RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

martedì 31 gennaio 2017

"Dagli amici ci guardi Iddio..." - ATTACCO Al PORTO DI TRIESTE DI BRUGNARO (Sindaco di Venezia) AMICO E SODALE DI DIPIAZZA (CHE TACE) -




Il sindaco di Venezia Brugnaro (Centro Destra) insieme al presidente dell' Autorità Portuale Veneziana Costa (PD area Prodi),
non perdono occasione per sferrare scomposti attacchi al Porto di Trieste: lo abbiamo già documentato in precedenti articoli (clicca QUI).
Possiamo dire che il nostro porto è attaccato da destra e da sinistra...e sempre viene proposta una mortale alleanza con Venezia: il classico "bacio della morte" cui Trieste sfuggì con la Dedizione all' Austria del 1382.


Ricordiamo che DIPIAZZA sostiene a spada tratta l' alleanza con Venezia, soprattutto ai fini portuali ( vedi QUI) mentre Brugnaro ha appena protestato col ministro Delrio per il fatto che l'Autorità Portuale di Trieste dovrebbe far parte di una delegazione ufficiale in Cina.
Evidentemente considera "cosa loro" la Nuova Via della Seta...

Sull' argomento è uscito un articolo del Corriere della Sera del Veneto di Domenica di cui riportiamo l' immagine e che si può scaricare cliccando QUI.

Dipiazza farebbe meglio a pensare al Porto di Trieste prendendo le distanze dal suo sodale di Venezia con cui vorrebbe tessere spericolate alleanze fra porti che hanno entroterra e interessi radicalmente diversi e divergenti: Venezia la Val Padana e Trieste la Mitteleuropa (che Venezia vorrebbe papparsi con l' Off-Shore come terminal della Nuova Via della Seta).

Ma purtroppo temiamo di avere a che fare con un sindaco emulo di Marco Ranfo, il patrizio triestino che nel 1313 cercò di vendere Trieste ai Veneziani (clicca QUI) e pertanto subì la condanna capitale e la "damnatio memoriae".

IL TESTO DELL' ARTICOLO DEL CORRIERE:
 Corriere Veneto
Porti, via della Seta senza Venezia Brugnaro attacca Delrio: così non va
Francesco Bottazzo
Domenica 29 Gennaio 2017 «Non va bene Graziano Delrio, la via della Cina taglia fuori il Porto di Venezia e Venezia? Ma vi sembra logico», twitta il sindaco Luigi Brugnaro a metà pomeriggio. C’è l’ha con la decisione del governo di puntare su Genova e Trieste per la missione cinese che l’Italia sta preparando e che mette al centro i porti. Ci sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro delle Infrastrutture ma prima degli appuntamenti ufficiali sembra previsto per la fine di febbraio una missione dei presidenti dei porti di Genova e Trieste per preparare i contenuti operativi dell’alleanza. «Se confermata, ritengo questa scelta un errore e non solo perché l’Autorità di sistema del Mare Adriatico settentrionale (Venezia e Chioggia) non è rappresentata ma perché l’intero sistema portuale italiano non è solo Genova e Trieste — interviene il parlamentare pd Michele Mognato — Non si era più volte affermato e non solo verbalmente che bisogna fare sistema? Non è più rinviabile un confronto è un chiarimento con il governo come ho ribadito con forza qualche giorno fa in commissione trasporti alla Camera dei deputati».
L’obiettivo della missione è di intercettare i volumi sempre più crescenti che arrivano dalla Cina, ed è probabile che ci siano degli incontri bilaterali su investimenti, trasporto aereo e porti. Appare però singolare l’iniziativa del governo che taglierebbe fuori Venezia su cui, sono proprio i cinesi a voler investire con sviluppo dello scalo, pronti a mettere centinaia di milioni di euro per realizzare il porto off shore. In questi giorni è arrivata anche la decisione del Tar di respingere il ricorso presentato contro l’assegnazione al raggruppamento italo-cinese 4C3 (costituito dalle società 3Ti Progetti Italia ed E-Ambiente e guidato dal quinto general contractor mondiale, China Communication Constructions Company Group) per la progettazione definitiva del nuovo terminal. Non a caso il presidente uscente del Porto di Venezia Paolo Costa critica l’iniziativa che starebbe portando avanti il governo: «Per fortuna che c’è il sindaco a difendere il porto di Venezia da questi subdoli tentativi che stanno rendendo complicati i rapporti con la Cina. Anche perché non mi pare che sia mai stata definita una politica italiana di settore». E non aiutano certo le difficoltà della politica veneziana a fare lobby e a battere i pugni sul tavolo. Lo confermano anche le diverse posizioni sulla soluzione al passaggio delle crociere davanti a San Marco, con il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta sempre più intento a ribadire, a titolo del tutto personale, la necessita di spostare le grandi navi a Marghera, andando contro le posizioni del sindaco Luigi Brugnaro e del Porto che invece vogliono la conferma della centralità della Marittima con la realizzazione del canale delle Tresse. Ci sono poi le lungaggini che hanno portato a rinviare la scelta del nuovo presidente, che solo in questi giorni è in discussione in Parlamento. Al voto favorevole della commissione Trasporti del Senato sulla nomina di Pino Musolino, dovrebbe seguire mercoledì quello della commissione della Camera anche se nei giorni scorsi non sono mancate le posizioni contrarie di alcuni parlamentari. «A questo punto mi auguro che la questione sia affrontata presto dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che ricordo essere anche il presidente del Comitatone per Venezia», dice Costa. Anche perché alla promessa di novembre del ministro Delrio di convocare il Comitatone, entro gennaio, non sono seguiti i fatti.



domenica 29 gennaio 2017

SALUTIAMO LA FINE DELLA SECONDA "GUERRA FREDDA" - LA GUERRA FREDDA E' STATA UNO DEI PRINCIPALI MOTIVI DELLA DECADENZA DI TRIESTE NEL SECONDO DOPOGUERRA - TRIESTE HA BISOGNO DI PACE E LIBERTA' NEL SUO ENTROTERRA NATURALE: LA MITTELEUROPA -

Lasciamo parlare l' articolo dell' autorevole Rampini su Repubblica, che potete trovare cliccando QUI -
C'è qualcuno che vuole ancora la guerra, fredda o calda ?
Chi ama Trieste vuole l' accordo fra Usa e Russia. 



Usa-Russia, idillio Trump-Putin: "Nuovo rapporto fra uguali, primo obiettivo battere insieme l'Isis
La telefonata tra i due leader sancisce la fine della "seconda guerra fredda". Dietro le dichiarazioni formali si intravvedono i reali frutti della nuova amicizia: da un alto un via libera alla fine delle sanzioni contro Mosca; dall'altro l'endorsement russo alla linea dura di Washington sull'accoglienza ai rifugiati

sabato 28 gennaio 2017

LA COSCIENZA DI ZENO - IL PORTO FRANCO E' LO STRUMENTO PRINCIPALE PER RILANCIARE NON SOLO LA PORTUALITA' MA PER FAR ARRIVARE NUOVE INDUSTRIE E CREARE LAVORO VERO - UNA SVOLTA E UNA VITTORIA PER CHI HA FATTO DEL "PORTO FRANCO INTERNAZIONALE" LA SUA BANDIERA E PER QUESTO DENIGRATO DA POLITICI E STAMPA SERVILE-



Da alcuni giorni si susseguono interviste e dichiarazioni del neo Presidente dell' Autorità Portuale Zeno D'Agostino sul porto di Trieste: dal Corriere della Sera a Tele4 (vedi links sotto).
E da tutte emerge la scelta di usare, finalmente, le straordinarie prerogative del Porto Franco come arma vincente 
non solo per rilanciare portualità e logistica e vincere la concorrenza, ma anche per attrarre industrie da inserire nei Punti Franchi creando così posti di lavoro veri e sviluppo economico solido e duraturo.
Naturalmente tutto ciò abbinato al traffico ferroviario che è stato sempre il punto forte del Porto di Trieste grazie ai buoni collegamenti creati dall' Impero Asburgico.
E va anche considerato che l' Autorità Portuale ha saggiamente lasciato ampie porzioni di Punto Franco, espandibili, anche in Porto Vecchio.

E' una svolta rispetto al "pensiero unico" di una sedicente "classe dirigente" locale, amplificato a dismisura dal Piccolo, che fino a poco tempo fa denigrava il Porto Franco, ereditato dall' Impero e sancito dal Trattato di Pace del 1947, e chi lo sosteneva - principalmente il movimento indipendentista e i lavoratori portuali - arrivando agli insulti tipo: "nostalgici", "residui del passato", "immobilisti", fino a farli passare per pazzi.

A titolo di esempio riportiamo qui le allucinanti

parole di Roberto Pacorini, fratello di Federico candidato sindaco del PD ed esponente di Confindustria e relatore fisso ai suoi convegni, riportate sul Piccolo di soli due anni fa.  E questo lo diceva dopo che l' azienda di famiglia aveva notoriamente beneficato del Punto Franco ed aveva insediamenti in altri Punti Franchi sparsi nel mondo. 
Forse l' interesse per il fallito affare edilizio di "Trieste Futura" in Porto Vecchio aveva preso il sopravvento sulla riconoscenza e l' interesse della comunità: un altro frutto avvelenato della sbronza urbanizzatrice di Porto Vecchio.

Ma lasciamo questi tristi residui del passato di una arrogante borghesia che fa finta di essere "illuminata" per occuparci del futuro.

Zeno D'Agostino ha messo al primo posto nelle sue dichiarazioni la creazione di lavoro vero, di qualità, e non solo i numeri di TEU e le statistiche, e questo denota non solo competenza ma anche un atteggiamento umano e morale che gli fa onore: per questo parliamo di "coscienza di Zeno" parafrasando un grande scrittore triestino.


Questa attenzione alla creazione di lavoro e sviluppo vero, unita alle spinte ad occuparsi dell' Allegato VIII e del Porto Franco ha portato alla scelta di utilizzare, finalmente, lo strumento del Punto Franco con finalità produttive.
Ed anche a sostenere la proposta di affiancare una No Tax Area fiscale ai vantaggi dell' extraterritorialità doganale, cosa su cui la politica locale tace colpevolmente come i succitati Soloni della presunta "èlite" tergestina.


Il nostro apprezzamento per le posizioni del presidente D' Agostino non implica un' improvvisa conversione perchè resta da verificare se gli interessi nazionali italiani saranno gli stessi di Trieste, assecondando queste posizioni e facilitando l' uso virtuoso dei Punti Franchi, oppure opposti come è stato da 100 anni a questa parte e come la perdurante assenza dei decreti attuativi (regolamenti) sui Punti Franchi previsti 22 anni fa dalle legge 84/94 dimostra.

Un brutto segnale arriva dai numerosi articoli, anche sul Corriere della Sera, che rilanciano la costosissima follia del Porto Off-Shore di Venezia, pensato per tagliar fuori Trieste dalla "Nuova Via della Seta" cinese. Ne abbiamo parlato QUI con diversi link, clicca.

Il Corriere ha fatto tre pagine sulla "Guerra dei Porti" nell' Alto Adriatico, che potete scaricare cliccando QUI, altri articoli sono usciti su giornali del gruppo Espresso di cui fa parte il Piccolo, e un servizio su Tele4 - clicca QUI - ma il giornale locale non ha scritto nemmeno una riga su tutto questo ambaradan: perchè?

Cosi come nell' edizione triestina il Piccolo non ha scritto nemmeno una riga sulla richiesta bypartisan di Gorizia di avere una zona franca con tanto di disegno di legge già presentato al senato: perchè?

Altri segnali sconfortanti arrivano da articoli di riviste qualificate che, riguardo la "Nuova Via della Seta", prendono in considerazione solo l' off-shore di Venezia: segno che a livello italiano non sanno niente del Porto di Trieste per usare un eufemismo.


Del resto lo stesso D'Agostino ha dichiarato che quando è venuto da Verona come Commissario del Porto non sapeva nulla, perchè nessuno glielo aveva mai detto, dell' esistenza di un Porto Franco a Trieste: il che la dice lunga sul livello di disinformazione e boicottaggio.

Trieste, che rischia di perdere quest' ultimo treno, ha bisogno di una profonda riflessione collettiva sul suo Porto Franco Internazionale, che si conferma come principale volano di sviluppo economico, e sulla sua collocazione nei nuovi equilibri geopolitici che stanno maturando e di cui il progetto di "Nuova Via della Seta" è l' esempio più evidente.

Per questo invitiamo tutti i nostri lettori a
partecipare al convegno del Limes Club di Lunedì 30 alle ore 18 alla Stazione Marittima sul Porto di Trieste e le Nuove Vie della Seta con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, Zeno D' Agostino e Stefano Visintin, presidente degli spedizionieri. Evento Facebook cliccando QUI .

Se c'è da sostenere chi vuol far rispettare le leggi internazionali sul Porto Franco Internazionale di Trieste e l' Allegato VIII e creare sviluppo economico e posti di lavoro siamo, ovviamente, a disposizione.
E sarebbe bene che anche a chi si è battuto in questi anni 
per il Porto Franco Internazionale, andando incontro spesso a processi e insulti, vada la riconoscenza di tutti i triestini.


VIDEO INTERVISTA D' AGOSTINO CLICCA QUI -


QUI SOTTO IL METODO RAPIDO DI CONSULTAZIONE DELL'INTERVISTA.
CLICCA SULL'ARGOMENTO CHE TI INTERESSA :

INIZIO  DOMANDA DI CRONACA SULLA BORA IN PORTO IN QUESTI GIORNI
UN 2016 DI SUCCESSI
AUTORITA' DI SISTEMA PORTUALE : INGRESSO DI MONFALCONE
UN PORTO DEVE CREARE VALORE E OCCUPAZIONE
-... E VALORE AGGIUNTO GRAZIE AL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE
SCUOLA DI FORMAZIONE 
GLI INVESTIMENTI TURCHI NEL PORTO 
MSC AL MOLO VII
PIATTAFORMA LOGISTICA 
I TRAGHETTI DALLA GRECIA 
NUOVA STAZIONE MARITTIMA IN PORTO VECCHIO
OFFSHORE VENEZIA CONFRONTO COSTA BONICIOLLI
L'OFFSHORE NON PORTA VIA TRAFFICO A TRIESTE PERCHE' NON FUNZIONEREBBE
LOPPORTUNITA' DEI PUNTI FRANCHI
NUOVO TERMINAL RO-RO IN AREA TESECO
CONCORRENZA TRIESTE E KOPER ESEMPIO DOGANE 
LE POLEMICHE AL SUO ARRIVO DA COMMISSARIO E L'APPREZZAMENTO UNANIME 




mercoledì 25 gennaio 2017

PARCO DEL MARE: DANNOSA UTOPIA, COME L' URBANIZZAZIONE DI "PORTO VECCHIO" - LETTERA APERTA A PAOLO RUMIZ


Paolo Rumiz ha inviato al Piccolo una lettera sul Parco del Mare di Paoletti che riportiamo integralmente sotto e cui rispondiamo con un' altra lettera.

"Caro Paolo,
quanto scrivi sul Parco del Mare è assolutamente vero: tutti gli acquari sono in forte deficit, necessitano per andare in pareggio di uno spropositato afflusso turistico, nemmeno ipotizzabile e, nella fattispece, ci sarebbero anche enormi problemi di viabilità e posteggi.


Aggiungo che a Genova accumula deficit su deficit  anche la società pubblica che si occupa non solo del famoso acquario ma anche dell' intero comprensorio del Porto Antico urbanizzato in chiave turistica per le Colombiadi  (vedi nota).

Tutto questo sarebbe vero sia nella location prevista intorno alla vecchia Lanterna, sia nella location di Porto Vecchio.

Il deficit dell' ipotizzato acquario continuerebbe ad esistere anche in Porto Vecchio per le solide ragioni strutturali che tu stesso indichi ed anche la congestione della viabilità: le centinaia di migliaia di automobili dei turisti ipotizzati (ma solo ipotizzati) dovrebbero raggiungere Porto Vecchio passando per Viale Miramare e Barcola, stabilmente congestionati soprattutto d' estate, via Milano congestionata sempre, e le Rive, deturpandole definitivamente con un traffico abnorme.

Perchè allora proponi di trasferire il Parco del Mare in Porto Vecchio? Deficit e problemi resterebbero inalterati...

Mi domando perchè l' "èlite" di questa disgraziata città non parla più di attività produttive ma solo di sogni di un turismo ipotetico: quando nemmeno Venezia, che è una meta turistica mondiale, ha solo 55.000 abitanti e stanziamenti statali secondi solo a Roma, non riesce a vivere di solo turismo ma si lancia in progetti come il Porto Off-Shore.


Qui assistiamo a comunicati entusiasti di Presidenti di Regione per l' apertura di un (bel) supermercato di alimentari (di un amico personale di Renzi) che non pareggia nemmeno la perdita di posti di lavoro di due negozi storici appena chiusi nel silenzio istituzionale: Godina e Marchi Gomma.
Sentiamo discorsi demenziali di chi sostiene l' inutilità di parcheggi per il progettato Parco del Mare perchè così si farebbero transitare a piedi turisti davanti al citato (bel) supermercato di alimentari.

Sentiamo parlare di mettere in Porto Vecchio musei ed una nave come la Vittorio Veneto che solo di bonifiche dall' amianto costerebbe oltre 20 milioni ed avrebbe costi stratosferici e insostenibili di manutenzione e gestione trattandosi di un mezzo galleggiante in mare: lo ha detto il contrammiraglio Roberto Semi, triestino che di navi militari se ne intende, proprio in un recentissimo intervento sul Piccolo.


Sentiamo parlare di spiagge di sabbia e mercati del pesce abortiti in Punto Franco.

Ma non sentiamo più parlare di attività produttive, di attrazione di investimenti utilizzando i vantaggi del regime di Punto Franco del Porto Internazionale completato da una No Tax Area. 

Eppure c' era un progetto di Off-Shore Finanziario in Porto Vecchio proposto da Generali e Fiat,  con tanto di legge del 1991, per sfruttarne le straordinarie peculiarità.


Eppure il vero problema di Trieste è la mancanza di lavoro vero ed il drammatico calo demografico conseguente.

L' unica rimasta ad occuparsi di attività produttive e Punti Franchi (dopo la chiusura forzata dell' EZIT) è l' Autorità Portuale: anche la Confindistria a Trieste si occupa di sondaggi sulla urbanizzazione di Porto Vecchio invece di pensare alla drammatica deindustrializzazione della città successiva allo smantellamento dei Cantieri e della navalmeccanica che ha portato alla sommossa popolare del 8 ottobre 1966.

Hai ragione: è ora di finirla con le utopie dannose all' inseguimento di un "fantaturismo" solo sognato e che ci fanno perdere il tempo ed i treni che ci passano davanti.
E l' urbanizzazione, sdemanializzazione di Porto Vecchio è tra queste: due anni sono passati dal famoso emendamento Russo, e molti altri ne passeranno inutilmente, e non c'è l' ombra di un investitore mentre i costi per il Comune sono certi e rilevanti.

Bisogna cominciare a riparlare di attività produttive pensando a livello globale sulle potenzialità dei nuovi assetti geopolitici per applicarle a livello locale sfruttando il Porto Franco Internazionale ricevuto in eredità, probabilmente immeritata, come la rete ferroviaria austriaca che collega il nostro Porto con il suo entroterra naturale mitteleuropeo.


Trieste è lambita dall' immensa opportunità di diventare il Terminal privilegiato del grande progetto cinese di "Nuova Via della Seta Marittima", ma parla d' altro...

Trieste ha i Punti Franchi che servono non solo alla logistica ma sono convenienti anche per la lavorazione industriale di merci, materie prime e semilavorati, ma parla d' altro... mentre c'è il rischio che la Nuova Via della Seta si sviluppi dal Pireo attraverso i Balcani.

Almeno Venezia, con il sindaco in testa, tenta di cogliere l' opportunità con il progetto costosissimo e sbagliato di Porto Off-Shore e perfino Gorizia si mobilita unitariamente per ottenere una Zona Franca per favorire insediamenti produttivi... ma qui da anni si parla solo di urbanizzazione e musei in Porto Vecchio...

Mi auguro di vederti al convegno di lunedì 30 alla stazione Marittima sul Porto di Trieste e le Nuove Vie della Seta progettate da Pechino, e di leggere un tuo commento.

Con viva cordialità,

Paolo Deganutti 

Nota: ecco i link dei bilanci disponibili di Porto Antico di Genova con deficit crescenti:2012 - [ http://www.portoantico.it/…/05/Bilancio_PortoAntico_2012.pdf ]
2013 - [ http://www.portoantico.it/…/09/Bilancio_PortoAntico_2013.pdf "


Clicca QUI per l' intervento di Rumiz

La lettera inviata dal giornalista e scrittore triestino al Piccolo del 25 gennaio 2017: da sempre è fortemente contrario al progetto dell'acquario che dovrebbe sorgere nell'area contigua al Pedocin e alla Lanterna
Ha ragione il signor sindaco di Trieste a voler fare il parco del mare entro la fine del mandato: così i debiti dell’operazione li pagherà il suo successore. Difatti egli sa benissimo - e se non lo sa è grave - che in Italia non esiste un solo acquario in attivo. Quello famoso di Genova, che arranca come visitatori, è una macchina infernale già superata: enormi masse d’acqua da ripulire, vasche da riscaldare, pesci che muoiono continuamente. Gli effetti collaterali sarebbero tali anche a Trieste che al prossimo candidato-sindaco basterà raccogliere firme contro il progetto per una decina di giorni davanti al “Pedocin” per vincere le elezioni. Suggerisco già il nome del nuovo partito: “La Lanterna”. Un simbolo imbattibile.
Io mi chiedo se giunta comunale, Camera di commercio e chi sponsorizza il progetto anche con pagine a pagamento su Il Piccolo abbiano idea della bicicletta che dovranno pedalare. Ammettiamo pure che siano bravissimi e ce la facciano, e che un milione di visitatori l’anno vengano a Trieste. Dove metteranno le centinaia di migliaia di automobili? In Riva Traiana? Accanto alla piscina di mare? Ma no. Servirebbero le Rive intere. Come dire il collasso, con devastanti effetti sul traffico dei camion al terminal ro-ro. Se invece il milione non arriverà, e ci limitassimo a 500 mila (che pure sarebbe un buon risultato), la struttura non reggerà ai costi proibitivi di gestione, e il mitico parco del mare diverrà un nuovo cimitero degli elefanti di cui vedo già le magnifiche rovine in bella vista all’ingresso della baia.
Primo: il diritto a comprare un’area non significa affatto diritto a edificare.
Secondo: un progetto non è una scatola che può essere spostata senza problemi da un posto all’altro.
Terzo: va cambiato il piano regolatore del Porto e anche quello della città.
Possibile che non se ne tenga conto? Non è possibile. Al che viene da pensare che questa macchina sia solo propagandistica, utile in due sensi. Uno: far intascare un gruzzolo a progettisti amici per un parco che tanto non si farà mai. Due: dar la colpa ad altri della mancata realizzazione e far fare a chi si oppone la figura del solito, miserabile esponente del “no se pol”. Tre: lanciare la prossima campagna elettorale con candidato sindaco l’attuale presidente della Cdc.
Intorno a tutto questo, a livello istituzionale, ristagna un silenzio impressionante. Ma chi sono gli inquilini della Camera di commercio? Possibile che all’interno di una stimata e fondamentale categoria non ci sia una voce critica? Come mai in ambito commerciale non si fa viva una persona che dica: attenti, qui la categoria sta morendo e voi vi trastullate con lussuose utopie? Che democrazia esiste in un sodalizio che elegge per quattro volte di fila lo stesso presidente e non trova niente di strano in tutto questo? Quale zuccherino ha convinto la Cdc di Gorizia di sposare un ente a gestione ereditaria, e ad accodarsi a un progetto del genere? E soprattutto, in questi vent’anni, quanti posti di lavoro ha creato la Cdc? Oppure ha solo gestito una decadenza trastullandosi tra convegni e ricevimenti?
Le alternative, più realizzabili. Ma torniamo al sindaco. Ho mille idee alternative più realistiche da regalargli. Ridare dignità alle Rive difronte al mercato ortofrutticolo, da lui rifatte come viabilità durante il precedente mandato e già ridotte in condizioni pietose per uso di materiali precari dalle ditte in appalto. E poi mettere finalmente un distributore di carburante sulle banchine per non costringere il turismo nautico a fare il pieno in Slovenia. Riaprire ai triestini i moli blindati dalle società veliche. Tirare giù l’osceno edificio incompiuto accanto alla stazione di Campo Marzio e discutere con le Ferrovie il rilancio di quest’ultima. Restaurare fontane. Rastrellerebbe molti più consensi.
Ho la sensazione di essere di fronte a un distillato di insensatezza. Perché ostinarsi a fare il parco - ammesso che serva - in un’area così intasata quando esiste tanto spazio altrove? Come mai non si pensa al Porto vecchio, che ha metrature principesche e soprattutto finanziamenti a disposizione?(Perchè? Il deficit trutturale e i problemi di viabilità sparirebbero? ndr) E poi basta costruire. Siamo intasati di cemento e stufi di fallimenti. La città non lascerà morire impunemente il suo antico faro, la Lanterna appunto, simbolo stupendo della sua gloriosa marineria, per troppo tempo ridotto a languire in mezzo a edifici inguardabili e ora destinato a subire il colpo di grazia di un inutile parco? Vivaddio, riprendiamoci il mare, invece di chiuderlo in gabbia.

Paolo Rumiz





martedì 17 gennaio 2017

LAVORO: VIENNA DA' LA PRIORITA' AGLI AUSTRIACI - IL CANCELLIERE KERN E' SOCIALDEMOCRATICO - IL GOVERNO E' DI COALIZIONE SOCIALDEMOCRATICI + DEMOCRISTIANI: NON FASCISTI O NAZISTI..... SONO SCEMI LORO O GLI ITALIANI ?


"Il cancelliere Kern lancia il suo piano economico contro la disoccupazione: assunzioni di stranieri soltanto in assenza di manodopera nazionale" .
KERN E' SOCIALDEMOCRATICO -
IL GOVERNO E' DI COALIZIONE
SOCIALDEMOCRATICI + DEMOCRISTIANI
NON FASCISTI O NAZISTI.....
SONO SCEMI LORO O GLI ITALIANI ?
Non servono altri commenti.

Ecco l' artricolo del Piccolo oggi:
Le aziende austriache, nelle assunzioni, devono dare la precedenza ai cittadini austriaci. Gli stranieri potranno essere assunti solo in quei posti di lavoro dove non risulterà essere disponibile manodopera nazionale. È questa la strategia indicata dal cancelliere austriaco Christian Kern per combattere la disoccupazione, che in Austria è tra le più basse in Europa (5,9% a fine 2016), ma che pure preoccupa perché per il Paese è un livello record. E «i paesi europei stanno esportando la loro disoccupazione in Austria»: così ha detto Kern lanciando il suo piano economico decennale all'incontro di inizio d'anno del Partito socialdemocratico, stavolta tenutosi a Wels, ex roccaforte "rossa" ceduta alle ultime comunali del 2015 a un sindaco della destra liberalnazionale. Quello di Kern è stato una specie di "discorso alla nazione", in cui ha delineato gli obiettivi dell'Austria nei prossimi dieci anni: a cominciare dalla creazione di 200.000 posti di lavoro (i disoccupati oggi sono 471.000), alla definizione di un reddito minimo a 1.500 euro al mese, al miglioramento dell'assistenza sanitaria pubblica estesa anche ai lavoratori autonomi, al contenimento dell'immigrazione. Tanti i temi trattati, ma quello che ha colpito di più è stato lo stop ai lavoratori stranieri, che ricorda da vicino uno dei motivi che hanno spinto i britannici a votare per la Brexit e che è uno dei cavalli di battaglia di Donald Trump. Anche l'Austria, dunque, sulla stessa china di chi vorrebbe erigere nuove barriere in Europa? E se lo fa l'Austria, altri seguiranno? La proposta è stata criticata dai maggiori esperti dell'economia austriaca, da Helmut Hofer, ricercatore per il mercato del lavoro dell'Ihs (Istituto di studi superiori) a Bernhard Felderer, già direttore dello stesso istituto. Il primo rilievo riguarda il fatto che la proposta è in contrasto con una delle libertà fondamentali dell'Ue, quella della libera circolazione delle persone. Ma gli analisti austriaci esprimono critiche anche nel merito: allontanare gli stranieri significherebbe tornare indietro agli anni '70, perché anche altri Stati potrebbero fare lo stesso, con danno per tutti (compresi i 49.000 austriaci che lavorano all'estero). Senza contare poi le difficoltà burocratiche di un'azienda per dimostrare che può assumere lavoratori stranieri, non avendone trovati in Austria. La proposta lanciata da Kern, tuttavia, è meno banale di quanto possa sembrare a prima vista. Essa è rivolta nei confronti di quei Paesi dove il reddito medio del lavoro non raggiunge l'80% di quello austriaco. Chi viene a lavorare in Austria riceve uno stipendio "austriaco", ma i contributi previdenziali sono quelli del Paese di provenienza, che possono essere molto più bassi e quindi molto più "competitivi". È a questa concorrenza sleale che Kern intende dire no. In concreto, attualmente in Austria lavorano 109.000 stranieri, di cui il 30% sono sloveni, 29% tedeschi, 15% ungheresi. Sono soltanto questi ultimi che, secondo il ragionamento di Kern, potrebbero rappresentare una concorrenza sleale, perché in Ungheria i contributi sociali sono di gran lunga inferiori. Non certamente i tedeschi e neppure gli italiani, che non compaiono nelle statistiche, essendo il loro numero in Austria molto limitato. Il messaggio di Christian Kern al popolo socialdemocratico era molto pomposo, perché doveva fare effetto, ma era pensato soltanto per i cittadini dell'Est Europa. 

lunedì 16 gennaio 2017

TRUMP SORPASSA A SINISTRA LE ARROGANTI ÉLITE LIBERALI - Un interessante articolo del noto filosofo di Lubiana Slavoj Žižek


Un interessante contributo al dibattito internazionale.


Riproduciamo integralmente l' articolo del filosofo di Lubiana Slavoj Žižek pubblicato oggi sul Corriere della Sera.


TRUMP SORPASSA A SINISTRA LE ARROGANTI ÉLITE LIBERALI

La destra americana conservatrice, religiosa e anti immigrazione è l’unica forza a proporre ingenti trasferimenti sociali e a sostenere seriamente i lavoratori


Il filosofo Slavoj Žižek interverrà a «C17», la conferenza di Roma sul comunismo dal 18 al 22 gennaio, presso Esc Atelier e la Galleria Nazionale. Il programma è disponibile su www.communism17.org

Come escogitare politiche su larga scala, di fronte alle questioni cruciali del mondo di oggi, dall’ecologia alla biogenetica al capitalismo finanziario? È chiaro che abbiamo bisogno di reinventare ampi meccanismi di controllo transnazionali ed efficaci meccanismi d’intervento, di superare l’ossessione della sinistra per l’autorganizzazione locale e la relazione diretta con la base in direzione di una più efficiente e ampia organizzazione a livello statale e sovrastatale.
Perché questo è così determinante oggi? Perché la scelta è oggi sempre meno quella fra il sogno liberaldemocratico di Fukuyama da un lato e il comunismo dall’altro. (Per inciso, e lo so da lui stesso, sapete che neppure Fukuyama è più fukuyamista? Con il nuovo stato di cose — le folli conseguenze dell’eccessiva indipendenza del capitale finanziario, le catastrofi ecologiche ecc. —, ha abbandonato la sua tesi della realizzabilità del sogno liberaldemocratico). Credo sia questa la lezione da trarre dalla grande esplosione di populismi cui stiamo assistendo. Non solo Trump, ma la Brexit e Marine Le Pen, fino al partito conservatore e nazionalista di Kaczynski in Polonia, attualmente al governo. È evidente che il loro spazio è stato aperto dal fallimento delle sinistre: intendendo ora per sinistra i residui della socialdemocrazia, la sinistra istituzionale, o la sinistra liberale, che forse non dovremmo neppure chiamare sinistra.
Questo è chiaramente avvenuto negli Stati Uniti. Donald Trump è un sintomo di Hillary Clinton, nel senso che l’incapacità del partito democratico di svoltare a sinistra ha creato lo spazio occupato da Trump. Non voglio innalzare Bernie Sanders a comunista, ma è chiaro che le classi inferiori hanno espresso, sostenendolo, un’autentica insoddisfazione popolare che in seguito l’establishment della sinistra liberale non è stato in grado di incorporare e che si è dunque rincanalato verso la destra populista. E non accade solo negli Stati Uniti. Per me, l’esempio forse più tragico, lo accennavo, è quello della Polonia. Il partito Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczynski. Nell’ultimo anno, il governo ha abbassato l’età pensionabile, avviato enormi trasferimenti sociali, ad esempio alle madri, reso più accessibili istruzione e cure mediche. Per i lavoratori hanno fatto più di ogni governo di sinistra. A questo si accompagna chiaramente il loro razzismo e nazionalismo. E Marine Le Pen promette che in Francia farà lo stesso.
Persino in Trump si trovano elementi di questa pseudosinistra protofascista. Trump promette negli Usa quel che nessuno, a sinistra, si sognerebbe di proporre: mille miliardi di dollari di grandi lavori pubblici per aumentare l’impiego, e così via. Non è questo l’estremo paradosso, che emerga gradualmente questa nuova polarità? La sinistra liberale ufficiale è la migliore esecutrice delle politiche di austerità, anche se conserva il suo carattere progressista nelle nuove lotte sociali antirazziste e antisessiste; dall’altra parte, la destra conservatrice, religiosa e antiimmigrazione è l’unica forza politica a proporre ingenti trasferimenti sociali e a sostenere seriamente i lavoratori. Si tratta di una situazione incredibile. Per fare un minimo di politica di sinistra, per lo meno in un senso tradizionale, bisogna essere nazionalisti di destra, e per perseguire le politiche di austerità bisogna essere moderati di sinistra.
Credo che negli Stati Uniti questa arrogante decadenza della sinistra sia esemplificata al meglio da un fenomeno che si direbbe marginale, ma che io ritengo sintomatico: l’estrema popolarità fra le élite intellettuali del nuovo genere televisivo che mescola il talk show e il commento politico con l’umorismo, dal Daily Show di Jon Stewart a John Oliver. In pratica, quel che fanno è prendersi gioco della gente comune, dei populisti. Invece di confrontarsi con i problemi reali, non fanno che incarnare l’arroganza delle élite liberali. Negli Stati Uniti si verifica questa folle configurazione: la povera gente vota, in gran parte, per Trump e gli straricchi, e la sinistra liberale ufficiale li umilia facendosi beffe della loro idiozia.
Qual è la conclusione che possiamo trarre da questa situazione così assurda e convulsa? Dovremmo abbandonare il sogno comunista? Dovremmo lasciare un’altra possibilità al «fukuyamismo di sinistra»? No. Proprio poiché la recente esplosione del populismo di destra è il sintomo dei fallimenti della sinistra liberale odierna, il nostro compito non può limitarsi a combattere Trump e Le Pen. Se lo facessimo, perseguiremmo quella che in medicina si chiama «remissione sintomatica»: sei ammalato, l’effetto è che provi dolore, prendi gli antidolorifici ma la malattia è sempre lì. Le critiche a Trump non sono che cure sintomatiche: il vero compito è analizzare che cosa non ha funzionato nella sinistra moderata e liberale. Siamo noi a dover cambiare, noi che ancora ci consideriamo di sinistra. Dobbiamo noi trovare il modo di rivolgerci ai lavoratori, superando la political correctness. È questa la nostra tragedia ma allo stesso tempo la nostra speranza. Tutta questa confusione esige chiaramente la reinvenzione del comunismo. Quali sono le nostre più gravi crisi, oggi? L’ecologia, che è un problema di beni comuni, sotto minaccia. La crisi finanziaria riguarda anch’essa i beni comuni. La proprietà intellettuale concerne i beni comuni simbolici. La biogenetica riguarda i nostri commons genetici: chi li controllerà, chi ne dirigerà gli sviluppi? E la crisi dei rifugiati mette in gioco gli elementari beni comuni dell’umanità in sé stessa.
In secondo luogo, dobbiamo superare la logica eroica dello Stato-nazione. Come troviamo anche in Hegel, l’estremo sviluppo dell’idea dell’eroismo patriottico è la guerra. Questa per me è l’essenza del comunismo: superare lo Statonazione e la logica del mercato e reinventare nuovi beni comuni. Per noi tutti, si tratta chiaramente di una questione di sopravvivenza.
Slavoj Žižek
(Traduzione Vincenzo Ostuni)
Corriere della Sera 16/1/2017  pag.26

"GUERRA DEI PORTI", titola il Corriere della Sera - VENEZIA ATTACCA TRIESTE - VUOLE ESSERE IL TERMINAL DELLA "NUOVA VIA DELLA SETA" MA NON HA I FONDALI: ALLORA DIFFAMA IL "PORTO FRANCO DI TRIESTE" E VUOLE IL PORTO OFF-SHORE DA 5 MILIARDI - UN CONVEGNO DI LIMES SARA' OCCASIONE DI DISCUTERE FINALMENTE QUESTIONI STRATEGICHE PER LA NOSTRA CITTA'.


Paolo Costa, presidente in scadenza dell' Autorità Portuale di Venezia ed ex ministro dei Lavori Pubblici (governo Prodi), si è lasciato andare a pesanti attacchi al Porto Franco Internazionale di Trieste, secondo lui assistito e incapace di reggersi da solo.
Vedi il VIDEO DICHIARAZIONI COSTA E D'AGOSTINO - clicca QUI.

Oggi sono uscite anche  diverse pagine del Corriere della Sera sulla "Guerra dei Porti" nell' Alto Adriatico.


La posta in gioco è il Terminal nell' Alto Adriatico della "Nuova Via della Seta " marittima, il gigantesco progetto strategico in cui la Cina investe 140 miliardi di dollari per sviluppare i traffici commerciali con l' Europa.

La Cina ormai è la seconda potenza mondiale e si è lanciata sui mercati internazionali come dimostra anche la partecipazione del Presidente Xi Jinping al summit  economico / strategico di Davos.


Il presidente del Porto di Venezia, che è in una laguna con bassi fondali inadeguati, ha avuto l' idea di un' isola artificiale al largo: un progetto costosissimo ed inefficente da realizzarsi con soldi pubblici ma appoggiato dai politici ingolositi dai guadagni fatti con il Mose ed altre grandi opere.


Un progetto appoggiato a spada tratta dal sindaco di Venezia Brugnaro,
grande amico di Dipiazza che rischia di essere considerato analogamente ai partecipanti alla "Congiura dei Ranfi": la casata di Triestini esiliata per il suo progetto di sottomissione di Trieste a Venezia.

Ecco lo scopo della campagna lanciata da Paolo Costa contro il Porto Franco Iternazionale di Trieste: screditare il nostro porto agli occhi di compagnie di shipping e investitori, soprattutto orientali.

Ha prontamente risposto il Presidente dell' Autorità Portuale triestina D'Agostino, sia in TV che sul Corriere ricordando le antiche origini dello status di Porto Franco ed il buon lavoro svolto con investimenti privati.


Su questi importanti temi ed articoli ritorneremo perchè è necessario che a Trieste si cominci a discutere di strategie di lungo respiro per lo sviluppo dell' economia e della vita della città uscendo dalle secche del piccolo cabotaggio locale.

Trieste merita qualcosa di più dei Musei in Porto Vecchio.


Il convegno del neocostituito Limes Club Trieste sulla "Nuova Via della Seta"  potrà essere un' occasione per iniziare una discussione pubblica costruttiva e un momento di unione tra tutti i Triestini di buona volontà disposti ad impegnarsi per dare un futuro alla nostra città e ai nostri figli.