RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

domenica 2 settembre 2018

"L' AFFARE OBERDANK": IL PRIMO LIBRO DELLA COLLANA DI "RINASCITA TRIESTINA" SCARICABILE IN RETE - Un rigoroso e documentato studio sulla realtà del "martire irredentista", ben diversa dal mito creato in epoca fascista, dello storico inglese Alfred Alexander.


INIZIA LA PUBBLICAZIONE DEI LIBRI DELLA COLLANA 
"RINASCITA TRIESTINA"
- in fondo la procedura per scaricare il primo -

Da anni era diventato irreperibile un libro molto importante per la storia di Trieste: "L' affare Oberdank: mito e raeltà di un martire irredentista"  dello storico inglese Alfred Alexander.

Si tratta della traduzione in italiano di uno studio documentatissimo sulla figura e sul processo a Wilhelm Oberdank che offre anche uno spaccato realistico della Trieste dell' epoca.


La documentazione è minuziosa e inoppugnabile, compresi gli atti del processo, le lettere e le testimonianze precedenti sul giovane che preparava un attentato alla vita di Francesco Giuseppe ed era imputato anche di una strage con bombe a mano gettate su un corteo di civili a Trieste il 2 agosto 1882.


Così sul risvolto di copertina:
"Alfred Alexander, un altro storiografo inglese che si occupa dell’Italia, già noto per uno studio sul Verga, ricostruisce la vicenda umana e politica di Guglielmo Oberdan, emblema e monumento del nostro irredentismo. L’interesse del libro consiste principalmente nella sistematica ed esauriente esplorazione degli archivi austroungarici e dei documenti irredentisti attraverso la quale 1’autore smonta pezzo per pezzo l’avventura di Oberdan per restituirci, in luogo dell’eroe mitico e della leggenda dell’austriaco oppressore e impiccatore, la figura di una vittima, inconsapevole di un gioco più grande di lui."


Il libro, di 274 pagine, fu pubblicato in traduzione italiana nel 1977 dalla casa editrice milanese "Il Formichiere" che ha purtroppo chiuso e il libro restò esaurito.

Abbiamo pensato di proporlo ai nostri lettori in versione elettronica, scaricabile on line, con un contributo di soli € 4,90.
Il file PDF dell' e-book è leggibile ed utilizzabile su qualsiasi computer, tablet o smartphone, ed è replicabile e stampabile, ma ovviamente può dare dei problemi solo su lettori come Kindle o Kobo che, come noto, supportano bene solo i file crittati del venditore (Amazon o Mondadori). 
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Chi invece desiderasse la versione cartacea "anastatica" rilegata è reperibile alla Libreria Einaudi via Coroneo 1, Trieste che ci fornisce l' indispensabile supporto tecnico e commerciale.
La versione cartacea costa € 9,90 in libreria più € 2,50 per la spedizione in Italia ordinandola con il pulsante qui sotto:

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La distribuzione dei libri della collana "Rinascita Triestina" avviene  tramite le strutture commerciali della Libreria Luigi Einaudi snc, via Coroneo 1, Trieste, tel. 040634463 P.I. 01289180323.


Informazioni sugli orari ed altre comunicazioni si possono trovare sulla pagina facebook della libreria (clicca QUI)



ECCO IL SOMMARIO DEL LIBRO


venerdì 31 agosto 2018

LE VIE DELLA SETA E DELL’ AUTONOMIA - Se si parla tanto di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta è grazie all’Autorità Portuale che in AUTONOMIA ha coltivato relazioni con autorità e imprese cinesi – Per gestire lo sviluppo sul territorio serve AUTONOMIA (il Cantone Autonomo di Trieste) e l’ iniziativa della Giunta Fedriga va in questa direzione.



C’è sempre soddisfazione quando si vedono i propri auspici e speranze che cominciano a prendere corpo nella realtà.
Fin dal 2013 su queste pagine, e in perfetta solitudine, parlavamo delle straordinarie potenzialità per Trieste delle Nuove Vie della Seta proposte dal Presidente cinese Xi Jinping.
Ora sembra che con il viaggio della delegazione governativa in Cina si arrivi ad un punto di svolta e si sente parlare di investimenti cinesi per diverse centinaia di milioni nel nostro Porto Franco Internazionale, per cominciare. 


E per giunta in un' area che può portare alla alternativa occupazionale e di riconversione per la irrisolta questione della Ferriera con la creazione di un nuovo grande terminal portuale e logistico, come auspichiamo da anni mentre altri aprono la bocca per muovere l’ aria con slogan o promesse inconcludenti.

Ma come si è arrivati a questo mentre fino a poco fa sembrava che il Terminal delle Nuove Vie della Seta marittime sarebbe stato il fantomatico porto Off-Shore di Venezia?
In una recente intervista l’ Ambasciatore Cinese a Roma, Li Ruiyu (clicca QUI), ha parlato chiaramente, oltre che degli innegabili vantaggi della posizione strategica di Trieste naturale cerniera tra Oriente ed Europa Centrale, delle visite e degli incontri in Cina di Zeno D’ Agostino che hanno fatto conoscere il nostro porto.
Questi viaggi, visite e contatti sono iniziati immediatamente dopo il conferimento stabile dell’ incarico di Presidente dell’ Autorità Portuale e nessuno li aveva fatti prima.
Trieste ha avuto finalmente un bravo "commesso viaggiatore" che, con pesante impegno personale, ne ha promosso immagine e vantaggi invece di restare in ufficio a lisciare il pelo ai cani.

L’ ambasciatore Li Ruiyu ha parlato anche della grande importanza della “Zona Franca” in zona industriale, dopo decenni di discredito sullo strumento di Zone e Punti Franchi gettato da una “classe politica e dirigente” locale composta in prevalenza da “minus habens” con una visione da cortile e ignoranti del fatto che la Cina ha costruito un modello di sviluppo di grande successo sulle Zone Economiche Speciali (Franche) che peraltro si stanno sviluppando in tutto il mondo.
Questa “Zona Franca”, per quanto solo un inizio, è la concretizzazione dell’ “Uso produttivo dei Punti Franchi” che, in perfetta solitudine, abbiamo sostenuto per anni.

Chi, come il porto di Venezia, invece di agire in autonomia si è affidato alle potenti maniglie politiche che aveva il prodiano Paolo Costa nel precedente governo nazionale, è rimasto tagliato fuori con nostra grandissima soddisfazione.

La fortunata coincidenza dell’ arrivo nel nuovo governo, di cui auspicavamo la nascita, di economisti intelligenti e capaci come Michele Geraci sta permettendo che la visita governativa in corso a Pechino e Shanghai porti risultati per Trieste.

Leggiamo oggi che martedì prossimo Fedriga incontrerà il ministro delle Regioni Erika Stefani per trattare nuove competenze autonome per la Regione (tributi, finanza, scuola e non dimentichi "beni culturali" con una Sovrintendenza che interferisce negativamente anche sul porto).

E’ un passo ulteriore del processo autonomistico che abbiamo indicato: più competenze alla Regione sull’ esempio del Veneto, successiva delega “a cascata” delle competenze ai  Cantoni promessi da Fedriga in campagna elettorale e in particolare  al Cantone Autonomo di Trieste. Nessun bisogno di nuove leggi costituzionali.

E’ chiaro che l’ approccio autonomista è quello che funziona: se l’ Autorità Portuale non avesse preso AUTONOMAMENTE l’ iniziativa verso la Cina ma si fosse affidata ai governi nazionali, a pietire e implorare come era stato fatto finora, Trieste non sarebbe adesso sotto i riflettori internazionali.


Se, come auspichiamo e come sembra realistico, vi sarà un forte sviluppo economico legato all’ inserimento del Porto Franco Internazionale di Trieste nelle Nuove Vie della Seta è necessario che vi sia un nuovo ente elettivo AUTONOMO in grado di governarlo nell’ interesse del nostro territorio.
Chiamiamolo come vogliamo: lo svizzero "Cantone" come propone Fedriga, "Provincia Autonoma" come a Bolzano, "Città Metropolitana" per far contenti alcuni “fissati”, "Mario" o "Giuditta", ma è necessario essendo ormai certificato il fallimento delle UTI.

Questi, secondo noi, sono i temi centrali mentre la stampa locale si perde in articoli di fondo con invettive ed elucubrazioni incomprensibili e il dibattito pubblico langue perché una “classe politica” totalmente spiazzata dagli eventi “si sta cercando” e arrampicando su vecchie ipotesi economiche infondate e ridicole come quella della plurifallimentare urbanizzazione turistica di Porto Vecchio, mentre ci sarà bisogno di spazi per l’ uso produttivo del regime di punto franco.

Per una volta siamo ottimisti perchè nella nebbia degli eventi abbiamo una bussola: “molta è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente” per chi ha le idee chiare.
Se la missione in Cina di Geraci e Tria si concluderà positivamente per Trieste, come molti ritengono probabile, ci sarà da fare finalmente festa !



Il nuovo manifesto per la Barcolana secondo il sito Faq-Trieste in vena di umorismo



sabato 25 agosto 2018

LA CINA E’ VICINA, LA MITTELEUROPA PURE: LA SITUAZIONE E’ ECCELLENTE – Roma invece è lontana e piena di debiti: per questo tratta con i cinesi su concessioni nel nostro porto che può avere uno straordinario sviluppo. Grazie anche a degli economisti intelligenti e non succubi del neoliberismo che operano nel nuovo governo: Geraci, Tria, Savona – Sosteniamo l’ azione del nuovo governo a favore di Trieste ma attenti alle tensioni internazionali e alle manovre che arrivano da Genova e Venezia che si sentono tagliate fuori.



Lunedì 27 una qualificata delegazione del Governo italiano sarà a Pechino.
La guideranno il ministro Tria per le questioni finanziarie e il sottosegretario Geraci per le questioni inerenti lo sviluppo economico

E’ lodevole intenzione del Governo, e di Geraci in particolare, proporre ai Cinesi il Porto Franco Internazionale di Trieste come terminal della Nuova Via della Seta marittima.

Come ha detto Geraci al Corriere della Sera, l’ appeal di Trieste è quello di essere vicina e ben collegata via ferrovia con l’ Europa Centro- Orientale, non certo quello di essere amministrata dall’ Italia.

Infatti alla Cina interessa raggiungere i mercati europei e Trieste è collocata nel punto giusto, ha profondi fondali e il regime di Porto Franco che i Cinesi ben conoscono visto che il loro straordinario sviluppo degli ultimi decenni è avvenuto utilizzando ampiamente Zone Franche.
Inoltre ha un piano regolatore di sviluppo già approvato e un’ unica Autorità come interlocutore delle imprese il che è una notevole semplificazione burocratica.

Oltre alla vicinanza alla Mitteleuropa (Europa di Mezzo) il Porto di Trieste, a differenza di quelli di Genova e Venezia, è efficacemente collegato con le ferrovie la cui spina dorsale è stata ereditata dalle famose ferrovie dell’ Impero Austriaco.

Il Governo di Roma ha capito che il Porto di Trieste - amministrato, malamente, dall’ Italia fin dal 1954 - è una carta da giocare per ottenere in cambio investimenti cinesi sui titoli di debito pubblico che tra poco andranno in sofferenza per la fine dell’ intervento straordinario QE della BCE.
Nel nuovo governo ci sono degli economisti di valore e non succubi del pensiero neoliberista finora imperante: Savona, Tria e Geraci che sosterrà le ragioni del nostro porto a Pechino.

Così, grazie alla spinta del debito pubblico italiano, Trieste si ritrova la più grande opportunità di sviluppo dai tempi dell’ apertura del canale di Suez.
Riteniamo che la priorità per Trieste siano lo sviluppo economico e le connessioni a livello mondiale pertanto sosteniamo l' azione della delegazione del Governo che va in questa direzione.

Non è detto che tutto vada bene e che la visita a Pechino si concluda con un accordo positivo per il porto di Trieste perché oltre a resistenze interne provenienti da chi si sente tagliato fuori, principalmente Genova e Venezia, sul tappeto vi sono tensioni internazionali.
La prima è la rivalità geopolitica tra USA e Cina che fa dire ad alcuni che l’ Italia farebbe meglio a chiedere aiuti sul debito agli USA lasciando perdere la Cina e le Nuove Vie della Seta: ma non è detto che non si possa trovare un modo di coesistenza pacifica sulla questione che ci riguarda.
Un’ altro è la conflittualità attuale tra il Governo di Roma e la UE che per i cinesi è il mercato di riferimento verso cui, ovviamente, non vogliono trovare ostacoli.

Tuttavia le possibilità di risultati positivi per Trieste sono buone perché sono nella logica naturale di sviluppo della nuova situazione geopolitica mondiale.

Trieste, ci auguriamo, godrà di un grande sviluppo delle connessioni internazionali e di un notevole sviluppo economico a partire dagli investimenti cinesi nel porto.

L’ Autorità Portuale giustamente ritiene che gli operatori debbano investire mezzi propri nelle infrastrutture a mare date in concessione: per questo è ipotizzabile un massiccio investimento cinese per il Molo VIII, dalla Piattaforma Logistica alla banchina davanti alla Ferriera.

D’ Agostino inoltre intende far si che il Porto non sia solo un punto di transito ma che il valore si fissi sul territorio grazie all’ utilizzo produttivo del regime di Punto Franco.
Un processo che investirà tutto il territorio e probabilmente anche Porto Vecchio che è la più grande area immediatamente disponibile per attività produttive.

Una volta che imprenditori globali e dinamici come i cinesi saranno arrivati qui non ci vorrà molto perché si rendano conto dei vantaggi dell’ Allegato VIII e ne chiedano la piena applicazione.

Ma sia per tenere il Porto Franco Internazionale di Trieste al riparo da tensioni internazionali che riguardino il governo italiano, sia per governare il processo di sviluppo nell’ interesse del Territorio sono necessari ampi livelli di autonomia.

Questo nuovo governo e questa nuova giunta regionale oltre ad avere dimostrato sensibilità per il nostro Porto hanno anche palesato disponibilità sui temi dell’ autonomia.

Se tutto andrà per il verso giusto il Porto Franco Terminal delle Nuove Vie della Seta e il Cantone Autonomo di Trieste diventeranno il trampolino di lancio per la rinascita di Trieste.

Tra poco più di una settimana potremo sapere com’ è andata, intanto incrociamo le dita e facciamo gli auguri a Geraci.

IL MINISTRO TRIA
COME IL SOTTOSEGRETARIO GERACI INSEGNA ED HA VISSUTO IN CINA


domenica 19 agosto 2018

TRIESTE, PERIFERICA PER L' ITALIA MA CENTRALE IN EUROPA: PER QUESTO PIACE ALLA CINA - UNA INTERVISTA AL CORRIERE DEL SOTTOSEGRETARIO GERACI - CON QUESTO GOVERNO SI PUO' E SI DEVE NEGOZIARE L' AUTONOMIA DEL NOSTRO TERRITORIO PER GESTIRE GLI ENORMI POTENZIALI DI SVILUPPO NELL' INTERESSE DEI TRIESTINI -


Domenica 19 è uscita sul Corriere della Sera un' importante intervista a Michele Geraci , Sottosegretario allo Sviluppo Economico nel Governo Conte, che traccia importanti e incoraggianti prospettive per il nostro Porto Franco Internazionale (vedi QUI).

Il contenuto e il tono dell' intervista ci porta ad affermare che con questo governo si può e si deve trattare per ottenere l' autonomia necessaria a gestire lo sviluppo economico nell' interesse del territorio e dei triestini.


Solo con poteri e prerogative analoghe a quelle della Provincia Autonoma di Bolzano, e ovviamente con amministratori capaci e preparati, è possibile gestire nell' interesse del nostro Territorio lo sviluppo economico travolgente che si intravede con la possibilità del pieno inserimento di Trieste nelle Nuove Vie della Seta proposte da Pechino.


Il Veneto si è già mosso con forza per rivendicare un' autonomia sostanziale con l' appoggio del Governo Conte stesso.
In questo solco dobbiamo metterci se non vogliamo essere una colonia e desideriamo essere gli artefici e non solo gli spettatori del nostro futuro.
Si facciano i Cantoni proposti da Fedriga e si faccia il Cantone Autonomo di Trieste.


Ecco l' intervista:


«Al centro dell’Europa: ecco perché ai cinesi piace il porto di Trieste»

Il sottosegretario Geraci: Sui trasporti sanno più di tutti




Il governo Conte ha deciso di aprire le porte dell’Italia alla Cina. A fine mese, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, sarà a Pechino per incontri politici. In parallelo, una missione coordinata dal sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci (che a Shanghai vive da dieci anni) sarà nel Paese, dal 28 agosto al 2 settembre, per parlare di affari. «Vogliamo trasmettere alla Cina — dice Geraci — l’idea che è il governo italiano, non qualche individuo, a intraprendere una nuova strada di rapporti intensi. Cercheremo investitori che possano sostituire la Banca centrale europea quando gli acquisti di Btp da parte di quest’ultima termineranno, a fine anno. E vogliamo trovare occasioni di business comuni».

Pechino è pronta a comprare titoli italiani?

«La Cina cerca investimenti alternativi a quelli effettuati finora. Il fatto che i rendimenti dei titoli italiani siano più elevati di altri, paradossalmente è qualcosa che li rende attraenti. Ma nel nostro viaggio vogliamo avere un approccio sistemico. Dei titoli pubblici si occuperà maggiormente Tria, io mi concentrerò su altri tipi di cooperazione, dai progetti cinesi sulla Via della Seta all’Africa, dall’immigrazione agli investimenti in Italia».

Lei parla di investimenti cinesi in Italia. Di che tipo?
«Non trovo interessanti tanto le acquisizioni dirette, quanto gli investimenti greenfield, che partono da zero, oppure ingressi in imprese per portare capitali e rafforzarle. Come è successo in Ungheria e sta succedendo in Austria: aumenti di capitale per finanziare la crescita».

Alcuni Paesi europei, come la Germania, stanno invece cercando di limitare gli investimenti cinesi, soprattutto in settori strategici.

«I tedeschi si sono svegliati dopo che è stata comprata la loro Kuka Robotics, considerata strategica. Ma se in Italia i cinesi investiranno in infrastrutture o in trasporti, non vedo problemi. Anzi. Se in un porto italiano realizzano un molo in più, sono i benvenuti. Lo stesso nelle linee aeree: se prendessero una quota di minoranza in Alitalia non vedrei il problema. Più in generale, nelle infrastrutture non siamo messi bene: possono portare un contributo positivo. Su infrastrutture e trasporti oggi la Cina è il Paese che ne sa di più».

Si parla di un investimento di Pechino nel porto di Trieste.

«La Cina cerca un porto nell’Adriatico del Nord, per raggiungere l’Europa con le sue merci: il più a Nord possibile, perché muoversi per via d’acqua costa meno che muoversi per via terra. Trieste sarebbe la soluzione migliore: investimenti cinesi per ampliarne la capacità, anche logistica. La posizione della città è ottima per loro: non tanto perché è in Italia, ma perché è sul confine, ha connettività con l’Europa dell’Est e del Nord».

Cosa direte ai cinesi?
«Vorremmo dire loro dove investire. Non come in passato quando si parlava di tante ipotesi, generiche, per i porti. Il loro interesse si concentra su Trieste. Per noi è un’opportunità».


La Ue è però scettica sull’espansione cinese. Gli ambasciatori dell’Unione a Pechino hanno scritto una lettera nella quale dicono che gli interessi della Cina non sono quelli dell’Europa.

«Meno l’ambasciatore ungherese. Sono timori che vengono sempre dai Paesi dell’Europa del Nord. Nessuno in Grecia si lamenta del fatto che i cinesi abbiano ampliato il Pireo. Perché la Ue si dovrebbe preoccupare di Trieste? Che timori può avere l’Olanda se entrano in Alitalia? Forse la Lufthansa li potrebbe avere. Non capisco. Temono che dal Sud arrivi più concorrenza?».

Il fatto è che Pechino fa prestiti per lo più a Paesi finanziariamente deboli, poi ricattabili.

«In parte è vero. Non credo che però l’Italia potrebbe finire nella cosiddetta trappola del debito: finirci o meno non dipende dal prestatore, ma dal Paese che riceve l’investimento. L’Italia ha molte risorse e credo che il rapporto tra Roma e Pechino possa essere un buon connubio. Loro intervengono in un Paese per volta, in Europa. Noi abbiamo la possibilità di essere quelli più avanti, in questo rapporto: possiamo puntare a una relazione privilegiata».

LE "OMBRE CINESI" SUL PORTO DI TRIESTE SECONDO IL PICCOLO - CON AMPIO RITARDO IL GIORNALINO LOCALE COMINCIA A SCRIVERE DELLE STRAORDINARIE PROSPETTIVE PER TRIESTE CHE SEGNALIAMO DA MESI -


Bene, finalmente ne tratta anche il giornalino monopolista locale sensibilissimo a ogni fesseria si voglia fare in Porto Vecchio (ultima pensata i vecchi mobili degli esuli al mitico Magazzino 26 contenitore universale di ogni fantasia dei politici).
Parliamo di un' opportunità che trasformerebbe Trieste in una quasi Singapore che stiamo segnalando da mesi e che abbiamo riportato in due articoli del 14 (QUI) e 15 (QUI).

Si tratta degli investimenti cinesi sul Porto Franco Internazionale di Trieste che il governo italiano, tramite il competente ministro Tria, andrà a trattare a Pechino in cambio di aiuto finanziario sul debito pubblico nazionale.
Altro che le stupidaggini fantaturistiche su Porto Vecchio che si trascinano inutilmente da anni.


In questo frangente ci si rende conto cosa voglia dire non essere un territorio autonomo in grado di porre condizioni: ci sarà una trattativa che prevederà vantaggi finanziari per l' Italia in cui Trieste non sarà presente per ottenere vantaggi e garanzie per il proprio territorio.
Trattati da colonia, come sempre: a Bolzano con la Provincia Autonoma non potrebbe succedere.


Ciò non toglie che lo sviluppo economico e i collegamenti internazionali dovuti agli auspicabili investimenti cinesi siano una buona cosa e una grande opportunità.

Quello che serve però è una forte autonomia locale, con il potere e le capacità di governare il processo di sviluppo nell' interesse del nostro territorio e non dei ministeri romani, che finora ignoravano perfino la nostra esistenza.
Ve lo vedete voi il sindaco Di Piazza che tratta con Xi JinPing e che ha una visione strategica?
Il suo orizzonte arriva al massimo alle rotonde in viale Miramare e ai parcheggi a Barcola.


Serve una Provincia Autonoma di Trieste con grandi poteri e ottimi amministratori.


BEN VENGANO GLI INVESTIMENTI DEGLI AMICI CINESI NEL PORTO DI TRIESTE PURCHE':

- NON SI TRATTINO ESCLUSIVAMENTE VANTAGGI PER IL DEBITO PUBBLICO NAZIONALE ITALIANO BENSI' PER TRIESTE E I TRIESTINI


- SI SALVAGUARDINO I DIRITTI DEL LAVORO E DELL' AMBIENTE


- SI SVILUPPINO LE CONNESSIONI INTERNAZIONALI DI TRIESTE FACENDONE LA CERNIERA TRA ORIENTE E OCCIDENTE COSA CHE L' ITALIA NON HA FATTO IN CENTO ANNI

-TRIESTE DECIDA IN AUTONOMIA DEL SUO FUTURO E GOVERNI IL PROCESSO DI SVILUPPO CON UNA PROVINCIA AUTONOMA COME BOLZANO.

mercoledì 15 agosto 2018

TRIESTE-CINA - SUL CORRIERE ARTICOLI CONTRO GLI INVESTIMENTI CINESI NEL PORTO DI TRIESTE: PRESUNTI RISCHI DI "COLONIZZAZIONE" - Protesta e propaganda di chi resta tagliato fuori dalle Nuove Vie della Seta ?


Così scrive oggi Danilo Taino sul Corriere della Sera a pag. 25  in un articolo contrario agli investimenti infrastrutturali cinesi a fronte di sostegno al debito pubblico nazionale (clicca QUI per l' articolo):
"Anche un porto nell’Alto Adriatico, verso Trieste, ha suscitato l’interesse cinese (e un po’ anche italiano): nella prospettiva di creare un corridoio «amico», oltre a quello che parte dal porto del Pireo (anch’esso controllato da interessi di Pechino) per collegare il Mediterraneo all’Europa Orientale. Sono opere che possono portare benefici. Ma anche pentimenti. Una società di consulenza americana, Rwr Group, ha calcolato che progetti della Belt and Road Initiative per 420 miliardi di dollari sono in difficoltà a causa di rinvii, opposizioni per ragioni di sicurezza, proteste della popolazione."

Il "porto nell’Alto Adriatico, verso Trieste" è il Porto Franco Internazionale di Trieste che ha una giursdizione speciale e unica in Europa. E notiamo che l' articolista scrive che ha suscitato l' interesse cinese  "e un po’ anche italiano" dopo decenni di menefreghismo e decadenza.
Il "po' d' interesse italiano" pare sia dovuto anche alla possibilità di usarlo come merce di scambio per interventi finanziari cinesi a sostegno del debito pubblico italiano come spiegato sull' articolo di ieri di Fubini (clicca QUI).
Tanti articoli sul Corriere fanno sorgere il sospetto che si tratti di propaganda contraria agli investimenti cinesi a Trieste, di propaganda anti governo giallo-verde e di propaganda anticinese.

BEN VENGANO GLI INVESTIMENTI DEGLI AMICI CINESI NEL PORTO DI TRIESTE PURCHE':

- NON SI TRATTINO VANTAGGI PER IL DEBITO PUBBLICO NAZIONALE ITALIANO BENSI' PER TRIESTE E I TRIESTINI


- SI SALVAGUARDINO I DIRITTI DEL LAVORO E DELL' AMBIENTE

- SI SVILUPPINO LE CONNESSIONI INTERNAZIONALI DI TRIESTE FACENDONE LA CERNIERA TRA ORIENTE E OCCIDENTE COSA CHE L' ITALIA NON HA FATTO IN CENTO ANNI

-TRIESTE DECIDA IN AUTONOMIA DEL SUO FUTURO

martedì 14 agosto 2018

L' ITALIA "VENDE" IL PORTO DI TRIESTE ALLA CINA IN CAMBIO DI SOSTEGNO SUL DEBITO PUBBLICO - CONFERMATE LE NOSTRE ANTICIPAZIONI -


A luglio avevamo già anticipato che secondo indiscrezioni il ministro Tria, insieme a Savona sicuramente il più competente e accorto in economia, si apprestava ad utilizzare le sue relazioni in Cina, in cui ha insegnato e soggiornato, per ottenere sostegno sull' acquisto di titoli pubblici italiani, che andranno in sofferenza con l' imminente fine del QE della BCE, in cambio di concessioni.
Oggi ne parla autorevolmente sul Corriere anche il vicedirettore ed esperto economico Federico Fubini: lo scambio sarebbe concessioni sui porti, in particolare Trieste, contro acquisto di Titoli di debito pubblico.

Trieste infatti, come sosteniamo da anni, è il porto geoeconomicamente più conveniente per svolgere la funzione di "gate" intermodale nave-ferrovia sulla Nuova Via della Seta diretta all' Europa Centro-Orientale.

Chi pensava di poter contrattare con la Cina condizioni molto favorevoli per Trieste (forse l' Autorità Portuale?) si troverà bypassato dall' esigenza dello stato italiano di fare cassa.

Trieste, dunque, come merce di scambio realizzando in modo diverso la vecchia battuta triestina che auspicava Trieste rivenduta all' Austria da un' Italia alla canna del gas.
Del resto questo è quanto ci si può attendere dall' annessione a un paese irrimediabilmente scassato come l' Italia auspicata da gruppetti di facinorosi e irresponsabili irredentisti e avvenuta con l' "Inutile Strage" che ci si ostina a celebrare anche con la prossima venuta di Mattarella.


Chiariamo subito che noi auspichiamo da anni che Trieste diventi il terminal europeo della Nuova Via della Seta, senza che però diventi una svendita che possa intaccare i diritti del lavoro come in parte è avvenuto al Pireo.

Auspichiamo anche l' internazionalizzazione di Trieste, città e porto europeo per eccellenza che nulla ha a che fare geopoliticamente con l' Italia col cui mercato lavora solo per il 10%.
Tuttavia sarebbe dovuto che la trattativa con la Cina prevedesse vantaggi per Trieste e il suo porto, e per i triestini, e non per il debito pubblico italiano.

Trieste Porto Franco della Mitteleuropa: questa la sua origine e questo il suo destino anche se per strade tortuose.

Le Vie (della Seta) del Signore sono infinite e imperscrutabili.

Ecco l' articolo del Corriere:

Tria prepara la missione Cina - 
Lo scambio tra l’acquisto del debito pubblico e le rotte verso l’Italia

Giovanni Tria rompe con la tradizione: per il primo viaggio all’estero sceglie la Cina e non una capitale europea. Nell’ultima settimana di agosto il ministro dell’Economia del governo giallo-verde volerà a Pechino.


Durante l’intero dopoguerra, la prima visita ufficiale di un ministro italiano dell’Economia dopo il suo debutto era sempre stata riservata a luoghi prevedibili: Parigi, Bonn e poi Berlino, oppure Londra, Washington e New York. Giovanni Tria invece rompe con la tradizione. Nell’ultima settimana di agosto il ministro dell’Economia del governo giallo-verde volerà a Pechino.
La visita, che per adesso non è ancora ufficialmente in programma, viene confermata da due persone del ministero coinvolte nella preparazione. Insieme a Tria viaggerà una squadra di alti funzionari dalle competenze diverse: oltre al capo dei rapporti finanziari internazionali del Tesoro Gelsomina Vigliotti, anche un dirigente del dipartimento responsabile per l’emissione e il finanziamento del debito pubblico. Quest’ultima scelta del resto non ha niente di casuale, ora che il piano di acquisti di titoli di Stato della Banca centrale europea sta per entrare in una fase molto più prudente. Per assicurare il funzionamento dello Stato l’anno prossimo, al netto di eventuali nuovi impegni, il governo italiano deve riuscire a vendere sul mercato 257 miliardi solo in nuovi titoli di debito a medio e lungo termine. E a differenza dell’anno scorso, quando comprò volumi di debito italiano pari praticamente a metà dei nuovi titoli a medio e lungo termine emessi, nel 2019 la Bce sarà in ritirata.
Non potrà più agire come il finanziatore di ultima istanza del debito italiano, come di fatto avvenuto negli ultimi due anni: dal 2016 la banca centrale è il solo operatore ad aver aumentato la propria quota sul totale dei titoli emessi dal Tesoro di Roma, mentre tutte le categorie di investitori privati hanno ridotto le loro. Ora invece però la Bce potrà acquistare debito pubblico solo per rinnovare i titoli in scadenza che già deteneva. Per l’Italia nel 2019 questi riacquisti dovrebbero valere 40 miliardi, meno di un quinto del volume di titoli a medio-lungo termine che l’Italia deve riuscire a collocare. Se non torneranno con forza gli investitori tradizionali – famiglie, banche e fondi italiani o esteri – i rendimenti rischiano di dover salire molto. Già la ridda di dichiarazioni e annunci di governo e maggioranza negli ultimi mesi hanno provocato un aumento del costo del debito che, se confermato nei prossimi mesi, nel 2019 supererà i quattro miliardi: quattromila milioni regalai ai «mercati» ma prelevati dagli italiani che lavorano e pagano le tasse, inclusi quelli a reddito più basso, solo a causa dell’incertezza creata dal governo fin qui.
Tria a Pechino cerca di trovare nelle autorità cinesi, non solo fra i privati, nuovi investitori sul debito italiano. Il ministro ha in programma incontri al massimo livello nella Banca del popolo della Cina, l’istituto centrale di Pechino che detiene riserve per 3.117 miliardi di dollari. Per parte propria il governo cinese punta a coinvolgere il governo di Roma nella sua «Belt and Road Initiative», il progetto di infrastrutture lungo le rotte commerciali globali della superpotenza cinese.
In Italia interessano molto i porti del Sud e
Trieste come approdi in Europa per i mercantili in arrivo dalla Cina meridionale, attraverso l’Oceano Indiano e Suez.
Non è la prima volta che la Cina punta sui Paesi fragili dell’Europa del Sud. In Grecia una società pubblica di Pechino opera il porto del Pireo e un’altra ha investito nella rete elettrica. In Portogallo i cinesi sono protagonisti nell’energia e nella finanza. Tanto che giorni fa l’ambasciatore americano a Lisbona, George Glass, si è detto preoccupato. «Questi sono investitori diversi dagli altri — ha osservato —. Rispondono al potere politico».