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RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -
AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -
Nota: i buchi che vedete nella foto hanno alcuni metri di diametro e possono inghiottire un furgone... e non ci sono bastoncini ma assi dette "ponti". Ne abbiamo parlato già in un precedente articolo (clicca QUI) ma la questione della voragine che si è aperta in Porto Vecchio ha destato molto interesse ma non viene adeguatamente considerata da politica e stampa. In Porto Vecchio, davanti all' entrata di L.go Santos, su un' area che è di proprietà del Comune dal 1° gennaio 2017 grazie alla "sdemanializzazione", si è aperta una voragine maleodorante di alcuni metri di diametro che fa vedere sotto il torrente Chiave inquinatissimo e trasformato in una fogna piena di liquami. L' aria intorno è malsana e investe i lavoratori della vigilanza, i Finanzieri ed altri operatori e soprattutto la sera e con brezza di mare esce verso la Stazione. Quindi è necessario un ripristino urgente anche per motivi sanitari. Per effettuarlo è ovviamente necessario bonificare il sottostante torrente Chiave inquinato che la riempie e tracima a causa di un deflusso evidentemente irregolare a valle e di riversamenti fognari a monte. CHI PAGA IL RIPRISTINO E LE BONIFICHE URGENTI ? IL COMUNE PROPRIETARIO E IN BOLLETTA ? Al punto che ha appena aumentato tariffe e multe per motivi di bilancio ? Al punto che ha vietato anche il transito pedonale nella bretella da L.go Santos al magazzino 26 perchè non ha i soldi per mettere in sicurezza quel tratto di strada da anni trafficato? L' Autorità Portuale non ha più competenza su quell' area ed il Comune ne è responsabile tanto che ha emesso anche un ordinanza di divieto di traffico, anche pedonale (vedi QUI).
Cosa ci costruiranno sopra i fantomatici investitori di cui parlano a vanvera per l' urbanizzazione dell' area? Ci sono studi geologici sulla situazione del sottosuolo? Cosa propongono ai mitici e fantasmatici investitori: di investire 5 miliardi su aree che sprofondano in suoli inquinati? Di costruire alberghi di lusso in riva a uno specchio acqueo dove si scarica una fognatura da cui arrivano miasmi ? Dove li cercano ? Nei Centri di Igiene Mentale del Dubai? La voragine si è aperta in una zona distante dal Polo Museale, l' unica area in cui è possibile la spesa per infrastrutturazioni di 9 dei famosi 50 milioni previsti dal Ministero della Cultura esclusivamente per finalità culturali (per l' "urbanizzazione primaria" (fogne ecc.) di tutta l' area di Porto Vecchio servono almeno 300 milioni di cui 140, secondo l' Acega per l' area non Greensisam). Ernst & Young parla a vanvera quando prevede insediamenti sul Terrapieno di Barcola che notoriamente è inquinato dai residui dell' inceneritore senza tener conto dei costi di bonifica; tutti parlano a vanvera in questa situazione in cui si aprono buchi su aree inquinate.
Noi pensiamo che l' urbanizzazione in chiave turistica di Porto Vecchio sia irrealizzabile e dannosa per vari motivi tra cui i costi stratsferici e l' impossibilità di trovare, perciò, investitori privati di cui tanti parlano ma non si sono mai visti.
L' unica possibilità di recupero è con attività
produttive che sfruttino il regime agevolato di Punto Franco la cui redditività e bassi costi renderebbero conveniente l' insediamento, con la creazione di posti di lavoro. Invitiamo i lettori a leggere anche l' articolo precedente che commenta la presentazione dello studio definitivo di Ernst&Young presentato il 30 maggio: clicca QUI o sull' immagine
NUOVA TAPPA MEDIATICA NELLA "STORIA INFINITA" DI PORTO VECCHIO SDEMANIALIZZATO Ieri è stata presentata la versione definitiva dello "studio" dell' advisor Ernst&Young sull' urbanizzazione in chiave turistica di Porto Vecchio. Niente di nuovo rispetto alla fase precedente (clicca QUI e QUI ): un "copia e incolla" di dati noti, desideri e sogni costato €180.000 di soldi pubblici. Su richiesta dei politici hanno dimezzato, sulla carta, i tempi ipotizzati per la realizzazione: da 25 anni a 12. Basterà aver la pazienza di attendere per verificare che si tratta di pure chiacchiere. Restano inalterati tutti i problemi di questo progetto folle di urbanizzazione di un area enorme di una città in forte calo demografico. Lo stesso Cosolini ha ricordato che tutti i recuperi portuali avvenuti nel mondo, in un periodo di economia in crescita e di disponibilità di soldi pubblici, sono avvenuti per aree molto più piccole in città molto più grandi e in crescita... Ecco le prime domande che attendono risposta: --- come superare gli enormi limiti di un vincolo architettonico demenziale che impedisce ammodernamenti di facciate e interni? --- chi paga l' infrastrutturazione primaria (fogne, viabilità ecc) che l' Acega valuta in 140 milioni per l' area esclusa la concessione Greensisam e che complessivamente viene stimata in almeno 300 milioni ? --- come si rendono compatibili le attività (e le movimentazioni) esistenti all' Adriaterminal, tra cui la base Saipem per la robotica subacquea che ha appena iniziato i lavori di ristrutturazione per circa 3 milioni (clicca QUI) --- chi paga la bonifica del torrente Chiave e delle fogne lì convogliate e del Terrapieno di Barcola pieno di rifiuti tossici dell' inceneritore? --- Qual' è la situazione geologica reale dei terreni (si è appena aperta una voragine maleodorante) ? --- Chi sarebbero gli investitori disposti CONCRETAMENTE ad investire fino ai 5 miliardi annunciati dal sen. Russo ? La vicenda Greensisam, con tutta la parte più pregiata di Porto Vecchio bloccata da un contenzioso e con un ipotizzato Fondo Svizzero fuggito, non insegna niente ? --- Non desta qualche preoccupazione il fatto che il Comune, nuovo proprietario dell' area, sia in bolletta, aumenti pertanto tariffe e multe, e che CHIUDA AL TRAFFICO PERFINO PEDONALE LA BRETELLA FINO A LARGO SANTOS per mancanza di risorse sufficienti a mettere in sicurezza quella piccola parte di strada ?
Insomma da una parte si fanno annunci mirabolanti sull' urbanizzazione, con abitazioni (!), di Porto Vecchio, dall' altra si chiudono anche ai pedoni strade finora accessibili per mancanza dei fondi necessari alla messa in sicurezza: novella Città Proibita. E' chiaro che l' unico modo per ridare vita rapidamente a Porto Vecchio è l' uso produttivo in regime di Punto Franco cui è sempre stato adibito prima dei vincoli architettonici.
Il resto sono chiacchiere e sono passati due anni e mezzo dalla "sdemanializzazione" senza che si sia spostato concretamente un solo chiodo.
ECCO LA VORAGINE E LA FOGNA A CIELO APERTO CHE SI E' APERTA IN PORTO VECCHIO (ENTRATA LARGO SANTOS - PROPRIETA' DEL COMUNE DAL 1 GENNAIO 2017): CHI PAGA BONIFICHE DEL TORRENTE CHIAVE E RIPRISTINO URGENTE? Cosa ci costruiranno sopra i fantomatici investitori ?
Il primo articolo sulla Nuova Via della Seta e Trieste è stato pubblicato da Rinascita Triestina, allora solo con una pagina facebook, nel gennaio 2014, tre mesi dopo l' annuncio da parte del Presidente Xi Jinping. Parlavamo anche di un nuovo grande terminal portuale sotto la Ferriera di Servola come alternativa occupazionale pulita e di collegamenti ferroviari con Vienna fino alla Russia. Eravamo gli unici e da destra a sinistra (abbiamo conservato i nomi) ci sono stati commenti sprezzanti che parlavano di "utopia" o peggio, mentre la realtà ed il futuro sarebbe stato il meraviglioso sviluppo economico grazie all' urbanizzazione in chiave turistica di Porto Vecchio. Secondo costoro Trieste era ed è una città assistita dalla benevolenza di Roma e vocata a diventare una meta turistica come Pompei ed altre città morte o moribonde. Sicuramente non ad avere un futuro di sviluppo economico reale con lavoro vero nei settori portuali, industriali, finanziari. Sono passati tre anni e mezzo ed il tempo è galantuomo: Portovecchio turistico e sdemanializzato è solo una ridicola "bretella" monca dipinta a terra in viale Miramare che porta a ruderi vuoti, mentre la Nuova Via della Seta avanza. La stessa Italia che per 23 anni si è "dimenticata" dei decreti attuativi dei Punti Franchi previsti dalla legge 84/94 si è resa conto di amministrare una gallina dalle uova d' oro, l' unica in grado di collegare un paese ormai alla canna del gas a un flusso imponente di traffici e innovazione. Una mucca da mungere come vuole fare Lubiana col Porto di Capodistria che si trova in una condizione simile ma privo dei Punti Franchi: una specialità triestina molto apprezzata dai Cinesi che hanno costruito il loro sviluppo con il sistema delle Zone Franche Speciali.
I Punti Franchi
fino a poco fa considerati inutili e obsoleti se non dannosi e da
abolire e che adesso invece si rivelano una carta fondamentale.
Il vento gira grazie alle condizioni geopolitiche globali. non certo grazie al branco di somari nazionali e locali che adesso si affolleranno intorno al nuovo business da loro, finora, attivamente boicottato insieme al Porto Franco. Trieste riscoprirà e sarà consapevole della propria autonomia economica, base per l' autonomia politica e amministrativa; quotidianamente si scontrerà con l' inefficenza amministrativa italiana e con il rapace bisogno di rinpinguare, a spese delle attività economiche sane, le casse statali in deficit irrecuperabile. Sentirà l' attrazione della Mitteleuropa e dei mercati internazionali. Capirà che se vuole svilupparsi ed assicurare un avvenire ai figli deve rivolgersi all' Europa mollando gli ormeggi dalla fatiscente piattaforma italiana. Anche su Porto Vecchio stiamo assistendo ad un cambiamento di vento: il più votato dal pubblico è stato un progetto produttivo nel settore agroalimentare (vedi sotto) e non certo un Museo, una passeggiata o una spiaggia di sabbia o qualche altra fantasia paraturistica. Si pensi ai vantaggi doganali e fiscali che avrebbe la produzione agricola idroponica in regime di Punto Franco, mercato di vendita al dettaglio compreso. Mentre in due anni e mezzo dalla "sdemanializzazione" l' unica cosa concreta che si è vista in Porto Vecchio non c'entra nulla con la medesima: è il polo mondiale per la robotica subacquea della Saipem nella parte di Punto Franco rimasta (QUI). Sotto riportiamo gli articoli del Piccolo. Lasciamo i politicanti locali ai loro musei, alle loro bancherelle e bretelle e pensiamo alle cose serie. Grande è la confusione sotto il cielo e nelle menti dei politicanti: la situazione è eccellente.
La Via della Seta porta i cinesi a Trieste
Dopo il vertice di Pechino una delegazione dell’ambasciata ha voluto visitare il porto: «Collaborazione a 360 gradi» di Giovanni Tomasin Il Drago poggia il suo sguardo
sul golfo di Trieste. Una delegazione
dell'ambasciata cinese ha
visitato ieri il porto e incontrato
il vicepresidente della Regione
Fvg Sergio Bolzonello. Un primo
contatto, dopo che a Pechino
il presidente Xi Jinping ha
definito Trieste un potenziale
snodo della Nuova Via della Seta.
Esito soddisfacente per ambo
le parti. Il ministro consigliere
dell'Ufficio economico commerciale
dell'Ambasciata di Cina
in Italia Xu Xiaofeng, capo
della delegazione, ha commentato
a fine giornata che si aprono
possibilità per «una collaborazione
a 360 gradi». La visita è
stata organizzata «a tempo di
record», fa sapere la Regione,
dopo la richiesta formulata dall'
ambasciata cinese.
La giornata triestina della delegazione
si è aperta con un colloquio
con il segretario generale
dell'Autorità di sistema portuale
del mare Adriatico orientale
Mario Sommariva nella sede
dello scalo. Il segretario ha illustrato
le caratteristiche del
porto, dalla connessione al
network intermodale europeo
ai piani di sviluppo futuri. Un
tema che ha interessato molto
la delegazione, che ha rivolto
numerose domande in materia.
La visita è proseguita con
una visita al molo Settimo e al
cantiere della costruenda piattaforma
logistica, per concludersi
nel Palazzo della Regione
in un faccia a faccia con Bolzonello.
«Visita e incontro - ha dichiarato
il consigliere Xu al termine
dell'incontro - ci hanno lasciato
un'impressione bellissima. Il vicepresidente
Bolzonello ci ha
presentato i vantaggi settoriali
della Regione e credo che integrandoli
con la politica del riaggiustamento
economico cinese
e con il nostro upgrading strutturale
avremo una collaborazione
a 360 gradi». Per Bolzonello
la visita «ha permesso di cogliere
appieno il valore del Friuli Venezia
Giulia come regione tra le
più innovative d'Italia e d'Europa
sotto il profilo della produzione
e il ruolo della nostra logistica
come vero terminale della
Via della Seta». Il vicepresidente
ha fatto riferimento alla recente
visita del presidente del
Consiglio Paolo Gentiloni e del
ministro delle Infrastrutture e
Trasporti Graziano Delrio a Pechino:
proprio in quell'occasione
Trieste è entrata ufficialmente
tra i potenziali snodi della
nuova grande strategia della Repubblica
popolare. «Il Fvg è una
regione molto sviluppata nel
manifatturiero, nei trasporti e
nell'innovazione - ha evidenziato
Xu nel confronto con Bolzonello
- e questi tre settori sono
un grande potenziale di collaborazione
con la Cina». Durante
l’incontro, la delegazione ha
salutato con favore il fatto che il
porto di Trieste già oggi dedichi
all'Estremo Oriente una parte
importante della sua movimentazione
di container, cosicché,
come ha rilevato Xu Xiaofeng,
«già abbiamo una buona base».
Sono stati ricordati i «buoni
esempi di collaborazione» che
esistono nel settore produttivo
sul territorio regionale.
Il ministro consigliere Xu ha
parlato di «un'impressione profonda
sul ruolo del porto di Trieste
in Europa e con l'Estremo
Oriente, in particolare - ha osservato
il rappresentante diplomatico
- per la situazione dell'
intermodalità ferroviaria con
varie città europee, di cui - ha
aggiunto - non avevamo un'impressione
sufficiente, mentre
ora tutto è chiaro». E se Xu ha
insistito sull'opportunità di
uno sviluppo bilaterale delle relazioni
settoriali, Bolzonello ha
risposto assicurando l'invio di
materiali informativi dettagliati
all'ambasciata del Regno di
Mezzo a Roma
il sondaggio La serra-mercato è l’idea
più votata per Porto vecchio E se Porto vecchio ospitasse
una serra-mercato sul mare, totalmente
autosufficiente, in cui
produrre prodotti bio a chilometro
zero e degustare i prodotti
enogastronomici locali? Un
sondaggio online condotto dal
Piccolo sulle idee di sviluppo
per Porto vecchio, a partire da
quelle presentate dal Rotary
Club due settimane fa, ha visto
prevalere proprio questo progetto
di recupero tra i 12 proposti.
L’ipotesi di fattoria urbana
(spazio di produzione) unita a
quella di un mercato (spazio
commerciale), da collocare nel
Magazzino 1A, è stata presentata
da “ProgettiAmoTrieste”, associazione
di attivisti civici che
intende promuovere percorsi
di progettualità partecipata dal
basso. La serra-mercato si è aggiudicata
il 41% degli oltre 4mila
voti, seguita dall’idea di collocare
uno Science Center al Magazzino
26 (28% delle preferenze)
e dalla visione “Il Faro della
Scienza” (27%) dell’ing. Pierpaolo
Ferrante, coordinatore della
commissione tecnica del Rotary.
Il sondaggio, dal valore puramente
indicativo, si inserisce
nella scia indicata da Ferrante,
ovvero «cercare di portare alle
autorità nuova linfa, idee e proposte
con la logica bottom-up,
ovvero della popolazione che
parla alle autorità. Perché queto
è il momento che abbiamo
aspettato per decenni».
Esprime soddisfazione Alessandro
Tronchin, presidente di
“ProgettiAmo Trieste”: «Siamo
rimasti piacevolmente sorpresi.
Vuol dire che la popolazione
triestina ci dà un po’ di credito».
Trevigiano d’origine ma ormai
triestino d’adozione, «da 12 anni,
ovvero da quando sono qui,
ho visto piani di riqualificazione
da sogno ma irrealizzabili».
Tronchin si occupa di progettazione
e gestione di fondi comunitari.
Assieme ai membri
dell’associazione, ha individuato
nelle risorse regionali per lo
sviluppo rurale «quei due o tre
milioni di euro necessari» ai lavori
di restauro e implementazione
dell’idea. «Non parliamo
di cifre astronomiche. Le risorse
ci sono, bisogna iniziare a fare.
Il Magazzino individuato è
prossimale alla città e tornerebbe
subito utile, anche alla luce
della spinta turistica che sta
avendo Trieste in questo periodo.
Sarebbe un ottimo segnale».
L’idea fonde due modelli:
Farm 360 a Indianapolis, esempio
virtuoso di recupero di spazi
industriali che consente produzione
agricola durante tutto
l’anno grazie alla tecnica della
coltura idroponica, e quello delle
botteghe tradizionali per gli
artigiani del gusto (utilizzando
il piano terra) del Mercato Coperto
di Firenze. «Zeno D’Agostino
è rimasto colpito dalla
proposta: dobbiamo incontrarci
per approfondire il discorso»,
conclude Tronchin. Oggi alle
ore 18, intanto, alla Centrale
Idrodinamica, verrà presentato
lo studio di Ernst&Young per il
recupero dell’antico scalo. Tra
le ipotesi al vaglio dell’advisor
milanese ci sarebbe anche quella
di un mercato (di pesce) in
Porto vecchio.
RESTITUIAMO TRIESTE ALLA MITTELEUROPA, DI CUI HA FATTO PARTE PER 6 SECOLI ! RESTITUIAMO PORTO VECCHIO ALLE ATTIVITA' PRODUTTIVE, PER CREARE LAVORO VERO E SVILUPPO ECONOMICO ! Dal convegno del Limes Club del 25 maggio (clicca QUI) è emerso chiaramente che Trieste è tuttora un Porto Europeo e non nazionale, che lavora al 90 % con l' estero e solo per il 10% con il mercato italiano. Che è il terzo porto della Germania, il primo dell' Austria e il secondo dell' Ungheria. Che i suoi collegamenti con l' Europa e l' Estremo Oriente sono in crescita e che il futuro è questo. Lo chiarisce anche un intervento di Mario Sommariva Segretario Generale dell' Autorità Portuale:
Oggi un' articolo del Piccolo parla dell' interesse del Paesi Baltici per il nostro porto al fine di collegarsi alla Nuova Via della Seta (vedi immagine).
Che c' entriamo con l' Italia: un paese in fallimento e da sempre esempio di inefficienza e malversazioni? Da 23 anni (!) il Porto di Trieste è in attesa dei decreti attuativi per i Punti Franchi previsti dalla legge 84 del 1994 (record mondiale di inefficenza e menefreghismo). Dobbiamo essere oppressi dalla macchina statale italiana solo perchè qui si parla prevalentemente italiano ? Ma anche nel Canton Ticino si parla italiano eppure è in Svizzera! Decine di paesi parlano, ad esempio, lo spagnolo eppure sono paesi diversi! Che senso ha questo nazionalismo masochista nel 2017? Il buon senso dice che è meglio essere un Cantone Svizzero o una Città Stato portuale come Brema o Amburgo nel sistema federale tedesco, o un Land autonomo della Mitteleuropa. Se non altro per non essere paralizzati dalla burocrazia e dal fisco rapace italiani e godere dell' efficienza amministrativa del territorio conseguente all' essere nella "catena di valore" mitteleuropea in cui di fatto ed economicamente siamo già inseriti grazie al Porto Franco Internazionale. Che senso ha stare in un paese che si rende ridicolo continuamente come nel caso dei Direttori di Museo da licenziare perchè "stranieri" anche se capacissimi e al lavoro da oltre due anni? Da alcuni anni a Trieste è stato fatto passare artificialmente, con un uso spregiudicato dei media e del Piccolo in particolare, lo slogan "Restituire Porto Vecchio alla Città'": una mistificazione perchè Porto Vecchio non ha MAI fatto parte della città tanto che è privo di fogne e infrastrutturazione primaria il cui altissimo costo (circa 300 milioni a carico del pubblico) è un ostacolo colossale all' urbanizzazione e agli investimenti. Gran parte del suo svuotamento è avvenuto su spinta politica e grazie ad un vincolo architettonico totale che ne ha impedito qualsiasi necessaria modernizzazione,
Trieste non ha molti spazi e 6 ettari sono importanti e da utilizzare per attività produttive, non inquinanti e ad alta tecnologia come indicato dal Polo Mondiale per la Robotica Subacquea della Saipem (QUI video) e per attività finanziarie come la proposta sede della BERS: tutte cose che hanno vantaggi dal regime speciale di Porto Franco. Ebbene, se di restituzione si vuole parlare si tratta di restituzione di Porto Vecchio alle attività produttive, industriali, finanziarie e di servizi, utilizzando al massimo il regime di Punto Franco che ormai tutti ammettono essere assai utile ed attrattivo. Trieste, in forte calo demografico, non ha bisogno di un nuovo rione ma di sviluppo economico e lavoro vero. Tutti i bluff comunicativi vengono progressivamente smascherati: anche la stupidaggine propagandistica della "rotonda" in viale Miramare che porta al nulla, ovvero a fare un giro intorno al Magazzino 26 vuoto da anni, il cui parziale restauro è costato milioni di denaro pubblico.
A Trieste si è diffusa una pericolosa setta i cui Adepti si fanno chiamare "Gli Sdemanializzatori Mistici". Si tratta di un culto incentrato sulla venerazione di Edifici Sacri Vuoti in Porto Vecchio sottoposti a totale e assoluto vincolo architettonico e che, secondo gli Adepti, saranno un giorno abitati da mitici esseri ora invisibili chiamati "Santi Investitori" che nel "Giorno della Restituzione alla Città" alla fine dei secoliappariranno in Porto Vecchio sotto le fattezze o del Genio della Lampada di Aladino del Dubai o di Saggi Taoisti Cinesi. I Santi Investitori, secondo gli Adepti, porteranno la Salvezza a Trieste erogando, per pura generosità e totalmente in perdita, ricchezze e posti di lavoro; rimpinguando pure le pubbliche casse comunali dissanguate da enormi salassi per mantenere intatti negli anni gli Edifici Sacri Vuoti. Il culto di questa setta prevede che i Celebranti si riuniscano in oscure stanze e firmino cumuli di carte e progetti per poi comparire periodicamente all' esterno annunciando i Miracoli che sarebbero avvenuti nelle Segrete Stanze grazie a loro. Tali cerimonie sono dette Sacre Comunicazioni alla Stampa e culminano nel rito mensile della "Avvenuta Restituzione alla Città" in cui i Celebranti firmano in pubblico Sacre Carte e annunciano la realizzazione dell' Evento atteso. Naturalmente si tratta solo di una celebrazione propiziatoria simbolica perchè non succede niente di concreto visto che nella realtà viene esteso il divieto di transito anche ai pedoni ed il degrado di Porto Vecchio avanza ineluttabile. Il primo Miracolo avvenuto sarebbe stato la Sacra Sdemanializzazione, avvenuta nel dicembre 2014 ad opera dell' attuale Pontefice della Setta in seguito ad una visione notturna addormentato sugli scranni del Senato. Essa avrebbe misteriosamente fatto cambiare la sostanza e l' intima natura di Porto Vecchio malgrado l' apparenza sia rimasta la medesima. Pur non essendoci all'esterno, a distanza di anni, alcun segno visibile e concreto di tali Miracoli, gli Adepti sono convinti si tratti di cose reali e non solo di scritture cartacee che vengono poi riportate sul bollettino della Setta: "Il Piccolo Sturlo". Periodicamente gli Alti Gradi della setta annunciano pubblicamente di essere entrati in contatto medianico con quache Santo Investitore ma di non poterne rivelare la natura e l' identità essendo tenuti al rispetto di un Voto. In attesa dell' Arrivo dei Santi Investitori la loro ritualità prevede la spesa di molto denaro pubblico per compilare le Sacre Carte tra cui primeggia il Libro del Grande Advisor (una specie di Profeta Consigliere) che viene citato con religioso rispetto essendo il loro Libro Sacro. Indicono inoltre riunioni in cui gli Adepti, evidentemente drogati, farneticano a ruota libera su tutti gli usi a cui vorrebbero adibire gli Edifici Sacri Vuoti: le ipotesi più strampalate vengono poi acclamate con ripetuti "Alleluja" e dono di "Sigilli Trecenteschi" (Museo e Sagra della Sardella, sede di incrociatori lanciamissili imbottiti di amianto ecc.). Essi temono un' entità maligna chiamata "Punto Franco" al cui interno si svolgerebbe l' empia attività di "lavoro produttivo" contrapposto al benefico Turismo con cui, secondo loro, altruisti viandanti elargiscono denaro ai residenti che però si guardano bene dal fare i camerieri, attività considerata impura. Secondo il loro mito fondativo un giorno alla fine dei secoli, quando all' interno dei Sacri Edifici Vuoti si saranno manifestati i Santi Investitori, gli Adepti assiepati al Santo Portone di Largo Santos (chiuso al passaggio insieme alla Venerabile Bretella dal giugno 2017 per decisione del Sinedrio della Setta - vedi-) saranno caricati sul Trenino Mistico e portati nel Cuore di Porto Vecchio che sarà trasformato nel giardino dell' Eden con ogni meraviglia e sogno realizzato. La chiusura della Venerabile Bretella è stata decisa dal Sinedrio per istituire un importante Rito che consiste nel seguire in auto delle strane strisce bianche, dipinte sull' asfalto di viale Miramare nottetempo, per entrare in una piccolissima parte di Porto Vecchio, girare intorno all' Edificio Sacro 26 Vuoto (come avviene alla Kaʿba della Mecca)e ritornare al punto di partenza avendo trovato la Venerabile Bretella chiusa perfino al traffico pedonale. Tale cerimonia si chiama "Sacro Giro a Vuoto" e per loro ha valore di Sacramento. Come nell' Islam dove ogni fedele deve almeno una volta girare intorno alla Pietra Nera della Mecca, ogni Adepto alla Sacra Sdemanializzazione deve almeno una volta nella vita girare a vuoto in auto intorno all' Edificio Sacro 26 Vuoto. Il restauro solo parziale dei Tre Edifici Sacri Vuoti del Sacro Polo Museale Vuoto è costato finora 32 milioni pieni di soldi pubblici che non hanno prodotto nulla e nemmeno un posto di lavoro. Questo è considerato un portento da celebrare con il Sacro Giro a Vuoto. La setta è considerata pericolosa perchè utilizza solo soldi pubblici e a guadagnarci sono solo gli Alti Gradi e i Celebranti mentre le casse pubbliche sono spremute senza alcuna pietà e utilità, anzi paralizzando i semplici Adepti in attesa di una messianica palingenesi e rendendo facile l' "abuso della credulità popolare". Nemmeno toccare con mano che, malgrado i molteplici Miracoli annunciati, il terribile degrado dei Sacri Edifici Vuoti aumenta ineluttabile e che proliferano le Sacre Pantigane Guardiane riesce a convincere i semplici Adepti di essere stati abilmente raggirati.
Nemmeno la chiusura della Venerabile Bretella può scalfire la loro granitica fede nella trasformazione di Porto Vecchio nel Paradiso In Terra dove "Non si Lavora e Produce" ma si fanno deliziose passeggiate sul "waterfront" ammirando il tramonto e purificandosi, come avviene nel Gange, con abluzioni nelle acque della mitica "Spiaggia di Sabbia" finanziata, a gratis, dai Santi Investitori.
La situazione è seguita con preoccupazione perchè si temono atti estremi e autolesionisti nel momento in cui molti adepti si renderanno conto dell' inesistenza dei Santi Investitori e di aver sprecato diversi anni.
Le misteriose Sacre Strisce Bianche che portano al Sacro Giro a Vuoto:
Il Comune è il proprietario di Porto Vecchio grazie al celebre "emendamento Russo" sulla sdemanializzazione e, come segnaliamo da mesi (ad esempio QUI), NON ha i soldi nè per gestire e mettere in sicurezza l' area nè per l' infrastrutturazione primaria. Quindi, come da noi previsto, deve chiudere ANCHE AI PEDONI la bretella che collega Viale Miramare a Largo Santos lasciando percorribile solo il breve tratto da Viale Miramare al Magazzino 26, dopo il gran clamore e gli osanna per le pericolose e incasinate strisce per terra messe la scorsa settimana in viale Miramare. SI RICHIUDONO I CANCELLI DELLA "CITTA' PROIBITA" DI DIPIAZZA e chiusi resteranno finchè non si troveranno i soldi... lasciamo immaginare quando... Dopo l' ubriacatura di chiacchiere e annunci LA REALTA' E' CHE PORTO VECCHIO VIENE RICHIUSO, TRANNE UNA PICCOLISSIMA PARTE, PERFINO AI PEDONI... Questa la realtà a due anni e mezzo dall' "emendamento Russo" sulla sdemanializzazione: le chiacchiere stanno a zero. Si diano pure l' un l' altro il "sigillo trecentesco": i fatti sono fatti.
Porto Vecchio è per decreto del sindaco Dipiazza una "CITTA' PROIBITA". Che gli ingenui che cascano nei trucchetti degli annunci politici comincino a pensarci: altro che passeggiate e turisti, adesso arrivano i conti.... Non c' è altra soluzione per Porto Vecchio se non quella del riutilizzo produttivo come indicavamo nel nostro articolo di ieri: clicca QUI. Ecco la nota odierna che pubblica il Piccolo senza troppi clamori (23/5/17 pag.22): Bretella di Porto vecchio chiusa al traffico. Fra 15 giorni scatta il provvedimento del Comune nel tratto da Largo Santos fino al magazzino 20 Pedoni, ciclisti, podisti, ma anche
i conducenti di qualsiasi altro
mezzo sono avvisati: fra due
settimane non potranno più
percorrere o sostare lungo la
bretella interna al Porto vecchio,
nel tratto dai varchi di Largo
Santos fino al magazzino 20,
situato a poca distanza dal magazzino
26, nei pressi dell’attraversamento
dei binari. L’accesso
al magazzino 26 e agli altri
edifici
In seguito al trasferimento al
Comune della proprietà di gran
parte delle aree del Porto vecchio,
l’intera bretella, da Largo
Santos a viale Miramare, è divenuta
una strada di competenza
comunale. Ma avendo le caratteristiche
di un’area portuale,
per motivi di sicurezza il Comune
ha preso una serie di provvedimenti
relativi alla circolazione
e alla sosta.
Da qui l’ordinanza emessa ieri
(e resa nota attraverso l’Albo
pretorio, anche sul sito Rete civica)
che, nel tratto ricordato,
istituisce il divieto di circolazione
(accesso, transito e sosta)
per tutti i veicoli e per i pedoni.
Va da sè che chi violerà tale divieto
potrà essere multato dalla
Polizia municipale, come avviene
su qualsiasi altra strada urbana.
A fronte del divieto, l’ordinanza
firmata dal sindaco prevede
una serie di eccezioni, che
nella fattispecie riguardano veicoli
e personale dei mezzi di
soccorso, quelli delle amministrazioni
e delle autorità, i veicoli
operativi delle aziende di servizi
pubblici (per ben precisi interventi
di pubblica utilità), i
mezzi dotati di uno specifico
permesso rilasciato dagli uffici
comunali (manutenzioni edilizie,
traslochi, allestimento di
mostre), e infine veicoli e personale
della Tertrans srl, società
già concessionaria dell’Autorità
portuale. L’ordinanza specifica
poi che altre richieste di accesso
o sosta nella zona, non comprese
in quelle citate e comunque
a carattere temporaneo, saranno
valutate dal sindaco.
Mano pesante anche in relazione
alla sosta. Il provvedimento
stabilisce che eventuali veicoli
in sosta abusiva lungo la viabilità
interna del Porto vecchio,
ma anche quelli posteggiati
all’esterno dei tracciati predisposti
nella zone di parcheggio,
poichè costituiranno motivo di
pericolo e intralcio per la circolazione
saranno rimossi d’autorità
(in base all’articolo 159 del
Codice della strada). Infine, su
tutte le strade all’interno del
Porto vecchio viene istituito il limite
di 30 chilometri orari per
tutti i veicoli.
Riguardo la "storia infinita" di
Porto Vecchio ci sono da registrare la trasmissione su Telequattro del 19
maggio e l' odierna presa di posizione della Serracchiani a favore dell'
insediamento della BERS in una sorta di Centro Finanziario in Porto Vecchio.
A tale proposito torna alla mente il "Centro Finanziario
Off-Shore" che in quella location era previsto dalla legge 19 del 1991 per
sfruttare l' extraterritorialità doganale del Punto Franco ma mai realizzato.
Non può non tornare alla mente l’ annuncio di un anno fa di
istituzione, in aggiunta al Punto Franco extradoganale, di una No Tax Area
simile a quella che sta chiedendo il Sindaco di Milano Sala per l' area dell'
ex Expò con l' identico scopo di attirare istituzioni finanziarie in
migrazione da Londra per la Brexit.
No Tax Area che Gorizia e l’ Isontino portano avanti con il consenso di tutte
le forze politiche e nel silenzio dei media triestini quasi non fosse
“politicamente corretto” parlarne.
Siamo totalmente e da sempre d' accordo, e ci auguriamo non siano solo annunci ma segua un impegno concreto, perchè rientra nel programma di Utilizzo Produttivo dei
Punti Franchi e di Porto
Vecchioche proponiamo da anni come
evidenziato dal riquadro in fondo.
Tutto il contrario di quanto emergeva dalla
trasmissione di Ring su Telequattro che potete vedere cliccando qui sotto:
Dalla trasmissione sono emersi alcuni
punti:
1) Per l' urbanizzazione in chiave turistica di Porto Vecchioa due anni e mezzodalla "sdemanializzazione"non c' è alcun investitore privato disposto ad impegnarsi.
Dipiazza parla all' inizio
di un Fondo del Dubai e dopo, al minuto 30, parla invece di "cinesi" che vogliono investire !
L’assessore Rossi, più realista, smorza gli entusiasmi dicendo che "non sono cose che succedono dall' oggi al
domani":in realtà
non c' è nessun investitore privato e nessuna concreta manifestazione di
interesse.
L' unico interesse che qualcuno ipotizzava esserci stato era per
l' area più pregiata: quella della Greensisam di Maneschi che voleva cederla.
Ma un non meglio precisato "fondo svizzero" è fuggito
visti i costi stratosferici di urbanizzazione e le difficoltà burocratiche
tipiche del sistema italiano.
Infatti quell' area strategica è bloccata e fonte di un contenzioso che può paralizzare
tutto il comprensorio.
2) L' assessore Rossi ha ammesso che i costi di
"urbanizzazione primaria" (fogne, elettricità ecc.) sono stati
stimati in circa 140 milioni. E riteniamo che si tratti della parte esclusa l' area in concessione
Greensisam perchè stime accurate indicavano in almeno 300 milioni il necessario per l' urbanizzazione primaria di tutto Porto
Vecchio.
Dipiazza ha dichiarato all' inizio che dei famosi 50 milioni, solo 9 saranno destinati all'
"urbanizzazione primaria" delle piccola parte riguardante il Polo
Museale.
E chi mette gli altri 131 milioni(nemmeno sufficienti per tutta l' area)?
L' assessore Rossi ha detto chiaramente che i privati non possono farsene
carico per non finire fuori mercato. Gli enti pubblici non li hanno... e
allora?
Come sempre annunci facendo i conti senza l' oste !
3) Renzi nel maggio scorso aveva anunciato che entro il 2017 i
famosi 50 milioni sarebbero già stati spesi in realizzazioni: finora non hanno
impiegato nemmeno un cent. E lo stesso sarà per il resto dell' anno e per il
2018 come emerge chiaramente da tutti gli interventi...
Russo in trasmissione ha ripetuto che gli
investimenti arriveranno a 5 miliardi (5.000 milioni): finora si parla di 50
milioni come se fosse un trionfo, ma si tratta solo dell' 1%. E il rimanente 99% chi lo mette, e quando?
4) Tutti nella trasmissione hanno dichiarato che devono essere
realizzate anche nuove abitazioni, come se non bastassero quelle vuote in città,
gli edifici e le aree abbandonate ed il calo del valore conseguente.
Hanno detto che devono aumentare gli abitanti tornando ad almeno 300.000. Come?
Fortuna Drossi, presente non si capisce a che titolo se non per candidarsi
a un incarico nella "società di scopo", si spinge a dichiarare che avverrà
come per il "Borgo Teresiano" di Maria Teresa.
Ma tutti dimenticano che gli
abitanti di una città aumentano solo se ci sono opportunità di lavoro,
soprattutto qualificato, non perche ci sono abitazioni o negozi disponibili.
I nostri ragazzi emigrano perchè cercano lavoro e opportunità, non
perchè cercano casa.
Quindi lo sviluppo economico e il lavoro sono prioritari: è evidente.
Il Borgo Teresiano si è sviluppato per il grande impulso dato al
Porto Franco da Maria Teresa,grande
modernizzatrice, ed il conseguente
bisogno di magazzini e abitazioni. E qui pensano di costruire partendo dal tetto
invece che dalle fondamenta.
Del resto è lo sport nazionale di costruire “contenitori” e “cattedrali nel
deserto” per piantarli lì inutilizzati: si pensi agli anni di abbandono del
Magazzino 26, alla sottoutilizzazione del “Salone degli Incanti” e delle
Scuderie di Miramare ecc.
Di modernizzatori tra i politici locali
non se ne vedono: tutti a inseguire vetuste e anguste visoni di sviluppo legate
a urbanizzazioni in chiave turistica.
Roba da anni '80, in tutt' altra situazione economica e della finanza pubblica,
e da zone sottosviluppate: è ovvio che in un paesino alpino senza altre risorse
che il paesaggio o a Pompei si pensi solo al turismo come motore economico ma Trieste
non è Pompei, e nemmeno
Cortina, Lignano o Venezia che si è ridotta a 55.000 abitanti malgrado le
continue sovvenzioni.
Ridurre Trieste esclusivamente ad amena località dove si offrono
servizi ai turisti, che provengono da zone ricche perchè produttive ed
economicamente sviluppate, è anche moralmente degradante per il Porto dell'
Impero, già ricco di industrie soprattutto navalmeccaniche e istituzioni
assicurative e finanziarie.
Pensare che Trieste possa avere come motore di sviluppo il turismo invece della
portualità con le sue ricadute industriali e finanziarie è semplicemente
assurdo.
Trieste per troppi anni è stata colpita da una grave malattia che le aveva
fatto dimenticare la propria identità e natura: una città nata e cresciuta
intorno al Porto Franco che serve un hinterland europeo, che aveva sviluppato
industrie navalmeccaniche e servizi assicurativi e finanziari come ricaduta
delle attività portuali e logistiche.
In questo clima di “oblio di sé” una classe dirigente in cerca di
facili consensi e guadagni ha inventato la teoria della “vocazione turistica”
su cui focalizzare l’ attenzione, il
dibattito pubblico e le energie della città.
Con risultati magri visto che il vero problema, principale causa
dell’ enorme calo della popolazione (un quarto in meno dagli anni’70), è il
crollo delle opportunità di lavoro andato di pari passo allo smantellamento
della cantieristica e navalmeccanica.
Sono decenni che parlano di urbanizzazione e uso turistico di
Porto Vecchio ignorando il drammatico dato che solo il 9% del PIL locale è da
industria, soglia pericolosamente bassa, mentre è del 21% in Friuli e 18,5%
come media nazionale compreso l’Aspromonte.
Perfino Roma, la capitale del turismo e dei ministeri, ha il 13% del PIL da
industria.
Il turismo a Trieste può dare un contributo
allo sviluppo solo se è di qualità come quello congressuale e culturale:
proprio quello che viene trascurato a favore di quello “nazionalpopolare” delle
“spiagge di sabbia” e delle bancherelle.
Ma farne l’ argomento principale di ogni dibattito sulle
prospettive di sviluppo economico e civile è pura demagogia.
Invece la “Nuova Grande Modernizzazione” di cui Trieste ha bisogno vitale passa,
come ai tempi di Maria Teresa, per il Porto Franco Internazionale: "ricordiamoci il futuro".
Non solo per i traffici di
merci e una funzione emporiale ormai declinante, ma con la fissazione nel
territorio del valore aggiunto attraverso l’ uso dei vantaggi dei Punti Franchi
doganali arricchiti dalla No Tax Area fiscale per favorire insediamenti
produttivi, manifatturieri e Hi-Tech, di servizi avanzati, finaziari e di
ricerca.
Con una sempre maggior influenza del Porto Franco Internazionale nell’ organizzazione del territorio.
E’ questo il nuovo modello di sviluppo che si sta affermando a Trieste e che va sostenuto.
Abbiamo, a differenza
della storia infinita e priva di risultati della “turistizzazione” di Porto
Vecchio, già i primi esempi concreti di utilizzo
produttivo dei Punti Franchi con il Polo per la Robotica Subacquea della
Saipem in Porto Vecchio, e con Freeway Trieste in seguito all’ accordo tra
Autorità Portuale e Area di Ricerca che prevede i primi insediamenti ad alta
tecnologia entro l’ anno.
Nell’ area Wartsila dovrebbe sorgere un nuovo Punto Franco con attività
industriali e logistiche.
Per quattro strisce e una scritta “Porto Vecchio” in viale Miramare dopo due
anni e mezzo ci sono stati osanna e alleluja in trasmissione: ma stiamo
scherzando ?
Le zone e i punti franchi sono uno
strumento moderno di sviluppo ampiamente usato a livello globale con oltre
3.000 zone franche che hanno prodotto 66 milioni di posti di lavoro. La Cina ha
usato principalmente le Zone Franche e le ZES (Zone Economiche Speciali) per
costruire il suo travolgente sviluppo e per realizzare le famose “Quattro
Modernizzazioni”. Non sono cosa per nostalgici ma per chi
guarda ad un futuro in cui i nostri giovani non siano costretti ad emigrare o a
fare i camerieri per i turisti provenienti da zone ricche e sviluppate.