RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

mercoledì 30 maggio 2018

INFORMAZIONE ECONOMICA /1 - L' AUMENTO DELLO "SPREAD" BTP-BUND NON SOLO NON FA AUMENTARE I COSTI DEI MUTUI CASA MA LI FA CALARE - IDEM PER IL COSTO DEL DENARO A BREVE ANCH' ESSO LEGATO ALL' EURIBOR - BASTA TERRORISMO MEDIATICO E POLITICO - #BastaIgnoranzaEconomica


Il dibattito pubblico finalmente si sta orientando su questioni importanti come quelle economiche, finanziarie e sull' Euro.
Tuttavia l' assenza di una adeguata conoscenza dei meccanismi reali dell' economia e della finanza pubblica e privata consente a "imprenditori politici della paura economica" di manipolare l' opinione pubblica. Il PD si sta distinguendo in questo mestiere.
Lo abbiamo visto in questi giorni in cui viene diffuso a piene mani il terrore, per finalità politiche, paventando immediati aumenti dei mutui e del costo del denaro legato allo "spread" tra BTP decennali e Bund tedeschi.
Sono falsità come molte cose che vengono dette sul Debito Pubblico, l' Euro, il "piano B" di Savona e soprattutto sulla crisi che perdura da 10 anni.

Per quanto riguarda il famigerato "spread" sui titoli di stato il suo aumento non è un bene perchè aumenta il costo del "servizio" del debito pubblico (interessi da pagare) tuttavia  non influisce sui risparmi privati investiti in Bot e BTP italiani che continuano ad avere i rendimenti stabiliti a patto che siano tenuti fino alla scadenza (come fa la stragrande maggioranza dei risparmiatori).
Mentre i Bot e BTP nuovi avranno un rendimento maggiore.

Sta di fatto che lo "spread" si è impennato (da 177 a 331) a partire da lunedì 28: il giorno dopo che è stato fatto abortire il governo con Paolo Savona, ed è stato nominato Cottarelli  mentre era rimasto stabile dopo le elezioni e aveva dato qualche segno di nervosismo solo l' ultima settimana per le lungaggini nella formazione del governo ma soprattutto perchè la BCE di Draghi aveva ridotto da 5 a 3 i miliardi di titoli italiani acquistati sul secondo mercato dopo l' annuncio del nome di Savona (tra Draghi e Savona c'è una vecchia ruggine fin dai tempi di Bankitalia...).

Per contribuire, nel nostro piccolo, alla diffusione della conoscenza economico-finanziaria cominciamo a proporre articoli di fonti autorevoli e non contestabili.

Cominciamo con l' articolo pubblicato oggi dal Sole24Ore nelle pagine interne (clicca QUI) di cui sotto riproduciamo il testo:

Mutui, perché lo spread (per qualche mese) ne riduce i costi
“I momenti di tensione finanziaria, contrariamente a quanto si può credere in prima analisi, nel breve periodo giocano a vantaggio dei nuovi mutui ”
·      di Vito Lops         30 maggio 2018 Il Sole 24 Ore

Lo spread sui titoli di Stato torna a far paura. A inizio mese il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni era a 120 punti, ieri ha toccato quota 300. C’è da aver paura anche sul fronte mutui? La risposta è «Ni». Certamente no per il breve periodo, e per breve si intende anche qualche mesetto. Forse sì nel medio periodo. In ogni caso siamo ben lontani dai facili allarmismi. Cerchiamo di capire perché. Il tasso dei mutui (sia fissi che variabili) è composto da due gambe. La prima è lo “spread” deciso dalla banca, ovvero il margine lordo che l’istituto di credito punta ad ottenere dal finanziamento. La seconda non dipende dalla banca, ma dall’andamento dei tassi del mercato interbancario. I mutui a tasso fisso sono parametrati sul valore degli indici Eurirs (viene solitamente preso il valore del giorno in cui si stipula). Imutui a tasso variabile sono indicizzati all’andamento degli indici Euribor.
Il punto è che i momenti di tensione finanziaria, contrariamente a quanto si può credere in prima analisi, nel breve periodo giocano a vantaggio dei nuovi mutui e non certo ledono quelli già stipulati.
Perché, molto semplicemente, favoriscono una riduzione degli indici Eurirs e di certo tendono a rimandare il momento in cui gli Euribor potrebbero salire. Come mai? Quanto agli Euribor sono legati ai tempi dei rialzi dei tassi della Bce e i momenti di turbolenza sui mercati allontanano, anziché renderli più vicini, i tempi d una stretta monetaria.
La riprova arriva dai mercati stessi. L’indice Morgan Stanley 1st hike Eurozone - che misura fra quanti mesi gli investitori si attendono il prossimo rialzo dei tassi da parte della Bce - la scorsa settimana era a quota 13 (quindi era stimato un rialzo dei tassi a giugno 2019) mentre ora è salito a 18 (quindi ci si aspetta una stretta più in là, nell’autunno 2019). Ciò vuol dire che, stando così le cose, chi sta pagando un mutuo a tasso variabile (o ha intenzione di stipularne uno nuovo) potrà - paradossalmente grazie alla tensione sul mercato dei titoli di Stato -beneficiare ancora più a lungo dell’eccezionalità dell’Euribor negativo (quota da oltre 1.000 giorni sottozero). )(NDR. L’ Euribor ha influenza diretta sul costo del denaro che quindi in questa situazione si abbassa o mantiene costante)
Quanto all’universo dei mutui a tasso fisso, l’analisi si sposta sugli indici Eurirs. Questi seguono da vicino l’andamento dei tassi del Bund tedesco. E durante le tempeste finanziarie i tassi del Bund tendono a scendere perché gli investitori aumentano gli acquisti di titoli tedeschi, considerati beni rifugio. Aumentando gli acquisti salgono i prezzi e diminuiscono di conseguenza i rendimenti. Non è un caso se a metà maggio il Bund a 10 anni pagava lo 0,65% mentre ieri ha chiuso allo 0,25%. E non è un caso che anche l’Eurirs a 20 anni (ma lo stesso vale per altre durate) nello stesso arco temporale sia sceso (da 1,55% all’1,38%).
Va da sé che se la tensione dovesse proseguire sui mercati c’è da attendersi che gli Eurirs continuino a ridimensionarsi e con essi anche i tassi finali dei nuovi mutui a tasso fisso (per quelli già stipulati il tema non si pone dato che essendo a tasso fisso nel bene o nel male non vengono scossi dalle variazioni di mercato).
I tassi dei nuovi mutui a tasso fisso di questa settimana sono quindi più bassi di quelli della settimana scorsa. E così potrebbe essere ancora per le prossime. Ameno che le banche non alzino repentinamente il loro “spread”. Tuttavia, che le banche alzino gli spread velocemente è davvero improbabile. Su questo punto ci sono due indizi (che fanno una prova). Il primo arriva dalla base statistica, e cioè da quanto accaduto nel 2011-2012, quando l’Italia fu colpita dalla crisi del debito con i rendimenti dei BTp che toccarono l’8% e il differenziale con il Bund sfiorò i 600 punti.
«Osservando i dati storici 2011-2012, quando lo spread BTp-Bund passò da un 170 punti nel secondo trimestre 2011 a 310 nel terzo trimestre e a 440 punti nel quarto trimestre 2011, gli spread medi di offerta sui mutui restarono invariati - spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. Quelli a tasso variabile rimasero sullo stesso periodo a livelli compresi fra l'1,9% e il 2,2% mentre gli spread medi di offerta sui mutui a tasso fisso oscillarono fra l'1,2% e l'1,9%».
«Solo dopo ben due trimestri si verificò un aumento repentino degli spread medi di offerta sui mutui, con un salto dal quarto trimestre 2011 al primo trimestre 2012 di circa l'1% sia per gli spread medi relativi a mutui a tasso variabile che per gli spread medi relativi a mutui a tasso fisso».
Come mai passarono sei mesi prima che le banche adeguassero gli spread dei “nuovi” mutui (e non dei vecchi che restarono al riparo) all’aumento dello spread sui BTp? «Il ritardo fu dovuto a una serie di fattori - prosegue Rossini -. Innanzitutto perché i processi di revisione degli spread di offerta sui mutui avvengono normalmente su base mensile all'interno delle organizzazioni bancarie. E poi perché questi processi tengono in considerazione una molteplicità di elementi fra loro connessi: l'analisi dello scenario economico a livello nazionale e internazionale, la valutazione della situazione corrente di tesoreria e dei costi attuali e a tendere del funding, una valutazione delle necessità di posizionamento competitivo della banca sul mercato dei mutui, un'analisi attenta delle marginalità del prodotto mutuo che si possono raggiungere e/o sostenere nel breve e nel medio periodo».
Quindi mentre lo spread BTp-Bund può cambiare di giorno in giorno, lo spread dei mutui segue logiche completamente diverse, legate alla gestione della tesoreria della banca, materia complessa. Mentre i primo è elastico, il secondo è decisamente anelastico.
«È chiaro comunque che la situazione politica e economica e finanziaria sarà osservata attentamente dal sistema bancario nel corso delle prossime settimane e mesi e potrebbe portare a delle decisioni di cambio politiche di spread di offerta sui mutui anche significative nel medio termine - conclude Rossini -. Ma queste decisioni sono ad ogni modo il frutto di processi che avvengono su un arco temporale esteso. Ultima considerazione: chi ha già in essere un mutuo, non dovrebbe avere impatti significativi sul peso della rata, in quanto gli spread sono già definiti in contratto e per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, gli indici di riferimento Euribor come visto non sono impattati - se non indirettamente e in maniera marginale - dall'andamento dello spread BTp-Bund».
Senza dimenticare che qualora nei prossimi mesi le banche decidano di aumentare gli spread sui nuovi mutui, il costo di questi risulterà maggiore rispetto ai valori attuali, solo se l’aumento degli spread risulterà maggiore della contestuale riduzione degli Eurirs.

domenica 27 maggio 2018

DICKTAT ESTERNO: SALTA IL GOVERNO CHE POTEVA TENERE UNITA L’ ITALIA IN UNA POLITICA ECONOMICA ESPANSIVA – Lega egemone al Nord e M5S al Sud con Savona all’ economia potevano tentare una ripresa economica superando i vincoli europei neoliberisti – “Non Se Pol” e si va a elezioni “ballottaggio” tra Lega che sfonderà ogni argine al Nord e un M5S radicalizzato al Sud accentuando così la spaccatura dell’ Italia - Cosa c’entra Trieste con tutto questo bordello dell’ Italia “repubblica delle banane a sovranità limitata”? Meglio “colonia di una colonia” o porto della Mitteleuropa ?


Quelli che seguono sono solo spunti di riflessione scritti a caldo e che svilupperemo nei prossimi giorni.

Cerchiamo di esaminare la situazione molto grave, che è precipitata pochi minuti fa, dall' osservatorio di Trieste: aspetti costituzionali, istituzionali e politici saranno ampiamente esaminati ovunque in questi giorni...

La questione dell' Euro è stata ampiamente descritta da Limes sull' articolo "perchè la nuova crisi dell' euro è inevitabile" di Maronta pubblicato sull' ultimo numero (clicca QUI).


Il governo Lega-M5S non si farà perchè "vincoli esterni" impediscono che Paolo Savona, illustre e rispettato economista keynesiano allievo di Modigliani, faccia il ministro dell' Economia  impostando una nuova politica economica espansiva in grado di far superare all' Italia una crisi che perdura da 10 anni.

In Italia non è consentito che economisti di scuola keynesiana governino l' economia in modo espansivo. C' è l' ostracismo verso i Savona, i Sapelli, i Bagnai e verso le posizioni dei nobel come Krugmann e Stiglitz.
La cosa sconvolgente è che mentre questi erano tradizionalmente i punti di riferimento della sinistra adesso il PD e la sedicente sinistra di governo li attacca ed è allineata e coperta con il pensiero unico neoliberista che scarica la crisi sulla schiena di lavoratori e ceti medi sempre più impoveriti.
Sui "diritti civili" come "fine vita" o diritti legati alla sessualità si può decidere ma non si devono assolutamente tutelare i diritti economico-sociali (politica economica, disoccupazione, casa, consumi interni, "job act" ecc.) che sono stati falcidiati dalla gestione neoliberista della crisi.


Devono dunque essere applicati gli assurdi vincoli e la politica deflattiva voluta da Bruxelles in ossequio a teorie economiche antiscientifiche come il Neoliberismo e l' Ordoliberismo con "svalutazione interna" e scarico della crisi e del debito su lavoratori e ceti medi con deliberata compressione dei consumi interni e "fisco rapace".
L' Italia dunque dovrà continuare a restare in una situazione di stagnazione deflattiva: una sorta di "stagnazione secolare" senza speranza che perdura ormai da 10 lunghi anni squassandone la struttura economica, sociale e politica.
Il fatto che Mattarella abbia convocato Cottarelli, economista del Fondo Monetario Internazionale - uno dei tre della Troika -  specializzato in TAGLI di spesa e fiero avversario di politiche espansive keynesiane, è sintomatico.

Le elezioni del 4 marzo avevano visto la Lega trionfare in tutto il NORD con poche propaggini al Centro grazie alla proposta di flat-tax e la politica di contenimento dell' immigrazione illegale.
L' M5S è invece diventato il partito di riferimento al SUD grazie alla proposta di reddito di cittadinanza.
Il PD è rimasto arroccato in una ristretta fascia del Centro e Forza Italia è in netto calo e alla fine del ciclo politico che coincide con il ciclo vitale del suo capo Berlusconi.

Il Governo che si stava formando fra Lega e M5S aveva la possibilità di tenere per un po' ancora  unito politicamente il Nord e il Sud dello stivale ma necessitava per questo e per mantenere in parte le due principali promesse elettorali (Flat Tax e Reddito di Cittadinanza) di una politica economica fortemente espansiva di tipo keynesiano.
Non è stato consentito: la Germania ha fatto capire che l' Italia è nella sua sfera d' influenza, e si va inevitabilmente a nuove elezioni a breve.

Elezioni che sono state già definite "di ballottaggio" tra Lega e M5S che dunque saranno contrapposti e non uniti al governo.

L' M5S assumerà posizioni molto più radicali per l' oscuramento dei "governisti" di Di Maio sconfitti in questa vicenda e lo si vede da subito con le richieste di "impeachment" per Mattarella. Grillo e Di Battista prenderanno la guida accentuando la componente demagogica.
I sondaggi dicono che la Lega stravincerà al Nord e che il M5S si consoliderà al Sud confermando la spaccatura politica  dell' Italia.


Ci sarà un periodo di confusione rilevante in Italia con serie conseguenze sull' economia.


La Germania avrà sempre più un atteggiamento di ostilità verso l' Italia che sarà egemonizzata sia al Sud che al Nord da forze politiche a lei ideologicamente avverse e risentite.


Può darsi che questo abbia riflessi sulla mai chiusa "questione di Trieste" o sulla gestione del Porto Franco Internazionale di Trieste che serve l' entroterra mitteleuropeo per il 90% della sua attività.

Alla fine prevarrà la forza di attrazione del baricentro tedesco grazie anche al fatto che gran parte del tessuto economico del Nord è ormai integrato nella sua "catena di valore" e si faranno ulteriori passi avanti verso la Kerneuropa (vedi mappa).


Trieste o è il porto sul Mediterraneo dell' Europa Centrale o non è e sparisce per mancanza di funzione.

Ha senso continuare a parlare e perdere tempo con Roma (o maledirla, dal punto di vista indipendentista), che ha una sovranità ormai molto limitata, se il potere vero ormai è altrove come si è visto anche oggi?
Non conviene sempre avere rapporti direttamente con la Casa Madre anzichè con gli uffici periferici?


Non dovrebbe Trieste quanto prima costruire seri e solidi legami autonomi con l' Europa Centrale, invece di farsi travolgere dalla crisi italiana e dall' ostilità tedesca verso le forze politiche maggioritarie nella penisola spaccata in due ?
Per far questo non sarebbe necessaria e urgente una forte autonomia politica e amministrativa ?

La proposta di Fedriga  di istituire 5 Cantoni regionali tra cui quello autonomo di Trieste, con le stesse competenze esclusive della Regione Autonoma che andrebbero comunque aumentate, è interessante  e utile.


Se la Lega è destinata a prendere il potere in tutto il Nord che faccia almeno qualcosa di buono e strategicamente rilevante per Trieste.





martedì 8 maggio 2018

"SERVONO DUE ITALIE AUTONOME" LO DICE LUCA RICOLFI, AUTOREVOLE SOCIOLOGO E ANALISTA POLITICO - GLI SVILUPPI DELLA CRISI ITALIANA -


L' autorevole studioso Luca Ricolfi , analista stimatissimo da tutti per le sue analisi precise e realistiche, ha rilasciato un' intervista sull' attuale situazione politica e sociale italiana che così si conclude:

«La verità forse è difficile da dire: i cittadini del Sud hanno un’altra cultura, un’altra mentalità, altri valori, e quindi non vogliono vivere come nel CentroNord. Io li capisco, e un po’ li invidio.
Credo che l’unica soluzione sia concedere piena autonomia al Sud.
Nessuna secessione delle regioni del Nord, ma creazione di una grande area meridionale con istituzioni, fisco e politica economica propri.
Culturalmente, ma anche sul piano dell’organizzazione economico-sociale, il centro è più simile al Nord che al Sud, dunque tanto vale che vi siano due Italie libere di governarsi come desiderano, quella del Centronord e quella del Sud, finalmente liberata dal giogo dell’unità nazionale»
.


Sono parole pesanti, un tempo riservate alla sola Lega Nord delle origini e a studiosi come il prof. Gianfranco Miglio.

Ricolfi, che è di sinistra, ha rilasciato l' intervista a Libero, che invece è di destra, che gli ha dedicato un intera pagina lunedì 7 maggio (clicca QUI per l' intervista completa).


Abbiamo già sentito proporre autorevolmente l' adozione di fiscalità di vantaggio solo per il Sud (clicca QUI) ma stavolta lo scenario è complessivo e prende le mosse da quanto sta emergendo da questa convulsa crisi politico - istituzionale italiana che fa seguito e corona alla profonda crisi economica.

I risultati elettorali del 4 marzo hanno
evidenziato una polarizzazione territoriale della politica: il M5S è il partito più forte al Sud e la Lega al Nord.
I risultati delle Regionali in Friuli-Venezia Giulia hanno confermato e approfondito questo dato.

Volenti o nolenti le due forze politiche, che si

avviano a costituire due poli contrapposti che si vuole sottoporre a "ballottaggio" con le nuove imminenti elezioni, si trovano a rappresentare e a rispondere agli elettorati di territori profondamente diversi: l' uno orientato all' assistenzialismo e alla redistribuzione del reddito; l' altro orientato alla produzione e all' alleggerimento fiscale e sempre più integrato nella "catena di valore" mitteleuropea (clicca QUI).

Tutti gli indici socioeconomici dimostrano una profonda differenza tra sud e nord accresciuta da una crisi economica che perdura ormai da dieci anni.
Non c'è più una forza politica in grado di tenere unite e "federare" le istanze dei due poli territoriali e politici come aveva fatto, ad esempio, la DC per decenni.
Nè sono più possibili solidi governi nazionali in grado di tenere unite polarità che, pur assomigliandosi per toni e metodi ed essendo ugualmente tacciate di "populismo", in realtà si respingono.
Lo dimostrano le convulse e inconcludenti trattative per la formazione del nuovo governo e la scelta di andare ad elezioni "ballottaggio" tra M5S e Lega addirittura d' estate.

Pertanto è perfettamente logico che gli osservatori più attenti e realisti comincino a porsi seriamente il problema della separazione territoriale dell' Italia, e delle forme che potrebbe assumere, assumendosi l' onere di parlarne pubblicamente e non più solo in circoli ristretti di esperti come sta avvenendo, ormai da tempo, sia in Italia che in Europa.

Pensiamo che Trieste dovrebbe porsi il problema di come inserirsi utilmente in questo processo che fa parte di un più ampio sommovimento geopolitico europeo indirizzato verso la formazione della "Kerneuropa": per essere attrice e non succube di dinamiche che avvengono ineluttabilmente sulla sua testa.
Non serve fare come gli struzzi: quanto avviene in Italia (e in Europa) ha pesanti ripercussioni su Trieste.
La stessa paralisi istituzionale e governativa attuale rischia di compromettere la capacità di cogliere le opportunità della "Nuova Via della Seta" che può passarci velocemente accanto ma prendere altre destinazioni meno coinvolte nel caos italiano.


Mappe sulla formazione della Kerneuropa 

L' intervista a Ricolfi era corredata da un articolo sull' occupazione femminile e sul dato drammatico al Sud, non ascrivibile alla sola situazione economica. Ecco un passo significativo:
"Il primato negativo (dell' occupazione femminile) spetta alla Sicilia con appena il 29,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni che risultano occupate a fronte del 62,4% medio in Europa. Subito dopo viene la Campania (29,4%), seguita da Calabria (30,2%) e Puglia (32%) mentre solo quinta la regione delle Mayotte (32,5%), due isole sperdute nell’Oceano Indiano, facenti parte dei territori d’oltremare francese, ciò che rimane dell’impero coloniale. Riuscire a piazzarsi peggio delle due isole al largo tra Madagascar e Mozambico è proprio un record."                                                                                                             


domenica 6 maggio 2018

MEGAPORTACONTAINER DIROTTATA SU TRIESTE DA VENEZIA: IL PD VENETO ATTACCA TRIESTE E MUSOLINO (presidente autorità portuale Ve) - UNA MACROREGIONE CON IL VENETO SAREBBE UNA SCIAGURA PER TRIESTE



Una grande nave portacontainer viene dirottata su Trieste da Venezia e subito dal Veneto si alzano le polemiche: protagonista la
capogruppo del PD al consiglio regionale Alessandra Moretti, renziana di ferro e meglio conosciuta come "Lady Like" anche per aver attribuito la sua sconfitta elettorale alle regionali al suo abbigliamento poco appariscente consigliato dallo "spin doctor" del Partito.

Questo dice il PD veneto per bocca della sua leader e candidata (perdente) alla Presidenza della Regione nonchè attuale capogruppo regionale:

«Se le navi cinesi, per ragioni “operative”, cominciano a sbarcare le loro merci a Trieste, significa che Venezia sta dicendo addio alla Via della seta — critica Moretti — Un declassamento figlio del disinteresse di tanti, non ultima la Regione Veneto che, in questi anni, nulla ha fatto o detto per scongiurare decisioni che hanno portato al rafforzamento del porto triestino a discapito del nostro».
E poi sostiene pure che se la Cina scaricherà le merci a Trieste ci sarà un forte aggravio di costi per le imprese venete pari a 150 milioni all' anno.


Il campanilismo veneto, discendente diretto e degenerato dell' imperialismo veneziano sull' Adriatico, si manifesta sempre e ovunque.


Musolino, il capace tecnico presidente dell' Autorità portuale, ha reagito alle sconsiderate accuse piddine precisando sul Corriere della Sera che : " I traffici di Venezia e Trieste sono diversi" (clicca QUI).


L' idea di una Macroregione che unisca il Friuli Venezia Giulia con il Veneto, espressa sia dal PD Rosato (QUI
) che da una parte della Lega (soprattutto veneta), sarebbe chiaramente catastrofica per Trieste e va bloccata.
E questo deve essere ben chiarito a Fedriga.


Ecco l' articolo del Corriere di Verona:

La super-container dirottata a Trieste. Moretti attacca. Il Porto: solo lavori


La mega nave container partita dalla Corea viene «dirottata» a Trieste e scoppiano le polemiche. «La Regione non fa niente per il “suo” porto», attacca la consigliera pd Alessandra Moretti, «il porto di Venezia senza nuovi scavi perde la sua competitività», si lamentano gli operatori. L’annuncio è arrivato nel fine settimana: «Motivi operativi», li definisce Evergreen Shipping Agency la società che gestisce il collegamento. In realtà il problema è dato dai lavori al bacino di evoluzione che non permette alla Cma Cgm Cendrillon (una nave lunga 330 metri con un pescaggio fino a 12,6) di arrivare in banchina. «È un problema temporaneo, abbiamo completato il dragaggio, serve la bonifica bellica che deve completare, già lunedì, la Marina Militare. Nessun dirottamento, la nave è stata solo momentaneamente spostata su Trieste per rientrare a scalare su Venezia alla prossima settimana», dice il presidente del Porto Pino Musolino. Ma il problema resta, perché nei prossimi anni l’arrivo delle mega-navi comporterà una scelta di campo dell’ente e della città. Paolo Costa aveva pensato il megaterminal off shore, Musolino, considerandolo eccessivo, ha virato verso un terminal più piccolo alla bocca di porto di Malamocco. «Stiamo lavorando su dati e analisi scientifiche non ci faremo trovare impreparati», precisa il presidente. Ma è chiaro che l’equilibrio dello scalo veneziano è sempre più precario stretto tra aspetto fisico-morfologico (il piano regolatore non prevede scavi di canali oltre i 12 metri) e quello economico. Vale per il traffico commerciale ma anche per le navi da crociera. «Se le navi cinesi, per ragioni “operative”, cominciano a sbarcare le loro merci a Trieste, significa che Venezia sta dicendo addio alla Via della seta — critica Moretti — Un declassamento figlio del disinteresse di tanti, non ultima la Regione Veneto che, in questi anni, nulla ha fatto o detto per scongiurare decisioni che hanno portato al rafforzamento del porto triestino a discapito del nostro». Le polemiche non mancano nemmeno sul fronte delle crociere, con uno stallo che dura da sei anni e il Porto al lavoro sulla soluzione Marghera dopo le decisioni del Comitatone dello scorso 7 novembre. Il comitato No grandi navi ha già lanciato una nuova manifestazione per il prossimo 10 giugno e proprio giovedì scorso ha incassato un successo giudiziario per il «tuffo collettivo» di una protesta analoga risalente al settembre del 2013. Quel giorno una cinquantina di attivisti si erano lanciati in acqua per sospendere il passaggio delle navi da crociera e l’immagine aveva fatto il giro del mondo.
Altro articolo  de La Nuova Venezia




mercoledì 2 maggio 2018

IL CANTONE DI TRIESTE: PRENDIAMO IN PAROLA FEDRIGA, "VEDIAMO” LE SUE CARTE E SE DALLE PAROLE SI PASSERA' AI FATTI.


Fedriga, neoeletto, ha dichiarato a UdineToday (clicca QUI):

"Noi vorremmo degli enti di area vasta, non 18 come le Uti, che rappresentino le diverse identità territoriali; che siano elettivi e che prendano la gestione amministrativa perché la Regione deve rimanere ente legislativo e di grande programmazione. Ma deve essere il territorio ad amministrare. Non voglio una Regione che detiene tutto il potere in mano a poche mani".
"Mi piace decentrare - ha spiegato -. Io li avevo chiamati CANTONI, per prendere esempio dal modello svizzero, perché l'idea del decentramento mi è sempre piaciuta e io credo fortemente nei territori". 

Ha posto così al primo posto l' obiettivo di "cantonizzare" la Regione.

Bene: è chiaro che uno dei “Cantoni” deve essere quello di Trieste che per storia ed economia si differenzia dal resto della regione.
E’ altrettanto chiaro che per amministrare servono poteri e competenze adeguate, tanto più che il Cantone di Trieste comprenderebbe il Porto Franco Internazionale..
La Regione dovrebbe pertanto richiedere maggiori competenze, come recentemente ha fatto il Veneto, per avvicinarsi a quelle di cui gode la provincia Autonoma di Bolzano e delegarle "a cascata” al Cantone Autonomo di Trieste.
Sarebbe un ulteriore tappa nel percorso per affrancare il nostro territorio dal centralismo e colonialismo romano e favorirne la riconnessione con la Mitteleuropa e la rinascita economica e civile.
Fedriga ha ottenuto un' ampia maggioranza e conseguenti notevoli poteri: sarà in grado di mantenere le promesse? 



martedì 1 maggio 2018

#OsservatorioElettorale - REGIONALI 2018 - LA MATEMATICA DICE CHE E' STATA UNA GARA A CHI HA PERSO MENO VOTI RISPETTO ALLE POLITICHE DEL 4 MARZO - Solo il Patto per l' Autonomia aumenta, più che triplicando i voti.


Esaminando i risultati elettorali con il criterio dei voti assoluti e non delle percentuali, che spesso sono fuorvianti, si scopre che TUTTI, a Trieste come in Regione, hanno perso migliaia di voti rispetto alle politiche di due mesi prima.
E' stata una gara a chi perdeva meno consensi propiziata dalla scelta antidemocratica della Giunta precedente di piazzare le elezioni in un ponte per  favorire l' astensionismo.
Dal momento che alle Regionali ha votato il 24,5% in meno degli aventi diritto chi perdeva di meno risultava avere paradossalmente una percentuale in crescita.

Osserviamo cosi che a Trieste  il PD e Forza Italia dati per stabili hanno perso rispettivamente il
32,4% e il 35,2% dei propri elettori alle politiche.
I Fratelli d' Italia annoverati tra i vincitori hanno perso il 39,6% dei consensi che avevano due mesi prima.

La Lega, indubbia trionfatrice, ha invece perso solo il 22,5% dei voti assoluti a Trieste.

Un assoluto disastro invece quello dei 5 Stelle che perdono in due mesi l' 81,2% dei consensi triestini con gravi danni sulle trattative per il governo nazionale.
In una Regione gelosa della propria autonomia l' ineffabile Alessandro Fraleoni Morgera, che non entra nemmeno in Consiglio Regionale, ha oggi candidamente dichiarato "purtroppo come M5S regionale non abbiamo voce in capitolo nel decidere quando vengono scelti i candidati. Dobbiamo prendere atto di quello che viene fatto dallo staff nazionale e regolarci di conseguenza». 
Bell' esempio di centralismo assoluto romanocentrico (oltrechè di  evidente "meridionalizzazione" del Movimento che ha riscosso percentuali bulgare al Sud grazie alle proposte assistenzialiste).
I 5 Stelle a Trieste hanno ottenuto in passato una notevole rappresentanza istituzionale e con 6 consiglieri comunali avrebbero potuto "aprire come una scatola di tonno" il Consiglio comunale: tuttavia questa forte presenza non si percepisce e non si vedono grandi risultati.
Chissà se calerà la spocchia di chi si ritiene depositario unico dell' onestà e rifiuta anche alleanze locali.

Usando lo stesso metodo di analisi a livello regionale complessivo:
LA MATEMATICA RISERVA SORPRESE: SOLO IL "PATTO PER L' AUTONOMIA" AUMENTA I VOTI ASSOLUTI E ADDIRITTURA LI TRIPLICA RISPETTO ALLE POLITICHE DEL 4 MARZO.
Tutti gli altri, compreso i vincitori, hanno cali a due cifre.

Anche la Lega, trionfatrice, ha perso il 17,1 % dei suoi voti rispetto alle politiche.

La sorpresa viene con gli autonomisti del "Patto per l' Autonomia" che, nonostante l' assenza della lista a Trieste e nonostante l' attenzione dei media concentrata solo sui partiti italiani in lizza per la formazione del Governo Nazionale, non solo aumentano i voti ma addirittura li triplicano (+335%).
E' l' indicazione di una tendenza di fondo?
Parrebbe di si se oggi Fedriga, appena eletto lancia come prioritaria l' idea autonomista di "cantonizzare" la Regione: cioè di suddividerla in aree autonome tra cui, certamente, il Territorio di Trieste.
Fedriga, consapevole delle spinte autonomiste presenti nel suo successo elettorale, ha lanciato come prioritaria la proposta dei "Cantoni" ovvero di suddividere la regione in enti elettivi autonomi per realtà omogenee.
E' evidente che un Cantone autonomo dovrà essere quello di Trieste e dei comuni limitrofi.
Un' opportunità da considerare come tappa di un percorso che porti alla liberazione e allo sviluppo economico  del nostro Territorio.

Nota:
Per le liste non in coalizione (M5S e Patto per l' Autonomia) abbiamo considerato a livello regionale i voti al candidato presidente perchè presumibilmente coincidono con la lista.

domenica 29 aprile 2018

#OsservatorioElettorale - Friuli - Venezia Giulia : LE ELEZIONI DEL PONTE - Funzionerà il meschino trucchetto di alimentare l' astensionismo da gita ?


Funzionerà il trucchetto di alimentare l' astensionismo nella speranza di attutire il voto di protesta e aiutare quello controllato dagli apparati di partito?
Convocare  le elezioni in una domenica praticamente estiva all' interno di un "ponte" è stata una "cattiveria" della precedente Giunta Regionale per tentare di attutire l' urto, che si preannuncia traumatico, con la protesta elettorale.
Temono il parere dei cittadini e incoraggiano l' astensionismo: una manovra da sfascio della democrazia sacrificata agli interessi di partito.
Basterà a contenere il tracollo del PD ?


Infatti queste elezioni regionali sono attese come test di rango nazionale per verificare l' evoluzione del quadro politico che vede il tracollo dei due pilastri del sistema che è collassato il 4 marzo: il PD e Forza Italia.


Queste elezioni, malgrado il trucchetto antidemocratico del "ponte", vedranno la conferma  della crisi irreversibile dei due blocchi di potere che con le loro schermaglie e veti hanno paralizzato la vita pubblica a Trieste: la Forza Italia di Camber che nella coalizione di Centro Destra sarà surclassata dalla Lega, e il PD che la propensione renziana al fumo del "marketing politico" e all' arrosto del neoliberismo ha affossato.


Resta da vedere la dimensione del tracollo di FI che può vedere finalmente la liquefazione del blocco camberiano.


E  valutare l' entità della "Caporetto" del PD verificando se il  candidato del PD arriverà terzo come è nelle cose oppure secondo grazie alla  debolezza, mancanza di radicamento e inadeguatezza del candidato 5Stelle, formazione d' opinione che vive di luce nazionale riflessa.

Resta da valutare anche la forza dello schieramento autonomista di Ceccotti, radicato in Friuli, che potrebbe fare un buon risultato generale oltre che nelle realtà dove è presente con diversi sindaci: dando così l' indicazione di una fuoriuscita dal marasma italiano tramite lo strumento dell' autonomia.

Forse queste elezioni alla fine
, per le complicate alchimie romane, saranno un viatico per un governo M5S - PD (visto come più moderato dalla UE) cioè un governo del Sud-Centro Italia, atlantista e attento alla redistribuzione del reddito raccolto con il fisco: con tutta l' opposizione egemonizzata dalla Lega concentrata al Nord e che richiederà sempre più autonomia.

Basta guardare la mappa del voto del 4 marzo per vedere che al Sud la forza egemone è il M5S mentre al Nord è la Lega. Al PD resta solo una ristretta fascia al Centro.

Un governo M5S-PD necessariamente dovrà rispondere agli interessi territoriali dei suoi elettori del Sud e del Centro.
Che sono diversi dagli interessi del Nord.


Così l' Italia finalmente si spaccherà lungo la Linea Gotica e le minacciose dichiarazioni di Salvini sulla mobilitazione di piazza al Nord in caso di esclusione del governo della Lega sono indicative.


Frattura che si proporrà in ogni caso, a parti invertite, se uno dei due schieramenti "vincitori" il 4 marzo (M5S e Lega) resterà fuori dal Governo: ma la UE non vuole un governo formato da queste due forze insieme e diffida dalla Lega per motivi di schieramento internazionale ...


L' agitata agonia continua...e a noi tocca stare su una fragile nave che sta affondando invece di prendere la rotta della Mitteleuropa.