieste: è vero.

- Che anche solo la metà, 500.000 turisti, creerebbe problemi insormontabili di viabilità e posteggi su tutte le Rive e non solo: è vero.

- Che deturperebbe la città e l' affaccio al mare: è vero.

Tutto ciò è vero e RESTA VERO ANCHE IN "PORTO VECCHIO" perchè:

- Il deficit sarebbe uguale ovunque a Trieste perchè le ragioni strutturali sono le medesime in ogni posto. 

- I problemi di viabilità sarebbero anche maggiori in Porto Vecchio che è raggiungibile solo da arterie già pesantemente intasate: Barcola, Viale Miramare, Via Milano e Rive.

Non si dica che c'è la stazione ferroviaria perchè c' è anche a Campo Marzio collegata con la Transalpina mentre i collegamenti ferroviari passeggeri con Trieste sono, in ogni caso, penosi.

- Non hanno fatto altro che magnificare il "waterfront" di Porto Vecchio: perchè adesso sono disponibili a deturparlo con questo catafalco produttore di deficit ?


- I costi del "Parco del Mare" in Porto Vecchio sarebbero molto più alti per i pesantissimi oneri di urbanizzazione (vedi sotto) e per il vincolo architettonico, che anzi probabilmente lo renderebbe impossibile. Per questo pensano a Porto Lido vicino alla Lanterna.

L' urbanizzazione in chiave turistica di Porto Vecchio è una follia gemella al Parco del Mare perchè:


- Una città di soli 200.000 abitanti in calo demografico non può sostenere l' urbanizzazione di un area  di quelle dimensioni, pari a quasi un terzo della città esistente, senza gravi danni e deprezzamento per il centro attuale.
Ci sono già innumerevoli immobili ed abitazione sfitte, pubbliche e private: sarebbe un disastro immettere un nuovo milione di metri cubi di costruito in un mercato già depresso.


- Non ci sono investitori privati, nè soldi pubblici, nè richiesta di mercato e nemmeno uno straccio di business plan che tenga conto dei costi stratosferici dell' urbanizzazione di Porto Vecchio.
Non è nemmeno ipotizzabile un flusso turistico delle dimensioni necessarie: si parlava -delirando- di 2 milioni di turisti / anno (vedi QUI) che, oltre a non esistere, non si sa come potrebbero arrivare attraverso strade già intasate adesso.

- Non c'è nessun progetto credibile che tenga conto dei giganteschi costi di urbanizzazione e viabilità di un' area enorme priva anche di fogne e gravata da un vincolo architettonico folle e pesantissimo: 50 milioni sono una goccia nel mare visto che parlano di 5 miliardi complessivi di investimento necessario. 

Infatti stanno parlando, e solo parlando, solo di Musei.


- Porto Vecchio, malgrado abbia ancora il Punto Franco sulla fascia costiera, sta diventando la location immaginaria di ogni stramberia: dagli ospedali della Savino al mercato all' ingrosso del pesce di Dipiazza, fino al central park, con spiagge di sabbia a Barcola, di Russo.

Questa ubriacatura per l' urbanizzazione di Porto Vecchio è il frutto di una propaganda martellante durata anni e causata da una mentalità sbagliata, quando non da un intento speculativo: SPERARE CHE LA SALVEZZA DI TRIESTE ARRIVI DALL' ESTERNO CON UN TURISMO DI MASSA che giustamente viene definito DEVASTANTE da un articolo odierno di Galli della Loggia sul Corriere (clicca QUI: la lettura è interessante).

Un turismo immaginario che dovrebbe arrivare incredibilmente attratto da musei e da una città trasformata in un "museo a cielo aperto" come viene anche detto esplicitamente, vedi anche l' intervento di Promotrieste al recente convegno all' Excelsior sull' "economia del mare" (QUI).
Una illusione anche dal punto di vista del marketing territoriale: il turismo vero si muove per altri motivi.

Sono degli imbalsamatori che vogliono mummificare questa città invece di darle un futuro vitale e produttivo.


La salvezza per Trieste arriverà, invece, dal suo interno e dalla sua storia cioè dal PORTO FRANCO INTERNAZIONALE, anche attraverso l' utilizzo produttivo dei Punti Franchi, cui va aggiunta una No Tax Area fiscale: su questa strada si vedono dei progressi.

Il Turismo, a Trieste, può essere solo una risorsa aggiuntiva e, in ogni caso, non di massa ma di nicchia e congressuale: bisogna finirla di perdere tempo, energie e soldi con questi sogni, o meglio incubi, sbagliati generati da politici che hanno rinunciato ad un vero sviluppo economico di Trieste condannandola alla mummificazione  ed a diventare un monumento celebrativo del suo passato. 

A chi parla ossessivamente di musei, anche "a cielo aperto", ricordiamo che non siamo ancora morti come le città - museo Pompei e Venezia centro (ormai meno di 55.000 abitanti).



sabato 11 febbraio 2017

Trump, Putin e l' odio antislavo dei politici triestini carrieristi


Nella Giornata del Ricordo, ricordiamoci che:
 
VISTO CHE:

• Putin e Trump vogliono accordarsi e trovarsi in Slovenia perché la First Lady è slovena e il figlio di Trump bilingue inglese – sloveno
• Putin intende investire un miliardo nelle ferrovie del porto di Capodistria per aumentarne lo sviluppo e rafforzare l’ amicizia con la Slovenia,
A TRIESTE NON CONVERREBBE ESILIARE I POLITICI CHE HANNO FATTO CARRIERA AIZZANDO L’ ODIO ANTISLAVO E LA PAURA DEL “BILINGUISMO” ?




L' incendio della Narodni Dom a Trieste