RESTITUIRE TRIESTE AL FUTURO -

AUTONOMI DALL' ITALIA MA CONNESSI CON IL MONDO - RESTITUIRE TRIESTE ALLA MITTELEUROPA - RESTITUIRE TRIESTE AL SUO FUTURO: CENTRALE IN EUROPA INVECE CHE PERIFERICA IN ITALIA -

mercoledì 5 ottobre 2016

MEGLIO CHE I COMICI FACCIANO I COMICI - BENIGNI DICE CHE IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SAREBBE PEGGIO DELLA BREXIT: MAGARI ! - L' INGHILTERRA HA UN BOOM ECONOMICO GRAZIE ALLA SVALUTAZIONE DELLA STERLINA, VUOLE DARE LA PREFERENZA AI PROPRI CITTADINI NELLE ASSUNZIONI E CONTROLLARE L' IMMIGRAZIONE... INTANTO IN ITALIA "MARIETA MONTA IN GONDOLA"...

Per il comico non è più "La Costituzione Più Bella del Mondo" ma va cambiata:
se vincono il NO si finisce come l' Inghilterra con la Brexit : mini boom economico, preferenza agli Inglesi nei posti di lavoro e regolamentazione dell' immigrazione.
Veramente un rischio tremendo...


Intanto in Italia: le previsioni economiche del Governo vanno in "gondoleta" contestate dagli stessi organismi di controllo statali: 
MARIETA MONTA IN GONDOLA (clicca QUI)
Co sto afar del SI e del NO
moleghe 'n ponto, moleghe 'n ponto,
co sto afar del SI e del NO
molèghe 'n ponto tutti do!


martedì 4 ottobre 2016

#BalleTuristicoMuseali - MOSTRA "NAVI DEL LLOYD": QUANTI SONO I BIGLIETTI VENDUTI (INCASSI) E QUALI I COSTI ? - QUANTO TURISMO HA GENERATO ? E' AUTOSUFFICIENTE LA MOSTRA CHE "ITALIA NOSTRA" VUOLE SPOSTARE AL MAGAZZINO 26, COSTATO OLTRE 16 MILIONI PER UN RESTAURO DA COMPLETARE? - PROMETTEVANO DUE MILIONI DI TURISTI ALL' ANNO IN "PORTO VECCHIO".....



"Dirottare l’Istituto di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) dal Magazzino 26 che è destinato a funzioni museali e trasferirvi qui la mostra sulle navi del Lloyd subito dopo la Barcolana ...."

Visto che ne parlano qualcuno può rispondere alla domanda che abbiamo fatto mesi fa per sapere quanti siano i biglietti venduti (incassi) e quali i costi della celebrata mostra sulle NAVI DEL LLOYD che vogliono invece portare al Magazzino 26 ? 

Giusto per capire quanto turismo abbia generato e se sia autosufficiente economicamente.

E giusto per capire quanto questa storia del Turismo Museale a Trieste sia campata in aria (vedi Attrattore Culturale Transnazionale).


Ricordiamo che secondo Cosolini questa mostra sulle Navi del Lloyd sarebbe stata il cuore del "Museo del Mare" che avrebbe attratto milioni di turisti (due milioni all' anno ...)
Da mesi attendiamo i dati sull' afflusso turistico reale: e' segreto?


VOGLIONO TRASFORMARE TRIESTE ED IL SUO PORTO IN UN MUSEO CON LA SCUSA DI UN TURISMO INESISTENTE E FANTASTICATO.

N.B. Il 30 gennaio 2016 "gli analisti" prevedono 2 milioni di turisti / anno nel 2030, ma l' "Advisor" ha appena detto che ci vogliono 25 anni per i lavori che sarebbero conclusi nel 2041...una presa per i fondelli continua...


FUORI "ITALIA NOSTRA" E LA SOVRINTENDENZA DAL "PORTO FRANCO INTERNAZIONALE" - SONO LORO, CON I VINCOLI ARCHITETTONICI, I VERI IMMOBILISTI E CAUSA DEL DEGRADO PER IMPOSSIBILITA' DI AMMODERNAMENTO --


STAVOLTA HANNO STUFATO: saremo "politicamente scorretti" e parleremo chiaro.

L' arch. Antonella CAROLI, già sciaguratamente e incomprensibilmente Segretario del Porto al tempo di Maresca nonchè ammiratrice del sen. Russo che sostiene in ogni occasione, è intervenuta nuovamente su Porto Vecchio insieme con la sua "Italia Nostra", attaccando veementemente l' unica proposta decente che è quella di mettere un centro di ricerca avanzata come l' ICGEB in Porto Vecchio e precisamente nel Magazzino 26 restaurato a carissimo prezzo con soldi pubblici.


L' ICGEB non è il  Totem TURISMO e nemmeno un MUSEO che è nelle ossessioni di queste persone, ma un centro di bioingegneria che ha anche ricadute sul tessuto produttivo, e perciò da ostacolare pesantemente con i demenziali vincoli architettonici.


Infatti costoro hanno ribadito che vi è anche un vincolo architettonico sugli interni del magazzino, che ne impedirebbero l' adeguamento alla attività dell' ICGEB, come se non bastasse il vicolo sull' esterno degli edifici e dell' area che l' arch. Semerani ha, giustissimamente, definito "idiota".

Ricordiamo che nel 2001 quel fenomeno di Sgarbi allora sottosegretario, su sollecitazione ed appoggio della medesima Antonella Caroli, Segretaria del Porto, e di Italia Nostra, ha posto un pesantissimo vincolo architettonico sull' area di Porto Vecchio, vincolo che è la causa prima della mancata modernizzazione dell' area e del conseguente degrado.

Costoro, versando lacrime di coccodrillo, parlano di IMMOBILISMO mentre ne sono la causa prima come si vede anche oggi con l' ICGEB.

L' attività di porre vincoli architettonici e di applicare in modo demenziale la legge Galasso (quella sui paesaggi) da parte della Sovrintendenza paracadutata da Roma, supportata da "Italia Loro", non si limita a Porto Vecchio e a creare problemi all' Adria Terminal che lì è ancora operativo, ma investe inopinatamente anche Porto Nuovo creando problemi e bloccando chi vuole costruire nuovi capannoni e vincolando perfino le pietre delle banchine.

DEVONO STARE FUORI DAL "PORTO FRANCO INTERNAZIONALE DI TRIESTE" SU CUI NON HANNO ALCUNA COMPETENZA.


E I VINCOLI ARCHITETTONICI DEVONO ESSERE TOLTI: 32 MILIONI DI RESTAURI PER MAGAZZINO 26 E CENTRALE IDRODINAMICA, SENZA CREARE UN SOLO POSTO DI LAVORO, SONO PIU' CHE SUFFICIENTI...
IL PORTO NON E' UN MUSEO !

Qui il testo del Piccolo (vedi foto):
Dirottare l’Istituto di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) dal Magazzino 26 che è destinato a funzioni museali e trasferirvi qui la mostra sulle navi del Lloyd subito dopo la Barcolana per rendere l’ex Centrale idrodinamica nuovamente fruibile per le visite agli impianti. Con questi obiettivi, sull’argomento triestino del secolo cioé Porto vecchio è scesa in campo a spada tratta ieri anche Italia Nostra che ha in gestione l’embrione di Polo museale già esistente all’interno dell’antico scalo. La referente per il Polo Antonella Caroli e la vicepresidente provinciale Giulia Giacomich hanno fortemente criticato la scelta della nuova sede dell’Icgeb confermata nella riunione d’insediamento del Tavolo romano su Porto vecchio a cui hanno preso parte Regione, Comune, Autorità portuale e governo (rappresentato dal segretario generale del ministero per i Beni e le attività culturali, cui si deve il contributo di 50 milioni, Antonia Pasqua Recchia, e dal capo dipartimento per gli Affari regionali della presidenza del Consiglio Antonio Naddeo). «A una nostra prima valutazione - hanno commentato le rappresentanti di Italia Nostra - la struttura specialistica dell’Icgeb potrebbe andare a stravolgere le parti interne dell’edificio in quanto la realizzazione di laboratori, attrezzature tecniche, controsoffittature, pavimentazioni galleggianti, aree di rispetto, potrebbero presentare notevoli problematiche dal punto di vista autorizzativo dato che l’edificio è vincolato anche dall’interno». Ma non è solo questa l’obiezione che muove Italia Nostra che insiste sul fatto che il Magazzino 26 «viene individuato anche dalle linee guida dell’advisor Ernst&Young come area museale ed espositiva», mentre ospitando l’Icgeb «verrebbe interdetto all’accesso pubblico». Per l’Istituto di ingegneria genetica e biotecnologia secondo Italia Nostra «si potrebbe individuare un’area...


P.S. Visto che ne parlano qualcuno può rispondere alla domanda che abbiamo fatto mesi fa per sapere quanti siano i biglietti venduti (incassi) e quali i costi della celebrata mostra sulle navi del Lloyd che vogliono invece portare al Magazzino 26 ? Giusto per capire quanto turismo abbia generato e se sia autosufficiente economicamente.

Italia Nostra

lunedì 3 ottobre 2016

L' ATTUALISSIMO DISCORSO DI LUCIANO SANTIN IN OCCASIONE DEL 634° ANNIVERSARIO DELLA DEDIZIONE DI TRIESTE ALL' AUSTRIA - 30 SETTEMBRE 2016

30.9.2016: 634° anniversario della Dedizione di Trieste all’Austria


Riprendiamo, per il suo interesse e attualità, il bel discorso di Luciano Santin in occasione del 634° anniversario della dedizione di Trieste all' Austria, pubblicato dal Club Touristi Triestini (clicca QUI ).

"Mi si chiedono due parole in occasione dell’anniversario della Dedizione di Trieste all’Austria. Non parlerò di nostalgie, di miti scintillanti, di patrie ideali, di appartenenze a una civiltà. Temi che pure avrebbero ragioni e dignità per essere trattati.
Parlerò invece di funzionalità. Pazienza se qualcuno rimarrà deluso, ma sono capace di dire solo ciò che penso, ciò che ho faticosamente e provvisoriamente maturato negli anni.
Partirei da una riflessione. La mia infanzia ha attraversato il dopoguerra, ultimi anni ’40, primi ’50, quindi ho mangiato pane e Fratelli d’Italia, Piave, Ragazze di Trieste, ogni giorno che Dio mandava in terra.
Ma giunto all’età della ragione, mi sono reso conto che sulla storia patria, intendo quella della Heimat triestina, mi era stato raccontato ben poco, a parte il mito della doppia redenzione, tacendo peraltro i venticinque italianissimi anni intercorsi tra i due fatti, con tutti i nefasti eventi, gli esiti, le conseguenze.
Soprattutto il mezzo millennio che aveva preceduto il possesso italiano, era stato liquidato con il distico di una canzone, che si cantava ogni mattina a scuola, altrimenti le lezioni non sarebbero potute iniziare, e che recitava: “infranse alfin l’italico valore, le forche e l’armi dell’impiccatore”.
Dunque, la notte e l’alba: prima le tenebre della tirannide assassina, poi la luce gloriosa e salvifica. Redentrice. Nient’altro.
Ma dell’altro ci doveva essere: stava a testimoniarlo l’ossatura stessa della città, i palazzi, l’impianto urbano, quello portuale. Tutte cose che avevano ben più dei quarant’anni che separavano la mia fanciullezza dalla Trieste del primo ’900.
Così ho cominciato a documentarmi, a leggere testi di storia, ma ancor più vecchi giornali, a chiacchierare con i testimoni di quell’epoca scomparsa, che erano già vecchi quando io ero giovane.
E le prime scoperte furono, allora, l’alfa e l’omega della Trieste asburgica: l’impressionante crescita occorsa tra il 1900 e l’inizio della Grande guerra, e l’atto che ne era stato all’origine, sia pure molto da lontano: la dedizione all’Austria.
Una cosa abbastanza sbalorditiva, quest’ultima: nel 1300 le città si conquistavano col ferro e col fuoco. Al massimo i regnanti si scambiavano i possedimenti, con gli abitanti sopra, secondo le loro convenienze.
Trieste, invece, all’epoca fece una libera scelta.
Si offrì all’Austria, contrattando condizioni di grande favore, tra cui quella, mai abbastanza sottolineata, di bene indisponibile.
La corona non avrebbe mai potuto cedere la città così come allora si usava, le sorti degli Asburgo erano indissolubilmente legate a quelle di Trieste, che poteva solo essere strappata loro. E ciò occorse, con Napoleone e poi con i Savoia. Ma, si trattò, appunto, di una conquista.
A questo punto la domanda che discende dalla dedizione è: perché questa scelta, perché darsi all’Austria?
La prima risposta, abbastanza ovvia è: c’era una forte istanza autonomista, legata al libero Comune, e Trieste non voleva sottomettersi a Venezia, signora del mare, che con le buone e le meno buone si era impossessata di tutta la costa del Nord Adriatico.
La seconda risposta, o una prosecuzione della prima, se vogliamo, chiede di allargare un po’ lo sguardo alla carta d’Europa, l’Europa continentale. Nel momento in cui la città restava l’ultima figurina, quella che mancava alla collezione veneziana, diventava automaticamente più preziosa.
E questa tessera mancante al mosaico costiero della Serenissima poteva diventare altamente strategica. Non c’era più il muro di Venezia, a chiudere all’Europa centrale l’accesso al mare, o a monopolizzarne il controllo, ma c’era un varco, tra l’altro il punto più diretto e favorevole in termini di passi montani, con il Prewald, sotto il Nanos.
Questa opportunità piace pensare che sia stata allora presa in considerazione, certo a futura memoria, perché l’Adriatico non era ancora un mare libero. Lo sarebbe diventato appena nel 1717, con la patente di libera navigazione proclamata da Carlo VI.
C’è da considerare il fatto che la tensione verso il Mediterraneo del bacino danubiano ed oltre è un dato quasi fisico, gravitazionale. Pensiamo ai patriarchi tedeschi, che attraverso il Friuli puntavano al mare, o anche alla Germania nazista, che voleva Trieste per farne il porto meridionale del III Reich.
Ripeto, non parliamo di cascami romantici, di affetti controirredentistici. Non parliamo neppure di legalità. Certo, nel 1918 per l’annessione all’Italia non si fecero plebisciti. Erano stati tenuti, decenni prima, al Sud, in Toscana, negli Stati pontifici, per l’unificazione d’Italia, e poi in Veneto e in Friuli per le annessioni del 1866. Ma a Trieste no. Non si fece nulla. Perché – fu la spiegazione – dell’italianità di tutte le terre della penisola si poteva dubitare, non di quella di Trieste, la fedele di Roma.
Anche fedelissima dell’Austria, però.
Ma, dicevo, non parliamo di queste cose che appartengono ormai alla storia, parliamo della geografia. Della funzione di Trieste.
Trieste ha un senso come città europea, o non lo ha. Non lo ha come centro di una certa dimensione.
Nei primi anni del ’900 a dirlo con consapevolezza fu Ruggero Timeus: “cresca l’erba tra le pietre dei moli, purché siamo italiani. Torniamo a essere un villaggio costiero, ma nel seno della madrepatria”.
Per l’Italia, che dispone di parecchi sbocchi a mare dalla Liguria al Veneto, Trieste è un posto fuori mano e tecnicamente, funzionalmente – ripeto – inutile.
Invece nell’Europa di oggi, che, pur tra contraddizioni e zoppìe ha una permeabilità molto maggiore che non in passato, Trieste potrebbe far valere il suo ruolo strategico, tra Centro Europa e Mediterraneo, e anche tra Est e Ovest.
Ma per poterlo realmente riassumere Trieste deve essere in grado di rapportarsi con il suo hinterland direttamente, rapidamente, e godendo di poteri decisionali.
Se ogni cosa deve transitare per Roma la battaglia è perduta in partenza. Perché a livello centrale italiano si dimenticano abbastanza di noi. Funzionalmente non serviamo, elettoralmente non contiamo, a livello italiano centomila voti, perché di questo si tratta, pesano poco.
Tre anni fa “Reporter”, l’esemplare programma di Milena Gabanelli su Rai 3, si è occupata dei collegamenti a Nord Est, Slovenia e Austria. Interviste ai governatori Zaia e Serracchiani, a Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato delle ferrovie, a Bortolo Mainardi, commissario straordinario Tav.
Andatevela a guardare, questa trasmissione, ecco il link. Si intitola confine Nord est. Ne esce fuori sostanzialmente questo discorso: l’Italia ha deciso di disinvestire sulle ferrovie verso est e verso nord.
E questo mentre ci si spertica in discorsi sulla necessità di fare la Tav come corridoio europeo.
Ci sono delle cose che assolutamente non quadrano.
Questa sintesi l’ho fatta io, ma, come ho detto, andatevi a vedere il servizio e giudicate personalmente.
Ecco, queste sono cose sulle quali i nostri rappresentanti dovrebbero attivarsi, non sulla guerra agli artisti di strada o sulla spiaggia tipo Copacabana a Barcola.
Da notare che la Presidente della Regione denuncia l’abbandono, però lei, che è numero due del partito di governo e che è anche responsabile nazionale dei Trasporti e Infrastrutture dello stesso partito, forse potrebbe fare qualcosa. Ma da Roma adesso si preferisce guardare al ponte sullo stretto di Messina.
Ripeto una volta di più. Qui parliamo di funzionalità. Se avremo modo di relazionarci con il mondo cui possiamo servire, e che serve a noi, ma relazionarci in modo diretto, senza tramiti e filtri lenti e poco motivati, possiamo nutrire delle speranze nel domani. Altrimenti mettiamoci il cuore in pace.
Circola un’aria strana. Si parla di soppressione dell’autonomia, forse di macroregione Nord Est. Penso che sarebbe una cosa esiziale.
Perché, se l’autonomia era una necessità, affermata come tale, quando Trieste era limes del mondo occidentale, suo caposaldo di chiusura, è ancora più vitale oggi, che sono possibili l’apertura e le interazioni positive.
La funzione crea o sviluppa gli organi diceva Lamarck. Ma se si fa di tutto per bloccare la funzione, gli organi non nasceranno, e quelli che esistono deperiranno.
A Trieste l’abbiamo visto negli ultimi centovent’anni. Iniziati con uno straordinario, tumultuoso sviluppo, al quale è seguita una decadenza che sembra non avere fine."

Luciano Santin è giornalista e già corrispondente di Panorama.



DIBATTITO URGENTE - SBAGLIANO GLI UNGHERESI E GLI ITALIANI DEL CANTON TICINO SVIZZERO CHE HANNO VOTATO PER IL CONTINGENTAMENTO DI IMMIGRATI ECONOMICI E FRONTALIERI? --- LA UE, I GOVERNI ED IL "POLITICAMENTE CORRETTO" ELITARIO SONO FORSE SUCCUBI DEL NEOLIBERISMO E NEOCOLONIALISMO GUERRAFONDAIO CHE CREA MASSE DI "DEPORTATI" PER TENERE BASSI I SALARI E SPEZZARE LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI ? --- PERCHE' "PRIMA I NOSTRI" NON SI DEVE DIRE? LO PREVEDE ANCHE L' "ALLEGATO 8°", ART 18/3 ...


--- SBAGLIANO GLI UNGHERESI E GLI ITALIANI DEL CANTON TICINO SVIZZERO CHE HANNO VOTATO PER IL CONTINGENTAMENTO DI IMMIGRATI ECONOMICI E FRONTALIERI?

--- SONO LA SVIZZERA E L' UNGHERIA CHE HANNO DISTRUTTO LA LIBIA E LA SIRIA? 


--- LA UE, I GOVERNI ED IL "POLITICAMENTE CORRETTO" ELITARIO SONO SUCCUBI, SE NON COMPLICI, DEL NEOLIBERISMO E NEOCOLONIALISMO GUERRAFONDAIO CHE CREA MASSE DI "DEPORTATI" PER TENERE BASSI I SALARI E SPEZZARE LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI ? 


--- "PRIMA CREARE POSTI DI LAVORO E SERVIZI PUBBLICI PER TUTTI E POI IMMIGRAZIONE REGOLAMENTATA": E' RAZZISMO? 


--- PRETENDERE CHE NON CI SIA PIU' IL 40% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE (per non parlare degli over 50 licenziati) PRIMA DI FAR ARRIVARE NUOVI DISOCCUPATI,  E' SBAGLIATO ? 


---  "SOSTENERE LE ONG CRISTIANE E LAICHE PERCHE CREINO SVILUPPO IN AFRICA E MEDIORIENTE INVECE CHE ASSISTENZIALISMO QUI": E' XENOFOBIA ?


 --- SI STANNO FORSE FOLLEMENTE REGALANDO MASSE DI EUROPEI AD UNA REAZIONE RAZZISTA, VERA E CATTIVA, TACCIANDO DI POPULISMO O PEGGIO GLI STRATI PIU' DEBOLI, STREMATI DA 8 ANNI DI CRISI E "AUSTERITY" NEOLIBERISTA??? 


--- PERCHE' "PRIMA I NOSTRI" NON SI DEVE DIRE? LO PREVEDE ANCHE L' "ALLEGATO VIII", ART 18 comma 3 DEL TRATTATO DI PACE DEI VINCITORI CONTRO IL NAZIFASCISMO ...


Grande sdegno sulla stampa italiana ha creato il referendum del Canton Ticino Italiano della Svizzera che ha deciso di dare la preferenza nelle assunzioni ai cittadini ticinesi a parità di competenze.


Naturalmente l' Italia si è ipocritamente dimenticata che sta praticando a sua volta limitazioni ai frontalieri della Croazia entrata da luglio nella UE (clicca QUI).


Adesso è la volta dello sdegno verso l' Ungheria per il voto di ieri che anche se non ha raggiunto il quorum
 ha comunque mobilitato milioni di elettori con il 98 % al NO alle politiche UE sull' immigrazione.
Il 42,5%  degli aventi diritto al voto ungheresi si è espresso per il NO alla UE indicato dal governo: in Italia al referendum costituzionale di dicembre, dove non ci sarà nemmeno un quorum minimo, succederà altrettanto con il SI richiesto da Renzi? 
Secondo i sondaggi odierni il SI renziano non supererà il 20% del corpo elettorale e ci sarà un astensione ben superiore al 50%.
Tanto per avere una misura di ciò che accade veramente e della stupidità di quei piddini che tuonano sulla sconfitta del presunto "nazista" Orban.


Dalla Brexit all' Ungheria, passando per la Svizzera, vengono condannati gli esiti di referendum popolari svoltisi regolarmente secondo metodi e principi democratici coinvolgendo milioni di elettori, non decisioni di dittatori.

Dando dei razzisti, fascisti e addirittura nazisti a interi popoli si rischia di fare gli apprendisti stregoni.

Al contrario la questione immigrazione è seria e non si può risolvere con anatemi, accuse di populismo e appelli moralistici.


Abramo Lincon disse che "l
a democrazia è il governo del popolo, dal popolo e per il popolo ": lanciare accuse di "populismo" quando gli esiti elettorali non piacciono alle élite, oltre ad essere ipocrita, è un errore gravissimo come ormai anche sul Corriere della Sera si legge (clicca QUI per "Il concetto ambiguo di populismo").

La cosa più importante da fare ora, in termini politici generali, è mettere le politiche migratorie al centro del dibattito democratico. 
Bisogna discuterne a fondo, e dovrebbe esserci una vasta consultazione pubblica.


Biasimare semplicemente le persone per zittirle, con l’aiuto di facili e a volte ipocrite accuse di “razzismo”, non può essere un sostituto della democrazia.
Il pubblico deve sapere come l’immigrazione colpisce i salari, i prezzi, le opportunità di lavoro, i servizi sociali, le organizzazioni sindacali, dato che questo tema è così profondamente legato alla politica economica, commerciale, e dello stato sociale.


Proviamo ad iniziare:

--- Se si è d’accordo, che sia nell' interesse del capitalismo finanziario di possedere un vasto esercito di riserva di lavoratori disoccupati per tenere bassi i salari e magari per spezzare le organizzazioni collettive dei lavoratori, allora non si può in nessun modo pensare che la creazione di lavoratori usa-e-getta sia un fenomeno nuovo. (E non serve essere marxisti per essere d’accordo con quella che è in effetti un’osservazione della realtà.)
 
In ogni caso, dovrebbe essere chiaro che negli Stati Uniti, in Canada e soprattutto nell’ Europa meridionale, la deindustrializzazione causata dai trattati di libero scambio (globalizzazione) ha creato molti più disoccupati che in passato.


Il fenomeno dell’aumento della disoccupazione a causa della globalizzazione è una peculiarità del capitalismo neoliberale. 

Storicamente, l’immigrazione è stata usata per deprimere i salari dei lavoratori nel paese che la riceve.

Leggiamo un giudizio sulla situazione americana applicabile anche da noi:
"Se non credete che l’immigrazione sia usata dai datori di lavoro per ridurre gli standard di vita e di lavoro negli Stati Uniti, allora potete andare a lavorare in una qualsiasi fabbrica americana che ha un numero significativo di mansioni spiacevoli e che non richiedono qualificazioni. Vedrete il vostro capo-capitalista che mantiene i salari bassi e i lavoratori intimiditi ed oppressi assumendo, tra le varie cose, degli immigrati la cui esperienza di povertà estrema, violenza, e altre forme di miseria nei loro paesi di origine, rende disposti a lavorare in una “manifattura moderna” con obbedienza e senza proteste per 10$ all’ora o meno." Paul Street

C'è un interessante articolo 
di Maximilian Forte su Zero Anthropology – già segnalato dal prof. Alberto Bagnai su Goofynomics – in cui l’antropologo italo-canadese analizza impietosamente la svolta storica cui stiamo assistendo soprattutto sul lato americano.
Ne consigliamo la lettura soprattutto a chi è di formazione o orientamento di sinistra (
clicca QUI per la traduzione italiana).

--- Invece di "migranti" sarebbe forse più realistico parlare di "deportati", per le finalità di cui sopra, costretti a questa migrazione dall' azione predatoria neocoloniale che sfrutta le risorse dei paesi d' origine senza creare sviluppo economico oltre ad alimentare conflitti armati, anche per vendere armamenti come denuncia anche la Chiesa.
Abbiamo assistito attoniti alla distruzione della Libia ed ora anche della Siria dopo l' esaltazione del "bluff" delle "primavere arabe" e con la giustificazione di esportare democrazia e diritti umani.


Assecondare questo processo, sempre con la motivazione ipocrita dei diritti umani, non è forse un comportamento da utili idioti?


Gli stessi governi che parlano di interventi umanitari avevano prima bombardato la Libia e costantemente appoggiato le politiche di austerity neoliberiste a danno dei loro stessi cittadini: non sarebbe il caso, per prima cosa, di mandarli a casa? E di togliere il sostegno alle èlite finanziarie ? 


---  La specie umana, e non solo quella, reagisce sempre con ostilità allo straniero che intende insediarsi sul suo territorio.
 
L' etologia ci insegna che è l' antico risultato di una evoluzione naturale volta a mantenere l' equilibrio fra le risorse di un territorio e i suoi abitanti: questione di sopravvivenza per abitanti e territorio.
 

E' naturale che in una situazione di calo delle risorse, crisi economica,  aumento della disoccupazione, tagli a sanità, pensioni e welfare l' arrivo di nuovi pretendenti ad una torta sempre più piccola generi reazioni di ostilità.
 
Soprattutto nei settori più deboli che risentono della nuova concorrenza sia quanto ad assistenza che a posti di lavoro.
 
Non stiamo parlando di fantasie ma, ad esempio, di una disoccupazione giovanile superiore al 40% in Italia.


Insistere su questa strada vuol dire solo aumentare il rischio di tensioni e disgregazioni sociali ingovernabili


Tanto più se i nuovi arrivati sono portatori di culture profondamente antagoniste allo stile di vita europeo frutto di secoli di conquiste sociali e culturali, come è particolarmente evidente e letteralmente intollerabile nell' atteggiamento verso i diritti delle donne.


Invece di criminalizzare queste reazioni ostili naturali e insopprimibili si dovrebbe indirizzarle verso i responsabili veri, che non sono i disperati in arrivo ma i governi e le elitè finanziarie.


--- La mentalità aperta al mondo e allo straniero è una cosa bellissima ma, continuando così, diventerà il privilegio solo di una ristretta élite non toccata da questi problemi.
Non servono prediche, moralismi e compitini a scuola sulla solidarietà a contenere pulsioni naturali ed etologicamente inevitabili, oltrechè motivate da una situazione di calo grave delle risorse economiche e preoccupazione per il futuro dei figli: è come se si volesse imporre la castità per motivi morali... il mondo non funziona così, malgrado le illusioni delle anime belle...


Servirebbe di più mandare a casa i governi che praticano queste politiche, contrastare gli interessi del capitale finanziario neoliberista e dei guerrafondai nostrani, oltre a destinare una parte delle risorse (ad esempio l' 1% dell' IVA come si propone) ad organizzazioni non governative impegnate a creare sviluppo nei paesi d' origine delle migrazioni.


Un buon compromesso tra esigenze economiche e morali sarebbe aiutare, ad esempio, quelle organizzazioni cristiane e interconfessionali che già si sono distinte nel creare "corridoi umanitari" con selezione nei paesi d' origine dei rifugiati autentici per motivi bellici dai semplici migranti economici (clicca QUI).


E servirebbe investire parecchio in comunicazione in questi paesi sulla situazione reale da noi e le vere condizioni dei migranti stessi.


Infatti la pura assistenza ed accoglienza qui non cura la malattia che sta nei paesi d' origine e nello squilibrio creato dal neoliberismo e dal neocolonialismo: è come voler curare il cancro con l' aspirina. Con l' aggravante che fa ammalare pure le nostre società.


E soprattutto servirebbe pretendere la creazione di posti di lavoro con politiche espansive e non deflattive come ora, perchè una disoccupazione giovanile al 40% vuol dire perdere una generazione, prima di consentire l' immissione di immigrati economici che deve essere regolamentata sulla base delle reali necessità e possibilità di dignitoso assorbimento e vera integrazione.


Dire che l' immigrazione serve a garantire le pensioni, cosa plausibile solo se c'è già la piena occupazione, è una bestialità 
in presenza dei livelli attuali di disoccupazione dei residenti: le pensioni sono garantite dai contribuiti del lavoro regolare che deve essere offerto prioritariamente ai nostri disoccupati e giovani.
Che altrimenti sono costretti ad emigrare altrove pagando le pensioni di altri paesi.
Assorbita la disoccupazione si può procedere a nuova immigrazione regolamentata. 


--- "Prima i Nostri" non è una bestemmia e nemmeno razzismo: è il comportamento del "buon padre di famiglia".
Lo hanno scritto le più grandi democrazie mondiali nell' art. 18, comma 3  dell' Allegato VIII al Trattato di Pace del 1947.


ARTICOLO 18 comma 3 : Tutti gli altri impiegati del Porto Libero saranno nominati dal Direttore. In tutte le assunzioni di personale la preferenza deve essere data a cittadini del Territorio Libero.

ERANO FASCISTI I VINCITORI DELLA 2° GUERRA MONDIALE CONTRO IL NAZIFASCISMO ?

--- Sullo sfascio dell' Unione Europea dovuto principalmente alle sue dottrine economiche sbagliate (per usare un eufemismo), che la inchiodano da 8 anni in una crisi senza soluzione e in una contrapposizione fra Sud e Nord, si sta innestando un processo di
 riaggregazione della Mitteleuropa, di cui Trieste era il porto. 

Ciò sta avvenendo, piaccia o meno, sotto la gestione di forze che provengono dalla destra liberale che si stanno contrapponendo al neoliberismo della tecnocrazia di Bruxelles più di quanto faccia una "sinistra" imbambolata e rincitrullita dagli specchietti della globalizzazione neoliberista che si confondono al suo "terzomondismo" e a cui si è recentemente convertita.
 
Il 4 dicembre probabilmente in Austria sarà eletto Presidente Hofer della destra liberale. 


Le altre forze politiche, al governo di Italia e Francia, invece di demonizzare moralisticamente si domandino perchè si sono tagliate fuori da tutto questo facendo i reggicoda del neoliberismo finanziario. 


Il cattivo Orban ha praticato una politica economica keynesiana, che una volta sarebbe stata appannaggio della sinistra, ed ha ottenuto buoni risultati per i suoi cittadini: 

statalizzazione  della Banca Centrale (una bestemmia per la UE che vuole che siano PRIVATE come la BCE) che emette il Fiorino e non l' Euro, crescita PIL 3% (in Italia 0), conti pubblici in ordine (in Italia aumento del debito pubblico), rating S&P in miglioramento, disoccupazione crollata dal 11,2% del 2010 al 6.4% del 2016 (in Italia è il doppio), regime democratico. 
Perchè dovrebbero votargli contro?
Della florida economia della Svizzera, anch' essa fuori dall' Euro, e della sua democrazia non occorre nemmeno parlare...cosi come della Brexit dell' Inghilterra che conosce un mini-boom economico invece della catastrofe annunciata dopo il referendum sulla Brexit.



sabato 1 ottobre 2016

COLOMBAN, IL NUOVO ASSESSORE DELLA GIUNTA 5 STELLE A ROMA, E' UN INDIPENDENTISTA VENETO - A RIPROVA CHE ALLEANZE SONO POSSIBILI, ANZI NECESSARIE.


Massimo Colomban è il nuovo Assessore alle Aziende Partecipate (AMA, ATAC, ACEA, METROPOLITANE): l' assessorato più rognoso e complesso di Roma.
Massimo Colomban è un imprenditore di successo da sempre riferimento per l' Indipendentismo Veneto, scelto per le sue qualità professionali.

Il primo commento è che il Movimento 5 Stelle ha buoni rapporti con l' indipendentismo.
Il secondo è che alleanze sono possibili e che, se ci fossero state alle amministrative di Trieste, non ci sarebbe stata la vittoria di Di Piazza.
Le tre formazioni indipendentiste hanno totalizzato quasi il 4% complessivamente ma, proprio per la frammentazione, l' astensione è stata molto alta.
Un "terzo polo" di M5S, indipendentisti e antisistema avrebbe avuto un effetto di forte attrazione sull' astensione e ci sarebbe stata un' altra storia alle ultime amministrative
Invece non abbiamo niente se non una presunta purezza.
Chi si contenta gode

venerdì 30 settembre 2016

RENZI PER IL PONTE "TRENTO-TRIESTE" - TRECENTRENTATREMILA POSTI A TRENTO E TRIESTE - LA SPIAGGIA DI SABBIA DI BARCOLA COLLEGATA CON LE DOLOMITI ! TURISMO A CARRIOLATE IN PORTO VECCHIO !


Un dispaccio ANSA ci informa che il Premier Renzi si è espresso favorevolmente alla costruzione del Ponte tra Trento e Trieste nel corso di una manifestazione per il SI al Referendum del 4 dicembre.

"Finalmente si realizza il sogno centenario degli Italiani" ha detto il Premier.
 "Conto di realizzarlo entro il 2018: Centenario della Vittoria contro i Crucchi " ha precisato "Sarà un motivo in più per chiedere la Flessibilità di Bilancio che Berlino ci nega ".
"Anche il Nord deve avere il suo Ponte, quello sullo Stretto di Messina è solo l' inizio!" ha aggiunto.


Previsti trecentotrentatremila posti a Trento e Trieste e un collegamento rapido e diretto tra la Spiaggia di Sabbia di Barcola e i boschi delle Dolomiti: un attrazione che lancerà Porto Vecchio come meta turistica mondiale e porterà a Trieste 12 milioni di turisti all' anno.

GIA' PRONTO IL PROGETTO DELL' "ADVISOR" PER IL PONTE: