RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

martedì 7 febbraio 2017

D' AGOSTINO ATTACCA FRONTALMENTE L' OFF-SHORE DI VENEZIA E PROSPETTA UNO SVILUPPO INDUSTRIALE DEI PUNTI FRANCHI - DIPIAZZA TACE E CON GLI ALTRI CONTINUA L' ANNOSA E INCONCLUDENTE LITANIA DEL TURISMO E DEI MUSEI A CIELO APERTO IN PORTO VECCHIO E OVUNQUE -


Al convegno sull' "Economia del Mare", del CNA (area PD), di ieri la politica locale ha esibito nuovamente la sua miseria progettuale lanciandosi nuovamente in giaculatorie e promesse di sviluppo economico legate alla sdemanializzazione e urbanizzazione di Porto Vecchio di cui, riannunciano, inizieranno a fine anno i cantieri della viabilità, a tre anni dal famoso blitz di Russo e senza l' ombra di un investitore e di un progetto serio che non sia Musei, Musei e ancora Musei.

Questa del turismo museale è una giaculatoria ripetuta da una "classe dirigente" priva di progettualità che non sia quella di trasformare Trieste in un "museo a cielo aperto",  imbalsamandone il glorioso passato asburgico, perchè l' Italia qui non ha portato niente degno di visite.

Invece di pensare un futuro di sviluppo economico vero legato alle nuove prospettive geopolitiche, chiaramente emerse nel partecipatissimo convegno del Limes Club sulle "Nuove Vie della Seta", questi pensano solo al passato e ad aumentare un po' la permanenza dei turisti che attualmente è solo di un giorno e mezzo.
E' da anni che menano il can per l' aia su questi temi mentre i posti di lavoro e la popolazione calano.

L' unica autorità  a staccarsi da questa palude è stato il Presidente  dell' Autorità Portuale D' Agostino che ha rivendicato i 225 posti di lavoro creati in poco tempo ed il concretissimo progetto di utilizzare i Punti Franchi per favorire l' arrivo di industrie, attività produttive e lavoro vero.

Ha anche attaccato esplicitamente e duramente, segno che il vento è girato, il progetto di Porto Off-Shore di Venezia, pensato per far concorrenza al nostro utilizzando finanziamenti pubblici, nel silenzio assordante del sindaco Dipiazza che tace sui progetti antitriestini del suo amico e sodale Brugnaro, sindaco di Venezia sostenitore acceso di Paolo Costa, presidente Autorità Portuale di Venezia, e dell' Off-Shore.

Silenzio prudente su questo fronte anche degli altri, Costa è di area PD-Prodi, intenti a menare l' aquilone del turismo come principale futuro di Trieste e non solo possibile attività aggiuntiva ma certamente secondaria.
Quanto alle proposte di trasformare Trieste in un "museo a cielo aperto" in ricordo di Maria Teresa, noi Maria Teresa l' adoriamo perchè a Trieste ha portato la modernità e sviluppo economico attraverso il Porto Franco Internazionale e non certo l' idea di imbalsamarla in un museo.

Sarebbe ora di cercare di capire come sta cambiando il mondo invece di gingillarsi con il "fantaturismo": Trieste non può vivere di solo "food & bevarage" (vedi sotto) e Musei


Ultima ora: a riprova del cambiamento di clima sull' Off-Shore veneziano apprendiamo che il sen. Casson, ex magistrato ed avversario di Brugnaro alle amministrative, ha presentato un' interrogazione al senato in cui ipotizza il "danno erariale" per Paolo Costa per aver affidato il progetto definitivo per 4 milioni nonostante sia in regime di "prorogazio" di Presidente della A.P.

Ecco gli articoli del Piccolo:

D’Agostino dice no a soldi pubblici per l’off-shore 
«Non abbiamo timori per la concorrenza dei porti vicini - ha affermato nel convegno di ieri il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Zeno D’Agostino - oggi la competitività di un porto si misura sul lato terrestre (quegli degli interporti e dei collegamenti ferroviari, ndr.) Quanto al versante mare, chi non ha accessibilità marittima deve cambiare mestiere», ha aggiunto senza mezzi termini riferendosi al porto offshore per il quale Venezia ha appena affidato la progettazione. «Ed è ancora più assurdo - ha aggiunto - che per acquisirla vada a chiedere soldi pubblici». Il presidente dell’Authority ha inoltre ricordato come a Trieste siano oggi aperti cantieri per la Poattaforma logistica e i Moli Quinto, Sesto e Settimo, tutti con soldi privati». (s.m.)

Porto, yacht e turismo A Trieste il mare torna a creare occupazione Dati incoraggianti al convegno della Cna al Savoia «Il territorio è ancora ricco di competenze e saperi»
Le 225 nuove assunzioni in porto in due anni, la nicchia del refitting dei megayacht che ha in Trieste un polo di rilievo europeo, il turismo crocieristico che cresce, la prospettiva della realizzazione del grande acquario e soprattutto della riconversione del Porto vecchio: il mare è tornato a essere a Trieste il motore che tutto muove. Ne sono convinti i principali intervenuti al convegno “L’economia del mare. Vecchi e nuovi mestieri” svoltosi ieri all’hotel Savoia Excelsior e cioè il presidente dell’Autorità di sistema portuale Zeno D’Agostino, l’attuale sindaco Roberto Dipiazza e l’ex primo cittadino Roberto Cosolini. «La città è ancora ricca di competenze e saperi in questo campo», ha potuto concludere Giancarlo Carena presidente di Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), l’associazione che ha organizzato l’evento anche questo svoltosi dinanzi a un folto pubblico. I saperi in realtà sono stati anche aggiornati o addirittura reinventati e lo hanno dimostrato i primi tre relatori. Dall’officina navale di Marino Quaiat e lo ha spiegato lui stesso, dapprima è nato il Polo nautico sul Canale navigabile e poi Trieste refitting system che comprende anche Cartubi, Ocean, Meccano, Zinelli e Perizzi. «Nel 1998 vi lavoravano dieci persone - ha spiegato Quaiat - adesso siamo in 60, ma possiamo crescere ancora perché dei 7.300 megayacht che navigano nel mondo, la metà sono di stanza nel Mediterraneo e ora siamo in grado di fare concorrenza ai cantieri tedeschi, olandesi, francesi e spagnoli, oltre a quelli del Tirreno. Per la città si possono prospettare ricadute in molti settori: pensiamo solo al food& beverage dato che questi megayacht hanno cambuse con migliaia di bottiglie (!!). Ma noi stessi - ha concluso - avremmo bisogno di manodopera specializzata». Su qualche versante la città, dove del resto ha sede l’unica compagnia italia di trasporto container, Italia Marittima, si è già attrezzata. «La formazione è a livelli di eccellenza», ha potuto dire Bruno Zvech, direttore generale dell’Accademia nautica dell’Adriatico, scuola post Nautico un istituto che solo qualche anno fa sembra avviato all’estinzione. «Per il 70% i cadetti e le cadette (una folta rappresentanza era presente al convegno) provengono da fuori Trieste. La città sta tornando a internazionalizzarsi, il segreto del suo sviluppo ai tempi di Maria Teresa». Molti saranno gli eventi dedicati al trecentesimo anniversario della nascita della sovrana austriaca. Lo ha annunciato Umberto Malusà, presidente del Consorzio Promotrieste affermando che «promuoveremo Trieste, museo a cielo aperto, come città di Maria Teresa». L’obiettivo è anche di prolungare in città la presenza del turista che in media si attesta su un giorno e mezzo soltanto. Due sono gli asset sui quali insistere: Trieste città di contaminazioni culturali (si pensi ad esempio alle tante chiese di culti diversi) e Trieste come città del mare. A proposito di quest’ultima accezione, Malusà ha precisato che «per esempio stiamo pensando a un percorso turistico di visita a una serie di antiche imbarcazioni locali». Nel successivo dibattito, moderato dal docente Paolo Feltrin, Zeno D’Agostino è entrato nel cuore del problema ricordando che «in due anni abbiamo creato in porto 225 posti di lavoro veri, cioé a tempo indeterminato. Non ci interessa - ha affermato - movimentare qualche contenitore in più, ma portare a casa il maggior valore possibile da ogni unità di traffico. Aspiriamo in sostanze a creare dai contenitori attività manifatturiera e industria». E Roberto Cosolini ha sostenuto che «Trieste è oggi riconosciuta non soltanto come la capitale del Friuli Venezia Giulia, ma anche dell’area costiera che arriva fino a Pola (??? ndr)e di una porzione di territorio che si protende in Europa perché è riconosciuta la sua capacità di offrire servizi avanzati». Il salto di qualità definitivo però lo si avrà soltanto con la rivitalizzazione del Porto vecchio.(??? ndr) «La prossima settimana - ha annunciato Dipiazza - firmeremo la convenzione per l’utilizzo dei primi 50 milioni. Ma stiamo già lavorando sul progetto per la viabilità con il viale, due rotonde e il grande ingresso accanto alla Stazione ferroviaria. A fine anno contiamo di aprire il cantiere. Ma oltre al Porto vecchio ci sono il Porto nuovo e il turismo che ci stanno dando soddisfazioni - ha concluso il sindaco - togliamoci di dosso la negatività perché non ha più ragione di
esistere.

lunedì 6 febbraio 2017

SI SPEZZA IL FRONTE ITALIANO PRO OFF-SHORE DI VENEZIA - IL NUOVO PRESIDENTE IN PECTORE DEL PORTO DI VENEZIA FRENA L' ATTUALE (PAOLO COSTA) CHE HA FATTO PARTIRE LA PROGETTAZIONE DEFINITIVA -

La pressione dei nuovi assetti geopolitici mondiali che favoriscono la rinascita del Porto Franco Internazionale di Trieste (vedi convegno del Limes Club Trieste QUI) stanno cominciando a provocare fratture nel fronte italiano che da decenni si mette di traverso allo sviluppo del nostro porto e al riconoscimento della funzione dei Punti Franchi che l' autorità portuale di Zeno D' Agostino sta valorizzando anche per attività industriali.


Da Singapore, dove lavora, Pino Musolino, il presidente in pectore dell' Autorità Portuale di Venezia, ha lanciato un siluro alle posizioni di Paolo Costa che ha appena firmato un contratto di 4 milioni di soldi pubblici per la progettazione definitiva del famigerato Porto Off-Shore.

Lo riporta il supplemento veneto del Corriere della Sera di ieri, che riportiamo sotto, da cui traspare che il Ministro Delrio punterebbe invece sullo sviluppo di Trieste.
Come abbiamo documentato oggi (QUI) circolano articoli di stampa preoccupati per la rinascita mitteleuropea del Porto di Trieste data per inevitabile.

Queste fratture del fronte avverso al Porto Franco Internazionale di Trieste, dovute al particolare momento storico e geopolitico favorevole, vanno ampliate dando sostegno alla parte che punta allo sviluppo del nostro porto.

Infatti solo da una ripresa e dall' indipendenza economica di Trieste può passare l' autonomia politica e amministrativa.

La decadenza e la depressione economica, 
lungi dal stimolare reazioni, mantengono la prostrazione e allontanano le possibilità di riscatto ed ogni possibilità di ripresa, anche parziale, va assecondata senza preconcetti e senza illusioni eccessive.

Ecco il testo dell' articolo del Corriere di ieri (QUI):

Porto offshore, Musolino frena Costa

Il nuovo presidente: sarebbe stato opportuno non assegnare la progettazione definitiva

«In considerazione del momento estremamente delicato e delle innumerevoli questioni pendenti, sarebbe forse stato opportuno aspettare l’insediamento dei nuovi vertici prima di procedere alla firma di un contratto di tale rilevanza», afferma Pino Musolino da Singapore. Il futuro presidente del Porto frena così Paolo Costa che venerdì ha assegnato la progettazione definitiva (per quattro milioni) del terminal offshore a un gruppo italo-cinese
La premessa è d’obbligo, anche se ormai, dopo il voto delle commissioni di Camera e Senato, non ci sono più dubbi sulla sua nomina: «Per il momento preferisco non entrare nel merito dell’argomento». Ma sul metodo che ha portato Paolo Costa, presidente uscente dell’Autorità portuale di Venezia, a firmare il contratto con il raggruppamento di imprese italo-cinese 4C3 per la progettazione del terminal offshore per le merci, Pino Musolino non nasconde le sue perplessità: «In considerazione del momento estremamente delicato e delle innumerevoli questioni pendenti, sarebbe forse stato opportuno aspettare l’insediamento dei nuovi vertici (presidente, segretario generale e comitato di gestione) prima di procedere alla firma di un contratto di tale rilevanza», afferma il futuro presidente del Porto da Singapore. Lì lavora per la Hapag Lloyd (sta chiudendo i contratti) e da lì osserva con attenzione tutti gli sviluppi recenti, nonostante i 10 mila chilometri di distanza e le sette ore di fuso orario, che rendono incandescenti il suo cellulare e la linea Skype – quella che gli è servita per i due colloqui che hanno convinto il ministro dei Trasporti Graziano Delrio a nominarlo – soprattutto nelle ore notturne.
Una reazione che sembra ben lontana dalla battuta di Costa a chi gli poneva proprio questa domanda, e cioè perché avesse accelerato la firma per farla negli ultimissimi giorni del suo mandato in prorogatio e nel bel mezzo del Capodanno cinese, che nel paese del Sol levante è una festa molto sentita: «Gli lascerò sul piatto d’argento una bella cosa», aveva detto l’uscente. Di più Musolino non dice: non vuole far sapere se è d’accordo con il progetto dell’offshore, ma è evidente che lui, laureato in Giurisprudenza e specializzato in diritto marittimo, guarda con preoccupazione alla firma di un contratto da 4 milioni per un progetto come l’off-shore che a Roma e dintorni crea tante perplessità.
Dal ministero di Delrio esce solo una dichiarazione di principio: «La riforma della portualità ha messo al centro l’ottica del “fare sistema” tra porti e si continua a pensare che la collaborazione tra Venezia e Trieste e fino a Ravenna è la vera carta da giocare per uno sviluppo del Nordest». Ma leggendo tra le righe è chiaro che Delrio conserva i dubbi su quel progetto da 1,4 miliardi di euro che consentirebbe di far arrivare vicino a Venezia le gigantesche navi da 20 mila teu (unità di misura dei container), proprio perché si chiede se abbia senso investire così tanto. Anche perché c’è un porto che non ha la laguna di mezzo, Trieste, supportato da Debora Serracchiani, potente governatore del Friuli-Venezia Giulia e responsabile Infrastrutture del Pd. Il messaggio è chiaro: le valutazioni nazionali (espresse anche con i documenti critici della struttura tecnica di missione del ministero, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dello stesso Cipe) divergono da quelle veneziane. «Il governo contrario all’offshore? Cambieremo governo», ha scherzato Costa, che ha sempre detto che l’offshore servirà anche a Trieste. Ma anche il parlamentare del Pd Michele Mognato venerdì ha sottolineato la stranezza di un progetto che va avanti senza il via libera tecnico del Cipe. Scettici anche i consiglieri comunali del Gruppo Misto Renzo Scarpa e Ottavio Serena: «Il porto offshore è sostenuto dall’idea che la laguna e il suo entroterra siano destinati ad uno sviluppo infinito - attaccano - basta scorrere il progetto per rendersi conto dei possibili disastri e rischi connessi».
Domani intanto si riunirà il Tavolo dell’economia marittima e portuale, composto da numerosi operatori, per dire no all’ipotesi di un terminal crociere a Porto Marghera.


domenica 5 febbraio 2017

INQUIETUDINE ITALIANA PER LA RINASCITA MITTELEUROPEA DEL PORTO DI TRIESTE - DUE ARTICOLI CHE ESPRIMONO LE PERPLESSITA' DI AMBIENTI ECONOMICI E POLITICI ITALIANI -


Serpeggia inquietudine in Italia sulla possibilità che Trieste, grazie ai nuovi assetti geopolitici, riprenda il ruolo storico di Porto Franco Internazionale della Mitteleuropa.
Possibilità che è uscita apertamente al convegno del Limes Club sulla Nuova Via della Seta di Pechino.


Sono usciti due articoli sulla rivista, peraltro qualificata, STATI GENERALI che pubblichiamo sotto con delle brevi note.
Sono:
1) TRIESTE RITORNA PORTO MITTELEUROPEO: MA E' DEL TUTTO POSITIVO?
2) LA PARTITA DI RISIKO SUL MEDITERRANEO. PUTIN SI AVVIA ALLO SCACCO MATTO?

In ogni caso dagli articoli emerge continuamente che gli interessi nazionali italiani non coincidono con quelli di Trieste e speriamo che questo non fermi la recente riscoperta ufficiale dell' Importanza strategica dei nostri Punti Franchi (clicca qui).

Ecco gli articoli con in rosso alcune nostre note.


TRIESTE RITORNA PORTO MITTELEUROPEO: MA E' DEL TUTTO POSITIVO?
25 gennaio 2017 Aldo Ferrara, 
clicca QUI 

L’Ansa del 25.01.17 batte la seguente notizia: (ANSA) – TRIESTE, 23 GEN – “Partirà mercoledì 25 gennaio dal Porto di Trieste il primo treno intermodale programmato a lunga percorrenza sulla direttrice Kiel-Goteborg per il trasporto di contenitori, semirimorchi e casse mobili, in arrivo e partenza via mare da Turchia e Grecia da e per il mercato dell’area baltica.
Il treno – annuncia oggi l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale – partirà alle 11.00 da Trieste e raggiungerà Kiel (Germania) alle 13.00 del giorno successivo. Da qui il carico proseguirà via mare per arrivare alla destinazione svedese di Goteborg, nella mattinata di venerdì. Il servizio rappresenta il primo collegamento operativo lungo il corridoio TEN-T Adriatico-Baltico. 
L’iniziativa è stata avviata su richiesta della Ekol, operatore logistico che utilizza il Terminal EMT del Molo VI e che di recente ne ha acquisito la partecipazione di maggioranza.
Alla realizzazione del prodotto intermodale collaborano TX Logistik AG e Mercitalia Rail Srl per la trazione ferroviaria, Alpe Adria Spa e la stessa TX in qualità di Mto, e Stena Line che cura la prosecuzione marittima fino a Goteborg. La distanza ferroviaria è di 1.360 chilometri, a cui si aggiungono 234 miglia marine per la destinazione finale, con un transit time ferroviario di 26 ore e di 14 ore via ferry. Il treno sarà composto da 16 carri “Poche” doppi con una capacità di carico pari a 32 Uti (unità intermodali da 45′ o 13,6 metri).” ( vedi Fig. 1, cartina  ANSA, a lato).
Le deduzioni sono tante non solo in tema di trasporti su ferro anche di natura geo-politica. Come noto, malgrado l’avveniristica concezione di Karel Van Miert, (http://www.glistatigenerali.com/inquinamento_macroeconomia/karel-van-miert-il-profeta-della-vera-unione-europea/) i corridoi di percorso obbligato su ferro in Europa sono disattesi da molti anni. Quindi , in via teorica, questa notizia è da considerare positiva. Ma alcuni elementi da considerare appaiono imprescindibili:
1)     Il corridoio Trieste –Kiel costituisce un percorso preferenziale per le merci in direzione Nord e Scandinavia e provenienti dal MO, specie Turchia e Grecia.
2)     Il percorso è attiguo alla Slovenia ormai sede privilegiata del turismo tedesco e nord-europeo ( La Slovenia con una costa minuscola sede privilegiata del turismo tedesco e nord europeo? Confondono forse con la Croazia? Ma le guardano le cartine geografiche? ndr) visti i rapporti di solidarietà politica tra la Cancelliera Merkel ed il Commissario Bulc, (http://www.glistatigenerali.com/trasporti_turismo/achtung-difficolta-in-vista-per-il-prodotto-interno-turistico/);
3)     Il percorso Trieste-Kiel taglia fuori e spazza dal contesto di trasferimento merci, e successivamente passeggeri, i paesi dell’Intermarium ( Paesi Baltici, Polonia, Ungheria, Romania, Croazia, Serbia, Montenegro, Repubblica Ceka e Slovacca) (Ma se le merci in transito a Trieste sono proprio per quei paesi mitteleuropei !!! ndr) o da tempo favorevoli ad una “ terza via” economica e stretti nella tenaglia Russia-Germania. Da tempo detti Paesi, che hanno sancito l’accordo di Viségrad, operano per depotenziare l’asse Berlino-Mosca, a loro poco favorevole negli accordi commerciali su gli scambi petroliferi e di greggio particolarmente.
4)     Il corridoio , per quanto possa favorire il porto di Trieste, depotenzia il Corridoio 1 Berlino-Palermo,(Ecco qua gli interessi italiani! ndr) a questo punto inutilizzabile e non più progettabile per le gravi carenze infrastrutturali portanti nel sud dell’Italia.
5)     Da questo contesto viene esclusa la sponda adriatica italiana, sede della più alta concentrazione di PMI, le quali avrebbero potuto avvantaggiarsi, invece, del porto di Ancona (? e Venezia e Ravenna? ndr) come sede di scambi intermodali.( Ecco qua gli interessi italiani! Ma se Trieste lavora al 90% estero su estero e non imbarca neanche un chiodo dalle PMI della sponda adriatica italiana ! ndr)
Ne consegue che, malgrado il potenziamento prevedibile del porto di Trieste, questo corridoio merci si rivelerà poco proficuo per l’intermodalità dì esportazione delle merci italiane ( Infatti il Porto di Trieste lavora estero su estero da sempre e le merci italiane vanno a Venezia e Ravenna ! Di che parla?) che da tempo , tropo tempo soffrono del depotenziamento del trasferimento su ferrovia ( Tab. 1)( infatti se Trieste è il principale porto ferroviario è grazie agli operatori ferroviari austriaci e tedeschi non certo a Trenitalia !).

LA PARTITA DI RISIKO SUL MEDITERRANEO. PUTIN SI AVVIA ALLO SCACCO MATTO?
28 gennaio 2017 Aldo Ferrara , clicca QUI

L’Italia se la cava sempre: mentre, con l’agonia della TAV Lisbona-Kiev, la Val Susa è attraversata da un vento di sollievo, Trieste risuscita (Magari! Dà fastidio? ndr) e forse con essa anche il cantiere di Monfalcone (Il cantiere navale di Monfalcone non ha bisogno di resuscitare: è ben attivo. ndr)
L’armatore turco “UN Ro-Ro”, (trasporto intermodale tra la Turchia e l’Europa con 12 navi e una capacità di 322 mila trucks/anno) ha acquisito nuove potenzialità con il  gruppo armatoriale Ulusoy Ro-Ro, alla cifra di 215 milioni di euro. Verrà così potenziato il volume degli scambi della Turchia con l’Europa, soprattutto verso Trieste, con frequenza settimanale aumentata, dal porto di Cesme (Smirne) che serve la regione del Mar Egeo, oltre agli scali di Pendik, Ambarli e Mersin, già serviti da UN Ro-Ro. Inoltre la regione si Smirne sarà direttamente collegata alla Francia verso Marsiglia e Tolone. Nel 2017, UN Ro-Ro punta ad ampliare la propria capacità nel porto di Trieste, ad aumentare il numero di partenze al porto di Tolone e completare i progetti di aumento della capacità delle proprie navi. Inoltre, nuove linee ferroviarie intermodali saranno incluse nelle nuove linee da Trieste per Italia, Germania e Benelux. ANSA 27 genn.2017
Questo comunicato ANSA, battuto in  data 27 gennaio, inserito tra tanti altri, è all’apparenza un banale comunicato commerciale. Invece no! Nasconde una strategia geo-politica tra le pieghe di un potenziamento dei trasferimento merci attraverso l’Adriatico e verso Trieste. Si sottolinea anche il potenziamento del volume merci verso Tolone e Marsiglia, in Francia. In pratica succede che il corridoio 5 Lisbona-Kiev, quello della TAV per intenderci, viene completamento scardinato con queste direttrici di scambio non più trasversali ma verticali da Trieste e Tolone, ossia sud dell’Italia e sud della Francia verso direzione Nord Germania e Scandinavia.
L’Ucraina è fatta fuori dalla nuova direttrice, l’Italia salva solo il porto di Trieste, divenuto cruciale ed indispensabile ma di fatto controllato dalle correnti mercantili mitteleuropee (Mamma mia che fastidio! Ma se gli italiani lo hanno sempre sabotato, cosa pretendono? ndr).
La città giuliana rivive la sua epoca mitteleuropea in salsa russa e si appresta a diventare il porto di riferimento degli scambi commerciali del Mediterraneo Orientale (Magari! ndr)
In pratica, assistiamo impotenti (Forza, ricominciate a sabotare Trieste, dai ! ndr) ad una manovra di aggiramento che Putin ha concordato con i suoi più stretti alleati europei (Francia e Germania) non solo sulla Ucraina e Crimea ma sulla intera Europa Mediterranea (Italia, Grecia, Spagna).
 I porti greci e spagnoli sono esclusi dalle correnti di traffico commerciale e resistono come porti di traffico turistico con la caratteristica stagionale.( ??? Non sa che il Pireo (Atene) è stato comperato dai Cinesi della COSCO, ha aumentato molto il traffico merci  (QUI) e i cinesi stanno velocemente costruendo una ferrovia veloce per Budapest ! Altro che porto turistico stagionale! E che Barcellona è tutt' altro che un porto turistico stagionale! Pura incompetenza ! ndr) E’ il nuovo protocollo d’Intesa tra Putin e la Turchia, indice di un nuovo agreement con Erdogan, prima acerrimo nemico, adesso sodale. Con “l’America First”, Putin ha in mano gli scambi commerciali europei, detterà i prezzi del greggio e le modalità di trasferimento e così sarà “Russia First”, in russo Rossiya pervoy. Nel frattempo qualcuno avvisi il M5S che la TAV è ormai lettera defunta (Infatti oggi l' amministratore delegato delle Ferrovie Italiane ha annunciato gli investimenti per la tratta Brescia Venezia della TAV - clicca QUI- ! Naturalmente ha annunciato anche che fra qualche decennio forse sarà possibile andare da Trieste a Venezia in 70 minuti.... ndr)

P.S. Ci offriamo per consulenze a pagamento a giornali italiani su Trieste e porti.

venerdì 3 febbraio 2017

FIRMATO CONTRATTO DA 4 MLN PER LA PROGETTAZIONE DEL PORTO OFF-SHORE DI VENEZIA - IL SINDACO BRUGNARO, AMICO DI DIPIAZZA, SPIEGA COME VORREBBE FARE LE SCARPE AL PORTO DI TRIESTE - SAMER AL TGRAI SUI PUNTI FRANCHI



Come avevamo annunciato è stato firmato il contratto da 4 milioni  di soldi pubblici per la progettazione definitiva del Porto Off-Shore di Venezia che vorrebbe diventare il terminal della Nuova Via della Seta Marittima di cui si è parlato nel convecno del Limes Club lunedì scorso.
Qui sotto l' articolo dell' autorevole giornale specializzato Staffetta Quotidiana in cui il sindaco Brugnaro, grande amico di Dipiazza ma non di Trieste, spiega che non solo di logistica si tratterà ma anche di produzione e industria: esattamente quello a cui dovrebbero servire i Punti Franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste come si è duscusso al convegno.
Oggi l' operatore Portuale SAMER ha nuovamente parlato di Zone Franche del Porto Franco Internazionale di Trieste al Telegiornale RAI clicca QUI  (dal minuto 8,25).

Staffetta Quotidiana 3 febbraio 2017 Terminal Venezia, firmato accordo per appalto da 4 mln € (clicca QUI)
ecco il testo completo:
Firmato oggi accordo da 4 milioni di euro tra il Porto di Venezia e la società 4C3 per la progettazione definitiva del terminal d'altura, che comprende la realizzazione di una piattaforma a 8 miglia da Malamocco e di terminal container in area Montesyndial a Porto Marghera. L'atto è stato sottoscritto, alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, dal presidente dell'Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, e dal “general manager” dell'Overseas Marketing Development for Europe and Middle East di CCCG, Song Debin, in rappresentanza del raggruppamento di imprese italo-cinese 4C3 che si è aggiudicato l'appalto. “Con questo progetto dell'Autorità Portuale - ha dichiarato il sindaco - si dà continuità ad una visione. La Città nel suo complesso dimostra infatti di essere coerente ed è questo che l'industriale vuole sentirsi dire quando si ragiona sul lungo periodo. Per rilanciare l'area di Porto Marghera abbiamo sempre detto che vogliamo puntare sulla manifattura, sulla logistica e sulla portualità. Passo dopo passo lo stiamo facendo”. “Quando si realizza un progetto - ha continuato il primo cittadino - si pensa solamente all'aspetto edilizio, ma non è mai solo così. Un buon progetto è sempre accompagnato da un piano industriale, con un budget preciso, e da relazioni. Noi siamo particolarmente contenti che ad aggiudicarsi la progettazione definitiva del porto offshore sia stato il consorzio 4C3, perché la China Communications che lo guida si relazionerà ai massimi livelli mondiali e certificherà quanto stiamo facendo. Nell'era della globalizzazione era necessario un nostro efficientamento, per entrare nella rete dei porti mondiali e ricominciare a ragionare in termini di libero mercato. E' così che creiamo lavoro per i nostri ragazzi e diamo un futuro alla città e ai suoi cittadini”. “Avevamo un problema, ossia la difficile accessibilità nautica, e l'abbiamo trasformato in un'occasione - ha commentato poi il presidente Costa -, puntando su un nuovo modo di fare porto. Con questo progetto facciamo un regalo a Venezia, perché la sua economia potrà ancora contare sulla portualità, affiancando e riequilibrando il settore turistico, ma d'altra parte, consentiamo a Venezia di fare un regalo all'Italia e all'Europa, perché il sistema offshore-onshore sarà in grado di inserirsi nel sistema navale e logistico del traffico merci globale. Entro sei mesi la progettazione definitiva sarà realizzata e presentata al Governo, per poter decidere definitivamente sull'opera”. Debin ha infine inquadrato il progetto di Venezia nella più ampia politica proposta dalla Cina “One belt one road”, che prevede lo sviluppo e l'implementazione di una nuova via della seta, che migliori la rete dei collegamenti commerciali mondiali e che, per ragioni anche storiche, non poteva non includere Venezia.

BELLE AMICIZIE E BELLA COLLABORAZIONE TRA PORTI, CARO SINDACO DIPIAZZA, MUTO COME UN PESCE....


ERANO UNA PICCOLA MINORANZA GLI IRREDENTISTI CHE HANNO SPINTO ALLA ROVINA TRIESTE - ALTRO CHE CITTA' IN ATTESA DELLA "REDENZIONE" - OGGI CONFERENZA AL CIRCOLO DELLA STAMPA ORE 17,30 -


Una città dove una minoranza di italiani irredentisti che auspicavano un’alba tricolore - il cinque per cento della popolazione - si contrapponeva a una maggioranza lealista «che durante il conflitto seguì l’Imperatore sui campi di battaglia»

Oggi, alle 17.30 nella Sala Alessi del Circolo della stampa (corso Italia 13) Stefan Wedrac, storico dell’Accademia delle Scienze di Vienna, in una conferenza intitolata “1914-18, dispacci da Trieste” (introdurrà Pierluigi Sabatti, coordinerà l’incontro Luciano Santin)-

Interessante articolo pubblicato sul Piccolo di oggi a firma Pietro Spirito.
Dopo due anni in cui Trieste ha dovuto subire la più disgustosa retorica nazionalista e guerrafondaia sulla Grande Guerra, che giustamente papa Benedetto XV definì invece "Inutile Strage", la verità fa timidamente capolino in una città che non ha dedicato nemmeno un vicolo agli innumerevoli concittadini che hanno combattuto per l' Impero ma ha dedicato tante strade centrali a facinorosi irredentisti e perfino a noti terroristi.


Una città che, come dice l' articolo, nel 1910 aveva 230.000 abitanti mentre nel 2017 ne ha solo 204.000 conquistando il record di unica città europea con meno abitanti di 100 anni prima.

Ristabilire la verità storica è il miglior modo per riparare i torti e favorire la riconciliazione.

Di seguito l' articolo:

Trieste vista da Vienna nel ’15-18 Oggi al Circolo della Stampa conferenza dello storico austriaco Stefan Wedrac
di PIETRO SPIRITO

Una città per certi versi incomprensibile, da reprimere da un lato e aiutare dall’altro. Una città dove una minoranza di italiani irredentisti che auspicavano un’alba tricolore - il cinque per cento della popolazione - si contrapponeva a una maggioranza lealista «che durante il conflitto seguì l’Imperatore sui campi di battaglia». Una città, ancora, divisa al suo interno fra lealisti, nazionalisti italiani e sloveni, tedeschi e immigrati delle più diverse nazionalità, amministrata da una municipalità liberal-nazionale protetta da una legislazione di impianto autonomista da blandire o reprimere a seconda del momento. Così Vienna vedeva Trieste negli anni della Grande guerra: un puzzle non sempre facile da decifrare, fragile e pericoloso a un tempo, una città “dissociata”, politicamente schizofrenica sul cui destino si giocava il destino della guerra, retrovia della prima linea da riorganizzare e coinvolgere «nell’essenza dello Stato asburgico» una volta finita e vinta la guerra. Di questo, cioè di come il governo asburgico centrale vedeva e agiva nei confronti di Trieste negli anni della Prima guerra mondiale parlerà oggi, alle 17.30 nella Sala Alessi del Circolo della stampa (corso Italia 13) Stefan Wedrac, storico dell’Accademia delle Scienze di Vienna, in una conferenza intitolata “1914-18, dispacci da Trieste” (introdurrà Pierluigi Sabatti, coordinerà l’incontro Luciano Santin). Analizzando i rapporti del Commissario imperiale di Trieste al Luogotenente, i dispacci del Luogotenente al ministero degli Interni a Vienna, e altri documenti del ministero degli Interni e della Quinta imperial-regia armata - fonti poco o niente frequentate soprattutto da parte degli storici italiani - Wedrac è riuscito a comporre un quadro composito della Trieste vista da Vienna negli anni cruciali che ne segnarono il destino. «Sino alla fine del diciannovesimo secolo - spiega Wedrac -, Trieste era un’enclave quasi esclusivamente italiana in una regione carsica slovena a matrice prevalentemente agricola». Ancora alla fine degli anni ’60, continua lo storico, gli immigrati si assimilavano rapidamente, e l’italiano restava il mezzo incontrastato di comunicazione nella città portuale. «Ma con il boom del nuovo secolo l’industria in rapida espansione cominciò ad attirare nuova manodopera». La città cambiò rapidamente volto, e nel 1910 il censimento della popolazione contò «230.000 abitanti, 120.000 italiani e quasi 60.000 sloveni, cui vanno aggiunte numerose minoranze, in testa a tutti i tedeschi con una comunità di circa 12.000 anime, e ben 40.000 cittadini stranieri, quasi tutti cittadini del Regno d’Italia, i cosiddetti “regnicoli”». In questo crogiolo ribollente sbocciano i nazionalismi, in particolare l’irredentismo italiano: «Originariamente animato da una fascia di popolazione relativamente ristretta - spiega Wedrac - proveniente in gran parte dalla borghesia colta, negli ultimi decenni della monarchia l’irredentismo non si espresse se non in minima parte in azioni di tipo politico, ma preferì a queste l’irredentismo culturale», promuovendo numerose associazioni a tutela della cultura italiana, diritto garantito ai vari popoli della monarchia dalla Costituzione. In questo quadro l’amministrazione municipale di Trieste era, grazie alle sperequazioni del diritto elettorale, saldamente in mano al partito nazionalista italiano, «che a ogni elezione conquistava i seggi comunali e sfruttava abilmente le possibilità offerte dalla legge per promuovere ogni simbolismo nazionale italiano, insediare regnicoli negli uffici pubblici e sostenere lo sviluppo delle organizzazioni culturali a spese delle altre minoranze». Di fronte a tutto ciò, finché regnò la pace le autorità centrali fecero buon viso a cattivo gioco, intervenendo solo in caso di gravi violazioni. Tuttavia, il 16 agosto 1913 il Luogotenente, principe Konrad zu Hohenlohe-Schillingsfürst, vietò l’assunzione dei regnicoli nelle aziende comunali, come quelle del gas e dell’acqua, perché per legge gli impiegati pubblici dovevano avere cittadinanza austriaca. I decreti - che coinvolgevano sì e no una dozzina di persone - scatenarono in città un putiferio, diventando per i filoitaliani la prova provata dell’atteggiamento italofobo del governo austriaco. Eppure, nota ancora Wedrac, proprio alla vigilia della guerra Trieste diede dimostrazione di attaccamento all’Impero, ad esempio in occasione dei funerali di Francesco Ferdinando e della moglie Sofia dopo l’attentato di Sarajevo, tanto che lo stesso Luogotenente parlò di «esemplare atteggiamento della popolazione», con una partecipazione alle esequie «straordinariamente dignitosa e composta». Le cose però, ancora una volta, cambiarono in fretta. I tumulti del 1914 dei nazionalisti slavi, l’abbandono della città con l’approssimarsi del conflitto non solo da parte dei regnicoli ma anche di centinaia di cittadini austriaci di lingua italiana, portarono Vienna ad assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti dei nazionalisti italiani: Hohenlohe-Schillingsfürst fu rimosso dalla carica nel febbraio del 1915 e sostituito alla Luogotenenza dal barone Alfred Fries-Skene che, considerato nella capitale affabile e affidabile, avrebbe dovuto essere più conciliante del suo predecessore. Di nuovo lo scenario cambiò alla dichiarazione di guerra dell’Italia, il 23 maggio del 1915, con le violente dimostrazioni lealiste: «E diversamente da quanto favoleggia ad esempio Silvio Benco, cioè che sarebbero state le autorità statali stesse a organizzare queste manifestazioni per rappresaglia - osserva Wedrac – per il ministero degli Interni a Vienna si trattò di un incidente spiacevolissimo, perché il governo in realtà aveva ordinato al Luogotenente già il 14 maggio di proteggere il consolato italiano e le proprietà dei sudditi italiani». Sciolto e commissariato con una modifica dello Statuto il Consiglio comunale triestino, epurati, o meglio pensionati diversi funzionari comunali considerati irredentisti, in piena guerra il Commissario governativo Johann Krekich-Strassoldo avviò da un lato un risanamento delle finanze e nuove opere di approvigionamento idrico, dall’altro si prodigò nella de-italianizzazione della città, a cominciare dalla toponomastica. Da parte sua Vienna continuava a vedere la situazione in un’ottica differenziata, consapevole del fatto che solo una parte degli italiani d’Austria propendeva per l’irredentismo. «Come ho avuto ampia possibilità di constatare - scrisse lo stesso Krekich-Strassoldo in un dispaccio a Vienna -, la popolazione di Trieste si compone in parte di elementi di fede apertamente austriaca e in parte di persone più o meno dichiaratamente tendenti all’irredentismo. Tra questi estremi si colloca la grande massa degli indifferenti e degli opportunisti». In definitiva, conclude Wedrac, «come ha osservato uno storico viennese è un luogo comune che la monarchia crollò a causa del nazionalismo; ma possiamo anche dire che la monarchia naufragò per aver sopravvalutato il nazionalismo, per aver reagito in maniera eccessiva ai tentativi di destabilizzarla. La cura contro il “terrorismo” irredentistico si rivelò più mortale della malattia». 



giovedì 2 febbraio 2017

DOMANI VENEZIA FIRMA CONTRATTO PER PROGETTAZIONE PORTO OFF-SHORE PER DIVENTARE TERMINAL DELLA "NUOVA VIA DELLA SETA" MARITTIMA - IL SINDACO DI TRIESTE TACE -

FOTO: 23/7/2015 GENTILONI, ATTUALE PREMIER, A VENEZIA COME MINISTRO DEGLI ESTERI ALLA FIRMA DELL' ACCORDO COL PORTO CINESE DI NINGBO NELL' AMBITO DEL FORUM DELLE CITTA' SULLA VIA DELLA SETA ( DI CUI TRIESTE NON FA PARTE...)

Non demorde Paolo Costa, presidente in scadenza dell' autorità portuale di Venezia ed ex ministro del Governo Prodi.
Domani a Venezia il sindaco Brugnaro e Costa firmeranno il contratto per l' affidamento della progettazione definitiva del porto Off-Shore con cui il porto veneziano vorrebbe imporsi come terminal della "Nuova Via della Seta" marittima in aperta concorrenza con Trieste.Di questi temi di importanza strategica per Trieste si è parlato nel convegno del Limes Club di Trieste lunedì scorso.
I soldi pubblici per la progettazione del terminal veneziano ci sono.

Come noto sull' amicizia con il sindaco di Venezia Brugnaro e sulla collaborazione con il porto di Venezia il sindaco di Trieste Dipiazza ha fatto molta parte della sua campagna elettorale.

Perchè Dipiazza continua a tacere sul progetto di porto off-shore veneziano realizzato con spreco di soldi pubblici e in concorrenza con Trieste?

Perche Trieste continua a NON far parte del Forum delle Città dellaVia della Seta ?

Il Sindaco ha cose più importanti per la testa o un senso dell' amicizia con Brugnaro troppo forte?


Ecco il comunicato ANSA
A gruppo italo-cinese 4C3 il progetto offshore del Porto di Venezia
Sarà firmato venerdì prossimo nella sede del Comune di Venezia il contratto che assegna al raggruppamento di imprese italo-cinese 4C3 la progettazione definitiva del sistema portuale offshore-onshore della città lagunare. Il raggruppamento è costituito dalle società 3Ti Progetti Italia ed E-Ambiente, guidato dal quinto general contractor mondiale ‘China Communication Constructions Company Group (Cccg)’.
Il gruppo avrà il compito di sviluppare la progettazione definitiva della diga e del molo container del terminal d’altura, da collegare al terminal a terra a Marghera in area “Montesyndial” con l’innovativo sistema di trasporto nautico delle Mama Vessel, nonché di eseguire le attività di monitoraggio e indagini ambientali per la durata di 180 giorni.
La cerimonia della firma del contratto si svolgerà nella mattinata del 3 febbraio a Ca’ Farsetti. Saranno presenti il sindaco Luigi Brugnaro, il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, e il general manager per l’Europa e il medio oriente di Cccg, Song Debin. (ANSA).



mercoledì 1 febbraio 2017

Documenti - IL NUOVO DISCIPLINARE DOGANALE CHE PREVEDE ATTIVITA' PRODUTTIVE NEI PUNTI FRANCHI DEL PORTO DI TRIESTE

Pubblichiamo l' intero "Disciplinare Doganale" per i Punti Franchi entrato in vigore il 20 dicembre 2016 e che è stato citato nel convegno di Limes del 30 gennaio -
Il Disciplinare oltre a citare come fonti normative l' Allegato VIII al Trattato di Pace del 1947, le norme consuetudinarie riguardanti le Zone Franche e i decreti del Commissario del Governo del 1955 e 1959 regola l' attività produttiva e industriale nei Punti Franchi.
Questo disciplinare poteva essere scritto in modo maggiormente rispettoso dell' extraterritorialità doganale del Porto Franco Internazionale di Trieste, ed è sicuramente ancora migliorabile ma rappresenta comunque un passo avanti e rispecchia l' equilibrio attuale delle forze in campo che ci auguriamo abbia un' ulteriore evoluzione.
Una prima breccia è stata aperta, adesso bisogna allargarla.

Come è noto leggi e regolamenti, come i Trattati di Pace, non sono entità metafisiche provenienti dal Cielo ma sono espressione dei rapporti di forza esistenti al momento e mediazione di interessi diversi.


Il documento contiene anche gli allegati riguardanti il trasferimento di porzioni del Punto Franco Nord (Porto Vecchio).



PER SCARICARE IL


( Si presenta capovolto ma va bene per la stampa mentre per la sola lettura può essere facilmente raddrizzato con la specifica funzione di Adobe Reader: Vista/ruota vista)